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"Il cuore ha le sue ragioni
che la ragione non conosce"
                             Blaise Pascal

 

EmotivaMENTE

 

 

 

carpe20diem0Quando parliamo di un' emozione  facciamo riferimento ad una costituente fondamentale della vita dell’uomo che sta alla base di tutto il nostro esistere: infatti, l'esperienza emotiva ci permette di comprendere e classificare gli eventi della nostra vita e di apprezzare e stimare ogni singola esperienza umana. Come Freud ci ricorda in Il disagio della civiltà  emot_copy

"Tutte le emozioni sono, essenzialmente, impulsi ad agire, piani di azione di cui l'evoluzione ci ha dotato per gestire rapidamente le emergenze della vita. La radice stessa della parola emozione  è il verbo latino moveo, «muovere», con l’aggiunta del prefisso «e» («movimento da»), per indicare che in ogni emozione è implicita una tendenza ad agire.” […] Queste inclinazioni biologiche a un certo tipo di azione vengono poi ulteriormente plasmate dall’esperienza personale e dalla cultura […]  il modo in cui le emozioni sono esibite in pubblico o trattenute è forgiato dalla cultura [...]. Esse hanno un ruolo ed una funzione importante nella vita, ma vanno conosciute, esercitate e controllate nella vita di relazione umana.” 

tc1034deep-emotion-postersSe ci chiedessero di citare un’emozione credo che la maggior parte di noi saprebbe cosa rispondere (escludendo chi soffre di alessitimia - che per altro è un disagio in crescita nella nostra società tecnologicamente avanzata). Qualcuno nominerebbe la paura, qualcun altro la gioia, difficilmente faremmo scena muta. Se invece ci chiedessero che cos’è un’emozione, se ci chiedessero di "spiegare" le emozioni, se dovessimo rispondere alla domanda "perché ci emozioniamo?" le cose si farebbero più difficili.

La maggior parte di noi sa in cosa consiste un'emozione grazie alla propria esperienza di vita, è quando proviamo a darne una definizione che ci troviamo in difficoltà perché in realtà non è così scontato definire un'emozione. Per meglio comprendere cosa oggi s'intenda con questo termine riporto di seguito le definizioni più note:

 

roots_of_emotion_by_dimentichisiin senso letterale l’Oxford English Dictionary definisce emozione «ogni agitazione o turbamento della mente, sentimento, passione: ogni stato mentale violento o eccitato». Io  riferisco il termine EMOZIONE a un sentimento, ai pensieri, alle condizioni psicologiche e biologiche che lo contraddistinguono, nonché ad una serie di propensioni ad agire. Vi sono centinaia di emozioni, con tutte le mescolanze, variazioni, mutazioni e sfumature. In effetti le parole di cui disponiamo sono insufficienti a significare ogni sottile variazione emotiva.” (Daniel Goleman  - Intelligenza emotiva)

 

“Un’emozione è una risposta automatica del corpo a una determinata situazione: gli occhi che brillano per il piacere, il volto che arrossisce quando una nostra bugia viene smascherata. Proviamo invece un sentimento quando percepiamo consapevolmente tali emozioni, come gioia o come vergogna.

 

251b02d922acbbb4eec72f6a253782d9Le emozioni sono dunque inconsapevoli, mentre i sentimenti sono consapevoli. Noi percepiamo la maggior parte delle emozioni anche come sentimenti, poiché il linguaggio popolare non distingue granché fra le due cose. Ciò nonostante varie emozioni ci rimangono nascoste, per esempio quando arrossiamo e nessuno ce lo fa notare… Conseguiamo quindi coscienza di un’emozione solo dopo che è stata elaborata dal cervello. Ogni sentimento… si fonda sull’elaborazione da parte del cervello di segnali ricevuti dal corpo…”  (Stefan KleinLa formula della felicità)

 

“(Emotion). Sentimento; umore; affetto. Nell’uso corrente i termini ‘emozione’ e ‘affetto’ hanno il medesimo significato, anche se alcuni impiegano ‘emozione’ soprattutto per indicare i sentimenti percepiti consciamente e le loro manifestazioni, e ‘affetto’ per comprendere anche  le energie pulsionali che si presume diano origine tanto ai sentimenti consci quanto a quelli inconsci. «Il modo comune di intendere le esperienze emotive e il loro manifestarsi sul viso o a livello di altre parti del corpo è che l’esperienza emotiva viene suscitata dalla percezione di qualche oggetto e il sentimento emotivo si esprime, quindi, nelle manifestazioni somatiche in questione» (Enciclopedia Britannica, 14° ed., vol 12, p. 885).” (Hinsie – Campbell – Dizionario di psichiatria) dyn001_original_514_400_gif_1962_5ff350411be0ae49aaaadfa819ecd5e9

 

 

“Reazione affettiva intensa con insorgenza acuta e di breve durata determinata da uno stimolo ambientale. La sua comparsa provoca una modificazione a livello somatico, vegetativo e psichico.” (Umberto GalimbertiDizionario di Psicologia)

“Termine usato comunemente per indicare ciò che, traendo origine dalla vita istintuale, attiene in modo non mediato al piacere e al dolore, al desiderio di appropriazione e a quello di allontanamento. Le emozioni sono l’aspetto fondamentale e imprescindibile dell’esperire umano: distinguibili in qualche modo dall’aspetto conoscitivo, colorano di sé ogni attimo della vita cosciente in quanto vita affettiva. Esse si esprimono in modo solo parzialmente controllato dalla ragione e dalla volontà; sono legate a modificazioni somatiche, che riguardano soprattutto il sistema nervoso vegetativo, ma vengono identificate essenzialmente come dato soggettivo e preriflessivo, suscettibile solo di essere vissuto nella sua immediatezza….” (Enciclopedia Europea Garzanti – Vol 4)

 

“s.f. Vistoso turbamento provocato da commozione o da apprensione…..” (G.Devoto – G.C. OliDizionario Illustrato della lingua Italiana).

 

Definizioni di Sentimento:

 

sentimento“(feeling; sentiment) Termine usato da molti «con speciale riferimento a uno soltanto dei tre tipi di processo in cui viene oggi normalmente classificata la vita mentale, cioè con riferimento a quella parte che riguarda il ‘sentire’ nel senso più stretto del termine, distinto dal ‘conoscere’ e dal ‘volere’. In questo senso è talvolta chiamato ‘affetto’ e si contrappone a ‘cognizione’ e a ‘conato’» (Flugel, J.C.)” (Hinsie – CampbellDizionario di psichiatria)

 

“Risonanza affettiva… più duratura dell’Emozione, con cui il soggetto vive i propri stati soggettivi e gli aspetti del mondo esterno.” (Umberto GalimbertiiDizionario di Psicologia)

 

“s.m. 1. Momento della vita interiore, pertinente al mondo degli affetti e delle emozioni: s. di gioia, di orgoglio,..  di pietà, di vendetta. 2 L’affettività, talvolta in quanto contrapposta all’intelletto o alla ragione, spesso anche in quanto indicativa del carattere o dell’etica individuale: lasciarsi guidare dal s.; un giovane di s. onesti… 3 La facoltà di compiere determinati atti o di averne la coscienza o il controllo: il malato è fuori di s.” (G.Devoto – G.C. OliDizionario Illustrato della lingua Italiana).

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Definizioni di Umore:

 

“(mood). Tono affettivo di base; disposizione emotiva generale. Indica uno stato ‘più durevole delle reazioni affettive, seppure modificabile dall’ambiente’ (Bini, L. Bazzi, T.) Lo stato dell’umore in un certo momento è, quindi, il tono affettivo, la disposizione emotiva generale in quel momento. L’umore fondamentale di una persona, inteso come sua caratteristica relativamente costante, è un concetto che alcuni autori chiamano anche temperamento. (M. C., G. Z.)” (Hinsie – CampbellDizionario di psichiatria)

 

 

“Tonalità di base dell’Affettività. Questa definizione si riferisce all’umore di fondo… con tratti di durevolezza e relativa indipendenza… dagli stimoli esterni.” (Umberto GalimbertiDizionario di Psicologia)2dolcezzaup2

 

 

 

“2. fig … disposizione dell’animo, sia con riferimento alle qualità costanti dell’indole….. che a stati d’animo transitori…. Talvolta, la disposizione d’animo di una o più persone di fronte ad un dato fatto…”(G.Devoto – G.C. OliDizionario Illustrato della lingua Italiana)

 

 

 

Tra le diverse definizioni quella a cui si fa prevalentemente riferimento è quella di Daniel Goleman: “Io  riferisco il termine EMOZIONE a un sentimento, ai pensieri, alle condizioni psicologiche e biologiche che lo contraddistinguono, nonché ad una serie di propensioni ad agire. Vi sono centinaia di emozioni, con tutte le mescolanze, variazioni, mutazioni e sfumature”.

 

william_jamesWilliam James (1890), filosofo e psicologo americano, è uno dei precursori dello studio psicologico delle emozioni. Egli sosteneva che la definizione di emozione non andrebbe cercata nel linguaggio ma nelle percezioni degli stati corporei. E siccome attraverso il corpo sono possibili un numero infinito di percezioni, si puù affermare che possa esistere un numero illimitato di emozioni che potranno essere descritte nei modi più disparati.

Il tentativo di contare ed identificare le emozioni è stato intrapreso più volte. Non si è però giunti ad una classificazione unanimemente accettata. Le differenze sono dovute non solo alla soggettività intrinseca dell’operazione, ma anche dall’innumerevole numero di parametri che possono essere presi come base per la loro categorizzazione.
Nonostante importanti pensatori quali appunto James edarwin anche il più conosciuto biologo Darwin si fossero notevolmente impegnati nel tentativo di fornire alcune risposte, per quasi tutto il ventesimo secolo (esclusi gli ultimi quarant'anni) il problema delle emozioni è stato sistematicamente trascurato. Certamente oggi possiamo avvalerci di importanti contributi ma, a differenza  di visione, linguaggio e sistema motorio, il tema delle emozioni pone sfide più impegnative e solo progressivamente nel tempo recente è diventato un argomento di grande interesse per molti ricercatori. 

Inizialmente era opinione diffusa che le emozioni fossero un aspetto secondario e meno nobile della vita mentale di un individuo, che invece andava studiata nella sua componente razionale ed è proprio per questa ragione che si è privilegiata anche nell'educazione e nelle istituzioni scolastiche la parte razionale piuttosto che quella emotiva, nonostante sia indiscutibile che le scelte importanti nella vita vengano effettuate prevalentemente sull'onda delle nostre emozioni. rosaMa i risultati della logica formale sembravano fornire una rigorosa piattaforma fondazionale per la descrizione dei processi mentali di tipo razionale, sui quali perciò si era calamitata l'attenzione degli studiosi. E poi c'è da considerare questa tendenza innata dell'uomo alla ricerca di certezze, di cose ben definite e salde, di punti di riferimento irremovibili che è sicuramente in contrasto con il vissuto emotivo, che spesso fa smarrire e a volte addirittura sconvolge, ma che è anche il sale della vita. Fino ad ora la logica razionale aveva prevalso  nella riverca scientifica dove due più due deve fare sempre quattro. Il Novecento però ha dato lo spunto, con quei due grandi pensatori che per me hanno fatto da sparti acque con la scienza di epoca precedente: Einstein e Freud, allo studio dell'invisibile e dell'irrazionale, costringendo, in qualche modo, gli scienziati ad occuparsi anche s007_copydell'irrazionale, dove due più due raramente fa quattro. Persino la psicologia, fin dall'inizio del novecento, scienza che era ancora in fascie, aveva dedicato poco spazio alla trattazione delle emozioni (se escludiamo l'ambito clinico); mentre, al contrario, lo studio dei processi cognitivi è stato accolto fin da subito in ambito computazionale e ha permesso di sviluppare teorie e modelli successivamente poi riutilizzati dalla psicologia sperimentale.

Sta di fatto, comunque, che a tutt'oggi non esiste ancora una teoria unica delle emozioni.

 

Le principali teorie sulle EMOZIONI

 

Le quattro grandi teorie delle emozioni

Corrente teorica

Massima

Fondatore o grande rappresentante

Consiglio di vita

Evoluzionista

Ci emozioniamo perché è scritto nei nostri geni Charles Darwin (1809-1882) Prestiamo attenzione alle nostre emozioni: ci sono utili

Fisiologica

Ci emozioniamo perché il nostro corpo si emoziona William James (1842-1910) Controlliamo il corpo, controlleremo anche le emozioni
Cognitivista Ci emozioniamo perché pensiamo  Epitteto (50-130 d.C.) Pensiamo in modo diverso: controlleremo le nostre emozioni
Culturalista Ci emozioniamo perché è un fatto culturale Margaret Mead (1901-1978) Prestiamo attenzione all’ambiente culturale in cui ci troviamo prima di esprimere o interpretare un’emozione

 

Da ciascuna di queste teorie possiamo trarre consigli pratici che possono aiutarci ad affrontare meglio la vita di tutti giorni. Vediamoli in dettaglio.

 

La teoria evoluzionista ci insegna che le emozioni sono il risultato di una selezione naturale dovuta al fatto che gli individui che le provavano sono sopravvissuti e si sono riprodotti. Oggi, i geni in cui sono scritte le nostre emozioni, continuano ad aiutarci a sopravvivere e a riprodurci, ad esempio, facendoci provare paura di fronte ai pericoli e gioia nelle relazioni con gli altri.

 

Consiglio pratico: impariamo a leggere il lato positivo delle emozioni, ossia l'informazione utile che queste ci trasmettono. Quando proviamo un'emozione è perché c'è un informazione importante da recepire e interpretare. E' l'informazione che ha aiutato i nostri antenati a sopravvivere e riprodursi. Queste informazioni sono dunque un tesoro da cui attingere e da sfruttare a nostro vantaggio. Imparare a sfruttare le emozioni impedisce che siano loro a sfruttare noi.

 

La teoria fisiologica ci dice che prima di tutto è il corpo a emozionarsi. Proviamo quello che proviamo perché ci accorgiamo che il corpo reagisce ad un evento. Hai presente quello che accade quando eviti istintivamente un ostacolo? Il tuo corpo reagisce immediatamente, un istante dopo senti gli effetti della scarica di adrenalina per il pericolo scampato e provi quella sensazione che definisci "paura".

 

Consiglio pratico: il corpo produce le sensazioni che chiamiamo emozioni? E' un'ottima notizia, perché allora vuol dire che possiamo condizionare il nostro corpo a generare l'emozione che vogliamo. Possiamo tenere sotto controllo l'emozione tenendo a bada il nostro corpo, la nostra postura, la nostra espressione. Almeno per un po', almeno fino ad un certo grado di intensità dell'emozione che vogliamo controllare.

 

La teoria cognitivista ci dice che l'emozione che proviamo in risposta ad un evento dipende da quel che noi pensiamo dell'evento. L'emozione è il risultato di un processo cognitivo attraverso il quale classifichiamo gli avvenimenti. E' stato creato un modello secondo il quale le emozioni vengono definite in base alla gradevolezza, prevedibilità, controllabilità, origine (noi, altri) dell'avvenimento. Ad esempio l'ira sopravviene quando un evento viene classificato da un soggetto come imprevisto, sgradevole, controllabile, originato da altri, mentre l'ansia si prova quando un evento è previsto, sgradevole, controllabile ("La forza delle emozioni" di Christophe André e François Lelord - TEA [ed. febb. 2007 pag. 17]).

 

Consiglio pratico: pensando in modo diverso cambiamo ciò che proviamo rispetto ad un evento. Guardare le cose in modo diverso, più produttivo, trasforma le nostre emozioni. Interpretare l'informazione nel modo giusto e funzionale al nostro vivere fa la differenza: fra vivere le emozioni ed emozionarci per quel che la vita ci può offrire e l'essere preda delle emozioni e dannarci per quel che la vita ci fa soffrire. Pensando in maniera più efficace e funzionale, si può, in pratica, trasformare il nostro sentire-percepirci e da vittime trasformarci in protagonisti del nostro vissuto. Questo è il lavoro che avviene in genere in psicoterapia, dove l'aumento della consapevolezza grazie al confronto, favorisce un cambiamento del pensiero e del relativo stato d'animo percepito.

 

La teoria culturalista ci insegna a considerare le emozioni come reazioni apprese in un contesto sociale. L'intensità nell'esprimere e manifestare ma anche nel provare certi tipi di emozione varia da cultura a cultura.

 

Consiglio pratico: se le emozioni, almeno non tutte, non sono universali, significa che possiamo in qualche modo dominarle modificando il contesto sociale nel quale solitamente le proviamo o le esprimiamo. E' possibile contribuire a modificare l'atteggiamento degli altri (o frequentare altri contesti) per poter provare sentimenti diversi rispetto a determinati accadimenti. Rendendo gli ambienti in cui vivi più orientati alle soluzioni, al buonumore, alla positività renderai te stesso incline alla felicità. 

 

 

rosa_bluEsistono diverse teorie e tutte egualmente convincenti e verificabili, anche con metodi scientifici. Ciascuna spiega meglio di altre la realtà delle emozioni in certe circostanze o, se non altro, è in grado di metterne in luce con maggiore precisione particolari aspetti. Insomma, per avere una spiegazione completa delle emozioni dobbiamo ricorrere a tutte queste teorie. Dobbiamo "accendere tutte le luci disponibili" per illuminare tutte le facce di questa "complessa struttura" che chiamiamo EMOZIONE.
Negli ultimi tre/quattro decenni lo studio scientifico delle emozioni ha subito un notevole sviluppo che ha prodotto una quantità di conoscenze (provenienti soprattutto dalla neurobiologia e dalla psicologia sperimentale) ed un crescente interesse anche nel dominio dell'informatica e dell'Intelligenza Artificiale.
Paradossalmente, proprio l'emotività, considerata uno scomodo retaggio evolutivo e un'inutile interferenza nei processi intelligenti, ha iniziato ad essere considerata come una importante componente dell'intelligenza stessa.
Quindi lo studio scientifico dei processi emotivi si 771229w65uaqg83lè andato affiancando a quello dei processi cognitivi. LeDoux [1996, p.42] auspica la costruzione di una teoria unificata della mente, in cui le emozioni non siano assimilate ai fenomeni cognitivi, ma ne condividano i metodi di ricerca. Ad esempio, come nelle scienze cognitive, anche nello studio delle emozioni si è inizialmente proceduto top-down, individuando un certo numero di funzionalità principali, seguendo inizialmente un approccio di tipo filosofico e psicologico per esplicitare le questioni più importanti, per individuare moduli da trattare separatamente. Anche per le emozioni si è poi passati ad un approccio di tipo computazionale (con l'implementazione di modelli atti a studiare il comportamento emotivo mediante simulazione, o con la realizzazione di agenti dotati di espressione emotiva) e neurobiologico (con lo studio dei correlati neurali).

 

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Un parametro efficace per l’identificazione delle emozioni di base nell'essere umano è stato considerato l’espressione del viso.

 

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Verso la fine degli anni ’60 Paul Elkman si reco presso una popolazione sperduta della Nuova Guinea, i Fore, raccontò ad alcuni personaggi alcune storie legate a emozioni particolari, mostrò delle foto simili a quelle riprodotte qua sopra ma di individui americani e chiese ai soggetti di indicare l’immagine che associavano alla storia. Poi tornò in america e fece lo stesso con alcuni soggetti americani cui però mostrò immagini di volti dei Fore. Si accorse che le stesse storie venivano associate a visi che esprimevano la stessa emozione.


 

Sono partiti dalla considerazione dell'espressione del viso alcuni studi famosi che portano il nome dei loro autori: Sylvan Tomkins, Paul Ekman, Nico Frijda e anche Robert Plutchik per ricordarne solo alcuni tra i più celebri.

 

 

Ma l’espressione del volto non è l’unico elemento che è stato preso in considerazione. Philip Johnson LairdKeith Oatley, ad esempio, hanno considerato le emozioni rivolgendo l’attenzione alle parole utilizzate per descriverle. Jaak Panksepp si basò addirittura su esperimenti fondati sulla stimolazione elettrica del cervello e in particolare osservò i comportamenti che scaturivano da questa stimolazione. marketing-emotion

Oatley (1992) ci da un contributo a riguardo sostenendo che: “le emozioni sono stati mentali dotati di funzioni psicologiche coerenti e risultano riconoscibili secondo criteri empirici e teorici”. Quindi, a differenza di quello che sosteneva James, Oatley ritiene che le emozioni siano degli stati mentali che possono essere analizzati e descritti secondo dei criteri precisi, scientifici, e se tali criteri vengono applicati, ecco che l’ambiguità e l’eterogeneità apparenti delle emozioni spariscono.

Robert Plutchik e Nico Frijda, basandosi oltre che sulle espressioni del volto, anche su azioni più ampie e segnali del corpo, arrivarono ad identificare otto emozioni fondamentali: la paura, la rabbia, la sorpresa, la gioia, il dispiacere (la tristezza), l'aspettativa, il disgusto e l'approvazione.modplutchikunadim_copy
Queste sono quelle emozioni presenti anche sugli scalini dei piani più bassi della scala evolutiva.
La classificazione di Plutchik attualmente è quella che ha avuto più successo, anche perchè non si è basata solo sull’elenco delle emozioni fondamentali, ma su un vero e proprio modello che rappresenta bene le osservazioni della realtà e per questo ha resistito anche a molte verifiche sul piano empirico. Il cerchio che ho riportato sopra rappresenta la somiglianza e la polarità delle otto emozioni primarie secondo Plutchik. Il modello diventa molto intuitivo se rappresentato su tre dimensioni in questo modo:

 

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Come possiamo vedere le emozioni fondamentali sono poste a metà della figura tridimensionale. Se prendiamo un’emozione e guardiamo quella posizionata all’opposto, ci possiamo rendere facilmente conto che la loro sequenza non è casuale ma segue una logica “polare”:


Angoscia -> Estasi
Odio -> Adorazione.


Le dimensioni fondamentali rappresentate da questo modello sono tre: polarità, intensità e somiglianza.

La prima dimensione del modello è la polarità.
Cosa accade se ci si muove sopra o sotto l’emozione fondamentale? Troviamo delle etichette che identificano delle emozioni simili a quella fondamentale di partenza ma caratterizzate da una intensità minore (verso il basso) o maggiore (verso l’alto). Ad esempio togliendo intensità alla tristezza si arriva alla malinconia, mentre aggiungendone quello che si prova è angoscia.
 

 

  

 

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L’intensità può variare su un asse ortogonale al cerchio, per esempio la paura aumentando può divenire terrore, diminuendo può emozioni2divenire apprensione.

La terza ed ultima dimensione è la somiglianza. Più vicine sono le emozioni più si assomigliano.
Mischiando emozioni diverse se ne producono delle altre. Ad esempio cosa otterremmo mischiando gioia e sorpresa? Un’emozione che potremmo definire delizia. E miscelando aspettativa e paura? Come definiremmo l'emozione di quando proviamo paura per qualcosa che ci aspettiamo che accada? Ansia? Sì, mischiando aspettativa più paura si arriva all’ansia. Interessante vero?
Plutchik definisce quelle descritte sopra diadi terziarie in quanto sono generate dal mescolamento di emozioni separate da tre gradi di somiglianza:

 

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– 1) disgusto

– 2) dispiacere

– 3) paura


Le diadi secondarie sono quelle separate da due gradi di somiglianza; ad esempio:


gioia+paura= senso di colpa
tristezza+paura= risentimento


e quelle primarie:


gioia + accettazione= amicizia
paura+ sorpresa = allarme.

 

Il modello sembra essere in grado di spiegare la maggior parte delle emozioni umane, ciascuna delle quali può essere considerata come una combinazione di queste emozioni primarie.

 

138656746_17fa4ed2a5Le emozioni fondamentali hanno un’origine evolutiva: chi provava queste emozioni aveva più probabilità di sopravvivere. Pensiamo ad esempio alla funzione paura di fronte ad un predatore.
Quelle che derivano dalla fusione fra le emozioni elementari, sopratutto quelle meno simili e quindi più distanti, sono tipiche delle specie più evolute. Richiedono infatti una componente cognitiva. Significa che si provano laddove è presente una capacità di riflettere sulle proprie emozioni.
Da tutte le combinazioni possibili derivano le diverse sfumature degli stati d’animo che conosciamo e più ne conosciamo e più siamo esseri umani evoluti e ricchi di esperienza.  E meglio riusciamo a riconoscerle e ad esprimerle (e anche a condividerle) e più siamo socievoli e di conseguenza ci sentiamo meno soli; il che significa che siamo più abili a relazionarci e che ci sono meno possibilità di essere colpiti dai grandi mali psicologici che ci affliggono ai giorni nostri come la depressione, ad esempio, ma anche dagli attacchi di panico e dai vari disturbi d'ansia.
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La classificazione delle emozioni definite come primarie, ovvero non scomponibili in altre emozioni, varia in rapporto alla teoria di riferimento che prendiamo: si passa dalle due della teoria di Mowrer (dolore e piacere), alle circa dieci/dodici di altri ricercatori (Gateway Psychiatric, 2005).
Come abbiamo visto sopra, la teoria di Ekman si fonda su un esperimento di analisi e raffronto interculturale (Ekman et. al., 1972). La teoria di Ekman ci ha permesso di dedurre che se esistono delle espressioni innate, trasversali all’interno di tutta l’umanità, significa che esistono delle emozioni comuni che le generano, e quindi queste possono essere definite come primarie. E' così che Ekman ha identificato sei emozioni primarie:


1. Felicità
2. Sorpresa
3. Disgusto
4. Rabbia
5. Paura
6. Tristezza


Invece Plutchik è partito da considerazioni di natura evolutiva. Afferma infatti che le emozioni primarie sono biologicamente primitive e si sono evolute in modo da consentire alle specie di sopravvivere (Plutchik, 1980). Argomenta infatti che ognuna delle emozioni primarie agisce come interruttore per un comportamento con un alto valore di sopravvivenza (es. paura: fight-or-flight response).

 

Come abbiamo già visto nello schema sopra, secondo Robert Plutchik, vi sono otto emozioni primarie (definite a coppie):


1. gioia - tristezza
2. fiducia - disgusto
3. rabbia - paura
4. sorpresa - anticipazione


Abbiamo visto anche come il diagramma a ruota delle emozioni da lui creato, evidenzia gli opposti e l’intensità, via via decrescente, delle emozioni, più i vari stati intermedi (decrescendo di intensità le emozioni si mescolano sempre più facilmente).
Plutchik, citando le ricerche di Darwin che hanno ricevuto numerose conferme, sottolinea il ruolo comunicativo delle
emozioni (in modo analogo a Ekman, seppure da un altro punto di vista).
Riportiamo qui nella tabella che segue schematicamente le risposte ambientali che Plutchik identifica:

 

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Le Famiglie delle Emozioni


A proposito delle famiglie delle emozioni ecco cosa scrive Goleman:
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“I ricercatori continuano a discutere su quali precisamente possano essere considerate le emozioni primarie – il blu, il rosso e il giallo del sentimento dai quali derivano tutte le mescolanze – o perfino sull’esistenza di tali emozioni primarie. Alcuni teorici propongono famiglie emozionali fondamentali, anche se non tutti concordano nell’identificarle.”

Ed ecco come vengono da lui raggruppate all’interno di otto famiglie principali:

 

*Collera: furia, sdegno, risentimento, ira, esasperazione, indignazione, irritazione, acrimonia, animosità, fastidio, irritabilità, ostilità e, forse al grado estremo, odio e violenza patologici.


*Tristezza: pena, dolore, mancanza d’allegria, cupezza, malinconia, autocommiserazione, solitudine, abbattimento, disperazione e, in casi patologici, grave depressione.

 

*Paura: ansia, timore, nervosismo, preoccupazione, apprensione, cautela, esitazione, tensione, spavento, terrore; come stato psicopatologico, fobia e panico.

 

*Gioia: felicità, godimento, sollievo, contentezza, beatitudine, diletto, divertimento, fierezza, piacere sensuale, esaltazione, estasi, gratificazione, soddisfazione, euforia, capriccio e, al limite estremo, entusiasmo maniacale.

 

*Amore: accettazione, benevolenza, fiducia, gentilezza, affinità, devozione, adorazione, infatuazione, agape.

 

*Sorpresa: shock, stupore, meraviglia, trasecolamento.

 

*Disgusto: disprezzo, sdegno, aborrimento, avversione, ripugnanza, schifo.

 

*Vergogna: senso di colpa, imbarazzo, rammarico, rimorso, umiliazione, rimpianto, mortificazione, contrizione. 

 

A dire la verità questo elenco non risolve ibambfin problemi di classificazione delle emozioni… Non ci sono risposte chiare: il dibattito scientifico sulla classificazione delle emozioni prosegue.” (Daniel Goleman – INTELLIGENZA EMOTIVA).

 

Per esempio per i bambini dai 18 mesi fino ai 10/11 anni Goleman ha raggruppato le principali Emozioni in 7 Famiglie:


quella della Felicità,
quella della Tristezza,
quella della Paura,
quella della Rabbia,
quella del Disgusto,
quella della Meraviglia
e quella Neutra.

 

 

Insomma, dobbiamo prendere atto che il concetto di emozione non é per niente unitario (come non lo è quello di mente) ma viene riferito ad una collezione di processi e di sistemi abbastanza specifici [LeDoux 1996, p.108], [Picard 1997, p.139].

Comunque le emozioni possono essere definite come un insieme di processi specializzati per la risoluzione di problemi. Per caratterizzarle in modo più preciso proviamo a classificarle ulteriormente distinguensole in tre diverse tipologie:

 

1. emozioni fondamentali

2. emozioni cognitive

3. emozioni esperenziali

 

 

emotion_mirror2Le emozioni fondamentali (o emozioni elementari) sono processi di tipo reattivo, specializzati dall'evoluzione e aventi ben definiti correlati neuroanatomici. Con questo termine identifichiamo le emozioni primarie, le emozioni semplici (contrapposte a quelle complesse), le emozioni non cognitive (rispetto a quelle cognitive), le emozioni pure (rispetto a quelle miste). Ognuno dei sistemi associati a tali processi ha la funzione di risolvere una ristretta classe di problemi. Ad esempio, la paura primordiale, quella che ci fa scattare non appena sentiamo un rumore improvviso, permette di reagire alle situazioni di pericolo, e fornisce istantaneamente le risorse per affrontarle. Per questo motivo, tali sistemi emotivi sono già presenti in molti animali inferiori e sono perciò quelle più antiche dal punto di vista evolutivo.
Le emozioni fondamentali sono state inizialmente proposte a partire dallo studio delle espressioni emotive (ad esempio, le espressioni facciali, o il lessico emotivo) e dell'invarianza di queste rispetto ai diversi individui e alle differenti culture. Le diverse liste di emozioni proposte in tali studi presentano variazioni più o meno grandi, ma pressocché tutte contengono: paura, gioia, tristezza, rabbia, disgusto. Queste si presentano dunque come le candidate più verosimili al ruolo di emozioni fondamentali.

 

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La tabella seguente affianca ognuna di tali emozioni alle situazioni tipiche a cui fanno riferimento, permettendo di attivare le reazioni di risposta:

 

EMOZIONE

SITUAZIONE

paura

presenza di un pericolo

disgusto

reazione nei confronti di sostanze o oggetti potenzialmente nocivi

gioia

affettività, raggiungimento di scopi

tristezza

affettività, scopi non (ancora) raggiunti

rabbia

aggressività

 

Le emozioni cognitive estendono i sistemi emotivi elementari con l'introduzione di un sistema di valutazione cognitiva di tipo psicologico. Tale sistema permette di apprendere nuove insiemi di stimoli (o condizioni elicitanti o emotigene) e di risposte comportamentali. Dal punto di vista neurobiologico, i sistemi si valgono dell'interazione della neocorteccia con i circuiti neurali delle emozioni primitive.
Per fare un esempio, si consideri nuovamente l'emozione di paura: in questo caso, i sistemi di valutazione emotion_ecognitiva permettono di individuare un numero maggiore di situazioni potenzialmente pericolose, o le variazioni della pericolosità di un evento al variare del tempo. Per quanto riguarda le risposte comportamentali, alle tre di tipo innato (paralizzarsi, fuggire o lottare), si affiancheranno comportamenti che, in caso di successo, verranno associati alla specifica situazione che ha generato la paura. Si parla in questo caso di paura appresa, che sarà un'emozione più complessa rispetto alla paura intesa come emozione fondamentale.
Per i 'cognitivisti' le emozioni sono processi di tipo cognitivo (o comunque tali per cui la cognizione svolge un ruolo centrale). L'emozione consisterebbe in un processo in cui, alla percezione di un certo insieme di stimoli, seguirebbe una valutazione cognitiva che consentirebbe all'individuo di etichettarli e di individuare un determinato stato emotivo. A questo punto, seguirebbe la risposta emotiva, sia di tipo fisiologico che comportamentale ed espressivo. La sequenza è illustrata nello schema seguente e nel successivo esempio:

 

 

PERCEZIONE

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SCELTA DELL'EMOZIONE

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SCELTA DELLA RISPOSTA

 

 

Dinamica di un generico processo emotivo

 

 

 

***

 

 

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 Esempio di processo emotivo

 

 

Il terzo tipo di emozioni, quelle più complesse dette esperenziali, sono i sentimenti quali l'invidia, l'amore o il senso di colpa [Castelfranchi et al. 1994]. In questo caso, per l'instaurarsi di tali emozioni è necessario un individuo che abbia un modello di sé e della relazione tra sé e il mondo. Tale condizione è legata alla presenza della coscienza. L'esperienza cosciente consente di ampliare ulteriormente non soltanto la valutazione degli stimoli e delle situazioni, ma anche l'insieme delle risposte, e può generare effetti retroattivi che attivino ulteriori processi emotivi (ad esempio, il senso di colpa può generare tristezza o paura). L'informazione che proviene dall'esperienza delle emozioni (primarie e secondarie) si riflette sui processi di ragionamento e sul comportamento volontario. bacio
È bene precisare che per alcuni ricercatori (LeDoux in prima linea) questa categoria non viene inclusa tra le emozioni, come le prime due: secondo il loro punto di vista, bisogna distinguere tra emozioni e sentimenti [
LeDoux 1996, p.336]. In questo modo essi mettono in evidenza il fatto che l'esperienza emotiva interviene soltanto dopo che i processi emotivi si sono verificati (e spesso anche dopo la risposta emotiva), e che si limita all'accesso cosciente dell'emozione. Questa posizione è dovuta al fatto che essi si interessano principalmente alle emozioni fondamentali, e allo studio dei loro correlati neurali. Tuttavia, nel caso di sentimenti quali l'invidia o il senso di colpa, è difficile pensare che la consapevolezza serva soltanto ad accedere a processi emotivi in corso e a generarne di nuovi, senza convincersi che essa sia parte integrante di un sistema più complesso e caratteristico di tali sentimenti. In questo caso, l'esperienza cosciente noné più soltanto lo specchio di un processo inconsapevole, ma è parte integrante di un unico sistemotion_timesema.

Con il termine di emozioni complesse, si intenderanno sia quelle cognitive che esperenziali, e si identificheranno con le emozioni secondarie di Damasio. Non si entrerà nel merito delle questioni sulle emozioni pure e miste, rimandando a [
Picard 1997] e [D'Urso e Trentin 1998].
Pur avendo introdotto arbitrariamente questa distinzione nei tre tipi di emozione, si può affermare che essa è in buon accordo con il modello computazionale di Sloman [
Sloman 1999], il quale considera tre livelli: reattivo (reactive layer), deliberativo (deliberative layer), riflessivo (self-monitoning meta-management layer). Il primo livello racchiude le funzionalità reattive delle emozioni fondamentali. Il livello deliberativo contiene le funzionalità di tipo cognitivo tra cui valutazione, pianificazione e presa di decisione (decision-making). Il terzo livello è relativo ai processi nei quali interviene il modello del sé.

 

gustav-klimt-the-three-ages-of-woman-511505b200508310000465dIn pratica l'emozione è quella complessa catena di eventi che si succedono tra la comparsa dello stimolo scatenante (input), l’attivazione dei tre sistemi di risposta: sensazione soggettiva - comportamento - variazioni fisiologiche e l’esecuzione del comportamento rispondente (output).  L’emozione quindi rappresenta il comportamento di risposta ad uno stimolo ambientale di breve durata, che provoca cambiamenti legati alla motivazione la quale si manifesta sui tre livelli che seguono:

 

psicologico – Si modifica la sensazione soggettiva, si altera il controllo di sé e delle proprie abilità cognitive: comprende i resoconti verbali relativi all’esperienza soggettiva, come ad esempio: “ho provato una intensa sensazione di rabbia quando ...”;

 

comportamentale – Cambiano le Espressioni Facciali, la postura, il tono della voce e le reazioni (attacco o fuga, per esempio); riguarda tutte le manifestazioni motorie dell’emozione, come ad esempio il comportamento di evitamento, di avvicinamento, di attacco e la fuga ecc., e le modificazioni dell’atteggiamento posturale e dell’espressione facciale.

 

fisiologico – ci troviamo di fronte a modificazioni fisiche, fisiologiche, riguardanti la respirazione, la pressione arteriosa, il battito cardiaco, la circolazione, le secrezioni, la digestione, ecc. - prevalentemente rappresentato delle modificazioni fisiche: ad esempio negli effettori innervati dal sistema nervoso autonomo, quindi alterazioni della frequenza cardiaca, della pressione arteriosa, dell'irrorazione vascolare facciale (l’arrossire), l’aumento della sudorazione delle mani, o le modificazione del ritmo respiratorio. Tutte queste variazioni sono connesse con, e anche indotte da, modificazioni di tipo endocrino, per esempio del sistema ipofisi-corticosurrenale (ACTH e cortisolo) o della midollare del surrene (adrenalina e noradrenalina).

 

 

L'emozione, specialmente se intensa, può provocare alterazioni somatiche diffuse: il sistema nervoso centrale influenza le reazioni mimiche (l'espressione del viso), la tensione muscolare; il sistema vegetativo e le ghiandole endocrine, la secrezione di adrenalina, l'accelerazione del ritmo cardiaco e altre risposte viscerali. disperazione


Nessuno di questi tre sistemi (psicologico, comportamentale e fisiologico) è prioritario rispetto agli altri, ma piuttosto ognuno risulta strettamente connesso per combinare una risposta emozionale globale. I tre sistemi cioè interagiscono tra loro pur essendo parzialmente indipendenti. 
Concludendo, l’emozione risulta essere un “insieme di risposte”.


La motivazione alla risposta


depuacquaComunemente si pensa di dedurre le motivazioni dal comportamento, in realtà lo stesso comportamento può essere causato da motivazioni diverse. Uno studente può passare tre ore a studiare per interesse verso la materia, per compiacere un genitore o per primeggiare sui compagni e sentirsi importante.

 

Ci sono infatti vari tipi di disaccordo tra attività e obiettivo:

 

 

• lo stesso obiettivo può essere raggiunto con diversi comportamenti;


• differenti obiettivi possono essere raggiunti con lo stesso comportamento;


• un comportamento può essere strumentale al raggiungimento di differenti obiettivi.

 

Ma abbiamo già detto che per meglio definire le motivazioni profonde del comportamento umano sono state sviluppate molte teorie, citiamo le tre più importanti dal punto di vista clinico: la teoria psicoanalitica, la teoria comportamentista e la teoria cognitivista. mirror_picass_girlbefore_lg
Secondo la teoria psicoanalitica di Freud le pulsioni fondamentali sono il sesso e l'aggressività. La teoria comportamentista sottolinea l'importanza della relazione stimolo-risposta e dell'apprendimento nello sviluppo del comportamento. La teoria cognitivista può essere definita come la teoria della scelta preferenziale; cioè la decisione di impegnarsi in una certa attività piuttosto che in altre ed il grado di partecipazione si determinano sulla base di considerazioni di carattere cognitivo.

Sebbene l’emozione si realizzi all’interno della complessa relazione tra l’individuo e l’ambiente, è utile, per chiarirne gli aspetti, considerarla come indotta da una specifica condizione stimolo. In altre parole, l’emozione è un esempio di comportamento rispondente, comportamento cioè dove può essere individuato uno stimolo scatenante, legato alle motivazioni profonde.

 

 

 

Le emozioni hanno tre funzioni principali:

 

motivazione: sono processi motivazionali che predispongono l'individuo verso un certo insieme di possibili comportamenti;

 

comunicazione sociale: permettono di comunicare informazioni da individuo a individuo (ad esempio, l'abbracciarsi per esprimere affetto o il lamentarsi per richiedere aiuto);

 

informazione: fanno sì che l'individuo sia aggiornato sui suoi bisogni e obiettivi, che apprenda situazioni ed eventi utili e pericolosi, agendo come misuratori del proprio stato interno e del mondo esterno.

 

 

mast_copyÈ chiaro che le funzionalità sono legate al tipo di emozione considerata. Ad esempio, le emozioni fondamentali attiveranno unicamente processi di tipo reattivo, ma potranno successivamente coinvolgere processi cognitivi, mentre l'esperienza cosciente influenzerà il comportamento volontario. A livello reattivo, per esempio, le funzionalità informative delle emozioni saranno ridotte o completamente assenti (e comunque non nel senso di accesso cosciente).

 

In tutti i sistemi emotivi (semplici o complessi che siano) si può sostanzialmente distinguere:

 

1. un insieme di condizioni elicitanti (le percezioni caratteristiche di una data emozione);

 

2. un insieme di possibili risposte (di tipo fisiologico, comportamentale od espressivo);

 

3. un sistema di valutazione che individua le condizioni elicitanti e seleziona la risposta più appropriata; tale sistema potrà avere sia componenti descrivibili direttamente in termini di circuiti neurali, sia componenti di livello psicologico, plausibilmente legate all'attività della corteccia cerebrale.

 

 

 

Infine, le emozioni sono sempre caratterizzate dalla presenza di piacere e dolore, che da molti non vengono considerate emozioni, ma semplici sensazioni, segnali che servono a connotare l'insieme delle percezioni e la susseguente emozione [D'Urso e Trentin, 1988, p. 43]. Tali segnali edonici permettono in molti casi di distinguere tra processi cognitivi e processi emotivi, e tra emozioni positive (dove per positive intendiamo piacevoli) ed emozioni negative (spiacevoli). In realtà ritengo erratolucy33333333333333333333333333 qualificare le emozioni con il termine negative o positive perché credo che non esistano emozioni negative o positive: ogni emozione è utile al nostro modo di interagire con la realtà, anche la rabbia può rivelarsi una emozione molto importante per il nostro adattamento, come lo è la tristezza. E' il nostro modo di reagire a quello stimolo o di considerarlo che può rivelarsi negativo o positivo. L'emozione è sempre lì per farci sentire vivi e attivarci in qualche modo; ed è importante che ci sia come sono importanti i sensi che ci permettono di percepire lo stimolo che ci procura qulla determinata emozione. Quindi non ci sono sensi negativi o positivi, come non ci sono emozioni negative o positive: neppure la gelosia... certo che se diventa cronica e noi non riusciamo a proteggerci mettendo in atto le difese necessarie (se non abbiamo le abilità o gli strumenti psicologici per farlo) e

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ci rendiamo eccessivamente vulnerabili e subiamo quell'emozione senza esserne consapevoli, la nostra salute può venirne intaccata; è sempre il nostro modo di elaborarle ed agirle che può essere considerato positivo o negativo per "funzionare" ed interagire con la realtà in modo adeguato ed equilibrato, sano, insomma (che favorisca il benessere). Certo, se ci fa paura un grosso camion rimorchio davanti a noi in autostrada che sbanda, è salutare, perché quella paura ci permette di reagire a quello stimolo con una certa disposizione d'animo e di rallentare o fermarci (e questo può anche salvarci la vita), ma se abbiamo paura del vento che tira da sud-est perché lo colleghiamo ad un evento sfortunato che ci è successo quando tirava lo stesso vento sette anni prima e per questo non usciamo di casa, forse la nostra cognizione non è adeguata e neppure il nostro modo di agire oltre che di motivare quella paura, in questo caso ci favorisce benessere.  

 

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L’utilità delle emozioni consiste nel permetterci di valutare nell’immediato se uno stimolo ci sorprende, ci piace oppure no, se può esserci utile o dannoso ed infine, se siamo in grado di affrontarlo o è meglio allontanarsi da esso. Le emozioni, quando compaiono in noi, provocano una serie di reazioni a livello somatico, vegetativo e psichico. Le risposte somatiche possono essere direttamente osservate e consistono nell’arrossire, tremare, sudare, respirare più velocemente, la pupilla può cambiare le sue dimensioni. Le risposte vegetative, al contrario, possono essere misurate solo con apparecchiature speciali e consistono in accelerazioni del battito cardiaco, aumento della pressione, alterazioni nella salivazione, nella secrezione da parte delle ghiandole, della conduttanza cutanea.

 

 

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Le risposte vegetative non sono controllabili ed è proprio su questo principio che si basa l’affidabilità della famosa “macchina della verità”.  

 

 

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A livello psicologico, una persona molto emozionata riduce la capacità di autocontrollo, di ragionare in modo logico e critico.

 

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Inoltre le persone esprimono le emozioni anche attraverso lo sguardo, la mimica del volto, la postura del corpo ed il linguaggio (e tono della voce). 

 

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Antonio Damasio rileva come fondamentalmente mancanti nelle varie teorie sulle emozioni:


1) Una prospettiva evolutiva.
Questa è stata rivalutata solo recentemente: per lungo tempo è stato come se Darwin non fosse mai esistito e nel corso dei nostri studi avessimo avuto a che fare con un macchinario costruito in un giorno qualsiasi, senza un passato storico. Secondo Damasio la trascuratezza di questa prospettiva è legata alla trascuratezza sia delle emozioni, sia di qualcosa che è strettamente connesso alle emozioni: la nozione di corpo legata a quella del cervello.


2) Una visione organica.
E’ raro, per esempio, che una discussione sul problema della memoria o del linguaggio  prenda il punto di vista di un organismo ma, è frequente che  soltanto le specifiche funzioni o le specifiche parti del cervello  presumibilmente connesse ad esse, siano considerate. Così la prospettiva organica che va di pari passo con la prospettiva evoluzionista è stata altrettanto mancante.
Ma quando si affrontano funzioni quali  emozione o memoria o linguaggio, direttamente o indirettamente si dovranno considerare quelle funzioni e quelle operazioni del cervello  come necessariamente correlate alle regolazione basica dell’organismo, che è geneticamente orientato alla sopravvivenza ed è dotato di un elaborato set di strategie per mantenere la sopravvivenza che operano in modi molto intricati e in modi non–consci comunque.

 

Emozione e sentimento

img_home-“Le emozioni consistono in un insieme  di risposte chimiche e neurali le quali formano uno schema (pattern)”
Questo è assolutamente un punto chiave perché si  potrebbero concepire le emozioni come un tipo di riflesso ma sarebbe scorretto. Quando parliamo di emozioni,  trattiamo qualcosa di molto complesso che impegna non solo un sistema neurale ma anche un sistema chimico e, quello chimico prima di quello neurale, almeno dal punto di vista della storia degli organismi, poiché queste risposte probabilmente esistevano a livello chimico in organismi molto semplici persino prima che ci fosse un sistema nervoso centrale (S.N.C.) proprio e in grado di produrre una risposta verso una parte del corpo via segnale neurale. L’idea che questi siano schemi (pattern) unita all’idea di una forma di risposta multipla molto elaborata, costituisce il punto  chiave della  definizione di un’emozione  secondo il punto di vista di Damasio.fotoquadro
-“Le emozioni giocano un ruolo nella regolazione e portano alla creazione di circostanze vantaggiose per l’organismo che le esibisce “.
Quindi le emozioni sono risposte regolatorie che portano ad alcuni tipi di condizioni vantaggiose per l’organismo che produce quelle risposte.  
- Le emozioni concernono la vita di quell’organismo e lo assistono nel mantenimento della vita e sono anche adattative.
- Le risposte emozionali sono responsabili di cambiamenti dello schema corporeo e nello schema cerebrale.
Un solo stimolo, di qualsiasi tipo, per esempio uno stimolo che potrebbe spaventarci o renderci felici, una volta attivo e, molto spesso può esserlo persino in modo non conscio, elicita un insieme di risposte che alterano lo stato in cui si trovava l’organismo prima dell’inizio dell’interazione dello stimolo con l’organismo.
- L’insieme di questi cambiamenti costituisce il substrato per il sentimento/percezione delle emozioni.
Questa è la chiave assoluta per comprendere la distinzione operata tra sentimento ed emozione.
 

manife3I termini emozione e sentimento non vengono qui usati in modo intercambiabile e l’autore non desidera usare il termine emozione se ciò a cui si riferisce consiste nella rappresentazione realmente interna che un soggetto ha dei cambiamenti dell’aspetto corporeo.
Damasio riserva il termine sentimento per qualcosa che è privato, interno, in prima persona, ed è psicologicamente successivo nel tempo al set di cambiamenti che avvengono nel cervello e nel corpo, per i quali si utilizza il termine emozione. Quest’ultimo quindi viene utilizzato per indicare un possibile movimento verso l’esterno, qualcosa che può in gran parte farsi pubblico.

L’emozione ha un elemento che può essere manifestato e che può essere reso accessibile a una terza persona che osserva, per esempio cambiamenti nella postura o nella mimica facciale o in una varietà di altri comportamenti emozionali.
Ci sono molti modi nei quali possiamo percepire i sentimenti altrui, ma non c’è nessun modo attraverso il quale possiamo “vederli”.
Ci sono molti modi in cui potremmo vedere le emozioni di una persona se le mostrasse attraverso il viso o il corpo.
- Le emozioni  dipendono da strategie evolutive del set cerebrale.

E’ importante ricordare che l’apprendimento e la cultura possono alterare l’espressione delle emozioni e dare alle emozioni nuovi significati.

 

 

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Non c’è dubbio che il nostro equipaggiamento genetico includa   strategie che ci permettono di performare un’emozione ed eseguirla (vedi attori); questo attraversa tutti gli esseri umani e persino non umani, rendendo così facile la comunicazione attraverso diverse culture e diversi linguaggi. E’ importante ricordare che sebbene noi non impariamo le nostre emozioni, avvengono cambiamenti nelle espressioni che sono appresi e certamente il significato conferito a queste emozioni può essere molto diverso, dipendente dalla situazione.
In sintesi Damasio concepisce le emozioni non come qualcosa di indipendente dalla regolazione biologica ma come facenti parti di un continuum. Il primo livello del continuum corrisponde alla regolazione basica della vita, include i processi metabolici i quali avvengono in modo non conscio, istinti e  motivazioni che   portano  alla fame o alla sete,  tipi di segnali che  permettono di sentire le cose che noi chiamiamo dolore o piacere, o semplici riflessi.marta1
Il set di emozioni al livello medio è più complesso, le risposte sono contenute in schemi (pattern). Le risposte sonno connesse a particolari tipi di stimoli, non specifici stimoli ma specifici tipi di stimoli provenienti dall’esterno dell’organismo e quelle stesse risposte attivano uno schema comportamentale che prepara l’organismo ad affrontare un certo problema che si pone.
Le emozioni predispongono all’inizio di un comportamento che può condurre a qualcosa di adattativo, per esempio il comportamento di paura permette una condizione di blocco o permette di correre. Le differenti colonne (vie nervose) in una particolare parte del tronco cerebrale controllano un tipo di blocco oppure un altro e, la scelta fra i due tipi è fatta in modo totalmente non conscio così che i due comportamenti possano essere attivati.  Tutto questo  accade in modo manifesto, dimostrabile e visibile da altri ma c’è qualcos’altro: il livello del sentimento,ed è molto critico perché permette alla mente di prendere nota dell’intero comportamento che le emozioni hanno appena avviato. Questo non significa che c’è una coscienza a quel punto, almeno non nel modo in cui la concepisce l’autore ma, semplicemente significa che alcune rappresentazioni dello stato hanno avuto inizio. Dopo la sperimentazione dei sentimenti, in quanto esseri umani abbiamo la possibilità di sapere che abbiamo i sentimenti, ma tale consapevolezza  richiede una coscienza e quest’ultima ci dà la possibilità di influenzare l’intero processo di pensiero attraverso la conoscenza di un particolare sentimento invece di poterne solo prendere nota.

 

 

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RISULTATI SPERIMENTALI  NELL’AMBITO DELLE EMOZIONI


Esistono tre diversi aspetti delle emozioni e  questi sono stati studiati con paradigmi diversi.
Per esempio è diverso riconoscere l’espressione delle emozioni sul viso di un altro, dall’avere un’emozione e dal sentire quell’emozione, tali aspetti non possono essere trattati sperimentalmente allo stesso modo.
Studi effettuati su pazienti con lesioni focali (circoscritte a una piccola porzione di tessuto cerebrale) hanno condotto a risultati interessanti.

 

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Quando i pazienti presentano lesioni circoscritte ai nuclei amigdaloidei, risentono di una particolare compromissione del comportamento e questa consiste nell’incapacità di riconoscere la mimica facciale esprimente paura ma, non presentano alcuna difficoltà nel riconoscere la mimica quando questa esprima felicità o sorpresa o collera o disgusto o tristezza. Il deficit è altamente selettivo :il processo compromesso riguarda solo una emozione e non tutte le emozioni, risultato che ben si accorda con scoperte fatte incidentalmente durante studi su animali.
Inoltre negli esseri umani gli schemi di paura (pattern) connessi con l’amigdala sono probabilmente modalità specifici: la compromissione risulta evidente se la stimolazione avviene nella modalità visiva, meno per quella acustica e probabilmente non riguarda le restanti modalità sensoriali. La compromissione si ha solo nel caso di lesioni bilaterali dell’amigdala e non nel caso di lesioni unilaterali.dscf0296iu7
Nel caso di lesione bilaterale, in assenza della capacità di riconoscere la paura in altri e della capacità di sentire la paura una volta che viene in noi attivata, in qualche modo conserviamo perfettamente la conoscenza di cosa sia la paura, in termini di descrizione letterale verbale. In altre parole esiste una forte dissociazione, tra la nozione di cosa sia un’emozione e le idee che sono state assegnate a una particolare emozione e ad un particolare sentimento.
Il non discriminare la minacciosità del volto altrui, comporta conseguenze molto gravi: il comportamento sociale non è come dovrebbe essere, infatti i pazienti lesionati possono facilmente essere sfruttati dagli altri perché “si fidano eccessivamente”. Nel caso di presentazione di volti nella modalità visiva, questi pazienti considerano tutte le persone come ”meravigliose”.
La categorizzazione dei volti in “positivi” e “negativi” è un processo influenzato dalle nostre esperienze passate: tendiamo a categorizzare i visi come pericolosi o non, nei termini di quelli che abbiamo associato ad esperienze positive o negative.
Per esempio se un certo viso cade, in base alle fattezze generiche o per le sue specifiche caratteristiche, nella categoria di quelle che abbiamo associato a un’esperienza spiacevole ,  qualche segnale che verrà generato  per dirci di stare attenti: la persona potrebbe essere non buona. Ciò corrisponde a una forma di apprendimento vantaggioso perché permette alle nostre esperienze passate di influire sul nostro attuale comportamento, tale possibilità manca nei pazienti con lesioni bilaterali amigdaloidee.

 

 

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PROCESSI DECISIONALI


16695_up_copyNel caso subissimo una lesione al lobo frontale in entrambe le regioni mediali e ventrali accadrebbero due ordini di cose, non molto positive: la capacità di prendere decisioni personalmente vantaggiose o che si accordano alle convenzioni sociali e la capacità di prendere decisioni vantaggiose per le persone che dipendono da noi, sarebbe persa per sempre.
In altre parole a dispetto della nostra intelligenza, delle nostre conoscenze, della nostra abilità nel manipolare logica e linguaggio e così via, non saremmo altrettanto abili nel prendere decisioni riguardanti lavoro, finanze e relazioni con altri; avviene un profondo cambiamento nella nostra personalità che ci conduce a dipendere per sempre da altre persone.
Ma c’è un altro aspetto che sarebbe deteriorato: la nostra normale capacità di avere emozioni e sentimenti, soprattutto quelle emozioni e quei sentimenti che sono maggiormente correlati ad aspetti sociali quali colpa, imbarazzo o vergogna.

 

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Nella prospettiva di Antonio Damasio ciò che avviene in questo caso, è la perdita della  funzione di un sistema che include molti altri componenti i quali permettono, nel momento di prendere una decisione in una situazione, di recuperare informazioni sulla storia passata dei modi di agire e prendere decisioni, in situazioni simili. Secondo l’autore nel momento di prendere una decisione, non abbiamo solo la categoria di problemi che dobbiamo fronteggiare ma, vi è anche un richiamo di informazioni, che di fatto è di natura emozionale, che fornirà segnali aggiuntivi che ci aiutano nel prendere decisioni.
Probabilmente per la maggior parte del tempo non prendiamo decisioni sulla base di viscerali e consce sensazioni ma, comunque nei nostri modi di amministrare lo spazio decisionale  siamo influenzati da alcuni segnali emozionali ampiamente inconsci.
418986In altre parole sono possibili processi decisionali basati sulla conoscenza che utilizzano strategie di ragionamento formali ma, è ugualmente possibile il richiamare la nostra storia di tali decisioni, di tali confronti con gli eventi, i segnali alcuni dei quali possono essere  consci, e altri possono essere completamente inconsci, e appaiono nella forma di una tendenza (bias) che418985 vi porterà a prestare particolare attenzione a un certo esito futuro o a ad alcune decisioni possibili per evitare un certo esito futuro.
L’autore sottolinea come, di fronte a decisioni da prendersi con incertezza nei termini di risultato, sistemi come questo possano essere utili nel senso di potersi destreggiare in ciò che diversamente sarebbe un problema  impossibile da affrontare almeno in uno spazio di tempo utile. E’ molto più “economico” avvalersi di certi segnali che dover analizzare alcune situazioni nei minimi dettagli.

 

 


 
RISULTATI SPERIMENTALI NELL’AMBITO DELLA PRESA DI DECISIONE


equi41Si può decidere di creare situazioni sperimentali nelle quali alcuni soggetti devono prendere decisioni che saranno o premiate o punite, in cui l’esito è altamente incerto (es. il gioco d’azzardo). Se per esempio i soggetti sperimentali devono compiere una scelta fra due mazzi di carte vantaggiosi e due mazzi che non lo sono e, durante il compito  si controllano gli indici dello stato emozionale di ognuno, per esempio battito cardiaco o conduzione cutanea, si potrà osservare come  gli individui normali (non cerebrolesi) comincino a fornire quelle risposte di conduzione cutanea di fronte ai mazzi negativi e come questi indici aumentino man a mano che il gioco procede. Tali indici sono completamente assenti se i soggetti si avvicinano ai mazzi positivi.stanlio__ollio
Tramite esperimenti simili Damasio e i suoi collaboratori sono stati in grado di dimostrare che tali processi avvengono  senza la conoscenza dell’individuo.
Così l’individuo sta compiendo delle discriminazioni – è il cervello dell’individuo che le compie - ma l’individuo  non sa che i mazzi  di fronte ai quali sta producendo quei segnali dei quali egli non è pienamente consapevole,   sono quelli negativi. Le risposte fisiologiche sono state attivate ma il soggetto non si è ancora potuto rappresentare  per intero la situazione.
Se avvengono manipolazioni del premio e della punizione, i soggetti iniziano a cambiare la direzione delle scelte persino senza conoscere in anticipo e pienamente il perché stiano facendo quelle scelte  e senza averle chiaramente rappresentate.
Solo più tardi potranno farsi quella rappresentazione ed è degno di nota che ci sia un periodo durante il quale, pur in assenza della conoscenza, i soggetti stanno già facendo la scelta corretta ed è possibile rilevare una controparte fisiologica di questo.
2m5162xNei pazienti che presentano lesioni alle cortecce pre-frontali, la registrazione degli indici fisiologici  risulta completamente piatta.
In altre parole quei pazienti non assumono comportamenti appropriati in termini di scelte e non generano responsi  di conduzione cutanea anticipatamente rispetto alle scelte che essi non compiono mai correttamente.
C’è quindi una correlazione fisiologica molto  chiara tra il comportamento inappropriato di questi pazienti e il correlato fisiologico della “diminuzione” del segnale emozionale, in relazione a qualcosa che dovrebbe causare un allarme nel paziente ma non lo sta più facendo.
Un punto di vista diverso sulle emozioni corrisponde alla prospettiva del percepente le emozioni.
Gli studi effettuati consistono nel tentare di elicitare emozioni nel seguente modo:76e65810b8cfef991e13c20df3f5476d
ad alcuni soggetti viene chiesto di richiamare un evento emozionalmente intenso della loro vita e una volta riusciti nel farlo devono rimettere in scena quell’emozione  e  ripassare attraverso quell’esperienza. Grazie alle tecniche di imaging è possibile vedere quali strutture cerebrali si attivano durante tale compito.
Durante un esperimento effettuato dall’autore, sono avvenuti cambiamenti statisticamente significativi nella direzione dell’attivazione delle aree cerebrali.
Significa che alcune aree sono molto attive durante questi processi emozionali  e ciò ci riporta ai commenti fatti all’inizio del discorso: le strutture nel tronco encefalico e nell’ipotalamo che sono deputate alla regolazione fondamentale della vita, alla regolazione del metabolismo, alla regolazione del sonno e della veglia, sono strutture coinvolte dai processi emozionali e ciò convalida l’idea di emozione come un più elevato livello dei processi di regolazione solo un poco più complesso in termini del repertorio di risposte.
depressione104Nel caso dell’emozione di tristezza, connessa a un importantissimo disturbo quale è la depressione, risultano fortemente attivate non solo le strutture del tronco cerebrale implicate nella regolazione dei livelli basici della vita ma, anche strutture quali l’ipotalamo e le strutture ventro-mediali del lobo frontale.
Per esempio nei pazienti con depressione e maniacalità, vi sono di fatto non solo cambiamenti strutturali ma anche cambiamenti nell’attivazione delle stesse regioni.depressione
Così abbiamo una connessione  tra il normale stato della tristezza e  una situazione molto anormale, nella quale l’emozione della tristezza viene mantenuta ad un livello elevato e in modo improprio, non per pochi minuti ma per ore, giorni, settimane, e persino mesi, come nel caso della depressione.
Il tronco cerebrale umano è molto simile al tronco in altre specie ma, non c’è dubbio che questo set di strutture così coinvolto nella regolazione biologica sia anche coinvolto nelle emozioni e questo è un punto utilizzabile come ponte per il prossimo argomento: la coscienza.
 
COSCIENZA


030_sa048flagiovane-uomo-nudo-seduto-in-riva-al-mare-1855-postersLa connessione tra coscienza ed emozioni è molto semplice e molto diretta. L’idea di Damasio è che la coscienza sia al suo livello basico un aspetto aggiuntivo della regolazione della nostra vita.
I  meccanismi fondamentali per  l’acquisizione della coscienza  dipendono, molto fortemente ,  dalle strutture  illustrate in precedenza, queste ultime sono fondamentali sia per l’emozione  sia per la regolazione basica della vita.
Tutte queste strutture risultano implicate nei processi di regolazione della vita in differenti  tipi di ambiente.
La proposta dell’autore, per l’area delle emozioni, viene qui di seguito riassunta in due punti principali:
1) Propone differenti tipi di emozioni, una delle quali estremamente semplice e condivisa da creature non umane, e questa è ciò che chiama core-consciousness: un centro della coscienza con un protagonista che è il nucleo stesso, che offre all’organismo il senso del  self  (sense of the self) nel qui e ora;catzp01mcahzdxaeca83fi7mcaz50bj3ca12naztcaf16zaxcajrl2l4cax2f852cagjs59cca8itrc0caam3p4ccag57w12cav01nr1ca0hmsilca4y1v3pcacs6rzkca9jst47cab6j4f6cabv8r9b
2) Propone un altro tipo di coscienza maggiormente complessa: the extended consciousness, la coscienza estesa, dove il protagonista è il Sé-autobiografico o Sé-esteso e fornisce all’organismo un senso di sé elaborato (un’identità, una persona) che tiene conto del passato vissuto e del futuro che anticipa (cfr. “The Feeling of What Happens” di A. Damasio).
Il punto di vista dell’autore sulla coscienza si caratterizza nel sostenere che non si debba  limitare il progetto della comprensione della coscienza alla sola comprensione di come noi creiamo immagini: risolvere questo enigma non significa necessariamente comprendere come la coscienza si forma. Il cuore del problema per l’autore è: non come costruiamo il film del cervello ma, come la mente cosciente sta conoscendo quelle immagini che ci riguardano, che appartengono a noi soli e alla nostra personale prospettiva.
maschio_giovaneLa questione del possesso del film nel cervello, per l’autore, è il problema del Sé.
Riprendendo la distinzione operata tra core-consciousness ed extended consciousness, è importante sottolineare come la coscienza estesa corrisponda ad un Sé molto più complesso, che dipende da una memoria abbondante del passato e da una memoria abbondante di scenari di un possibile futuro, dipende inoltre dal linguaggio che ci permette di organizzare tutta questa conoscenza. Ma l’autore considera questo Sé autobiografico come molto radicato nel Sé centrale e vede il Sé centrale come radicato in qualcosa di fondamentale quale è la rappresentazione del cambiamento degli stati dell’organismo.
Abbiamo una mente, un Sé  e questo dipende dalle rappresentazioni dell’organismo quale è adesso e dall’interessantissima fabbricazione della rappresentazione del corpo, per come diventa momento dopo momento quando è trasformato dell’interazione con un particolare oggetto, sia esso un oggetto esterno oppure proveniente dalla nostra mente. 
Indagare come le immagini visive sono create da un sistema quale è quello visivo, tralasciando appositamente questioni quali quelle del Sé, consiste in pura strategia. Limitarci a un progetto di comprensione di immagini non ci fa arrivare al problema centrale della coscienza; esiste un problema addizionale: il  modo in cui ciascuno di noi considera quelle immagini che sono generate, questo è un problema che dipende interamente da come il Sé  in un particolare individuo, sta operando.maschio
Damasio pensa che le condizioni nelle quali una parte del cervello sta operando, nel registro  visivo o uditivo per esempio, dipendano da qualcosa di molto più centrale, che è la condizione del Sé, che corrisponde alla condizione della coscienza.
Esseri umani con  profondi danni al sistema visivo,  che non sono in grado di riconoscere visi famigliari, se confrontati con stimoli che non possono riconoscere si dimostrano consci di non avere coscienza di quello stimolo, in altre parole mantengono perfettamente la coscienza del fatto che essi non sono più in grado di correlare un particolare stimolo alla passata conoscenza. Così c’è qualcosa che è centrale e, che è esterno a tutti questi diversi sistemi sensoriali, che ha a che fare con il Sé, ha a che fare con quel singolo organismo per il beneficio del quale diversi sistemi sono attivi.
coitus_copyNon  possiamo  arrivare alla comprensione della coscienza studiando solo i sistemi sensoriali.
La sfida più urgente consiste secondo Damasio, nello scoprire come passiamo da un neuro-pattern (schema neurale)  iniziato nei circuiti neuronali  a un’immagine mentale.
A questo punto però si presenta un problema strettamente connesso: un problema di qualità.
Per qualità si può intendere un qualcosa che noi sentiamo quando siamo coscienti, una sorta di modo nel quale la coscienza sente qualche cosa. Secondo l’autore il modo in cui la coscienza nella mente sente come sente, è dovuto alla presenza del sentimento  nell’organismo.
Così  la questione della coscienza e dei modi nei quali essa sente ha a che fare con la natura dei sentimenti stessi.
E’ improbabile che una mente “galleggi intorno” senza connessione alla fondamentale rappresentazione dell’organismo nelle sue multiple dimensioni.
Ciò che fa sentire il modo in cui essa  sente è esattamente la natura di quella rappresentazione e questo significa che la questione centrale consiste nella conversione delle mappe neurali nelle mappe sensoriali.
L’aspetto critico del  problema  è: la via attraverso la quale voi potete generare in un cervello, ovviamente in un organismo vivente, il senso della descrizione della prima persona. Secondo l’autore è possibile generare ciò senza fare ricorso ad un “Homunculus” o altro simile a questo. Se noi immaginiamo che lo stesso tipo di tessuto, lo stesso tipo di processo che genera   il film del cervello genera anche, usando precisamente lo stesso tipo di macchinario, la fondamentale conoscenza che quel film appartiene a quell’organismo abitato da quel film, possiamo ipotizzare che gli organismi siano in possesso di un film multi-dimensionale, non un film di Hollywood, non  solo lo schermo perché esso è sullo schermo, è in uno spazio, uno spazio multi-dimensionale che include molti binari  sensoriali, visivi, uditivi, somato-sensoriali e dentro al film c’è un messaggio che è in via di costruzione, costruito senza linguaggio ma che può essere tradotto in un linguaggio e il messaggio è: ”Guarda, questo appartiene a te, questo sta succedendo qui, questo che sta succedendo appartiene all’organismo”. E  la via nella quale questo messaggio può essere plausibilmente costruito e trasmesso  è precisamente quella del linguaggio del sentimento, un linguaggio della rappresentazione del corpo.
Così se possiamo ipotizzare rappresentazioni dello stato corporeo e, rappresentazioni  di qualsiasi altra cosa che cade nei nostri sistemi sensoriali e se quelle rappresentazioni sono continue,  non si fermano mai perché il cervello è una platea “imprigionata” nel corpo,   allora abbiamo anche la possibilità di porre in evidenza una notevole quantità di relazioni fra il corpo, i suoi cambiamenti di stato e un oggetto.
Avere il sentimento di quel cambiamento potrebbe corrispondere alla fonte della prospettiva della prima persona.

 

Abbiamo visto dunque che le emozioni possono essere descritte scientificamente e tale descrizione trova un valido corrispettivo con quella fatta nel linguaggio comune.

 

  

 

 

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