Home
La Psicoterapia
La Psicologia di Carl Ransom Rogers
... e degli altri miei Maestri
Il mio studio
Le emozioni
Il Disagio Mentale
Il rilassamento
Notizie dal mondo
Suggerisco (Libri/Film)
Citazioni
Collaborazioni
Studi di psicoterapia in Italia
Dove mi trovo
Eventi
Contatti
Lascia un pensiero
Home arrow Le emozioni arrow Neurologia delle emozioni
Neurologia delle emozioni Stampa

 

Valore


Considero valore ogni forma di vita, la neve, la fragola, la mosca.
Considero valore il regno minerale, l'assemblea delle stelle.
Considero valore il vino finché dura il pasto, un sorriso involontario, la stanchezza di chi non si é risparmiato, due vecchi che si amano.
Considero valore quello che domani non varrà più niente e quello che oggi vale ancora poco.
Considero valore tutte le ferite.
Considero valore risparmiare acqua, riparare un paio di scarpe, tacere in tempo, accorrere a un grido, chiedere permesso prima di sedersi, provare gratitudine senza ricordare di che.
Considero valore sapere in una stanza dov'é il nord, qual é il nome del vento che sta asciugando il bucato.
Considero valore il viaggio del vagabondo, la clausura della monaca, la pazienza del condannato, qualunque colpa sia.
Considero valore l'uso del verbo amare e l'ipotesi che esista un creatore.

 

Molti di questi valori non ho conosciuto.                 Erri De Luca

 

 

 

 

Neurologia delle emozioni 

 

 

 neurologia3

 

 

PASSIONE ED ISTINTO 

 

È difficile dare una definizione netta di passione ed istinto, ma la spiegazione più semplice è quella che deve tener conto dei complessi fenomeni biologici che giustificano l’insorgenza di determinati stati emotivi.

In psicologia per passione s’intende una tendenza in forte tensione, capace di perdurare e dominare attraverso emozioni, immagini, idee e tutte le altre forze dello spirito. Nella passione soprattutto durante la sua fase acuta o dispotica, domina una logica di sentimenti che si distingue da quella razionale. Sappiamo bene che non è tutto così roboticamente spiegabile, e che le emozioni implicano processi cognitivi non trascurabili: emozione e agire cosciente sono cioè indissolubilmente legati nel nostro cervello. Eppure, fino a mezzo secolo fa la scienza biologica considerava istinto e passione anatomicamente separabili in ammassi di cellule nervose della materia cerebrale.
Gli stati emozionali hanno un’organizzazione estremamente complessa, che collega fra loro varie strutture cerebrali attraverso reti di circuiti spesso bidirezionali. Una massa fatta di nuclei di cellule tra loro geneticamente affini, saldati da ultramicroscopici punti di contatto i quali scaricano nel sottilissimo spazio che separa un neurone dall’altro (la fessura sinaptica) rapidissimi trasmettitori di informazione chimica, e nello spazio di microsecondi creano quella sensazione di stato emotivo a noi tutti ben nota. Per questo arrossiamo, proviamo batticuore, senso di disagio, a volte improvvise vertigini o cambi dell’umore.
L’emozione resta per il neurobiologo il realistico prodotto dell’attività concertata di milioni di elementi cellulari del sistema nervoso. Anche Charles Darwin scriveva, ne “L’origine dell’uomo” (1871):


“Il fatto che gli animali a noi sottostanti risentano le medesime emozioni che risentiamo noi stessi è tanto evidentemente confermato, che non è necessario tediare il lettore riferendo molti particolari. Il terrore ha la stessa azione sopra di essi come sopra di noi, facendone tremare i muscoli, battere il cuore, rilasciare gli sfinteri, e drizzar i peli”.

 

Tale serie di modificazioni è scatenata da reazioni neuroendocrine controllate dal sistema nervoso simpatico (il principale regolatore delle funzioni viscerali) e accompagna l’esperienza emozionale, fatta anche di elementi cognitivi e di segnali di comunicazione fra individui della stessa specie volti a trasmettere istinti e passioni. I metodi di studio dell’espressione delle emozioni nell’Homo sapiens hanno risentito di studi sul comportamento animale. L’espressione di emozioni quali paura, gioia e collera può venire accuratamente valutata mediante la caratterizzazione dei gruppi muscolari implicati nelle mimiche facciali tramite il sistema di codificazione delle azioni facciali oppure quello che discrimina i movimenti del viso.
Se nell’uomo istinti e passioni seguono canoni soprattutto culturali, anche negli animali risposte fino a ieri considerate puramente “istintive” – e dunque immutabili perché inscritte nel patrimonio genetico della specie – si dimostrano in verità modificabilissime una volta accortamente penetrati i fattori determinanti che li scatenano.

Lo studio dei moti dell’anima, e delle loro manifestazioni visibili sul volto umano, ha dato vita a una lunga tradizione di “Trattati delle Passioni”. È soprattutto con Cartesio, e con il suo Trattato delle passioni dell’animo del 1649, che la classificazione sembra assumere una struttura completa e definitiva. Nella teoria cartesiana, sei diverse passioni fondamentali giocano nell’animo e sul viso dell’uomo: l’ammirazione, l’amore, l’odio, il desiderio, la gioia e la tristezza.

 

Fin dai tempi antichi filosofi e studiosi sono stati affascinati dai misteri che circondano l’espressione di emozioni e sentimenti nell’uomo. L’antica arte medica cinese riconduceva emozioni e passioni ai vari organi del corpo, ed in particolare a cuore, polmoni e fegato. Ciò probabilmente era legato agli effetti somatici che accompagnano queste esperienze emotive, e che traspaiono anche da espressioni tuttora di uso comune, basti pensare a frasi quali ‘spezzare il cuore a qualcuno’, ‘avere uno stravaso di bile’ o ancora ‘avere il cuore in gola’ che vengono usate frequentemente per connotare diversi stati emotivi. Ipotizzato già dagli antichi greci, il ruolo del cervello nelle funzioni cognitive ed emotive nel corso dei secoli è stato oggetto di studi sempre più sofisticati che hanno tentato di attribuire singole funzioni o comportamenti a ben precise localizzazioni cerebrali, come ricordano le numerose e dettagliate mappe frenologiche realizzate tra l’ottocento ed il novecento. Nella seconda metà del secolo appena conclusosi, lo sviluppo di nuove metodologie per lo studio in vivo dei processi biochimici cerebrali, unitamente alla messa a punto di sempre più sofisticate tecniche di visualizzazione cerebrale, ha consentito di progettare l’esplorazione dei correlati neurobiologici di alcune funzioni cerebrali in maniera non invasiva anche nell’uomo. Nella ricerca neuropsicologica e clinica, questo approccio sperimentale costituisce un’innovazione notevole, in quanto ha aperto alla ricerca la possibilità di determinare il ruolo delle strutture cerebrali nelle diverse attività cognitive e comportamentali direttamente in vivo nell’individuo sano ed in presenza di processi patologici, superando il limite dell’osservazione clinica, cui si devono le magistrali descrizioni delle alterazioni neuropsicologiche e comportamentali che fanno seguito a lesioni traumatiche o neurodegenerative del cervello.

 

 

      Mocervv_copydello ABC

 

 

Osserviamo come l’esperienza emotiva nel suo complesso sia costituita da tre stati distinti: uno stato di attivazione fisiologica (vegetativa, ormonale), una componente comportamentale (attivazione muscolare) e una componente cognitiva.

 

 


Esistono due teorie fisiologiche delle emozioni:


1. Teoria di James – Lange (1884 e 1887)


2. Teoria di Cannon – Bard (inizio 1900)


Le due teorie riconoscono l’esistenza di tre punti di passaggio essenziali (modello ABC):


A. percezione (arousal)


B. reazione fisiologica (behavioural activation) sclerosi_sintomi


C. sensazione emotiva (cognition)


La prima afferma che la sensazione emotiva (C) è postuma al feedback fisiologico (B). Al contrario, la seconda afferma che la reazione fisiologica (B) è sincrona alla sensazione emotiva (C).
Le prove sperimentali però hanno avvalorato una situazione intermedia alla due teorie, nel senso che seppure ci sia una forma di sincronismo, c’è anche un rinforzo della reazione fisiologica in seguito alla percezione emotiva e viceversa (amplificandone gli effetti).
Anche l’osservazione degli impulsi nervosi sembra confermare questa ipotesi: infatti, gli impulsi sensoriali passano per più stadi di elaborazione, prima di arrivare ad un punto che possiamo considerare di ‘sensazione emotiva’. E’ quindi estremamente probabile che nel percorso si attivino delle reazioni automatiche o autoapprese.


Sistema Limbico

 

neurologiaIl sistema limbico (limbus “bordo”) è responsabile delle emozioni, della motivazione e delle associazioni emozionali con la memoria. E’ stato definito per la prima volta da Paul Broca nel 1878 ed è stato trovato importante nella gestione delle emozioni da parte di Papez. Per evoluzione appartiene alla parte ‘vecchia’ del cervello e si è sviluppata per gestire situazioni del tipo ‘fight-or-flight’, ovvero decisioni di attacco o fuga in risposta ad una minaccia.


Circuito di Papez


Il neuroanatomista James Papez (1883-1958) descrisse un percorso interno al cervello che sembra implicato nel controllo corticale dell’emozione. Questo percorso prende ora il nome di Circuito di Papez e segue quest’ordine:


1. Ipotalamo (funzioni vegetative, espressione delle emozioni)


2. Nucleo talamico anteriore (reattività emozionale)


3. Corteccia cingolata (dolore, regolazione dell’aggressività)


4. Ippocampo (memoria)


Nel 1949 Paul MacLean ha rielaborato il Circuito di Papez, aggiungendovi fra le varie cose:


1. l'Amigdala


2. la Corteccia pre-frontale (corteccia orbitofrontale e mediofrontale)


Osservando le funzionalità dei nuclei interessati, si nota che le parti che elaborano le emozioni sono a stretto contatto con:


• memoria a lungo termine (ippocampo)


• piacere, attività sessuale (tramite le connessioni con il nucleo accumbens)


• comportamento sociale (corteccia pre-frontale)


L’aspetto interessante del Circuito di Papez è che le emozioni non avrebbero quindi origine in un punto preciso del cervello ma al contrario vi sia una azione armonica di più nuclei. Questi non solo contribuiscono alla formazione delle emozioni, ma anche all’espressione esterna.


Amigdala

neurologia181005
L’amigdala è una struttura localizzata in due nuclei dalla forma di mandorla nei due emisferi cerebrali. Il suo ruolo sembra essere quello di mediazione e controllo delle emozioni. Riceve connessioni direttamente dalla corteccia sensoriale e dal talamo sensoriale, nonché dalla formazione ippocampale. Questo tipo di connessioni sembra suggerire che elabori informazioni ambientali dirette (talamo sensoriale), pre-elaborate (corteccia sensoriale) e attinga dalla memoria ulteriori dati (ippocampo). In uscita si connette con ipotalamo, mesencefalo, ponte, bulbo, striato ventrale, nucleo dorsomediale del talamo e sostanza grigia periacquedottale.
La lesione bilaterale dell’amigdala fa perdere la percezione della dimensione affettiva del mondo esterno: il soggetto sa esattamente chi sia la persona, ma non è in grado di dire se le piace oppure no.
Esperimenti di questo genere sembrano avvalorare la tesi che l’amigdala abbia anche un ruolo importante nell’apprendimento del significato emozionale degli stimoli.


Corteccia Pre-frontale


La zona pre-frontale non è inclusa nella definizione originale di Circuito di Papez ma ne è fortemente interconnessa bidirezionalmente.
Sembra essere implicata nella genesi e nell’espressione degli stati affettivi. Inoltre, danni a questa parte del cervello sembrano fare perdere al soggetto il suo senso di responsabilità sociale, assieme alla capacità di concentrarsi e di astrarre.
La corteccia pre-frontale, in una analisi più generale, sembra costituire quello che normalmente definiamo come il ‘carattere’ di una persona, in quanto controlla il suo umore, il suo stato emotivo, il suo modo di porsi, la sua responsabilità e anche capacità superiori di ragionamento.
E’ interessante notare anche qui come questo insieme di abilità che potremmo definire caratterizzanti per gli esseri umani, fra cui anche la capacità di astrazione, siano localizzate in una zona così fortemente connessa con il sistema limbico e quindi così correlata con gli stati emozionali.


Espressione delle Emozioni


L’espressione delle emozioni avviene tramite l’attivazione di determinati muscoli. Negli animali, così come nell’uomo. Quest’ultimo possiede però una maggiore abilità nel controllo delle espressioni facciali, tramite 46 unità d’azione (FACS, elaborate da Ekman e Friesen), che risultano il principale vettore di comunicazione emozionale.
Seppure l’uomo possa adottare una particolare espressione facciale volontariamente, esistono due diversi circuiti nervosi per i muscoli facciali, di cui uno involontario. L’attivazione di una particolare emozione è in grado di attivare anche i circuiti involontari, che altrimenti non si esprimerebbero.
Osservando le ricerche di Ekman sembrano esserci due tipologie differenti di espressioni involontarie: la prima implica l’attivazione di muscoli controllati involontariamente, mentre la seconda implica le cosiddette ‘microespressioni’, ovvero brevissimi istanti in cui la vera emozione viene espressa.
Per questo motivo è impossibile negare completamente l’espressione di una emozione: alcuni muscoli si attiveranno comunque, anche se magari solo per un breve istante.
E’ interessante notare come ci sia anche una sorta di feedback di ritorno: l’attivazione dei muscoli interessati di una particolare espressione possono attivare o facilitare uno stato emotivo.
Anche questo comportamento è stato rilevato inizialmente da Ekman e Friesen, durante i loro allenamenti nel controllo dei muscoli facciali (le 46 unità d’azione sopra citate). Dopo una giornata in cui stavano provando delle espressioni di tristezza, si sono accorti di stare davvero male, entrambi.


Neuroni specchio


Una scoperta recente (Rizzolatti*) è quella dei neuroni specchio, ovvero un particolare tipo di neurone che reagisce sia quando si compie una azione, sia quando si osserva la stessa azione compiuta da altri.
E’ interessante che anche questa scoperta che si ritiene fondamentale sia stata fatta per serendipità: mentre un ricercatore prelevava una banana per un esperimento sulla corteccia pre-motoria, i neuroni della scimmia cavia reagirono, nonostante la scimmia fosse immobile. Si ritiene che questi neuroni siano fondamentali ad esempio nell’apprendimento, in quanto consentirebbero la comprensione delle azioni altrui, contribuendo ad una teoria della conoscenza. E’ anche interessante notare come un raggruppamento di neuroni a specchio sia localizzato intorno all’area di Broca, deputata al linguaggio.
Un altro compito che è possibile abbiano è quello di comprendere le emozioni altrui, ovvero, di entrare in empatia. Infatti è stato rilevato che nel caso di un esperimento (Dapretto, 2005) con bambini autistici, non vi era attivazione dei neuroni specchio nel caso in cui venivano presentati volti che esprimevano emozioni (felici, tristi, arrabbiati, …): per questo motivo si ipotizza il collegamento fra neuroni specchio ed empatia.

 

*[Rizzolatti G., Fadiga L., Fogassi L., Gallese V. (2001) Visuomotor neurons: ambiguity of the discharge or ‘motor’ perception?, in "International Journal of Psychophysiology", 2000, n.35, 165-77.]

 

 

Medicina Tradizionale Cinese

e Naturopatia

 

emozioni2345Il sapere orientale ha tracciato una mappa dello scorrere dell'energia nel nostro corpo. Secondo la medicina tradizionale cinese, ripresa da quella giapponese e quindi dagli specialisti dello Shiatsu (Masunaga in particolare, che codificò i meridiani creando una propria cartina), questa mappa rappresenta il Sistema dei meridiani. Esso consiste di dodici meridiani principali, corrispondenti ciascuno a organi fondamentali (polmoni, fegato, cuore ecc.), otto meridiani supplementari, due dei quali (Vaso Governatore e Vaso di Concezione) importanti come quelli principali perché toccano organi che non sono toccati dai primi dodici. Esistono poi numerosissimi meridiani minori, più sottili, che completano il sistema.

La teoria dei meridiani ritiene che lo squilibrio energetico in un meridiano possa dipendere non solo dal meridiano stesso, m anche dall'organo con cui è in corrispondenza. La disfunzione di un organo, d'altra parte, può dipendere da una disarmonia del meridiano in un punto lontano dall'organo stesso. 

La scienza occidentale definisce con precisione le caratteristiche somatiche di un organo, vale a dire il suo aspetto; la medicina tradizionale cinese invece tende a considerarne la funzionalità. Il polmone per un medico occidentale è definito prima di tutto dalla sua struttura fisica; per un medico orientale dalle sue funzioni. Questo spiega perché nel Sistema dei Meridiani sono presenti organi non considerati dalla scienza occidentale, quale, per esempio, il triplice riscaldatore e il mastro del cuore, mentre mancano riferimenti a organi quali il pancreas o le ghiandole surrenali.

new-mappeGli organi principali sono divisi in due gruppi fondamentali: cuore, polmoni, milza, fegato, reni e pericardio hanno la funzione di produrre, trasformare, regolare e immagazzinare le sostanze necessarie alla vita quali il sangue e l'energia vitale; vescicola biliare, stomaco, intestino tenue, intestino crasso, vescica e triplice riscaldatore hanno al contrario la funzione di ricevere, scomporre e assorbire il nutrimento che si trasforma in sostanze fondamentali, eliminando la parte non utilizzabile.

Gli organi del primo gruppo sono definiti yin e sono situati nella parte più interna del corpo. Gli organi del secondo gruppo sono al contrario definiti yang e sono posti in superficie. A ogni organo yin ne corrisponde uno yang: al cuore corrisponde l'intestino tenue; ai polmoni l'intestino crasso; alla milza lo stomaco; al fegato la vescicola biliare; ai reni la vescica; al pericardio il triplice riscaldatore.

Nei meridiani yin scorre l'energia che sale dalla Terra in movimento di espansione; yang è l'energia che scende e si radica nella Terra: movimento di contrazione.

 

Nella mappa di Masunaga ogni coppia dei meridiani è espressa in uno stesso colore: polmone e colon (intestino crasso) viola; milza e stomaco marrone; cuore e intestino tenue rosso; rene e vescica nero; costrittore del cuore (pericardio) e triplice focolare o riscaldatore verde; fegato e vescicola biliare (cistifellea) blu.

 

 

shiatsu_meridians

 

 

La teoria dei cinque elementi nasce dalla teoria dello Yin e dello Yang, due forze complementari e contrapposte che generano movimento e vita ai diversi fenomeni della natura (lo Yin lo si puó paragonare alla figura femminile mentre lo Yang a quella maschile). Attraverso la teoria dei cinque elementi possiamo rafforzare la nostra consapevolezza nell'osservazione dei fenomeni naturali e nella pratica di armonizzazione con essi: Legno, Fuoco, Terra, Metallo, Acqua sono in relazione con i nostri organi interni, con i tessuti e gli organi di senso del nostro corpo, con le sue secrezioni, ma anche con i colori, i sapori, i suoni, le emozioni, le stagioni, i climi, i punti cardinali ecc.
legnoIl legno, che rappresenta la forza vitale invisibile, é il KIviewth456 (energia vitale, é la medesima rappresentazione della filosofia cinese del Qi) senza forma, come il vapore, come la nebbia. É l'elemento che da forza e inizio alle manifestazioni vitali, cosí come l'apparizione della forma vegetale (la primavera) é il primo segno della vita e l'origine biologica dell'evoluzione dell'uomo tuttora incorporata in esso. Il Legno genera il Fegato e la Vescicola Biliare (sono rappresentati dal colore verde).
fuocoIl fuoco é generato dal legno, é la forza attiva capace di concentrare il KI, é l'energia di luce che, come il sole, brucia, scalda, illumina (l'estate). É il simbolo dello spirito che anima l'essere umano. Il Fuoco genera il Cuore e il Piccolo Intestino (sono rappresentati dal colore rosso).
terraLa terra é generata e nutrita dal Fuoco, essa rappresenta la forza coesiva, é la sostanza, é il sostegno, il centro. La Terra é il simbolo della stabilitá e della feconditá (la tarda estate). La Terra genera la Milza e lo Stomaco (rappresentati dal colore giallo).
metalloIl metallo é generato dalla Terra, come i minerali sono alla base essenziale di trasformazione, questo elemento rappresenta la forza che permette la costituzione della struttura, il suo cambiamento e il suo sviluppo (l'autunno). Il Metallo genera i Polmoni e il Grande Intestino (rappresentati dal colore blu).
acquaL'acqua é generata dal Metallo, é la forza capace di indirizzare la manifestazione della forza vitale verso il passaggio ad uno stadio evolutivo. Cosí il carattere dell'Acqua realizza la trasformazione e, allo stesso tempo crea la condizione per l'inizio di un nuovo ciclo (l'inverno). L'Acqua genera Reni e la Vescica (rappresentati dal colore nero).
ideogrammataoIl ciclo senza soluzione di continuitá, proposto dalla teoria dei cinque elementi, vede l'energia di un organo generare e nutrire quello successivo in un rapporto madre/figlio. É evidente come lo squilibrio energetico dell'uno si rifletta direttamente sull'altro, ma anche come l'uno puó sostenere l'altro e aiutarlo a ritrovare la sua armonia. Che cosa sono, peró, di preciso questi meridiani non lo si conosce ancora, e le spiegazioni che sono state date sono diverse, ma nessuna puó essere soddisfacente.
Sappiamo che i piú noti sono i dodici dell'agopuntura (esistono due meridiani, oltre ai dieci rappresentati nella teoria dei cinque elementi, uno per ogni organo citato, e vengono rappresentati come la parte piú nascosta e intima dell'essere umano, e sono chiamati Meridiano del Maestro del Cuore e Meridiano del Triplice Focolare).tao001_copy
Tutti e dodici sono bilaterali e perció sono in tutto ventiquattro. I meridiani accoppiati corrono l'uno parallelo all'altro e le loro funzioni sono complementari. Ogni meridiano é associato ad un particolare organo o una funzione psicofisica, ma il suo effetto si estende ben oltre tale organo o funzione per come lo intende la scienza Occidentale. Insieme ai dodici Meridiani che controllano gli organi, esistono altri due meridiani "extra": il Vaso Governatore, una specie di riserva di energia Yang (energia di tipo maschile), e il Vaso Concezione, la sua controparte Yin.
Quando si preme un punto su un meridiano, non solo si stimolano i nervi e i tessuti in quel punto, ma si influenza il flusso di Ki attraverso quel meridiano e quindi attraverso gli altri.

 

Principali caratteristiche associate a Yin e Yang

 

 

Yin

Yang

Caratteristiche Generali

Caratteristiche in Fisiologia

Caratteristiche Generali

Caratteristiche in Fisiologia

Interno
Profondo
Frontale
Freddo
Umido
Destra
Inferiore
Terra
Acqua
Polarità Negativa
Pieno
Lento
Femmina
Regredire
Pesante
Discesa
Contrazione

Cuore
Polmoni
Milza
Fegato
Reni
Pericardio
Sangue
Flessione
Tonificazione
Remissione
Cronico
Ventrale
Azione Trofica
Sapore Acido
Sapore Amaro
Sapore Salato

Esterno
Superficiale
Posteriore
Caldo
Secco
Sinistra
Superiore
Cielo
Fuoco
Polarità Positiva
Vuoto
Veloce
Maschio
Avanzare
Leggero
Ascensione
Distensione

Intestino Tenue
Colon
Stomaco
Cistifellea
Vescica Urinaria
Triplice Riscaldatore
Qi
Estensione
Dispersione
Acuto
Dorsale
Stimolazione
Crisi
Azione Motrice
Sapore Piccante
Sapore Dolce
Sapore Neutro

 

 

Tabella delle relazioni tra 5 elementi, organi, visceri, ecc. secondo la M.T.C.

  

5 Elementi

Legno

Fuoco

Terra

Metallo

Acqua

5 tipi di clima

Vento

Calore

Umidità

Secchezza

Freddo

5 evoluzioni

Nascita

Crescita

Trasformazione

Contrazione

Conservazione

5 stagioni

Primavera

Estate

Fine dell’estate

Autunno

Inverno

5 direzioni

Est

Sud

Centro

Ovest

Nord

5 sapori

Acido

Amaro

Dolce

Piccante

Salato

5 colori

Verde

Rosso

Giallo

Bianco

Nero

5 organi di base

Fegato

Cuore

Milza e Pancreas

Polmoni

Reni

5 visceri

Cistifellea

Intestino tenue

Stomaco

Colon

Vescica

5 organi dei sensi

Occhi

Lingua

Bocca

Naso

Orecchie

5 tessuti

Tendini

Sangue

Muscoli

Pelle

Ossi

5 emozioni

Rabbia

Gioia

Ansia

Tristezza

Paura

5 suoni

Urlo

Riso

Canto

Pianto

Lamento

5 secrezioni

Lacrime

Sudore

Saliva fluida

Secrezioni nasali

Saliva Densa

 

 

I dodici meridiani principali

 

MERIDIANI DEL POLMONE E DELL'INTESTINO CRASSO - Sono associati con la funzione di scambio e di eliminazione. I polmoni assorbono l'essenza sottile dell'aria, mentre l'intestino crasso elabora materia più grezza. Entrambi risiedono in prossimità della superficie del corpo e svolgono il ruolo vitale di scambio di energia con il mondo esterno. I polmoni assorbono dall'ambiente esterno i componenti del Ki vitale, essenziali per la sopravvivenza, raffinandoli e distribuendoli per attivare le risposte di adattamento del corpo. L'intestino crasso assiste i polmoni e svolge la funzione di elaborazione ed eliminazione delle sostanze alimentari assorbite dal corpo. Questo processo ha il compito di rimuovere ostruzioni al Ki.

 

MERIDIANI DI MILZA E STOMACO - Sono associati con le funzioni di ingestione e digestione, che comprendono l'assunzione di cibo per la nutrizione e i processi di digestione e assimilazione. Secondo alcuni studiosi di chi_copymedicina orientale, la "milza" del meridiano di milza corrisponderebbe in tempi moderni al pancreas e include la funzione di tutti gli organi che secernono enzimi digestivi, così come lo "stomaco" del meridiano di stomaco non si limita a indicare l'organo gastrico, ma corrisponde all'intero tratto digestivo, dalla bocca alla parte superiore del piccolo intestino.


MERIDIANI DI CUORE E PICCOLO INTESTINO - Possono essere considerati come in posizione centrale nel corpo (pur sembrando anatomicamente lontani tra di loro) e associati con le funzioni di conversione e integrazione. Il meridiano di cuore ha la funzione di integrare gli stimoli esterni ricevuti dal corpo, converte gli input dei cinque sensi in risposte interne appropriate e controlla quindi il corpo nel suo insieme come centro di Ki. Questa attività può essere percepita distintamente attraverso il battito. Il piccolo intestino riceve il cibo introdotto nel corpo dall'esterno e lo converte in una forma utilizzabile: sostanze nutritive per produrre sangue e tessuti. In questo modo i due meridiani regolano le funzioni dall'interno del corpo.


MERIDIANI DI RENI E VESCICA - Secondo il punto di vista della medicina cinese, reni e vescica racchiudono le funzioni delle ghiandole surrenali, del sistema nervoso autonomo e degli organi riproduttivi. I reni vengono considerati come gli organi più vitali insieme con il fegato, responsabili del controllo dell'energia essenziale in tutto il corpo. In questo modo reni e vescica svolgono insieme la funzione di fornire l'energia vitale e di purificare i fluidi corporei (compreso il sangue). Lo stesso rene ha due funzioni: il rene destro riflette l9324390a condizione delle ghiandole adrenali e del sistema endocrino e viene tradizionalmente descritto come "il fuoco del cancello della vita"; il rene sinistro, indicato come "rene d'acqua", riflette la condizione del metabolismo dell'acqua e regola la formazione delle urine. Il meridiano di vescica è associato al funzionamento del sistema nervoso autonomo attraverso la ghiandola pituitaria che funziona in congiunzione con il sistema endocrino; controlla quindi la funzione riproduttiva, l'utero e gli organi di eliminazione.


MERIDIANI DI MASTRO DEL CUORE E TRIPLICE RISCALDATORE - Appartengono alla fase di Fuoco e possono essere comparati ai meridiani di cuore e piccolo intestino. In altre parole, la volontà dell'organo sovrano, il cuore, viene comunicata a tutto il corpo dal mastro del cuore, mentre le sostanze nutritive assorbite dal piccolo intestino vengono trasportate in ogni organo del corpo dal triplice riscaldatore. Attraverso questi processi, il corpo viene integrato e rifornito di vitalità ed è messo in grado di difendersi. Sono coinvolti anche nella funzione della circolazione e protezione. Il mastro del cuore è considerato da alcuni come l'equivalente del pericardio, la membrana che ricopre il cuore. Il meridiano di triplice riscaldatore, che forma coppia yin-yang con il meridiano mastro del cuore, viene descritto come un meridiano che "possiede funzione ma non forma". Alcuni concludono che il triplice riscaldatore non è altro che una funzione fisica. Questi controlla la circolazione periferica e il flusso linfatico. Ha anche la funzione di attività metabolica, cioè generazione di calore, che avviene nelle tre sezioni del corpo: superiore, centrale, inferiore.


meridianseMERIDIANI DI FEGATO E VESCICOLA BILIARE - Possono essere considerati come se condividessero le funzioni di accumulo e di distribuzione. Quindi, determinazione della distribuzione di energia vitale e azione di accumulo e di rilascio. Il meridiano di fegato lavora per immagazzinare sostanze nutritive e assicura la fornitura vitale dell'energia di cui il corpo ha bisogno per rimanere attivo. Aumenta la produzione di sangue, scompone e purifica le sostanze dannose. In sostanza, la sua funzione primaria è quella di mantenere il vigore dell'individuo. Il meridiano di vescicola biliare controlla la distribuzione di sostanze nutritive nel corpo e la quantità e il livello degli enzimi digestivi (tra cui saliva, succo pancreatico, bile ed enzimi intestinali) e gli ormoni tiroidei. La vescicola biliare è inoltre l'organo collegato al processo decisionale delle azioni da intraprendere.

Piccola e grande circolazione celeste

Il Vaso del Governo, il Vaso della Concezione e il Meridiano della Cintura sono l'origine di tutti gli altri vasi, sono responsabili del controllo e della regolazione dell'energia che circola nel sistema dei meridiani e agiscono compensando gli eccessi e le carenze dell'equilibrio del corpo. Il flusso dell'energia è continuo e quello che varia è la qualità e la quantità dell'energia. Le carenze o gli eccessi determinano lo stato di salute.

 

Stati emozionali associati


Le emozioni vengono registrate e memorizzate nei corrispondenti meridiani energetici secondo la legge dei 5 Elementi della Medicina Tradizionale Cinese, a sua volta ogni meridiano è caratterizzato da una serie specifica di emozioni. Per brevità verranno indicate le principali emozioni coinvolte con l'elemento e i suoi meridiani.



Terra = Compassione (tristezza, piangere incontrollabilmente ai funerali, non poter fare a meno di provare dispiacere per animali o persone sfortunate)
Stomaco = Eccessiva simpatia e/o distacco dalle cose materiali o immateriali
Milza = Allergia sistematica a tutti gli eventi della vita



Metallo = Dolore (Colpa e solitudine che sfociano in depressione, vergogna)
Intestino crasso = Lasciate andare persone, cose energie negative che sono causa di squilibrio
Polmone = Affaticamento, depressione


Acqua = Paura (Fobia, ansia, attacchi di panico, ossessioni, compulsioni, dipendenza)
Vescica = Timore, depressione
Rene = Colpa, insicurezza, orgasmo (tapping VC 9/24 VG 26, stimolo visivo, stato emotivo che ascolta, arrogante, carezza o suzione dei capezzoli, sfenoide/coccige, star of betlem, grande gluteo, medio, adduttori)



Legno = Rabbia (Collera, ira, ostilità)
Vescicola Biliare=Collera repressa, ira
Fegato = Ipertremori, rabbia repressa che induce tossicità



Fuoco = Gioia (Imbarazzo, arrossire, incontinenza), eccitazione (Tapping VC 9/24 VG 26)
Intestino Tenue = Allergia, scarso potere difensivo
Cuore = Ansia, scarsa stima e fiducia di se
Vaso Concezione = (In)Successo (Dolore, indecisione)

Vaso Governatore = Sostegno (atteggiamenti schizofrenici).

 

 

Il brano seguente, tratto dal primo paragrafo del capitolo 11 del libro Medicina cinese: le radici e i fiori di Giulia Boschi (CEA ED:), concerne il rapporto psiche-soma nella patogenesi M.T.C.

 

[...] Secondo il Neijing Suwen la causa ultima di qualsiasi malattia è da ricondursi a un ‘deterioramento spirituale’. L’armonia dell’ambiente psicofisico interno dipende infatti dallo Shen; se lo Shen è danneggiato, le emozioni sregolate diventeranno fattori patogeni, inoltre, poiché gli eccessi emotivi pregiudicano l’equilibrio dei flussi di Qi (da cui dipende la funzionalità degli organi), l’individuo risulterà più vulnerabile agli attacchi dei fattori patogeni esterni:

[Gli antichi] non lasciavano che la concupiscenza o l’invidia logorassero il loro interiore, né permettevano che l’ambizione incontrollata esaurisse il loro esteriore [corpo fisico]. Essi vivevano in un mondo pacifico e quieto e non potevano essere attaccati dai malanni. Per questa ragione non avevano bisogno di medicine per curare il loro interno, né di aghi di pietra per curare il loro esterno; semplicemente incrementavano la loro Essenza e pregavano. Oggi gli uomini non vivono nello stesso mondo; l’ansia e la tristezza logorano il loro interno, il lavoro eccessivo esaurisce il loro esterno e inoltre essi non rispettano le quattro stagioni. [1]

 

 

11_11-1-a

 

 

In ambito patologico, le relazioni tra un determinato tipo di emozione e un organo interno servono per inquadrare diagnosticamente i rapporti psicosomatici (un eccesso di una determinata emozione danneggia in maniera preferenziale la funzionalità dell’organo-orbita correlato) o somato-psichici (se la funzionalità di un determinato organo è pregiudicata, ciò tende a manifestarsi con lo squilibrio emotivo corrispondente)[2]. 

 

Si può agire con mezzi psicologici sulla psiche (es. produrre rabbia per ovviare a un rimuginare eccessivo), attraverso mezzi fisici sulla ‘forma’ (es. assumere sostanze piccanti per indurre diaforesi), oppure si può agire sulla psiche per risolvere problemi fisici e viceversa [3]. In ogni caso l’azione terapeutica influisce inevitabilmente su entrambi gli aspetti; la valutazione diagnostica che distingue tra patogenesi psico-somatica e patogenesi somato-psichica serve a discernere le ‘radici’ (dove intervenire con un trattamento di fondo) dalle ‘foglie’ (dove intervenire con un trattamento sintomatico) senza perdere di vista ‘l’albero’

 


 

Note
[1] Neijing Suwen, cap. 13, op. cit., p.101.
[2] Questa indicazione di massima non intende essere esaustiva rispetto alla complessità - anche patologica - dell’attività emotiva del nostro corpo; la grandissima varietà di vocaboli cinesi per descrivere minutamente i diversi stati d’animo, testimonia dell’importanza e della complessità di questo aspetto nella cultura classica. G. Andès e M.T. Horny in un interessante studio sulla depressione (in Revue Francaise d’Acupuncture, anno 7, n. 26, Aprile/Maggio 1981) fanno notare che in cinese esistono almeno una dozzina di vocaboli (senza contare i composti) per definire diversi tipi di ‘tristezza’. Generalizzare sostenendo che la tristezza è sintomatica di un’afflizione nella sfera polmonare sarebbe una semplificazione eccessiva; tanto per fare un esempio, una tristezza connessa all’incapacità’ di proiettarsi nel futuro, indecisione, insofferenza e risentimento, coinvolge necessariamente anche la sfera epatica; una tristezza connessa a scarsa voglia di vivere e giudizi confusi può coinvolgere quella del cuore, una tristezza mista a pensieri ossessivi quella della milza, e via dicendo.
[3] In realtà la perfetta reversibilità del rapporto riguarda fattori patologici piuttosto potenti; in condizioni normali l’approccio terapeutico è antitetico a quello del riduzionismo biologico, poiché la fisiologia è gerarchicamente subordinata alla sfera psichica: un fattore patogeno può avere la meglio sulle difese dell’organismo solo se l’omeostasi (Zhengqi = capacità di risposta immunitaria o omeostatica) è stata precedentemente turbata a causa di una dispersione di Shen e/o da eccessi emotivi.

 




Brevi cenni sui Neurotrasmettitori

 



ACETIL COLINA
Trasmettitore per: nervi terminali pregangliari (parasimpatici/simpatici) sistema nervoso autonomo, parasimpatici post gangliari, giunzioni neuromuscolari dei muscoli volontari, Midollare della surrenale, Ippocampo, Terminali simpatici postgangliari delle ghiandole sudoripare
Funzioni = Rallenta la frequenza cardiaca, Stimola il rilascio di NO nei vasi sanguigni e li vasodilata Stimola la secrezione di saliva, muco, HCl, enzimi digestivi e ghiandole sudoripare della pelle. Tono e peristalsi intestinali, Contrazione dell'uretere e vescica, Contrazione nell'occhio, muscolo ciliare provocando il rilassamento del cristallino, messa fuoco vicina, muscoli circolari dell'iride con costrizione della pupilla, riduzione della pressione intraoculare


NORADRENALINA
Trasmettitore per: nervi simpatici postgangliari, tronco cerebrale, alcune vie spinali, tratti pontino- talamico, ipotalamico, limbico, ippocampo e neocorteccia.
Funzioni= Contrazione dei muscoli radiali dell'iride preposti alla dilatazione dei papillari, mantengono aperti gli occhi, vasocostrizione, rilasciamento dei muscoli lisci gastrointestinali, contrazione degli sfinteri, vescicole seminali, vasi deferenti, erigono, sfintere vescicali.
Vasodilatazione dei muscoli scheletrici e del fegato, broncodilatazione, rilassamento dei muscoli lisci gastrointestinali, dell'utero in gravidanza, muscolo detrusore delle vescica, emissione di rennina (ipertensione), stimolazione di glicogenolisi, lipolisi e ipoisulinismo



DOPAMINA
Trasmettitore per: alcuni gangli simpatici, ghiandole esocrine, tratto gastrointestinale, arterie mesenteriche e renali dove provoca vasodilatazione, glomo carotideo di cui controlla i riflessi respiratori, ipossia diminuisce il rilascio di dopamina nel glomo carotideo e stimola il riflesso del respiro, vie dopaminergiche dei nuclei nigro-striato (extrapiramidale), sistema dopaminergico del mesencefalo mesolimbico proencefalo associato alle capacità cognitive e il comportamento psichico ed emozionale, sistema dopaminergico tubero-infundibolare associato al controllo neuronale del sistema endocrino ipotalamo pituitario, retina, in cui è associata a fotofobia e illuminazione
Funzioni = SNC, tratti intestinali, vasi sanguigni, cuore, post sinaptiche, vie mesolimbiche.



SEROTONINA (5-idrossitriptamina) (5-HT)
Trasmettitore per : monoaminico presente nel SNC e nel plesso mesenterico dell'intestino, si ottiene a partire dal TRIPTOFANO, si trova nel rafe mediano del nucleo del ponte rostrale, ganglio basale, ipotalamo, talamo, ippocampo, proencefalo limbico, aree della corteccia, tronco cerebrale fino a midollo allungato e midollo spinale. IL rilascio di serotonina, sia dai nervi che dalle piastrine, causa vasocostrizione di tutti i grossi vasi sanguigni, attualmente i recettori sono classificati in tre tipi:


5-HT 1 = sono sia pre che post sinaptici nel sistema nervoso periferico e centrale, funzionano come autorecettori somatodendritici inibitori nel nucleo del rafe e in altri nuclei del tronco cerebrale, si trovano anche sugli assoni terminali simpatici dove questi fungono da inibitori del rilascio di Noradrenalina.


5-HT 2 = provoca la contrazione di tutti i muscoli lisci, compresi quelli dei bronchi, dell'intestino e dei vasi ematici, svolgono una funzione nei processi sensoriali. Gli allucinogeni bloccano questi recettori, il coinvolgimento di meccanismi dipendenti da questi recettori nella cognizione, nella memoria a breve termine e nelle più alte funzioni cerebrali è indicato dal decremento del numero delle sedi leganti di questi recettori nei pazienti affetti da demenza.


5-HT 3 = ubicati sulle terminazioni dei nervi simpatici e parasimpatici nel sistema nervoso periferico. La stimolazione dà luogo al rilascio di Aceticolina dalle terminazioni dei nervi parasimpatici e di Noradrenalina dalle terminazioni dei nervi simpatici. Nel SNC le sedi leganti sono concentrate nell'area postrema del tronco cerebrale, nella corteccia cerebrale e nel sistema mesolimbico. I bloccanti dei recettori agiscono come antiemetici e atipsicotici mediante l'inibizione del rilascio di Dopamina nel sistema mesolimbico.



ISTAMINA (HA)
Trasmettitore per : il SNC ed è sintetizzata mediante decarbossilazione della L istidina, coinvolto nel risveglio, nausea e vomito, controllo della pressione sanguigna, metabolismo idrico
Funzioni = La stimolazione provoca broncocostrizione, costrizione dei muscoli lisci intestinali, dei grandi vasi sanguigni, rilasciamento di arteriose, piccole vene e capillari specialmente nel cervello, aumento della permeabilità capillare, induce la secrezione acida gastrica.



ACIDO GAMMAAMMINOBUTIRRICO (GABA)
Trasmettitore per: inibitorio presente nel cervello (specialmente corteccia), ipotalamo, gangli basali, cervelletto e ippocampo, nella sostanza gelatinosa del corno posteriore del midollo spinale, nella retina.
Funzioni = La stimolazione determina una aumento della permeabilità allo ione cloridrico (corteccia cerebrale e ippocampo), in alternativa determina le variazioni nella conduzione del potassio (cervelletto, midollo spinale).



GLICINA (Gly)
Trasmettitore per: Vedi sopra
Funzioni= Neurotrasmettitore inibitorio di diverse vie quali il midollo spinale, retina, tronco cerebrale e proencefalo, è un amminoacido allo stato libero, si trova nei cibi proteici e sintetizzato dalla Serina, colina o dai carboidrati.



TAURINA
Trasmettitore per: vedi sopra
Funzioni = Agisce come neurotrasmettitore inibitorio o neuro modulatore, è l'amminoacido più abbondante nell'organismo e si trova nel tronco cerebrale, strato interno plessiforme della retina, muscoli striati, contiene zolfo, sintetizzato da metionina e cisterna, bloccato dalla Stricnina.



PROLINA, ASPARAGINA ASPARTATO (Ac. ASPARTICO), GLUTAMMATO (Ac. GLUTAMMICO), CISTEINA

Sono dei neuro trasmettitori eccitatori delle vie di retina, corteccia, ippocampo, neostriato, cervelletto, ipotalamo
Trasmettitore per: tutto il SNC (aspartato e glutammato). Il glutammato ha recettori nel midollo spinale più concentrati sulle fibre afferenti primarie contenute nelle radici dorsali e servono a trasmettere l'informazione sensoriale e a regolare l'attività motoria e i riflessi spinali, quelli celebrali sono altamente concentrati in corteccia, ippocampo, neostriato e cervelletto con livelli più bassi dell'ipotalamo, presenti anche nella retina dell'occhio. L'aspartato sono localizzati nella materia grigia dorsale e ventrale nella quale causano l'eccitazione degli interneuroni eccitatori che regolano i riflessi motori e spinali e nella retina dell'occhio.

Funzioni = Eccitatori del SNC, le fonti sono la metionina, coca cola ipocalorica,
E 621, 620, 622, 623, 624, 625, tutto ciò che rinforza il sapore, gusto e aroma, tutti i dolcificanti. Un eccesso di aspartato e glutammato uccidono le cellule nervose per la produzione di un eccesso di radicali liberi, soprattutto nei bambini dove la barriera ematoencefalica non è sviluppata completamente.
La fenilalanina è presente nel cervello e un suo accumulo è tossico con morte, l'ingestione di aspartame porta a dipendenza con perdita di memoria e cefalee, sbalzi di umore e accessi incontrollati di rabbia, in casi gravi schizofrenia. Il metanolo è usato come alcolico dai bassi ceti ed è fonte di aspartame e formaldeide, con disturbi visivi, cefalee, ronzii auricolari, vertigine, nausea, disturbi gastro intestinali, debolezza, vertigine, brividi, vuoti di memoria, intorpidimento e dolori folgoranti alle estremità, turbe del comportamento e neuriti. Alcuni succhi di frutta e bevande alcoliche contengono metanolo.



FONTI DI GLUTAMMATO MONOSODICO (MSG) E 621, 620, 622, 623, 624, 625
Proteine vegetali idrolisate, proteine idrolisate, idrolisato proteico vegetale, estratto proteico vegetale, caseinato di calcio, estratto di lievito, proteine tissutali, autolisato di lievito, farina di avena idrolizzata, estratto di malto, aromatizzante al malto, brodo, dado per brodo, brodo, condimento naturale, di carne bovina naturale, di carne di pollo naturale, spezie.
Possono contenere : lichene d'irlanda, enzimi, concentrato proteico di soia, isolato proteico di soia, concentrato proteico di siero di latte
Cibi tipo: snack in pacchetti, alimenti al peperoncino, patatine fritte surgelate, pasticcio di carne di maiale, insaccati di maiale, minestre confezionate o a preparazione rapida, fettuccine aromatizzate, condimenti privi di sodio, cibi per diabetici, tutti i salatini aromatizzati, bastoncini di pesce.



FONTI DI ASPARTAME
Preparati solubili per la prima colazione, cereali, chewing gum senza zucchero, caramelle alla menta, miscele al cacao, caffè solubili, desserts surgelati o alla gelatina, succhi, lassativi, alcuni integratori multivitaminici, bevande al latte, alcuni farmaci e integratori, shake e frullati, soft drink, dolcificanti in tavolette, tè solubili e istantanei, guarnizioni, yogurt, gelati.



FONTI DI CISTEINA
Proteine vegetali idrolisate

 

 

 

 

    
EMOZIONE E SOMATIZZAZIONE

Vedi "MITO" antica Grecia

(Traduzione Orazio Maria Valastro)

Sabine Parmentelot

Dottoranda in Scienze dell'Educazione, Università di Pau e dei paesi dell'Adour.
 

Indirizzo e-mail protetto dal bots spam , deve abilitare Javascript per vederlo  
 

     
Introduzione

I vocaboli sono a priori perfettamente comprensibili, ma quando si tratta di definirli, alcune precisazioni sono necessarie. Il ricorso all'etimologia si rende imprescindibile, prima di qualsiasi altro approfondimento. Emozione deriva dal latino "emovere"; mettere in movimento, provocare, far nascere [1]. Vi è pertanto il principio di una manifestazione, la reazione non è senza conseguenze, ed essa si esprime in modi diversi, spesso molto visibili dall'esterno, mostrandosi alle volte fino all'impercettibile, anche interiormente. Le emozioni hanno dato luogo a numerose definizioni. Senza dilungarsi sulle differenti correnti che hanno permesso di precisare le caratteristiche di un'emozione, noi possiamo riprendere il "processo complesso" in cui Paul Fraisse distingue:
- "degli affetti o più semplicemente dei sentimenti. Su questa base si è sviluppata la definizione delle emozioni: paura, collera, ecc.;
- delle manifestazioni espressive del viso, ma anche delle mani, e infine di tutto il corpo" (Fraisse e Piaget, 1975, pagina 98).
Un'ultima caratteristica introdotta da Ribot, ci sembra infine interessante: l'emozione è breve, mentre la passione s'inserisce nella continuità (Ribot, 1939).

Somatizzazione ha per origine "soma" dal greco, il corpo. La somatizzazione implica un'affezione, dunque un'alterazione della salute più o meno grave, la cui origine è psichica. Ciò che è percepito con la "psukhê", o anima in greco, considerato in quanto principio, origine della vita, si riflette sul corpo. Noi dobbiamo ugualmente definire il termine affezione, dal latino "adfectio". Facendo riferimento al Gaffiot [1], "l'affezione (fenomeno affettivo) è una modificazione dello stato morale o fisico subito, derivando da una causa o da un'altra". Riguardo alla somatizzazione, l'affezione è passata "da una modificazione dello stato morale" ad una trasformazione fisica. L'etimologia mostra l'intima relazione tra lo spirito e il corpo, ciò che noi ritroviamo a livello delle emozioni. Bisogna precisare infine che secondo le epoche, le emozioni si sono definite affezioni o passioni, quest'ultimo termine è adesso riservato alle emozioni molto forti. Una volta espressi questi primi ragionamenti, tenteremo di tessere qualche rapporto tra gli avvenimenti che ci mettono in movimento (che ci muovono e che ci commuovono) e le eventuali ripercussioni rispetto al corpo. Numerosi sono stati gli autori, filosofi o psicologi in maggioranza, che si sono interessati alle emozioni. Non si tratta di citarli tutti, l'impresa potrebbe non essere esaustiva, ma grazie ad alcuni loro studi, tenteremo di focalizzare cosa sono le emozioni cominciando dalle loro ripercussioni sul corpo.

Consacreremo la prima parte di quest'articolo alle manifestazioni corporee dell'emozione. La psicologia sperimentale, insieme alla neuro-biologia, hanno evidenziato le differenti risposte corporee più o meno percettibili. Ma al di là di queste manifestazioni puramente oggettive le cui percentuali e oscillazioni possono essere valutate, misurate ... E' l'aspetto soggettivo e le loro ripercussioni che c'interessa. Quali significati possono avere le emozioni per la persona che le prova? Questi temi saranno l'oggetto della seconda parte. Ci situiamo in quanto ricercatori che interrogano altri soggetti, ma è evidente che non possiamo fare astrazione delle nostre passioni.

I Manifestazioni fisiologiche

Il comportamento di alcune persone che avevano subito vari traumi al cervello, ha intrigato nel passato i ricercatori. Ma prima di disporre delle attuali tecniche, tra cui le tecniche di imagineria medica, bisognava spesso attendere il decesso di un individuo per tentare di comprendere le cause fisiologiche delle sue reazioni. Queste condizioni hanno reso lo studio di alcuni casi molto lento, e non hanno favorito lo sviluppo della ricerca. Gli scienziati, al contrario, hanno realizzato diverse esperienze sugli animali, con apprendimenti-ricompense (labirinto, dolci quando il percorso era esatto), poi "punizioni" (con situazioni dolorose a causa di scariche elettriche), gatti posti alla presenza di cani … per tentare di comprendere come l'animale reagiva in caso di sovramotivazioni positive e negative. Hanno ugualmente misurato le reazioni delle persone, durante e dopo la proiezione di film più o meno violenti, li hanno sollecitati attraverso delle esperienze impossibili da realizzare, per osservare i loro comportamenti di fronte a questi fallimenti ripetuti … Le situazioni erano molteplici come anche i criteri di valutazione. Queste hanno permesso di mettere in evidenza numerose reazioni fisiologiche, rispetto a differenti sollecitazioni, ma obliteravano totalmente la stessa persona. Se gli insegnamenti rispetto alle reazioni corporee sono stati numerosi, il vissuto, la cultura, l'educazione di ognuno non erano prese in considerazione.

a) Le reazioni neurovegetative

Le manifestazioni emozionali possono essere molto diverse. Seguiremo la classificazione adottata da Fraisse prima di evocare le emozioni propriamente dette. Paul Fraisse cita inizialmente le manifestazioni neurovegetative. Si distingue abitualmente il sistema nervoso che obbedisce alla nostra volontà (i nervi motori che dirigono i nostri muscoli, per esempio) e il sistema neurovegetativo, che dirige le nostre viscere, indipendentemente dalla nostra volontà. E' da questo sistema che dipende il colore del viso, la traspirazione, i muscoli viscerali, le mimiche facciali involontarie, i diversi dolori che proviamo ... "La lista delle manifestazioni neurovegetative che possiamo distinguere è lunga per l'una o l'altra emozione: conduttanza della pelle [2], velocità cardiaca, livello della tensione sanguigna, vaso costrizioni e vaso dilatazioni, velocità, oscillazioni e regolarità della respirazione, temperatura della pelle, sudorazione, diametro pupillare, secrezione salivare, funzionamento peptico, contrazione o rilassamento degli sfinteri, attività elettrica cerebrale, analisi chimica e ormonale del sangue, delle urine e della saliva, metabolismo basico sono più o meno modificati." (Fraisse e Piaget, 1975, pagina 137-138) Queste manifestazioni sono incontestabili e si rimarcano nella maggior parte delle emozioni in tutti i soggetti. Ma, se è provato, che una persona reagisce spesso secondo un medesimo processo, è ugualmente certo che due individui che provano un'emozione simile, non reagiranno fisiologicamente nello stesso modo. Non vi è quindi relazione tra la forza delle manifestazioni e l'intensità di un'emozione. La questione del significato delle emozioni è stata quindi posta da molto tempo.

b) Le espressioni del viso e le attitudini corporee

Se è evidente che le emozioni si manifestano sul viso, in modo particolare a livello degli occhi e della bocca, gli studi su questo tema mettono in evidenza che queste sono molto difficili da interpretare. Quando presentiamo delle foto di persone che mostrano sorpresa, paura, collera ... a dei soggetti affinché li commentino, le risposte sono molto diverse. Il lessico che ci permette di nominare le emozioni, è molto vasto, e riconoscere le emozioni manifestate da una persona presenta delle grandi difficoltà, se queste non si associano ad un'espressione verbale. "Le espressioni del viso essendo sempre un poco ambigue, è normale che tutto quello che fornisce degli indizi supplementari faciliti l'identificazione delle emozioni." (Fraisse e Piaget, 1975, pagina 157). Bisogna prendere ugualmente in considerazione i movimenti delle mani e la postura del corpo. In caso di paura, di sorpresa, le mani fungono spesso da protezione. In quanto al corpo, gli si accorda spesso poca attenzione, ma è il riflesso del modo di essere di una persona. La conservazione corporea globale, il modo di tenersi più o meno dritto o curvato, segno di scoraggiamento, più o meno flessibile o rigido, riflesso della tensione, fino al movimento delle gambe e dei piedi che sono anch'essi molto significativi. Una persona può, in effetti, fare attenzione e controllare la propria mimica facciale, ma il controllo interesserà raramente l'insieme delle parti del corpo, tanto queste ultime sono spesso nascoste.

Questi diversi elementi permettono di comprendere perché delle immagini statiche sono difficilmente interpretabili: "la discriminazione delle reazioni espressive è molto superiore quando queste sono presentate in modo dinamico" (Fraisse e Piaget, 1975, pagina 158). In un film, anche breve, le espressioni corporee sono molto più facili da interpretare che su di una foto.

II Significato delle emozioni

Le divergenze tra gli psicologi sono numerose. Queste riposano soprattutto sul fatto che la definizione dell'emozione resta vaga. Tutti gli autori concordano sulle sue manifestazioni, come anche sul fatto che nessuna manifestazione, né alcuna combinazione delle sue manifestazioni caratterizzano l'una o l'altra delle emozioni. Il cuore accelera a causa di una gioia intensa, come per la paura o la collera. "Le stesse reazioni viscerali diffuse e banali si producono in tutte le emozioni, e inoltre, queste reazioni appaiono in stati organici che non s'integrano in reazioni emotive" (Fraisse e Piaget, 1975, pagina 101). Certe malattie provocano delle modificazioni fisiologiche, identiche a quelle causate dalle emozioni, come un'accelerazione del ritmo cardiaco, una traspirazione eccessiva, dei disturbi digestivi ... Fraisse aggiunge: "considerando unicamente degli indizi di attivazione, noi non troveremo mai l'emozione propriamente detta la quale non si definisce che in relazione ad una situazione" (Fraisse e Piaget, 1975, pagina 138). Gli autori, invece, non concordano sul significato o il valore delle emozioni.

L'emozione è estremamente difficile da definire. Un certo consenso esiste ciononostante su alcune caratteristiche: l'emozione è improvvisa, forte, non è di lunga durata rispetto al sentimento che è più debole e più durevole [3]. Questa è legata pur tuttavia al sentimento. Alla base delle emozioni, secondo Fraisse, si trovano i sentimenti. E' sui sentimenti provati che s'innestano le emozioni, vale a dire le manifestazioni emozionali. L'etimologia, anche in questo caso, ci chiarisce e conferma, se ce ne sarebbe ancora bisogno, la doppia appartenenza al corpo e all'intelligenza dell'esperienza personale. Il termine sentimento deriva, come il verbo sentire, dal latino "sentio", "percepire attraverso i sensi", ma ugualmente "percepire attraverso l'intelligenza" [1]. Il nostro sistema nervoso sensitivo funziona in base a questi due registri. Noi possiamo scrivere, per semplificare, che gli organi di senso dispongono tutti di recettori sensoriali che comunicano le loro impressioni al cervello. Quest'ultimo decodifica e ci rende coscienti dello stimolo avvertito. Sarebbe difficile trovare una relazione ancora più solida tra il corpo e lo spirito. Ma questa comprensione del corpo attraverso lo spirito non è immediata. L'individuo può provare molteplici sensazioni, gli accade spesso di non focalizzare la causa che determina l'emozione in una pluralità di fattori. A seconda delle teorie, delle epoche, le interpretazioni di semplici avvenimenti della vita quotidiana sono molto diverse. Possiamo attribuire molti significati alle emozioni. Ci siamo riferiti, più concretamente, alla presenza o all'assenza di previsioni per distinguere molti tipi di emozioni.

a) Le emozioni imprevedibili

Ci sembra necessario distinguere una certa progressione nelle emozioni. Situiamo al vertice la "vera" emozione, forte, improvvisa, imprevedibile, per la quale la consapevolezza può prodursi solo successivamente. L'individuo, in questo caso, può solo sorprendersi e non può mai anticipare e prepararsi. Al contrario, posteriormente, spesso riflettendo a quanto è accaduto e più frequentemente ancora parlando ad altri di ciò che ha vissuto, quando cerca di formalizzare e verbalizzare, egli prende realmente coscienza di ciò che ha provato. La personalità del soggetto, a seconda dell'evento, può reagire più o meno bene. Possiamo parlare di adattamento, in quest'ultimo caso, più o meno soddisfacente. Questa nozione di adattamento è al centro della maggior parte dei dibattiti.

Fraisse chiarisce che per Darwin "l'emozione è un processo di adattamento grazie al coinvolgimento energetico che produce rispetto alle esigenze dell'ambiente" (Fraisse e Piaget, 1975, pagina 112). Darwin, in effetti, considerava l'emozione come un adattamento all'evento subito dall'individuo, conseguenza di una lunga evoluzione o presenza di abitudini ancestrali. La collera sarebbe, per esempio, l'elemento distintivo dell'aggressività necessaria alla difesa. L'organismo reagisce alla situazione generando la paura attraverso un'accelerazione della circolazione sanguigna, permettendo di irrorare in modo migliore i vasi sanguigni, approvvigionare dunque più adeguatamente i muscoli in ossigeno e in glucosio, alimenti specifici per la fatica. La reazione sembra del tutto adeguata alla situazione iniziale, l'adattamento è esemplare. Ma questa spiegazione sembra adesso semplicistica, le risposte ormonali di un soggetto prendono più di una decina di secondi, queste non possono spiegare l'immediatezza delle emozioni. Altre reazioni fisiologiche sarebbero all'origine della risposta dell'organismo.

b) Le emozioni ricorrenti

Si ripresentano regolarmente nelle stesse condizioni. Sono le emozioni così come li definisce Fraisse. Decifrano un sentimento, delle manifestazioni neurovegetative, delle espressioni facciali e corporee, ma non sono imprevedibili, al contrario. Sono delle emozioni, per esempio delle paure, provate in circostanze identiche. Se la persona può agire, controllando la propria respirazione, sforzandosi di camminare con calma per non lasciarsi soggiogare, le sue emozioni saranno più tollerabili, e potranno alle volte anche attenuarsi. Fraisse afferma invece chiaramente: "se si ripete uno stimolo che produce abitualmente delle reazioni emotive e se la situazione è tale che non vi sia adattamento tale da sopprimere la fonte dell'emozione, vediamo svilupparsi degli stati ansiosi, nevrotici" (Fraisse e Piaget, 1975, pagina 131).

L'allievo che ha una sana fiducia in se stesso - conosce le proprie capacità, si è allenato mentalmente a rispondere alle domande ... - può provare un leggero stress nell'affrontare una prova, ma non si demoralizza. Le manifestazioni di stress, le mani sudate, malori vari, non lo perturbano enormemente né lo mettono in difficoltà di fronte alla prova. E' una situazione che ha già incontrato, e sa che questa si ripeterà. Ma il candidato, in altri casi, può avere una crisi di panico. Afferma in quel caso di avere dei vuoti di memoria, non arriva più a ritrovare le proprie conoscenze. E' ciò che Fraisse interpreta come un livello di motivazione molto importante per le sue attuali facoltà. In una prospettiva meno positivista, l'allievo non ha più fiducia nelle sue capacità, in quanto ha vissuto antecedentemente numerosi fallimenti, si è tirato indietro. Ha ridotto dunque le sue aspettative, la sua motivazione è minore, non vi è più nulla di rilevante, non ha investito nella situazione proposta.

c) Le emozioni "ricordo"

Sono frequenti quando si evocano degli eventi tristi. Il ricordo di un amico adesso scomparso ci fa ancora piangere. E' l'interpretazione intellettualistica. Per i suoi adepti, in effetti, l'emozione risulta da un'opposizione tra le aspirazioni di una persona, i rimpianti del passato e la realtà (Fraisse e Piaget, 1975, pagina 98). Il ricordo di eventi causanti delle rappresentazioni che entrano in conflitto non ci autorizza a qualificare questo ricordo come inatteso. Negli esempi citati da Fraisse, ci si riferisce ai ricordi dell'individuo che non sono conformi con ciò che sperava di vivere. Queste emozioni sono totalmente prevedibili. La persona, per farvi fronte, può tentare di allontanare dal suo spirito ciò che lo fa soffrire. Persisterà quasi certamente un sentimento di tristezza che si mostrerà nella cura del corpo, la voce, ma può evitare le manifestazioni fisiologiche come le lacrime. Può inoltre consacrarsi a delle attività che offriranno un rimedio rispetto a ciò che l'opprime. Possiamo dire che le manifestazioni provate sono segni di adattamento o di difficoltà? Piangere, per alcuni, consola. La persona, dopo un certo tempo, non prova più il bisogno di piangere, come se avesse esteriorizzato ciò che vi era di più doloroso. Resta il ricordo, comunque più tollerabile.

d) L'emozione, indice di adattamento o di "disadattamento"

Nei vari tipi di emozioni che noi abbiamo enumerato, può esservi adattamento o disadattamento. E' una distinzione che ritroviamo spesso nei testi. Pradines definiva l'emozione come una deregolamentazione rispetto ai sentimenti, i quali sono propri della regolamentazione (Pradines, 1943). Fraisse non oppone i sentimenti alle emozioni, ma precisa: "come la maggior parte degli altri psicologi … Abbiamo supposto che l'emozione corrisponderebbe a questo calo di livello dell'adattamento che si manifesta quanto la motivazione è troppo intensa rispetto alle possibilità attuali del soggetto" (Fraisse e Piaget, 1975, pagina 112). Accade che l'intensità dell'evento sia tale che l'organismo non reagisca più in modo adeguato. Tanto che l'emozione è assimilata ad una reazione di adattamento dell'organismo rispetto ad un evento esterno, ed è considerata positiva. Invece, quando questa mette l'organismo in difficoltà per reagire, è considerata negativa. Parlare dell'emozione in questi termini ci sembra riduttivo. Sartre ha tutto un altro linguaggio (Sartre, 1995). Riprendendo un esempio citato da Janet, cita l'attitudine adottata da una paziente durante una consultazione. Le questioni poste da Janet sono troppo difficili per lei. La giovane donna sceglie di piangere per sfuggire allo scambio. Sartre non scrive in alcun momento che il comportamento sia adottato consapevolmente, come incontestabili argomentazioni il cui fine è quello di intenerire e che non mettono in evidenza reali emozioni. Ma sembra che si tratti di un perfetto adattamento del corpo ad una prova che ci è inspiegabile. Questa attitudine sembra negativa rispetto ad un codice di "buona condotta" che ci impone un certo ritegno quando siamo in pubblico. Ma è del tutto appropriata per proteggere una persona che si senta minacciata. Questa costituisce, per alcuni, una condotta inadeguata, rispetto ad un comportamento che sarebbe valutato come appropriato. Ma notiamo prima di tutto che permette all'individuo di proteggersi quando non arriva a far fronte alla situazione. Ciò che noi interpretiamo come un eccesso, un'affezione, non può essere considerato come una reazione di difesa, d'omeostasi dell'organismo? Utilizza allora tutte le proprie risorse per sottrarci al pericolo, per ristabilire un certo equilibrio. Possiamo anche parlare di fuga, di rinuncia della persona di fronte all'importanza del compito richiesto. Ma il termine di fuga in questo esempio mette in evidenza l'intenzionalità, ma non è sempre così.

III Emozioni e retro-azioni

Abbiamo fino ad ora considerato le emozioni da un punto di vista lineare. Alcuni eventi provocano dei sentimenti e delle manifestazioni fisiologiche. E' esatto, ma insufficiente. Sappiamo adesso che il corpo umano e in particolare il cervello, sono l'oggetto di numerose retroazioni. E' il campo della neurobiologia, molto complessa. Fraisse afferma ugualmente, riguardo alle emozioni, che il soggetto può agire sulle proprie reazioni neurovegetative. Quando prende coscienza dell'accelerazione del battito cardiaco, può sforzarsi di respirare con calma. E' ciò che preconizzava William James quando raccomandava di contare fino a dieci a qualcuno che sentiva la collera manifestarsi in se stesso. James pensava di agire direttamente sull'emozione (James, 1909). Le nostre reazioni, secondo lui, precedono i nostri sentimenti: se noi modifichiamo le reazioni, le emozioni muteranno inevitabilmente. E' stato molto criticato in seguito. Se la spiegazione che ne dava è contestabile, il processo è invece molto interessante. Consapevoli di una paura che avrebbe tendenza a farci fuggire, possiamo sforzarci di restare sereni, adottare l'attitudine più tranquilla possibile, al fine di non lasciarci sommergere dall'emozione e conservare la nostra calma. Invasi da un certo scoraggiamento possiamo sforzarci, al contrario, di restare energici e attivare i nostri movimenti, le nostre decisioni. Facciamo quindi intervenire la corteccia cerebrale, la volontà, al fine di non essere più subordinati al sistema neurovegetativo. Ma come abbiamo spiegato in precedenza, questo suppone di essere consapevoli delle nostre emozioni. Una persona, in alcuni casi, sa che ha la tendenza a perdere il proprio controllo. Considera allora di metter in atto dei metodi, sperimentati o intuitivi, per non cedere al panico. Se l'emozione, al contrario, è realmente improvvisa, imprevedibile, queste anticipazioni non sembrano possibili.

Conclusione

Le manifestazioni fisiologiche, espressioni facciali e corporee, sono segni delle nostre inquietudini, è incontestabile. Appaiono piuttosto imbarazzanti. Tentiamo molto spesso di nasconderle. Provocano vari disagi, spesso sono anche dolorose. E' comprensibile il non apprezzare le differenti sofferenze che rivelano i nostri sentimenti. Ma queste manifestazioni non costituiscono in alcun modo la griglia d'interpretazione del nostro sentire. Quale legame unisce invece ciò che noi proviamo interiormente e ciò che è percepito dall'esterno? Le emozioni ci permettono di adattarci o sono la prova di una "condotta inadeguata", di un'assenza di adattamento? E' necessario adattarsi ad ogni cosa? Non adattarsi all'intollerabile, alla sofferenza, sembra del tutto sano e normale. Abbiamo tendenza a desiderare unicamente le "buone" emozioni. Quelle che ci fanno piacere, che non ci mettono in difficoltà. E' spesso il contrario che avviene. Siamo sospinti, destabilizzati, dalle incognite della vita. Ci sembra importante insistere sugli aspetti positivi dell'emozione. Si tratta di un'attivazione, riferendoci ulteriormente agli studi di Fraisse. E' innanzi tutto un'attivazione, una motivazione ad agire o reagire. Alcuni vissuti non sono ugualmente stimolanti? Non c'è alcun dubbio. Boris Cyrulnik lo conferma chiaramente quando scrive: "Possiamo stabilire una sorta di scala dei traumi, […] in modo generale […]. Ma la scala non afferma che lo stress peggiore, è l'assenza di stress, in quanto l'assenza di vita prima della morte provoca un sentimento intenso di vuoto prima del nulla" (Cyrulnik, 2002, pagina 35-36). Bisogna confessare, infine, che il funzionamento del corpo, come quello dello spirito sia di una tale complessità, utilizza innumerevoli impulsi nervosi, retroazioni, che nessuna cosa può spiegarsi semplicemente, e che bisogna assolutamente rinunciare. Noi non comprendiamo tutto, non controlliamo tutto, anche se ogni passo nella conoscenza è un progresso. Ammettere che l'emozione sia proprio la manifestazione della vita, non è il passo più importante? Provare un'emozione, significa essere dotati di sensibilità, essere vivi.


NOTE

1] Dizionario Gaffiot.
2] Questo dato è chiamato R.P.G., o Reazione Psico-Galvanica.
3] Vedremo più avanti come Pradines non fu d'accordo con questa opposizione tra emozioni e sentimenti.


BIBLIOGRAFIA

Cyrulnik Boris (1999), Un merveilleux malheur, Paris, Odile Jacob, 2002, p. 218.
Fraisse Paul, Piaget Jean (1963), Traité de psychologie expérimentale: motivation, émotion et personnalité, tome V, 3ème édition 1975, Paris, Presses Universitaires de France, p. 287.
James William, 1909, Précis de psychologie, traduit par E. Baudin et G. Bertier, Paris, Marcel Rivière, p. 631.
Pradines Maurice, 1943, Traité de psychologie générale: les fonctions universelles, tome I, Paris, Presses Universitaires de France, p. 746.
Ribot Théodule, 1939, La psychologie des sentiments, seizième édition, Paris, Presses Universitaires de France, p. 452.
Sartre Jean-Paul (1938), Esquisse d'une théorie des émotions, Paris, Hermann, 1995, p. 124.

 

 

Emozione, dissociazione e coscienza


                                 a cura di Francesca Borgogno e Simona Vignolo

 

PREMESSA

Per la maggior parte del Novecento nei laboratori non si diede credito all’emozione. Si diceva che essa fosse troppo soggettiva, troppo fuggevole e vaga. Essa veniva considerata quale antagonista della ragione. Con Edelman nasce il pensiero evoluzionistico, il primo a tener conto della regolazione omeostatica e della base neurale della mente. Egli propone un’"epistemologia a fondamento biologico" ed ipotizza che la coscienza non sia un oggetto ma un processo: in questa prospettiva è adeguata come oggetto indagabile come scienza ("Un universo di coscienza", Edelman).

Negli ultimi anni, le neuroscienze e le neuroscienze cognitive hanno finalmente approvato l’emozione; le ricerche di Damasio, per esempio, hanno dimostrato che l’emozione è parte integrante dei processi del ragionamento e della decisione, nel bene e nel male. Oggi sappiamo grazie a questo autore che le emozioni sono complicate collezioni di risposte chimiche e neurali, che formano una configurazione. Tutte le emozioni hanno un qualche ruolo regolatore da svolgere: assistere l’organismo nella conservazione della vita.

L’apprendimento e la cultura alterano l’espressione delle emozioni, conferendogli nuovi significati, ma esse restano processi determinati biologicamente, dipendenti da dispositivi cerebrali predisposti in modo innato, stabiliti attraverso una lunga storia evolutiva.

A partire dal livello del tronco encefalico per risalire verso l’alto, questi dispositivi regolano e rappresentano gli stati del corpo; nello stesso tempo influenzano la modalità di funzionamento di numerosi circuiti cerebrali. La collezione di tali cambiamenti costituisce il substrato delle configurazioni neurali che alla fine diventano sentimenti delle emozioni. Damasio ci dice ancora che le emozioni di fondo sopravvivono impavide alla malattia neurologica.

Un punto assai interessante è che di solito le emozioni di fondo sono compromesse quando è compromesso il livello fondamentale della coscienza, la coscienza nucleare.

Un esempio: gli automatismi epilettici.

Durante la crisi di assenza non vi è il senso di sé – gli eventi accaduti durante la crisi non sono stati registrati nella memoria o comunque non sono recuperabili, in altre parole il paziente manifesta alcuni aspetti elementari della mente e nella mente ha alcuni contenuti relativi agli oggetti ed al suo ritorno, ma non ha coscienza normale, questo significa che il paziente non ha sviluppato, in parallelo all’immagine degli oggetti circostanti, un’immagine intensificata degli oggetti con i quali interagisce, manca cioè il motore dell’azione volontaria. Durante tutto il tempo della crisi, per concludere, si assiste alla sospensione dell’emozione.

Le emozioni e la coscienza nucleare, insistiamo, tendono ad essere associate: sono entrambe presenti oppure entrambi assenti. Esse richiedono, in parte, gli stessi substrati neurali, per cui una disfunzione in una posizione strategica compromette i processi di entrambi i tipi.

Secondo Damasio, la mancanza di emozioni, a partire dalle emozioni di fondo fino ai livelli superiori delle emozioni, indica che sono compromessi importanti meccanismi di regolazione del corpo. Dal punto di vista funzionale la coscienza nucleare è vicina ai meccanismi che subiscono la disgregazione, è intrecciata a tali meccanismi e quindi viene compromessa insieme a loro.

Riteniamo questo esempio importante per due ragioni: primo perché nel nostro discorso è importante chiarirci in che rapporto stanno emozioni e coscienza, secondo perché la crisi di assenza e l’automatismo epilettico sono - nella valutazione categoriale - tra le ipotesi da scartare durante una diagnosi differenziale di "disturbo sensoriale somatoforme".


DISSOCIAZIONI SOMATOFORMI

 

Le dissociazioni somatoformi possono essere in particolare associate a traumi che implicano contatto fisico oppure a forme di trauma senza contatto.

La dissociazione somatoforme può essere compresa come un tipo di risposta adattativa al trauma, quando questo è vissuto come minaccia di offesa fisica alla quale non si riesce a dare una spiegazione razionale.

Dopo gli studi sull’isteria di Freud, Janet vide nelle "depressioni" o nei bassi livelli di capacità di integrazione dell’individuo, definiti dallo stesso "tensione psicologica", il retroscena dei processi dissociativi. Egli osservò che i processi dissociativi di regola attaccavano l’intero organismo, trovando espressione nei disturbi somatoformi delle sensazioni, dei movimenti, delle parole, della visione e dell’ascolto, così come nei disturbi della coscienza, memoria e identità, ossia nelle dissociazioni psicologiche.

Come possiamo rilevare il limite tra ciò che è psicologico e ciò che è somatico?

Il termine dissociazione si riferisce ad una mancanza di integrazione dei processi psicologici e somatici che non trovano spiegazione nei referti medici.

Al giorno d’oggi la dissociazione somatoforme può essere misurata utilizzando il Somatoform Dissociation Questionnarie, strumento utile sia per fini clinici che di ricerca.

Studi recenti, in particolare quelli effettuati da Glenn Waller e colleghi, sostengono l’ipotesi che le dissociazioni somatoformi sono specificatamente associate ai traumi infantili sia fisici, sia verbali, in particolare questi ricercatori hanno dimostrato che la dissociazione somatoforme è associata a traumi fisici, mentre la dissociazione psicologica è associata a traumi senza contatto.

Waller e colleghi concludono che la dissociazione somatoforme può essere compresa considerandola quale set di risposte adattative psicofisiologiche al trauma quando c’è una minaccia fisica incomprensibile, sebbene questo adattamento possa diventare patologico.

La scoperta di una forte associazione tra somatizzazione e dissociazione non dovrebbe sorprendere, in quanto i due fenomeni sono storicamente legati; essi erano infatti considerati entrambi caratteristiche preminenti dell’isteria. Briquet (1859) metteva in relazione l’isteria con una quantità di esperienze traumatiche tra cui l’abuso sessuale. Anche Freud (1896; Breuer & Freud, (1893) nei suoi primi scritti sull’isteria attribuiva i sintomi fisici a dei traumi sessuali subiti nell’infanzia. In seguito egli abbandonò tuttavia questa teoria,dopo aver deciso che i racconti dei suoi pazienti di episodi di seduzione infantile erano in gran parte un prodotto della fantasia.

Ci sembra importante prima di continuare, inserire qui il pensiero di un autore contemporaneo a Freud che insistette molto sull’importanza della nozione di trauma, Ferenczi.

Leggendo dal "Diario clinico" -ci dice Martin Cabrè- possiamo comprendere Ferenczi allorchè si domanda: "che cosa succede quando la sofferenza aumenta e supera la capacità di sopportazione del bambino? ".Il bambino è in simili casi fuori di sé; ma se non è in sé, allora dov’è?, si chiede. Là dove si trova -è questa la risposta- non c’è il tempo. […]

Ciò che Ferenczi vuole sottolineare con queste considerazioni è che qualcosa che ha a che vedere con la mente, qualcosa di irrappresentabile anche per Freud, è in gioco nella dinamica del trauma. La reazione al dolore appartiene all’ordine del non rappresentabile ed è inaccessibile alla memoria e al ricordo. Da questa prospettiva il trauma si "presenta", non si "rappresenta" e la sua presenza non appartiene ad alcun presente, distrugge anche il presente n cui sembra introdursi. E’ un presente senza presenza, un "presente impazzito", nel quale il soggetto esce dal tempo " cercando di collocare la sua sofferenza" impossibile "in una grande unità". […] Il ricordo , imprigionato nel corpo, lo trasforma in schiavo del suo ruolo di portavoce e martire di una parola che ha perso la voce. Le parole del bambino rimangono ,secondo l’espressione di N. Abraham e M. Torok (1978), "sotterrate vive" e, a causa di ciò, sotto la pressione di altri eventi traumatici, si può produrre una frammentazione della personalità, ossia l’ultima risposta possibile per difendersi dalla sofferenza.

La descrizione ferencziana dell’"identificazione con l’aggressore" suggerisce l’immagine di un’invasione dell’Io del bambino. L’aggressore – dice Ferenczi – travalica il linguaggio e lo spazio dell’Io del bambino, dando esclusivamente la parola alla passione (passione e pazzia sembrano così dal suo punto di vista sembrare la stessa cosa…).

Sono dovuti passare molti anni affinché l’importanza di queste affermazioni potesse essere ammessa e considerata…

Fortunatamente noi oggi stiamo scrivendo questa ricerca e possiamo riportare queste considerazioni a conferma della nostra speculazione su emozione, coscienza e dissociazione.


Ci siamo infatti domandate anche noi cosa succede e perché ci sono situazioni in cui la nostra coscienza si separa dal nostro corpo – per esempio sono comuni le esperienze di depersonalizzazione e derealizzazione durante una violenza sessuale -, e cosa succede quando c’è il rischio che l’esperienza traumatica ci segni così profondamente e inaspettatamente da non permettere più a noi stessi di riconoscerci come facenti parte della nostra storia. Crediamo che ci sia dentro di noi una spinta" di vita" che decida di scollegare momentaneamente il nostro Sé corporeo, per salvarne la rappresentazione nella memoria…

Ai nostri giorni è più semplice trovare dati e teorie che spieghino e in un certo qual modo vadano a confermare ciò che pensiamo accadere:con le ultime teorizzazioni psicobiologiche possiamo per esempio andare a indagare l’incapacità di elaborare da un punto di vista cognitivo le intense emozioni evocate da un evento traumatico e gli effetti della risposta ad uno stress biologico prolungato. Attraverso una riconsiderazione del lavoro di Pierre Janet, van der Kolk e van der Hart (1989) hanno contribuito a chiarire alcuni meccanismi che potrebbero essere all’origine delle caratteristiche cliniche del PTSD ( Disturbo post-traumatico da stress)

Secondo Janet (1889) sono le "emozioni veementi" che accompagnano le esperienze estreme a renderle traumatiche; queste emozioni fanno sì che i ricordi dell’esperienza siano dissociati dalla coscienza, e vengano immagazzinati come sensazioni somatiche ed immagini visive. E’ ora chiaro che le emozioni intense interferiscano con il funzionamento dell’ippocampo e di conseguenza con l’integrazione delle esperienze ad esse associate negli schemi di memoria preesistenti; al contrario, i ricordi di queste esperienze sono organizzati a un livello sensomotorio attivo o iconico, il che potrebbe spiegare l’emergere di sintomi somatici, incubi, flashbacks o episodi di riattualizzazione comportamentale nei soggetti affetti da PTSD. E’ inoltre sempre più chiaro che i ricordi somatosensoriali delle esperienze traumatiche possono essere richiamati dall’attivazione del sistema nervoso autonomo: il sistema noradrenergico viene attivato più facilmente, in particolare da circostanze che assomigliano a quelle dell’evento traumatico originale; ciò provoca una secrezione di noradrenalina e un aumento anormale della pressione sanguigna e della frequenza cardiaca. E’ stato inoltre ipotizzato che queste risposte neurobiologiche acute a un evento traumatico possano provocare modificazioni permanenti della trasmissione sinaptica nei siti cerebrali del tronco e in quelli limbici e corticali; queste modificazioni hanno un effetto negativo sull’apprendimento, l’estinzione e la discriminazione dello stimolo.

Ci chiediamo ora: allora non sarà per questo che in certe situazioni la nostra coscienza preferisce staccare la spina piuttosto che ritrovarsi con tutto il sistema in cortocircuito? E ancora, se una donna dovesse rivivere una scena di violenza totalmente gratuita tutte le volte che chiude gli occhi e/o quando si appresta ad avere un rapporto sessuale consenziente, e andasse tutto fuori squadro… potrebbe avere speranze di ritrovare una dimensione vivibile per la sua vita? - tutto questo chiaramente senza minimamente pensare che dissociandosi succeda un miracolo, anzi. Ma i problemi crediamo siano di natura diversa, o per lo meno, crediamo che non vadano a intaccare l’apparato neurobiologico che ha per riferimento l’ippocampo -.(vedi Appendice).

Anche se l’associazione tra somatizzazione e dissociazione è stata sepolta all’interno del DSM-III con l’evoluzione dell’isteria nella categoria diagnostica dei disturbi somatoformi, la separazione dell’isteria dai disturbi dissociativi ci aiuta a chiarire la distinzione tra somatizzazione e conversione.


INQUADRAMENTO DIAGNOSTICO

La "di-associazione"degli aspetti cognitivi dagli aspetti somatici viene descritta co precisione nella terza edizione del DSM.

Le precedenti versioni del DSM hanno mantenuto i sintomi "isterici" sotto la stessa etichettatura (nevrosi isterica, conversione o tipologia dissociativa nella seconda edizione del DSM) ed hanno anche mantenuto un modello teorico psicodinamico rispetto a quello più neutrale della nosologia descrittiva.

Sebbene la decisione da parte della commissione del DSM III di passare da una teoria particolare ad un modello più neutrale sia stata generalmente considerata come un passo avanti, essa ha anche prodotto una separazione teoricamente ed empiricamente ingiustificata dei sintomi dissociativi.

Quelli che con maggior chiarezza si riferiscono ad aspetti cognitivi e affettivi sono etichettati sotto il termine "disturbi dissociativi".

Quelli che si riferiscono ad eventi esperiti come somatici (ad esempio controllo motorio, sensazione) sono stati catalogati nella categoria di "disturbi somatoformi" e posti insieme ad altre condizioni pseudo-somatiche come l’ipocondria.

Come indicato teoricamente ed empiricamente in precedenza, questo cambiamento da parte del DSM è difficile da giustificare


Le associazioni tra somatizzazione, dissociazione, alessitimia e trauma hanno condotto all’idea che la dissociazione funge da meccanismo di difesa contro i ricordi emotivamente dolorosi, e che i sintomi funzionali somatici sono manifestazioni dirette delle emozioni e sensazioni associate con gli eventi traumatici.

Questa era l’idea di Janet (1889),il quale propose che i ricordi delle esperienze traumatiche fossero immagazzinate al di fuori della coscienza ed espressi nella forma di sintomi somatici.

Alla fine degli anni ottanta diversi studi hanno dimostrato un’associazione tra disturbi somatoformi e storie di traumi infantili: per esempio Krystal, van der Kolk e van der Hart (1989) hanno osservato che emozioni intense suscitate da un trauma possono interferire con l’elaborazione cognitiva dell’esperienza, così che gli affetti vengono codificati ad un livello sensomotorio ed attivo piuttosto che in una modalità semantica e linguistica.

Questo deficit alessitimico impedisce all’individuo di stabilire un collegamento conscio tra i sintomi somatici e l’esperienza traumatica originaria. I ricordi dell’esperienza o delle esperienze traumatiche e degli affetti ad esse associati sono rimasti imprigionati in una modalità protosimbolica, e vengono agiti compulsivamente mediante comportamenti morbosi anormali, sintomi somatici e preoccupazioni ipocondriache. "Le persone che somatizzano negano gli aspetti psichici della (propria) condizione." [Tyrer,1973]

Il diniego impiegato è di natura primitiva e corrisponde alla rimozione primaria, la quale coinvolge una restrizione e un blocco del funzionamento cognitivo e non risponde nella maniera abituale all’interpretazione delle difese: dissociazione, rimozione primaria il diniego primario rappresentano,oltre a essere dei meccanismi di difesa, anche un deficit dell’elaborazione cognitiva degli affetti dolorosi e un’incapacità di assimilare gli eventi traumatici nella loro totalità. Sono le emozioni "non-mentalizzate" e non regolate, piuttosto che gli eventi veri e propri, che sono alla base dei sintomi somatici.

Queste sono le ultime scoperte dei teorici contemporanei che oggi cercano, dopo anni di querelle, di trovare un modello che renda la natura multifattoriale e interazionale dell’eziologia dei disturbi.

Aggiungiamo un passaggio e terminiamo, vorremmo riportare una metafora, quella della gazzella e del leone,a noi suggeritaci dalle pagine di Liotti nella "Dimensione interpersonale della coscienza":

 

"si pensi ad un animale (ad esempio una gazzella) aggredito da un predatore ( ad esempio un leone) e che non possa più sfuggire ad esso. Se la gazzella entra in uno stato di anestesia/amnesia mentre è tra le zampe del leone e se il leone, prima di poter finire la preda, viene in quel momento messo in allarme dal sopravvenire di un evento per lui pericoloso (potremmo immaginarci l’avvicinarci di un branco di elefanti al galoppo o di un fulmine che si abbatte su di un albero vicino), la gazzella potrà più facilmente organizzare il proprio comportamento di fuga se è scattato in lei un meccanismo che riduce la percezione del dolore ed il ricordo della paura."

 

Quindi: la gazzella dissocia per non subire un deficit causato dallo stress in caso di "ultima chance";

la donna invece dissocia perché il trauma a cui è sottoposta "gratuitamente" non trova in lei possibili spiegazioni, inoltre il ricordo del trauma potrebbe provocare serie conseguenze.


Liotti ci fornisce un buon spunto per definire i casi di dissociazione adattativa, e riuscendo a riportare il nostro pensiero sui concetti evoluzionistici …

Anche Jerome Bruner, nel "La ricerca del significato", sostiene con fermezza che la costruzione del significato ha un ruolo centrale nella psicologia umana, e ci fa osservare come il Sé emerga dalle interazioni tra persone in un ambito culturale, sotto l’influenza di narrazioni.

Insomma, di dissociazioni e di riflessioni e di cause e concause ce ne sono tante, e tanti sono stati i tentativi per cercare di fare un po’ di chiarezza su come funzioniamo normalmente e "sotto pericolo" … non sappiamo dare una risposta univoca alla nostre domande, quindi abbiamo preferito riflettere con voi e con quanti prima di noi l’hanno fatto …

Ci piace lasciarci con un grande pensatore del nostro secolo, Edelman, che forse ci dà un monito e uno stop sulla nostra brama di conoscenza:

"Fino a quando non si saranno costruiti artefatti dotati di coscienza e capaci di parlare i metodi biologici continueranno a essere troppo rozzi per poter stabilire correlazioni tra l‘attività neurale di un "pensatore puro", impegnato in un processo di ragionamento, e il significato dei suoi pensieri.

 

APPENDICE

MODELLO DI LE DOUX

Si devono a Joseph Le Doux ed al suo laboratorio gli studi fondamentali sull’emozione della paura e sul ruolo centrale dell’amigdala (la sua opera principale è "The emotional brain. The misterious underpinning of emotional life". Simon and Shuster, New York 1996-tradotto in italiano con il titolo "Il cervello emotivo. All’origine delle emozioni".Baldini e Castoldi, Firenze, 1998):

Nel pensiero di Le Doux si possono evidenziare in particolare tre temi:

Il concetto di sistema limbico;

Il rapporto tra emozione e cognizione;

La questione della plasticità cerebrale in relazione alle psicoterapie-gli ipotizzabili effetti somatici di una cura non "chimica", ma verbale.

 


CONTRIBUTO SULL’EMOZIONE (traduzione Regina Pally)

 


La paura contribuisce ad aumentare il ritardo nella reazione al pericolo.

Tutti gli animali reagiscono con la paura agli stimoli estremamente avversi, come gli shock, inoltre ogni specie è vulnerabile ad alcuni stimoli specifici che provocano la paura in quella specie, ad esempio i topi reagiscono con la paura agli spazi aperti.

Nonostante la specificità degli stimoli, le strutture cerebrali, gli ormoni, le reazioni del sistema nervoso autonomo ed i comportamenti della paura sono simili in tutti gli animali, perciò la paura studiata nei topi o nelle scimmie può ragionevolmente essere usata per capire gli aspetti della paura negli esseri umani.

L’esperimento classico sul condizionamento della paura fatto nei ratti implica l’accoppiamento di uno stimolo inizialmente neutrale, come un suono, con un leggero battito del piede. L’animale (sottoposto a questa stimolazione) mostra immediatamente una reazione di paura che comprende il "freezing", dei sussulti improvvisi, defecazione, accresciuto ritmo cardiaco e cortisolo.Dopo una singola esposizione l’animale è condizionato ad interpretare il suono come avverso e nelle occasioni successive risponderà con la stessa paura alla semplice stimolazione acustica.

Anche gli esseri umani mostrano lo stesso rapido condizionamento a shock moderati.

Una volta stabilito, il condizionamento alla paura è relativamente permanente, come dimostrato negli studi sull’estinzione. Quando il suono è presentato frequentemente in assenza di shock, la reazione di paura alla fine si estinguerà. La risposta, comunque è soltanto inibita, non cancellata completamente.

Se il ratto viene esposto ad altri stress senza legami con i precedenti, come la deprivazione di acqua, la paura condizionata del suono ritornerà all’intensità originaria.

I dettagli sui circuiti della paura risultano evidenti negli studi che si occupano di soggetti con regioni cerebrali lesionate sottoposti ad esperimenti di condizionamento.

 

 

IL RUOLO DELL’AMIGDALA E LA CORTECCIA

 

L’amigdala, essenziale nelle reazioni di paura condizionata, è il luogo di maggior rilievo deputato all’elaborazione degli imput e degli output.

Nell’azione svolta dall’amigdala vengono identificate due vie principali:

una rapida e breve via sottocorticale;

una lenta e lunga via corticale.

Ognuna di queste vie dà luogo ad un identico output, la reazione della paura, ma in risposta a stimoli diversi.

Nella via (1) l’informazione sensoriale è diretta dal talamo direttamente all’amigdala, la reazione della paura scatta rapidamente in risposta a stimoli semplici.

Nella via (2) l’informazione sensoriale è diretta dal talamo alla corteccia ed all’ippocampo e in seguito proiettata all’amigdala. In questo percorso la reazione della paura viene esplicitata più lentamente e in risposta a stimoli più complessi.

Ciò che maggiormente colpisce gli scienziati è il fatto che la corteccia uditiva, che è richiesta nella consapevolezza conscia degli stimoli uditivi, non è richiesta per la paura condizionata!

Quando la corteccia del ratto è lesionata avviene ancora il condizionamento alla paura, perché la via sottocorticale (1) rimane intatta, persino quando l’animale non può consapevolmente udire il suono.

L’implicazione è che l’emozione può essere scatenata da situazioni delle quali la persona non è consapevole.

La via corticale può inibire la reazione di paura scatenata dalla via sottocorticale.

Questi studi implicano che, sebbene le prime reazioni di paura al trauma non possono mai scomparire completamente, la consapevolezza conscia può aiutare a diminuire queste risposte di paura.

Studi confermano il ruolo dell’amigdala nella paura umana.

 

 

IL RUOLO DELL’IPPOCAMPO

 

L’ippocampo fornisce informazioni circa la posizione contestuale.

Gli indizi contestuali permettono agli animali di imparare ad evitare il pericolo.

Queste scoperte implicano che i suggerimenti spaziali attivano la paura nelle situazioni che non sono per lungo tempo pericolose, ma nelle quali l’animale è soltanto nello stesso luogo in cui era durante un evento traumatico.

Questo spiega il perché le vittime di una violenza evitano assiduamente la situazione specifica in cui furono assalite.

Nessun deterioramento dell’ippocampo può far generalizzare la paura ad altri luoghi. Oltre al ruolo nella memoria, l’ippocampo regola anche l’arousal emozionale perché è implicato nella regolazione di cortisolo.

Gli eventi emozionalmente traumatici portano a livelli molto alti di cortisoloche possono realmente danneggiare le cellule ippocampali. (Brenner 1995, Salpolsky 1996). Perciò, una diminuzione dell’attività ippocampale può portare ad una carenza nella regolazione del cortisolo e un deterioramento nella memoria delle situazioni traumatiche.

Viceversa l’attività dell’amigdala aumenta durante l’arousal emozionale (Corodimas).

Queste scoperte implicano che allo stesso tempo lo stress "frena" la memoria conscia esplicita di un’esperienza traumatica e può accrescere la memoria emozionale inconscia di quell’esperienza.

 

 

RUOLO DELLA CORTECCIA PREFRONTALE

 

La corteccia prefrontale, in relazione alla sua funzione di working memory, anticipa la conseguenza di varie opzioni di risposta e considera ciò che sarebbe possibile sbagliare se un piano fallisse.

L’ansia umana può essere l’alto prezzo dell’abilità di anticipare il pericolo e di pensare. Gli animali inferiori soffrono le conseguenze delle scelte sbagliate, ma non si preoccupano in anticipo.

 

 

L'emergere del Sé etico nelle sinapsi

                                                                       di: Fortunato Aprile


È noto che gli uomini vengono al mondo con differenti apparati genici e che questi sono attivati dalle esperienze e in dipendenza dalla diversità delle stesse.
Vi sono infatti nel cervello differenti connessioni neurali, determinate dalle differenti connessioni sinaptiche indotte. Dunque possiamo affermare che quello che siamo rispecchia pattern d’interconnettività tra neuroni (cfr. Le Doux, 2003, p.4).
Allora l’antico problema del rapporto tra natura e cultura, di solito risolto assumendo le stesse come due forme di contribuzione a ciò che siamo, vengono qui viste come forma unitaria di linguaggio incidendo sull’organizzazione sinaptica del cervello. (Id. p.6).
La unitarietà si specifica nei termini di “modi differenti di fare la stessa cosa: allacciare sinapsi nel cervello” (Id.).

È però di particolare importanza tener conto che un certo modo di fare esperienza determina l’allacciamento di aree di neuroni piuttosto che di altre e che esiste comunque una qualità chimica dei neurotrasmettitori.
È questo uno dei “luoghi” che se conosciuti da chi svolge l’azione formativa consente di innescare importanti processi in forza delle scelte che coinvolgono le emozioni.
Naturalmente, non ci riferisce qui in nessun modo a inneschi di irrazionalità o marchingegni manipolanti le libere costruzioni personali.
Sebbene si mira proprio ad utilizzare quel modo, quella qualità chimica dei neurotrasmettitori per incidere sulla qualità formativa.
Alle determinazioni fisiologiche del corpo possono far seguito alterazioni ad effetto positivo degli apparati sinaptici.
I sistemi neurali, nella loro plasticità, possono essere potenziati nelle funzioni specifiche dall’esperienza ma è anche questa che può modificare i sistemi e le funzioni originarie.
Insomma i nostri geni “possono condizionare la maniera in cui ci conportiamo, ma i sistemi di gran lunga responsabili di ciò che facciamo e di come lo facciamo sono plasmati dall’apprendimento” (Id., p. 14).
Dunque è l’apprendimento la chiave di esplorazione di problemi come mente-corpo, del sé, della coscienza, dell’etica.
Le Doux ricorda che per Locke e Strawson “la coscienza è, di fatto, la qualità che definisce l’essere persona (Id., p. 29). Tale concezione è in accordo con il concetto di Persona per come emerge dalla nostra Costituzione, dove il cittadino appare consapevole di responsabilità personale e di responsabilità sociale, intendendo presente in quest’ultima dimensione la cultura e la morale del cittadino della convivenza democratica.

Di fatto, non è concepibile la responsabilità sociale al di fuori dell’assunzione della morale che tende al superamento di livelli gravi dell’egocentrismo.
Non esiste una persona morale e una metafisica, alla Dennett (Id., p. 28), e tanto meno la garanzia che la persona metafisica rende possibile una capacità morale.
Vi sono state nella storia fior di persone metafisiche che hanno condiviso la costruzione di lager, di piani di persecuzioni razziali o di condivisione della cultura che quelle nefandezze hanno legittimato.

Il concetto di Persona, per come emerge dalla pubblicistica di garanzia, è direttamente portatrice di valori morali, sia nei termini di diritti sia di doveri. E ciò va in accordo con le definizioni che di Persona danno i personalisti storici ed ermeneutici (cfr. Mounier, 1961; Maritain,1963; Ricoeur, 1998).

Molto interesse presentano invece le posizioni che danno della coscienza e del Sé un’interpretazione processuale come quella di Damasio della coscienza nucleare e della coscienza estesa; quella di Fodor e Karmiloff- Smith degli apprendimenti dominio specifico e di dominio generale; e quella riferita dallo stesso Le Doux (Op. cit. p. 29) per la quale si effettua una distinzione tra il Sé minimo, che rappresenta una consapevolezza immediata del proprio Sé e il Sé narrativo che rappresenta una lucida autonsapevolezza.
Chissà perché però a quest’ultima consapevolezza non verrebbe riconosciuta legittimità scientifica perché di derivazione “costruzionista” sociale (cfr. Id., nota 32 a p. 455), come se la transizione tra le due forme sopra elencate di Coscienza nei vari sistemi non presupponesse una qualche forma di apprendimento di derivazione sociale.
E molto opportunamente Le Doux precisa che il cervello, alla fine, è responsabile sia dei comportamenti che istituiscono in senso collettivo l’ambiente sociale, sia della ricezione da parte di ciascun individuo dell’informazione trasmessa attraverso tale ambiente.

Si è prima affermato che l’esperienza può modificare i sistemi e le funzioni originarie degli apparati sinaptici, conferendo in tal modo all’apprendimento un ruolo decisivo nella capacità di orientamento del soggetto nel mondo.
Intanto molto dipende dal tipo di apprendimento.
Se, supponiamo, attraverso la manipolazione di oggetti si pongono domande del tipo “quanto fa 2+2” e la risposta che viene data è “4”, allora possiamo dire che la persona sta apprendendo, che la persona conosce.
Ma se la risposta a quella domanda e a quelle successive non sono adeguate al dominio definito da quelle domande, la persona perde la sua identità di classe di alunno. Allora, come afferma Maturana (1993, p. 9), continuare a porre domande a quell’alunno significa proseguire sulla base della sua non esistenza.

In tal modo vi sono sicure gravi ripercussioni sulla chimica dei neurotrasmettitori. E allora è probabile che quella perdita di classe di alunno significhi disintegrazione del Sé. Inversamente, se le altre domande vengono a giacere nel campo di pertinenza del tipo di esperienza e di conoscenza possibile del soggetto, può affermarsi che è in atto un processo di apprendimento nei termini di incidenza positiva nelle connessioni sinaptiche.

È da questo Sé-sinaptico che “conosce”, che può emergere il Sé etico come forma più avanzata della conoscenza che si fa tale per l’assunzione di strategie ermeneutiche e interpretative. Perché, oltre ai numeri, vi sono le interpretazioni delle condotte dei personaggi presenti nei saperi.
Comprendere come i giovani costruiscano nel loro Sé la dimensione etica dell’esistenza aiuta ad orientare i processi formativi personali.
E qui bisogna fare chiarezza rispetto al tema del rapporto tra formazione personale e responsabilità sociale.

Nel condurre una ricognizione sullo stato del problema, Andreoli (2003, p.7) riferendosi alla “diluizione” dell’etica personale nel gruppo che si fa branco, rileva la contraddizione che si realizza nel fatto che proprio mentre viviamo fasi storiche in cui, più che nel passato, è forte la pressione del gruppo, l’educazione risulti centrata prevalentemente sul singolo.

Si badi: sul singolo, che è cosa diversa dalla persona. Il singolo è una monade, la persona è per definizione soggetto con un Sé desto e orientato alla prospettiva sociale, alla responsabilità, insomma che ha attiva la coscienza. (cfr. Maritain 1951 )
Se la fenomenologia dell’esistenza giovanile rende evidente che nel branco “l’etica del singolo si indebolisce fino a perdersi” (Id. p.6) occorre saperne di più di come si strutturano le concezioni valoriali personali fino a giungere al “cominciamento” che ha sede nelle sinapsi.
Anche sviluppando l’esercizio delle narrazioni del Sé nei contesti istituzionali per saperne della memoria, dei sentimenti, delle idee, delle credenze, del “senso di continuità nel tempo e nello spazio, del sentimento posturale di noi stessi, dell’apparente stima degli altri e delle “tante” attese che deriviamo assai presto, addirittura inconsapevolmente, dalla cultura nella quale siamo immersi” (Bruner 2002, pp.73-74).
Inoltre, se vogliamo avere speranza di dare risposta alla implicita petizione di Andreoli per interventi formativi che rendano più resistente il soggetto alle pressioni del gruppo, bisogna elaborare didattiche non più casuistiche ma orientate dalle finalità formative, perché la “capacità di distinguere tra solidarietà col gruppo e resistenza alle pressioni” è un tipico obiettivo formativo trasversale ai saperi.
Allora solo dentro contesti del tipo su indicato avrà senso conoscere meglio e tutelare il Sé; diversamente è proprio il caso di fare come Bruner che suggerisce - nella permanenza di una conoscenza precaria del problema- di far proprio il titolo di un libro di J. Thurber “Leave Your Self Alone!”, vale a dire di lasciare in pace il sé.


Nell’attesa di conoscere meglio i dati delle ricerche di J. Cohen, della ipotesi cioè che sia possibile la comprensione di dilemmi morali a seconda se la forma di proposizione riesca a innescare le connessioni sinaptiche delle aree interessate (ciò che sembra essere uno sviluppo delle precedenti indagini di “imaging” funzionale che hanno interessato la corteccia cingolata anteriore, implicata nei conflitti motivazionali), appare rilevante ai fini dell’emergere di una sorta di Sé etico, considerare gli studi di Cantor e Markus, sintetizzati da Le Doux (Id. pp. 355-357).

L’assunto è il seguente: la conoscenza di sé implica la conoscenza delle proprie emozioni, le quali comportano conseguenze motivazionali.
Questi fatti “sono prodotti del Sé nonché cause concomitanti di questo” (Id. p. 355) stesso Sé.

Da qui si diparte il Sé operante che sintetizza una sorta di storia personale consapevole e volta al futuro in termini molto dinamici; “è il sottoinsieme disponibile al pensiero cosciente della persona in un particolare momento, ed è in parte determinato dalla memoria e dalle aspettative, e in parte dalla situazione immediata” (Id. ).

Il rilievo è dato dal fatto che il Sé operante è considerato come guida all’azione, perché i suoi costituenti influenzano la percezione, l’attenzione, il pensiero e la memoria.
Con gli ulteriori contributi di Kihlstrom, e riprendendo W. James, Le Doux mette in evidenza come “ il Sé operante sia costituito dalla memoria di lavoro e la costruzione del momento contribuisca in maniera significativa al processamento on-line, al processo decisionale e al controllo comportamentale” (Id. p. 355).

Ora tocca compiere una scelta: o al processo di costruzione del Sé operante forniamo le opportunità perché ciascuno opti per i contenuti di pensiero in modo che i Sé passati costituiscano un back-ground per le scelte del Sé futuro o la pura conoscenza del processo decisionale e il controllo comportamentale diviene puro esercizio di ricerca teorica.
Ciò che, se va bene in situazione di ricerca di laboratorio, costituisce invece perdita di occasione formativa per le applicazioni in sede scolastica.
Scontiamo ritardi enormi nella progettazione dei processi formativi personali perché restano inattuate scoperte di grande valore applicativo.

Sorge allora un sospetto: che manchi non solo una scienza di processamento dell’etica che sia correlata alla conoscenza delle forme di proposizione dei suoi contenuti, ma che sia anche legata alle fasi di evoluzione della competenza etica.
Queste comportano il ricorso ad una fenomenologia ermeneutica perché, per dirla con Wittgenstein (1980), l’etica non si insegna, ma va fatta emergere dai confronti interpretativi. Ed è questo il crocevia in cui si rende possibile ricomporre le diverse formulazioni dei Sé e delle intelligenze (Damasio 2000, Karmiloff-Smith 1995, Le Doux, Op. cit.), perché tutte quelle forme rinviano al ruolo strategico delle narrazioni e delle interpretazioni.

E chi la insegna l’etica può farlo se egli stesso si situa nelle fasce alte di una scala di evoluzione della capacità di giudizio di Piaget e di Kohlberg.
Ed è noto come ad una alta cultura scientifica personale non corrisponda necessariamente un’alta etica personale.
Per queste, ed altre ragioni, appare di grande interesse la svolta che nelle neuroscienze si va realizzando quando viene a porsi il rapporto tra aree delle connessioni neuronali da attivare ed idonee forme di proposizioni dei dilemmi morali.

In tale contesto è suggestiva, e dunque tutta da chiarire, la questione del possibile emergere dalle sinapsi di un Sé etico. Vale a dire di una strategia fondante che acceleri la qualità formativa di apprezzamento delle metodologie derivanti dalle scienze e di apprezzamento dei valori di una civiltà che non vuole votare alla dispersione le sue straordinarie risorse e potenzialità.
Damasio, nella sua indagine svolta per stabilire la differenza e la consequenzialità di emozione e sentimento, incontra il primo ricercatore che, con Hobbes (modello meccanico), aveva fondato la scienza dell’etica: Baruch Spinoza (modello geometrico). Damasio è interessato a cogliere nella neurodinamica quello che Spinoza aveva tentato di fare “separando in modo chiarissimo il processo del sentimento da quello di avere un’idea su un oggetto che può causare un’emozione” (2003, p. 23). E la nostra vita è immersa in un universo di rapporti similmente alle proposizioni della geometria che dipendono tra loro. Tale universo è però un sistema di sforzi in equilibrio e in contrasto. E la vita dell’uomo è un tentativo di persistere affermando il proprio essere e la propria sopravvivenza (cfr. Id. , p.25), non diversamente da come Maturana e Varela spiegano il loro concetto di autopoiesi, rispetto alle perturbazioni subite dall’organismo. Insomma l’organismo vivente, in specie quello umano, è perturbato da continui bombardamenti di stati emozionali, tendenzialmente intesi a limitarne l’essere, per gli effetti di irrazionalità sistematica. Da qui l’urgenza, avvertita da Spinoza, ma che corrisponde alle ricerche attuali della neurobiologia e della neurofenomenologia, di rispondere con un sistema intenzionale di contrasto. “In altre parole, Spinoza raccomandava di combattere un’emozione negativa contrapponendogliene un’altra, di valore più forte, ma positiva, indotta dal ragionamento e da uno sforzo dell’intelletto.” (Id. , p. 24).
Dunque, non è sufficiente rispondere con un contrasto puramente razionale alle perturbazioni negative, ma necessita una proposta di valore emotivo più forte. Si evidenziano qui possibilità e conferme per quelle psicoterapie che centrano la propria azione di aiuto in termini di induzione delle ristrutturazioni cognitive grazie al fatto che esse prevedono sistemi di esplorazione delle possibili alternative. Ma soprattutto è un’affermazione di fondamentale importanza per la neurobiologia (Id., p. 28) e cioè “che il dominio delle passioni deve essere realizzato non solo dalla ragione pura, ma da un’emozione da essa indotta. (Id., p. 24). Vale a dire da un’emozione innescata dalla ragione .
È l’esercizio della ragione, che agita su metodologie e contenuti scelti ad hoc e con alto potenziale emotivo, può contrastare le latenti distruttività; avendo presente che benché “i contenuti del significato abbiano in gran parte un’origine sociale, i meccanismi del significato sono biologici e vanno compresi in funzione della dinamica cerebrale” (Freeman 2000, p. 13)

Allora l’ipotesi dell’emergere di un Sé-etico dalle connessioni sinaptiche non è priva di fondamento, se il tutto è visto, intanto, come occasione per far accedere ai saperi non visti mediante l’attivazione mirata di strategie ermeneutiche che, di fatto, attivano una percezione più profonda della realtà. Che deve restare, beninteso, sempre una libera costruzione personale.

 

 

Allego la tesi interessante di Bioginnastica dell'amico Luca e della sua collega Giorgia.
 

 

I cibi che mangiamo sono in grado di influenzare ciò che siamo e ciò che proviamo?


frutta_archeologica

 

Il cibo può addirittura renderci più o meno sicuri di noi stessi, può aumentare la concentrazione, la determinazione o l'aggressività.

Anzitutto, va sottolineato che una dieta monotona o sbilanciata intossica l'organismo provocando risveglio difficoltoso, bocca amara, lingua patinata, stato dell'umore peggiorato e instabile.

Questo rende molto importante il variare, il mangiare un pò di tutto, non siate pigri e sperimentate sempre cibi nuovi, comunque, dando a pane, pasta, riso e patate il giusto spazio.

Infatti, pane , pasta riso e patate sono in grado di calmarci placando ansia e nervosismo poichè contengono il triptofano, un amminoacido essenziale, che favorisce il rilascio della serotonina noto neurotrasmettitore che da benessere e calma.

Tra gli amminoacidi, che sono costituenti essenziali delle proteine, c'è anche la tirosina in grado di favorire la comunicazione tra le cellule celebrali, ossia, di migliorare l'umore e contrastare le emozioni negative.
Un altro importante amminoacido è l' acido glutammico, che è in grado di dare maggiore chierezza di idee e vivacità di pensiero quindi: determinazione e sicurezza.

Invece, cacao, caffè, tè e bevande a base di cola e alcol contengono sostanze nervine eccitanti il sistema nervoso e sono poco indicate per gli ansiosi.
Per migliorare la memoria, invece, servono vitaminemine e sali minerali contenute in frutta e verdura.
Carne e grassi saturi incrementa i livelli di aggressività predisponendo a collera, animosità, ira.
Inoltre, il consumo eccessivo di prodotti animali in genere causa emozioni quali risentimento, senso di inadeguatezza, depressione, paura, instabilità emotiva, ostilità, perdita di controllo.
Mangiate meno carne e molti più legumi, poichè essi attenuano la diffidenza, soprattutto i piselli.

La neurobiologia ha stabilito alcuni legami tra cibi e emozioni:

Agrumi = Allontanano la malinconia e stimolano il cervello
Ananas = Fiducia in se stessi, sicurezza
Avocado = Buona memoria
Bacche in generale = Purezza di pensiero
Banane = Calma e umiltà
Barbabietola = Coraggio
Ciliegie = Allegria
Datteri = Tenerezza, dolcezza
Fichi = Attenuano l'intransigenza
Fragole = Dignità
Frumento = Risolutezza
Granaglie = Forza di carattere
Lamponi = Amabilità
Lattuga = Calma
Mandorle = Controllo sessuale
Noce di cocco = Spiritualità
Uva = Devozione e divino amore
Pere = Serenità
Pesche = Altruismo
Pomodori = Energia mentale
Latte di mucca = Entusiasmo ed energia spirituale
Miele = Autocontrollo
Riso integrale = Mitezza
Sciroppo d'acero = Freschezza mentale
Spinaci = Semplicità
Tuorlo d'uovo = Energia diretta esternamente.

 

Dott. Bruno Bonandi - Studio privato in Longiano (FC) V.le Decio Raggi, 35 - Cell. 3397689267 - Tel. 0547665954
Iscrizione all'Albo degli Psicologi-Psicoterapeuti dell'Emilia Romagna n 3171 - P.I.03735590402

Email: brubon59@gmail.com


Posta elettronica certificata: dott.brunobonandi@pec.brunobonandi.it

sito degli psicologi on line