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I miei maestri 2 Stampa

 


Consapevolezza significa capacità di vedere una caffettiera e di sentire cantare gli uccelli a modo nostro e non come ci è stato insegnato.

                                                              

C'è una sola cosa al mondo che non inganna mai: le apparenze.

                                                              Eric Berne

                                                              

 

Eric Berne

 

 

eric20berne2001Un'altra teoria a cui faccio spesso riferimento è quella di Eric Berne:


Il triangolo drammatico (uno studio analitico transazionale).


"Tutto il mondo è un palcoscenico

E tutti, uomini e donne non sono che attori.

Hanno le loro entrate e le loro uscite;

Ciascuno nella sua vita recita diverse parti." (Shakespeare)

Maslow, uno dei padri della psicologia Umanistica, ritiene che il 98% delle persone sarebbe nevrotico; il rimanente 2% sarebbe composto di persone che attraverso un lungo lavoro di sviluppo e crescita su di se, hanno superato la nevrosi. Secondo Maslow la nevrosi è, più che una malattia, una condizione umana di partenza.

All'interno della Psicoterapia Analitico Transazionale i ruoli nevrotici sono attivati all'interno dei giochi. Che cosa è un gioco? Eric Berne, fondatore dell'Analisi Transazionale definisce così il gioco: "Il gioco psicologico è una serie di transazioni ulteriori ripetitive a cui fa seguito un colpo di scena con uno scambio di ruoli, un senso di confusione accompagnato da uno stato d'animo spiacevole come tornaconto finale, in termini di rinforzo di convinzioni negative su di sé, sugli altri, sul mondo". Il gioco è un tipo di relazione interpersonale "disturbata", che procura stati d'animo spiacevoli.

Perché le persone giocano? Quali sono i motivi per i quali si utilizza un modo relazionale di questo tipo? Per chiarire quest'aspetto occorre fare un riferimento al tema della "Strutturazione del tempo" e delle "Fami". I modi di strutturare il tempo servono all'essere umano per "nutrirsi" di carezze, sono in altre parole sistemi per dare e ricevere riconoscimenti o carezze. Il "giocare" è anch'esso un modo per soddisfare le fami primarie di stimoli e di riconoscimenti. Rispetto all'isolamento, ai rituali, ai passatempi ed alle attività, i giochi consentono alle persone un forte coinvolgimento emotivo e relazionale, pur se negativo. Nel gioco si preferisce in pratica ricevere o dare carezze negative anziché nessuna carezza.

Stephen Karpman ha ideato uno strumento semplice e potente per analizzare i giochi: il triangolo drammatico. Ogni qualvolta giochiamo dei "giochi" entriamo in uno di questi tre ruoli di copione:


  • Vittima
  • Persecutore
  • Salvatore


Tutti e tre i ruoli del triangolo drammatico sono inautentici. Quando una persona è in uno di questi ruoli risponde al "Lì e Allora" -Passato- piuttosto che al "Qui e Ora" -Presente-, utilizza vecchie decisioni di copione decise da bambino o che accolse dai genitori.

I ruoli nevrotici, sono come tre diversi stili musicali: pur esistendo molteplici canzoni rock, una canzone rock appartiene sempre allo stile rock, una canzone country appartiene allo stile country. Allo stesso modo i ruoli comunicazionali negativi sono gli stili di fondo attraverso i quali giochiamo poi tutti i nostri giochi ed esponiamo al mondo i nostri difetti, trucchi ed uncini per riuscire ad agganciare e manipolare gli altri. I ruoli manipolativi fanno parte dei racket (sentimenti-ricatti) e dei giochi che costituiscono il "copione" di una persona. Avviene talora che qualcuno giochi un determinato gioco ad imitazione dei suoi genitori; ma di solito i giochi sono svolti dallo stato dell'io Bambino, che quando l'inizia lo fa per "agganciare" il Bambino o il Genitore altrui. Scopo dei ruoli manipolativi è provocare o invitare gli altri a reagire in alcuni specifici modi, finalizzati a rinforzare le posizioni psicologiche iniziali del Bambino. Osservati da un punto di vista esterno questi comportamenti appaiono paradossali e persino comici; in realtà sono il risultato di un analfabetismo affettivo e comportamentale, causa di enorme sofferenza, di turbamenti familiari, di separazioni dolorose. Tutti noi tendiamo ad affrontare la vita facendo di preferenza i giochi da una posizione favorita. Non è sempre chiaro a chi lo interpreta, quale sia questo suo ruolo preferito: può capitare che ci comportiamo in un determinato modo e abbiamo invece la sensazione di comportarci in modo tutto diverso. Non è raro, ad esempio, che una persona che si sente vittima, perseguiti in realtà chi gli sta attorno.

Occorre precisare che questi (Vittima, Persecutore, Salvatore) sono ruoli "legittimi", se non sono recitati ma applicati ad una situazione reale -quando questi tre ruoli appariranno con la lettera minuscola si riferiscono a ruoli legittimi-. Sono ad esempio ruoli "legittimi" i seguenti:

- vittima: chi è in possesso di una qualifica per un certo lavoro che gli viene invece negato per motivi di razza, di sesso o religione (ad esempio gli ebrei).

- persecutore: qualcuno che di necessità stabilisce limiti di comportamento o il cui compito è far rispettare le regole (ad esempio la polizia).

- salvatore: chi aiuta una persona inadeguata a riabilitarsi e soprattutto a riacquistare fiducia in se stessa (ad esempio il counselor).

Questi ruoli diventano "illegittimi", quando sono usati per manipolare gli altri -quando questi tre ruoli appariranno con la lettera maiuscola si riferiscono a ruoli illegittimi e manipolativi-. Analizziamoli insieme.

 

 

  • 1.1. Il primo ruolo comunicazionale nevrotico: la Vittima.

 

"Gli strumenti della mente diventano ceppi quando l'ambiente che li rese necessari ha cessato di esistere" H. Bergson.

Nel ruolo della Vittima lo stato dell'Io agito è quello del Bambino Adattato negativo. E' il ruolo di colui che si adatta anche quando la situazione non lo richiede: questo non facilita il proprio e altrui benessere. La sua posizione esistenziale è IO non sono OK, TU sei OK. Ad esempio chi non è qualificato per fare un lavoro ma sostiene che questo gli è negato per motivi di razza, sesso o religione. La Vittima finge di non essere mai forte.

La caratteristica basilare della Vittima è che non ama la responsabilità, in altre parole cerca di trovare assolutamente un capro espiatorio, qualcuno cui incolpare dei propri errori.

In che modo la Vittima manipola? La Vittima tende ad instillare il senso di colpa nel Persecutore, poiché la Vittima ha deciso che è lui l'origine della sua sofferenza, e cerca di far sì che il Salvatore si attivi nel tentativo di aiutarla. La Vittima è all'inconsapevole ricerca di un Persecutore o di un Salvatore: di un Persecutore con cui alla fine colluderà sentendosi rifiutato o sminuito, di un Salvatore con cui colluderà nel credere di aver bisogno del suo aiuto per pensare o per agire.

E' un percorso arcaico adottato in età in cui le alternative apparivano molto ridotte, oppure "imitato" osservando qualche modello familiare. In ogni caso non è il risultato di una scelta libera e matura. La Vittima sfrutta questa sua edizione di "povertà" enfatizzandola ulteriormente per ottenere attraverso questa condizione, il massimo d'attenzione, di riconoscimento e d'aiuto dagli altri. La persona che assume questo ruolo tende a lamentarsi e non a chiedere direttamente. E' in continua posizione d'attesa e di pretesa dagli altri e rimane stupita e offesa quando gli altri non comprendono i suoi bisogni, quando non capiscono i suoi desideri inespressi. La Vittima è ipersensibile nell'interpretare gli avvenimenti come congiure della sorte contro di sé, come ingiustizie che "tutti" fanno nei suoi confronti. Da questa posizione di grande disagio psicologico si passa facilmente al ruolo di Persecutore attaccando e accusando persone e avvenimenti per mettere ordine di fronte a tanta ingiustizia.

 

 

VITTIMA

esprime: dolore e debolezza

nasconde: forza

 

 

1.2 Il secondo ruolo comunicazionale: il Persecutore.

 

E' il ruolo rivestito da chi agisce prevalentemente lo stato dell'Io Genitore Normativo negativo, in altre parole da chi da norme, regole e limiti che aumentano il malessere e la dipendenza. In questo caso ci si trova di fronte ad una posizione esistenziale Io sono OK, TU non sei OK, poiché chi agisce il Genitore Normativo negativo è sovente ipercritico e svalutante. Ad esempio chi stabilisce dei limiti di comportamento inutilmente restrittivi, oppure avendo il compito di far rispettare delle regole, lo fa con sadica brutalità. Il Persecutore finge di non essere mai debole.

Il Persecutore assume potere sugli altri attraverso la forza, la minaccia, attraverso l'aggressività e la violenza (ad esempio nel modello offerto dai vendicatori dei film: Rambo, Charles Bronson o Bruce Lee). I Persecutori hanno sempre un giusto motivo, un diritto acquisito a diventare violenti, così da poter punire gli altri. Usando l'intimidazione e l'inquisizione, giocano un gioco manipolativo, che più che portare giustizia nel mondo, serve a creare una corte di persone sottomesse da dominare ed usare. L'aggressività non sempre è fisica, anzi spesso è verbale, morale e psicologica. Sarcasmo, critica, giudizi forti e taglienti, atteggiamento supponente, sono le sue armi. L'effetto che queste sortiscono è la confusione e la paura, in questo modo la Vittima finisce per fare ciò che il Persecutore gli ordina. Osservando da un punto di vista esterno, possiamo notare quanto il Persecutore, nel momento in cui critica o diviene aggressivo, offende e ferisce, agisca proprio i comportamenti che rimprovera agli altri e dai quali dice di difendersi.

 

 

PERSECUTORE
esprime: forza e aggressività

nasconde: debolezza e paura

 

 

1.3 Il terzo ruolo comunicazionale: il Salvatore.

 

Il Salvatore è un ruolo in cui si agisce prevalentemente lo stato dell'io Genitore Affettivo negativo, in altre parole la parte di noi apparentemente protettiva ma che, in realtà, non favorisce la crescita e l'autonomia dell'altro. La posizione esistenziale di chi assume questo ruolo è IO sono OK, TU non sei OK, perché svaluta le capacità dell'altro. Ad esempio chi con la scusa di aiutare gli altri, li mantiene in stato di dipendenza. Il Salvatore finge di non avere mai bisogno.

Il Salvatore, preoccupandosi dei bisogni altrui, di fatto aiuta gli altri in quegli ambiti in cui essi, farebbero bene ad aiutarsi da soli. Egli aiuta la Vittima, ma le permette di restare Vittima, assumendosi responsabilità per cose di cui essa dovrebbe prendersi carico da se.

Il Salvatore vive un cattivo rapporto con se stesso e cerca di riscattare il senso di colpa o l'immagine negativa che ha di se, con azioni meritorie. Il "guadagno" affettivo di queste attività sociali in eccesso, non si limita a soddisfare il bisogno psicologico interno di una propria "nobile" immagine, ma ha come ulteriore effetto di rimanere in credito dagli altri e di potersi aspettare gratitudine e riconoscenza. Questi comportamenti, spesso inconsapevoli hanno una forte "alimentazione affettiva". Nel giocare il ruolo del Salvatore la persona trova un apparente momentaneo sollievo alla propria solitudine, al proprio isolamento creando l'illusione di vivere una relazione affettiva. Si crea così il paradosso di un aiuto dato per il proprio bisogno, in cui l'aiuto non richiesto può essere colto come un'invasione, una prevaricazione soffocante. Il Salvatore ha una gran paura di essere abbandonato, di non essere riconosciuto nei propri bisogni e finisce per essere il primo a non riconoscerli; cerca di risolvere negli altri proprio ciò che farebbe bene a risolvere in se stesso. Il ruolo del Salvatore consente alla persona di acquistare un'identità di fronte a se stessa ed un riconoscimento sociale di cui ha estremo bisogno. Costruisce una facciata di grandezza, generosità ed altruismo per coprire un senso d'inadeguatezza, d'inutilità e di vuoto. Il riconoscimento sociale, anziché essere complementare, diventa fondante ed essenziale. Gli altri diventano così la fonte prevalente del benessere, della gratificazione e del successo, realizzando il paradosso in cui il Salvatore "dipende" dagli altri: da coloro che hanno bisogno d'aiuto e da coloro che gli riconoscono la sua generosità. E' facile comprendere come il ruolo di Salvatore spinga la persona a vivere il fallimento come un disagio proprio, una sconfitta personale, una perdita di significato della propria persona e della propria esistenza. Tutto questo risulta intollerabile e scatena una vera e propria disperazione "aggressiva"; La paura di non valere, di non avere diritto ad esistere, di non essere riconosciuto, proprio da chi avrebbe avuto il dovere di farlo scatena una rabbia focalizzata verso il proprio interlocutore: è così che il Salvatore finisce per assumere il ruolo del Persecutore.

 

 

SALVATORE
esprime: bontà ed interesse

nasconde: bisogni personali e solitudine.

 

1.4 Come agiscono i ruoli all'interno del triangolo drammatico?

 

"Chi non può ricordare il passato è condannato a ripeterlo".  G. Santayana

Stephen Karpman che ha ideato questo mezzo, così si esprime:

"Quando si fa l'analisi del dramma bastano tre ruoli a descrivere quella inversione emotiva che in realtà costituisce tutto il dramma. Tali ruoli di azione, in contrasto con i ruoli di identità di cui abbiamo parlato, sono il Persecutore, il Salvatore, la Vittima: P, S, V, nel diagramma. L'azione drammatica ha inizio quando questi ruoli vengono stabiliti o previsti dal pubblico. Senza scambio di ruoli non c'è dramma...Il dramma è assai simile ai giochi transazionali, ma contiene un maggior numero di scambio per evento, e spesso una persona recita due o tre ruoli alla volta. Inoltre i giochi sono molto più semplici e lo scambio di ruolo è in essi più evidente. Per esempio, nel gioco "sto solo cercando di aiutarti" nel triangolo drammatico avviene una rotazione (quasi in senso orario) dei ruoli: la Vittima diventa Persecutore e il Salvatore diventa Vittima".

Vediamo un esempio interattivo di triangolo drammatico in un ambiente familiare:

Figlio: (nel ruolo di Persecutore, alza rabbiosamente la voce contro la madre)

"Lo sai che odio il blu. E mi vai a comperare un'altra camicia blu!"

Madre: (nel ruolo di Vittima)

"Secondo te non faccio mai niente di giusto."

Padre: (nel ruolo di Salvatore della madre, di Persecutore del figlio)

"Non ti permettere di alzare la voce contro tua madre, giovanotto. Vattene nella tua stanza e niente cena."

Figlio: (ora ha assunto il ruolo di Vittima e se ne va imbronciato)

"Mi dicono di essere sincero, e quando mi permetto di dire quello che non mi piace mi rimproverano. Certa gente non è mai contenta."

Madre: (adesso è diventata Salvatrice e porta di nascosto del cibo al figlio)

"Non dirlo a tuo padre. E' assurdo fare tanto chiasso per una camicia."

Madre: (nel ruolo di Persecutore rivolgendosi al padre)

"Pietro sei così duro con tuo figlio. Scommetto che in questo momento ti detesta."

Padre: (nel ruolo di Vittima)

"Ma tesoro, io stavo solo cercando di aiutarti e tu mi colpisci proprio dove più mi duole."

Figlio: (uscendosene Salvatore)

"Su, mamma, smettila; papà è solamente stanco."


Riportiamo qui di seguito, un elenco dei giochi più frequenti dalle posizioni del Triangolo drammatico:

 

Persecutore:


  • Ti ho beccato figlio di puttana
  • Difetto
  • Tribunale
  • Se non fosse per te
  • Violenza carnale
  • Guarda cosa mi hai fatto fare
  • Angolo
  • Goffo pasticcione
  • Sì, ma
  • Prima si, adesso no...

 Salvatore:

  • Sto solo cercando di aiutarti
  • Che cosa faresti senza di me?
  • Cavaliere
  • Lieto di essere utile
  • Saranno contenti di avermi conosciuto

 Vittima:

  • Prendetemi a calci
  • Perché capita sempre a me?
  • Stupido
  • Gamba di legno
  • Povero me
  • Guardie e ladri
  • Alcolizzato, drogato
  • Guarda che m' hai fatto fare


Per terminare analizziamo più in dettaglio alcuni giochi menzionati sopra.

Prendetemi a calci

Pensiamo ad una partita di scacchi, dove il giocatore A si muove dalla posizione di Vittima, dicendo: "Per favore, so che non sono un gran che, ma siate buoni, non prendetemi a calci". Il giocatore B per un po' ci sta, giocando come il gatto con il topo (posizione di Salvatore), poi dopo l'ennesima espressione d'inadeguatezza del giocatore A, passa nella posizione di Persecutore e "bastona" A, che rimane sorpreso e amareggiato ancora una volta. Sono giochi analoghi: "Goffo Pasticcione", "Handicap", "Non è la volontà che mi manca".

Guarda che m' hai fatto fare!

Il giocatore A, apre il gioco occupandosi di qualche attività tutto da solo e forse sospirando (Vittima); Il giocatore B, in vena di aiuto (Salvatore), gli da una mano non richiesta, che all'inizio non viene ne'accettata, ne'respinta; sino al momento in cui "per colpa" del seccatore A, sbaglia qualcosa e può finalmente dire stizzito "Guarda che m' hai fatto fare" (Persecutore).

Prima si, adesso no...

Il giocatore A, sembra offrire una sua disponibilità a fare una cosa piacevole insieme a B (Salvatore). Il giocatore B, in un primo momento rifiuta (Vittima), e poi acconsente (Salvatore). Il giocatore A, a questo punto si arrabbia (Persecutore), mentre B si ritira offeso (Vittima). In questo gioco è più evidente che in altri l'inconsapevole finalità di evitare una maggiore intimità nel rapporto tra i partner.

Il Difetto

Il giocatore A (Persecutore) elargisce giudizi critici non richiesti, su ciò che a suo parere non va bene in quello che fa B, suo interlocutore. Il giocatore B, in posizione di Vittima, all'inizio non se la prende. Ma ecco che quando il giocatore A, trova un ulteriore difetto, "quella piccola cosa che rovina tutto", il giocatore B attua lo scambio, esprime il suo disappunto (Persecutore) rifiutando bruscamente A, che ci rimane molto male (Vittima). Una variante si ha quando A (Persecutore) si fa maldestramente sentire dai presunti assenti, mentre fa alle loro spalle l'elenco dei difetti.

 

1.5 Conclusioni

Scopo del lavoro è stato quello di analizzare la fenomenologia del Triangolo drammatico. Abbiamo visto come la partecipazione ai giochi comporta un tornaconto in termini di carezze, pur se negative (per l'occasione consiglio la lettura anche di un ottimo libro di Alba Marcoli edito da Mondadori: IL BAMBINO NASCOSTO); in questa situazione è presente un tipo di comunicazione dove gli altri sono ridotti alla stregua d'oggetti (relazione Io/Esso), privati della loro individualità e del loro valore, escludendo la possibilità di vivere ed esprimere sentimenti veri. Un modo "felice" di essere-nella-relazione, di ottenere e dare direttamente carezze positive, in un tipo di relazione dialogica Io/Tu, è possibile riconoscendo le proprie posizioni usuali all'interno del triangolo drammatico, interrompendo i giochi e uscendo dai ruoli V, P, S. Il guadagno effettivo sarà esperito in termini di benessere e crescita personale.

 

La teoria del gioco nell'Analisi Transazionale.

 

L'A.T. è un modello teorico efficace nella descrizione dei comportamenti umani.
Più di ogni altra teoria fornisce quadri precisi ed efficaci organizzati in sequenze.
Uno di questi è l'analisi del gioco psicologico dove l'aggettivo chiarisce che si tratta della strategia di un individuo tendente a realizzare obiettivi nascosti, i quali necessitano di un tempo di gestazione e di almeno un partner altrettanto interessato e coinvolto.
Fra l'altro, il libro di Berne "A che gioco giochiamo" è stato il primo testo tradotto e divulgato in Italia negli anni '70 in cui si dà un titolo al gioco stesso e ne viene indicata la categoria ed il grado.
Inoltre viene evidenziata la struttura tipica del gioco con i gradi di necessità e pericolosità.
In verità il testo manca della chiave di lettura, fornita in seguito dallo scambio dei ruoli, elemento cruciale che conduce al tornaconto finale del gioco.
Quest'ultimo, a sua volta, rinforza le esperienze drammatiche del copione.
In altri termini, il gioco psicologico rappresenta il versante comportamentale di una realtà psicologica sommersa con caratteristiche coattive.
Tutto ciò è molto chiaro nelle modalità con cui si manifesta, si evolve e si conclude, ma, nello stesso tempo, tanta chiarezza teorica e descrittiva ne limita l'applicabilità analitica. Infatti, allorché l'analista, mediante l'uso della lavagna, svela il gioco psicologico o il ricatto con una qualsiasi delle cinque modalità illustrate da Berne, ottiene l'attenzione del cliente, ma nel contempo blocca nel medesimo il libero flusso delle associazioni per chiusure adattative del tipo:

a. Ho giocato, sono colpevole.
b. Non gioco più.
c. Dimmi cosa devo fare, o non fare, pensare, sentire per piacerti ....!
d. Diventerò un analista transazionale.
e. Dammi carta e penna per avere questa efficace spiegazione.

Tuttavia, nel lavoro analitico, l'illustrazione del gioco segue o precede il lavoro di ricerca esplicativa: "perché giochi? ". E qui le cose si complicano o si bloccano, in quanto il cliente non risponde al perché egli gioca o ricatta e non può farlo. Questo vuoto inevitabile è riempito da una serie di racconti, a volte originali, riportati dal cliente o dai supporti letterari del tipo:

a. Il gioco risponde ad un bisogno di carezze.
b. Si verifica quando si incontrano due ricatti simili.
c. Il gioco porta a un tornaconto che andrà a rinforzare il copione.
d. Fa emergere i ruoli psicologici di vittima e persecutore, ecc.
In definitiva spiegazioni, illustrazioni di questa natura trovano utilità d'impiego in settori sociali di pronto intervento.


Il gioco come racconto

L'essere umano comunica a due livelli: con se stesso, all'interno, e con gli altri, all'esterno. Con la prima forma di comunicazione egli attiva pensieri, fantasie, sogni che sono elementi essenziali (cibo nel linguaggio berniano) per la salute mentale. Con la comunicazione esterna verifica e seleziona tutto quello che può essere scambiato. Tuttavia, per l'individuo, la realtà esterna prende forma attraverso stimoli che arrivano dalle esperienze immagazzinate nel passato (archeopsiche), nel presente (neopsiche) e ciò che come bisogno o aspettativa è proiettato nel futuro. Dunque il risultato della percezione è quanto meno un sistema di assemblaggio complesso. Inoltre, i pensieri, le fantasie investite di elevata intensità emotiva necessitano di una messa in codice (difesa), processo creativo della mente che maschera la parte di contenuto ritenuto scomodo. Così, nella pratica dello scambio, i messaggi sottoposti ad elaborazione diventano multipli per via di deliberati occultamenti o mascheramenti. Nel comunicare, il soggetto usa messaggi impliciti al posto di quelli diretti; oppure complementari: "Una menzogna messa in codice". Si accusa qualcuno di un'azione propria.
A questo livello la codificazione è intenzionale e si differenzia da altre forme di codificazioni automatiche e inconsce con le quali l'individuo fronteggia messaggi pericolosi (doppio livello nella comunicazione). Questi ultimi emergono tuttavia sotto forma di materiale onirico o manifestazioni di disagio o violazioni del setting o sintomatologia. Proprio queste ultime forme di codificazione raccontano qualche cosa che sta avvenendo nella relazione terapeutica e non hanno nulla a che vedere con il contenuto manifesto.
Certo è possibile, se si fa chiarezza su ciò che sta succedendo, aiutare il cliente a decodificare il suo materiale. Per chiarezza intendo l'analisi della difesa, affinché emerga il conflitto che è in atto nella persona e nella relazione terapeutica. Ci sono precisi segnali che riguardano il conflitto in atto, per esempio racconti del tipo: " Sono incazzato perché vorrei star bene ma non ci riesco" oppure "Vorrei lasciare quella persona, ma non ci riesco ". In altri termini, i racconti che i clienti fanno al terapista di situazioni bloccate dove sembra che non ci siano soluzioni alternative o vie d'uscita. Immaginiamo il terapista che dà soluzioni, quale grado di passività induce nel cliente, quale competizione si troverà a fronteggiare come gioco psicologico. Dunque, il riconoscimento, l'accettazione e il superamento del conflitto sono le condizioni perché si crei un'alleanza terapeutica e perché avvenga una crescita di consapevolezza.
Quest'ultima si modella sul come si è allineata la relazione, quali atteggiamenti e interventi nel processo hanno permesso il superamento delle polarizzazioni all'interno e all'esterno della relazione.
Dunque l'oggetto della comunicazione non può essere che cosa si dice ma perché lo dice e a chi lo dice. In altri termini, quale agito del terapista ha dato luogo a forme di codificazione automatiche e inconsce nel cliente.
A me pare che Berne, volendo tradurre tutto questo sul versante comportamentale per un uso pragmatico, accessibile alle illustrazioni e alla diffusione, abbia bloccato la ricerca sull'ovvio e posto le basi per una deresponsabilizzazione del terapista nella relazione con il cliente e rispetto all'uso del transfert e controtransfert.

La pratica

L'analista accetta i racconti del cliente e si astiene dalle sovrapposizioni, dall'inclusione di materiale proveniente dalle proprie associazioni, dalle spiegazioni e interpretazioni. Persino il silenzio può essere accettato come racconto. Si invita il cliente a individuare i primi temi presenti nei racconti e a procedere con ulteriori racconti costruiti attorno a un particolare inusuale che stimola la curiosità. I racconti successivi spaziano su tutto l'arco percettivo della persona: passato, presente e futuro e ciò che è oggetto di riflessione è dato dai temi ulteriori , specie quelli che si ripetono. I primi racconti che hanno una codificazione conscia riguardano avvenimenti esterni e un agito di superficie. Ma, via via che i racconti procedono e si allontanano dalla matrice originaria proposta, emergeranno tematiche provenienti da una codificazione inconscia riconoscibili dalla colorazione emozionale e dai nessi con la relazione analitica. Là dove il procedimento è corretto, sarà il cliente stesso ad individuare lo stimolo che ha innescato il processo e ad accettare la spiegazione del terapista per la parte che riguarda il conflitto in atto.
Questa modalità di lavoro, la cui metodologia trae origine da quello che si chiama processo creativo di analisi, può ridare, secondo il mio personale convincimento, valore ala teoria del gioco psicologico di Berne ed aiutare l'analista nel proprio lavoro di crescita personale.
 

 

 

 

Bibliografia

 

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Gli uomini pensano di risolvere tutto con la mente invece di "sentire". Ma il sentire non ha a che fare con l’intelligenza o con la forza. Solo lavorando su di sé, sul proprio corpo - grazie al quale l’uomo "sente" – l’uomo può curarsi e aspirare, come è sacrosanto, a una vita sana, libera, felice. Ed essere in grado di amare veramente. Alexander Lowen  
                                                        

 

Alexander Lowen e la BIOENERGETICA

 

 

 

Se la Psicoanalisi rappresenta un contributo fondamentale nella storia della psichiatria e nella storia dell'uomo, l'Analisi Bioenergetica è una pietra miliare nello studio dei rapporti tra Psiche e Corpo.
alexander-lowenEssa è opera di Alexander Lowen che edifica sulle basi gettate dal suo maestro Wilhelm Reich. Questi per primo si era interessato alle rigidità corporee come espressioni psichiche, come blocchi muscolari cronici di origine psicologica.  Successivamente A. Lowen compie un prezioso lavoro di approfondimento sia sul piano teorico che metodologico, sia come modello teorico che come approccio psicoterapeutico. Con l'Analisi Bioenergetica le scoperte psicoanalitiche vengono studiate nelle relazioni con il piano biologico.


Mente - Corpo come "Unità"

La parte psichica e quella corporea erano già state menzionate dalla psicoanalisi come coesistenti. Con A. Lowen questa coesistenza si tocca e si verifica in modo chiaro e affascinante.
Per cogliere in modo semplice il rapporto Mente-Corpo possiamo soffermarci sui nostri vissuti interni quotidiani. Sappiamo tutti, ma non ci prestiamo attenzione, che le nostre emozioni non sono scindibili dal livello corporeo e muscolare: se proviamo  gioia i nostri occhi la esprimono, il nostro viso assume un'espressione aperta, le nostre labbra sorridono; cioè attiviamo, senza accorgercene, una serie di movimenti muscolari attraverso i quali l'emozione si esprime. Ciò accade naturalmente anche per la tristezza, per la rabbia e per ogni altra emozione. Questo piano corporeo può essere immediatamente chiaro e leggibile oppure può essere meno visibile ma comunque sempre presente. Se abbiamo un sentimento di rabbia che non possiamo esprimere e mostriamo invece una disponibilità, avremo questa situazione anche a livello corporeo: una espressione muscolare più superficiale obbedirà alla "circostanza" e una parte muscolare meno visibile sarà contratta come espressione di ostilità, di opposizione. Questa dualità Mente-Corpo è naturalmente presente sin dall'inizio della nostra esistenza.
Quindi l'emozione ha spontaneamente un corrispettivo corporeo; allo stesso modo in cui una pianta ha un apparato radicale e non è immaginabile senza di esso; allo stesso modo in cui quando adoperiamo una misura di "peso" di qualche cosa implichiamo inscindibilmente una "forza di gravità".
Tutto ciò è una premessa fondamentale per la comprensione dei contenuti teorici e del modello psicoterapeutico dell'Analisi Bioenergetica.
Noi sappiamo che la struttura della personalità, nell'esplicazione delle sue potenzialità, nelle inibizioni e nello sviluppo  dei meccanismi di difesa (vedi glossario), si compie fondamentalmente nei primi anni di vita. Non possiamo qui soffermarci su questo ampissimo e importantissimo argomento ma ci è necessario menzionarlo perché la dualità Mente-Corpo la troviamo, come abbiamo detto, sin dall'inizio della nostra vita. I meccanismi di difesa messi in atto dal bambino in modo prolungato  li ritroviamo nel corpo dell'adulto sotto forma di tensioni muscolari croniche.

Per impedire sensazioni ed emozioni sgradevoli operiamo due cose fondamentali:
1) la contrazione dei muscoli interessati (che così "imprigionano" l'emozione anziché darle corso);
2) la riduzione dell'attività respiratoria (che è insita nella contrazione stessa e ne garantisce il controllo).
Questa situazione, come già detto, si cronicizza se operata in modo prolungato e nelle fasi dello sviluppo psicofisico. In tutto ciò non ci si accorge dell'irrigidimento corporeo ma esso appare come parte integrante di noi stessi. Questi blocchi restano, insieme ai loro contenuti e alla dinamica del loro formarsi, al di fuori della nostra coscienza. Il tutto viene percepito come facente "parte di se stessi", come "caratteristica" personale.
Abbiamo invece dei segnali, solo segnali che ci possono creare disagio. E qui troviamo l'Ansia  con tutte le sue manifestazioni.
Quando un Corpo non ha rigidità e la respirazione è buona non c'è ansia. In altre parole, quando non ci sono difese cronicizzate non c'è "ansia" ma "piacere".
L'Ansia è una manifestazione di allarme,  di disfunzione della difesa messa in atto. Per proteggersi dall'ansia il sistema difensivo è inconsciamente in continuo aggiornamento. È costantemente e inconsapevolmente in atto una ricerca di stabilità e solidità delle strutture difensive preesistenti.

Psicoterapia Bioenergetica

Con l'Analisi Bioenergetica gli strumenti di cui dispone la psicoterapia aumentano. La conoscenza approfondita della dualità Mente-Corpo permette l'intervento sui due aspetti. Oltre all'aspetto verbale lo psicoterapeuta lavora insieme al paziente con esercizi corporei appropriati  e volti a sciogliere le tensioni  in esso contenute. Ciò permette di arrivare efficacemente e rapidamente ai nodi emozionali.
Non si tratta semplicemente di tecniche di rilassamento (vedi anche
training autogeno) ma l'obbiettivo è di ridare al corpo l'apertura e la funzionalità originaria. Di ripristinare una condizione generale di fluidità e di piacere. Ciò passa attraverso l'elaborazione e la liberazione dei sentimenti rimasti imprigionati nelle tensioni croniche. Il lavoro a livello verbale e quello a livello corporeo si alternano e si inseriscono a seconda della persona e del momento specifico della psicoterapia. Una risoluzione reale della parte psicologica ha sempre un corrispettivo "corporeo", un'apertura all'esterno, un maggiore livello energetico e la capacità di provare "piacere".

La Psicoterapia Bioenergetica:
1) è di grande utilità per tutti, in quanto ripristina un funzionamento psicofisico adeguato, consente l'aumento del livello energetico e sviluppa il potenziale in ogni persona;
2) è di grande efficacia in tutte le situazioni sintomatiche di origine psicologica: depressione, ansia, angoscia, attacchi di panico, disturbi sessuali, disturbi psicosomatici etc. 

 

L'analisi bioenergetica è un metodo, unico nel suo genere, che combina terapia corporea e psicoterapia verbale. Il concetto di integrazione è basato sul fatto che mente e corpo formano un'unità. Noi siamo i nostri pensieri, emozioni, sensazioni, impulsi ed azioni.
Essa affonda le sue radici nell'opera di Sigmund Freud che fu il fondatore della psicoanalisi. Egli nacque nel 1856 a Vienna, dove studiò medicina e neurologia e sperimentò nuovi modi di porsi in relazione con i pazienti.
All'epoca di Freud le persone soffrivano di un gran numero di malattie per le quali la scienza non aveva rimedi: paralisi, cecità, attacchi epilettici, perdita della memoria e perdita di sensibilità in varie parti del corpo. Freud scoprì che tali sintomi altro non erano che l'espressione corporea di esperienze infantili di dolore e di paura, che la mente aveva rimosso. Aiutando questi pazienti a ricordare e rivivere tali esperienze negative, Freud riuscì a curare i loro sintomi corporei e chiamò questo metodo psicoanalisi. Una volta che il paziente era diventato consapevole di quello che gli era accaduto da bambino, non aveva più bisogno di esprimere questi ricordi mediante sintomi corporei. Per far emergere tali ricordi dalla loro repressione Freud utilizzava i sogni dei pazienti, gli errori verbali (lapsus), le associazioni libere, il transfert.
Il transfert rappresenta una condizione nella quale una persona vede alcune delle sue relazioni interpersonali attraverso le lenti delle sue esperienze infantili. In altre parole, gli individui vedono i loro amici, i loro bambini, i loro superiori sul lavoro o il loro terapeuta non come questi sono realmente, bensì come se questi fossero il genitore che li ha, ad esempio, rifiutati, ignorati, criticati o umiliati. Essi trasferiscono i ricordi repressi di quello che è stato loro fatto nel passato sulle persone che fanno parte della loro vita presente.
Wilhelm Reich, vissuto dal 1897 al 1957, fu paziente ed allievo di Freud. Mentre Freud poneva attenzione soltanto alla produzione verbale dei pazienti, Reich introdusse nella psicoanalisi anche l'osservazione del corpo, come l'espressione degli occhi e del viso, la qualità della voce e i vari tipi di tensioni muscolari. Descrisse per primo quello che noi oggi chiamiamo linguaggio del corpo. Nello stesso modo in cui Freud notò una spaccatura fra memoria conscia ed inconscia, Reich notò una scissione fra le varie espressioni del corpo. Per esempio, una persona può ridere ma non essere consapevole che l'espressione del suo viso è triste. Può dire parole gentili, ma non rendersi conto che i suoi occhi sono pieni di risentimento o che la sua bocca ha una espressione negativa.
Reich osservò che, appena questi pazienti iniziavano la terapia, le tensioni muscolari cambiavano. Le spalle e le braccia della persona depressa si rilassavano, le mascelle diventavano meno contratte e i denti meno serrati. La ragione per cui il paziente frenava gli impulsi e reprimeva i ricordi dolorosi era, in primo luogo, per evitare di mostrarsi vulnerabile. Quindi, allentando le tensioni muscolari croniche, il paziente sperimentava la propria vulnerabilità. Serrando la bocca e i denti egli assumeva un'espressione corporea che diceva: "Non voglio aprirmi per non essere ferito di nuovo".
Reich sperimentò come rilassare i muscoli cronicamente tesi mediante la pressione diretta su di loro e scoprì che funzionava. In questo modo il paziente poteva entrare in contatto con emozioni forti e a lungo dimenticate e con ricordi dolorosi. L'unità di mente, corpo ed emozioni divenne più chiara.
Egli notò anche che, a questo punto, il paziente cominciava a sembrare più vivo, la sua pelle più rosea, i movimenti più spontanei, gli occhi più luminosi. Era come se avesse più energia. Era proprio così e Reich la chiamo energia "organismica" o "orgone".

Alexander Lowen, paziente ed allievo di Reich, coniò per essa il termine di "bioenergia", allargò gli scopi del lavoro sul corpo ed introdusse il lavoro bioenergetico a casa. Anziché limitarsi alla sola pressione e manipolazione delle tensioni muscolari croniche, egli fece uso di alcune posizioni di stress che potevano aiutare queste tensioni a rilasciarsi. La prova evidente di questo ammorbidimento delle tensioni era l'insorgere, nei muscoli, di una fine vibrazione. Lowen poté quindi osservare come i blocchi muscolari impedivano il libero scorrere dell'energia. Per esempio, un diaframma cronicamente contratto, come una strettoia, interrompeva l'onda respiratoria, provocando una respirazione superficiale. Come risultato diminuiva l'apporto di ossigeno ed il livello energetico calava. Questo modo superficiale di respirare è uno dei sistemi che noi usiamo per controllare le nostre emozioni. Per aiutare i pazienti a respirare meglio Lowen inventò il cavalletto bioenergetico.
E' di grande importanza la sua osservazione che una persona il cui flusso energetico è bloccato, ha perso una parte della sua vitalità e della sua personalità. Questa perdita fa sì che questa persona si senta depressa, sia sempre il lotta e usi costantemente la forza di volontà per eseguire i compiti quotidiani. Diventa difficile mettersi in relazione con gli altri o provare piacere. La vita perde i suoi colori e diventa grigia, tetra.

Concetti di base
Il radicamento (grounding), altro concetto introdotto da Lowen, descrive il contatto energetico con la realtà. Allo scopo di avere un buon contatto energetico, è indispensabile che l'energia scorra liberamente verso quelle parti del corpo che sono a contatto diretto con il mondo esterno: organi di senso, braccia e mani, gambe e piedi, pelle e organi sessuali. Guardiamo un bambino quando piange, quando è arrabbiato o felice, oppure quando vuole qualcosa. Tutto il corpo partecipa in modo armonioso. Di una persona ben radicata si dice che "ha i piedi per terra". Questa persona sente la connessione fra i suoi piedi ed il terreno sul quale appoggiano.
Appena cominciamo a crescere, di solito facciamo esperienza di come la libera espressione delle nostre emozioni si scontra con il rifiuto, la disapprovazione, l'umiliazione, la punizione. Impariamo presto, perciò, a controllare le nostre emozioni, e questo ha delle conseguenze. Blocchiamo permanentemente i muscoli coinvolti in queste espressioni medianti tensioni croniche, che sono inconsce.
I blocchi nella gola e nelle mascelle ci impediscono di piangere o di gridare; ma ci impediscono anche di cantare o di gridare di gioia. I blocchi nelle spalle e nelle braccia frenano non soltanto il nostro desiderio di aggredire e di colpire, ma anche il nostro desiderio di abbracciare. I blocchi nella vita ci impediscono di piangere e gridare, altrettanto bene di quanto ci limitano il respirare e il sospirare. La contrattura dei muscoli delle gambe e dei piedi blocca la spinta alla ribellione, ma diminuisce anche la nostra capacità di stare in piedi e di essere indipendenti.
Ci sono molti muscoli che uniscono il bacino al tronco e alle gambe, come quelli della parte bassa della schiena, delle natiche, delle cosce, del pavimento pelvico. Tutti questi muscoli sono coinvolti nel controllo della sessualità e delle funzioni escretorie. Le loro tensioni croniche intorpidiscono la nostra sessualità e spesso sono causa di dolori lombari e di stimolo ad urinare frequentemente.
Lowen ha fatto ancora un'altra scoperta, forse la più importante: fintanto che abbiamo l'illusione di poter ottenere, da adulti, quello che ci è mancato da bambini, e che questo ci farà uscire dalla depressione, siamo predestinati a fallire. Nessun amore, nessuna accettazione da parte del terapeuta, o del compagno, ci potrà restituire l'esperienza perduta di essere accettati e amati per quello che eravamo da bambini. Poiché abbiamo permanentemente bloccato alcune inaccettabili autoespressioni non potremo mai fare l'esperienza di essere accettati per quello che siamo. Perché i nostri genitori ci hanno negato il sentirci accettati quando noi eravamo pieni di amore per loro? Questo ci procura una rabbia profonda ed inconscia. Ma è anche una rabbia giustificata.
Allentare questi blocchi non è mai facile. Noi crediamo che essi ci salvino dall'essere abbandonati e dalla terribile solitudine che ne conseguirebbe. Attraverso il lavoro con il corpo possiamo ammorbidire le tensioni e rivivere il desiderio di essere accettati e amati e la tremenda tristezza di aver desiderato invano. Essendo ben radicati ed avendo un corpo pieno di energia possiamo vivere nella nostra realtà adulta e perciò sentire che la ricerca tesa a recuperare quanto perduto da bambini è un'illusione. In terapia questo viene spesso percepito come una scelta fra essere sé stessi - liberi e soli - e tenersi stretti al terapeuta e al suo amore.

Il metodo operativo su cui si basa l'Analisi Bioenergetica comprende una serie di tecniche utilizzabili nella psicoterapia, tali da consentire un approccio non solo sistematico e coerente, ma anche più profondo e completo, alla persona e a i suoi problemi.
Gli interventi in Analisi Bioenergetica sono infatti definibili come interventi complessi, nel senso che prevedono l'analisi del profondo secondo un approccio che procede partendo sia dal versante psichico, sia da quello corporeo: i temi emergenti, infatti, vengono affrontati ed evocati utilizzando sia il canale che, partendo dal piano mentale ed affettivo conduce al coinvolgimento corporeo, sia il canale opposto: ovvero quello che partendo dalla respirazione, dal movimento e dall'espressione corporea permette l'emergere di vissuti emotivi inconsci consentendone quindi anche il recupero e l'elaborazione a livello mentale ed affettivo. In entrambi i casi, comunque, il processo regressivo e il successivo processo di consapevolizzazione, vengono fortemente stimolati e favoriti proprio dal coinvolgimento unitario dell'organismo, ovvero a livello sia psichico che somatico.
Rispetto alla metodologia dell'intervento bisogna sottolineare che l'obiettivo primario è quello di ristabilire il libero movimento dell'energia del corpo, intervenendo in modo mirato sui blocchi energetico / emozionali presenti nel paziente riscontrabili a tre livelli: a livello psichico, a livello emozionale e a livello fisico.
A livello psichico, infatti, l'Io funge da mediatore tra il mondo interno e quello esterno, fra se stessi e gli altri: in questa mediazione è proprio l'Io che controlla l'immagine di se da offrire al mondo esterno, e quali sentimenti e impulsi possono essere espressi. L'interazione tra l'Io e il corpo si attua in un processo dialettico, in cui l'Io plasma il corpo attraverso il controllo che esercita sulla muscolatura volontaria. Come già accennato quando l'espressione di un sentimento non è accettata nel mondo del bambino, questo è costretto ad inibire l'emozione mediante, ad esempio, la contrazione dei muscoli atti all'espressione dell'emozione stessa. Quando tale inibizione è lungamente protratta nel tempo l'Io abbandona il controllo sull'azione proibita e ritira l'energia dall'impulso. Il controllo dell'impulso diventa allora inconscio e il muscolo rimane in questo caso contratto.
In tali casi l'intervento psicoterapeutico mira proprio a risolvere tale tematica inconscia, a livello sia psichico che corporeo: questa complessa combinazione di lavoro sul corpo e lavoro psicoanalitico costituisce l'essenza dell'Analisi Bioenergetica.

 

 


Alexander Lowen, nato nel 1910 a New York, dove è sempre vissuto tranne il periodo degli studi di medicina a Ginevra, è il fondatore della cosiddetta analisi bioenergetica, di cui ha cominciato a descrivere i principi nel suo primo libro, Il linguaggio del corpo (1958).
Allievo di Wilhelm Reich, che per primo aveva sottolineato l’importanza dell’analisi del carattere (1933), Lowen mette in luce come ognuno forma il proprio carattere, nei primissimi anni di vita, reagendo alle aggressioni e agli stimoli dell’ambiente e inibendo le proprie emozioni, il cui blocco si struttura a livello fisico. Ed è per questo che per arrivare a sciogliere i blocchi emozionali si deve "lavorare sul corpo" oltre che sulla mente, al fine di ritrovare il vero piacere di vivere.

 

Lottando contro il destino ci si avvolge solo più profondamente nelle sue spire. Come un animale preso in una rete, più uno lotta più si lega strettamente. Questo significa che siamo condannati? Siamo condannati solo se lottiamo contro noi stessi. La spinta principale data dalla terapia è l'aiuto a smettere di lottare contro se stessi.
da Paura di vivere, 1980 (Astrolabio, 1982).


 

In un certo senso, ogni terapia che ha successo si conclude con un fallimento. Non si raggiunge la propria immagine di perfezione. Il paziente si rende conto che avrà sempre dei difetti. Sa, tuttavia, che la sua crescita non è terminata e che il processo creativo iniziato in terapia è adesso sotto la sua personale responsabilità. Non termina la terapia camminando su una nuvoletta. Chi lo fa è destinato alla ricaduta. Chi invece rimane con i piedi per terra, ha imparato ad apprezzare la realtà e ha sviluppato un atteggiamento creativo verso i problemi che incontrarà. ha sperimantato la gioia, ma anche il dolore. Se ne va con un senso di auto-realizzazione che comprende il rispetto per la saggezza del suo corpo. ha riguadagnato il suo potenziale creativo.
da Il piacere, 1970 (Astrolabio, 1984).

 

 

Bibliografia


Tutti i libri di Alexander Lowen sono stati tradotti in italiano. Eccoli, in ordine cronologico di pubblicazione in lingua originale.

- Il linguaggio del corpo, Feltrinelli, Milano 1978-1997, traduzione di Paolo di Sarcina e Maura Pizzorno da Physical dynamics of character structure (The language of the body), MacMillan, New York 1958;
Perché molti pazienti in analisi non trovano sollievo alle proprie sofferenze e soluzione ai loro problemi? E da dove deriva la diffusa delusione per i risultati della terapia psicoanalitica? Per Lowen, in quello che è stato fin dal suo apparire un libro di culto, il limite consiste nel fatto che l'analista si occupa di sensazioni e percezioni corporee a livello verbale e mentale, quando invece l'organismo si esprime più chiaramente con il movimento che con le parole: nelle pose, nell'atteggiamento, in ogni gesto, esso parla un linguaggio che anticipa e trascende l'espressione verbale. Il linguaggio del corpo, se correttamente decodificato, può risultare molto eloquente e costituire per la tecnica analitica un materiale altrettanto valido dei sogni, dei lapsus, della libera associazione. L'individuo è un'unità, non scissa in mente e corpo, e studiare come si esprime un individuo significa osservare la sua motilità, ossia la manifestazione dell'emozione. Le tecniche dell'analisi e della terapia bioenergetiche consentono di curare il paziente nel suo complesso, perché permettono al terapeuta di analizzare non solo il problema psicologico, come farebbe qualsiasi analista, ma anche l'espressione fisica del problema stesso. E dalla doppia attenzione, verbale e corporea, deriva la possibilità di instaurare una relazione più ampia e profonda.
- Amore e orgasmo, Feltrinelli, Milano 1968-97, traduzione di Andrea d’Anna da Love and orgasm, MacMillan, New York 1965;
Quali sono le cause dell'impotenza orgastica, dell'eiaculazione prematura nell'uomo e della cosiddetta "frigidità" nella donna? Fino a che punto l'atteggiamento attualmente prevalente nei confronti del sesso, quell'atteggiamento che si pretende affrancato dai vecchi pregiudizi, corrisponde a un'effettiva maturazione sessuale, e non è invece espressione nevrotica? Come si producono le figure del playboy, del "fratello maggiore" o del "conquistatore"? Quali fattori fissano la donna nel ruolo di oggetto sessuale-prostituta, di tipo materno, o di vergine-sorella? Quali sono i disturbi fisici dell'omosessuale? Perchè la donna omosessuale diventa "attiva" o "passiva"? Che cos'è l'omosessualità latente? Esprime un concetto valido questa definizione? E quali sono gli atteggiamenti che tradiscono l'omosessualità latente in un certo tipo di attività eterosessuale? L'analisi teorica è illustrata da un abbondante materiale clinico, da numerosi esempi di casi individuali per i quali Lowen ha attinto a una lunga esperienza professionale.
- Il tradimento del corpo, Edizioni Mediterranee, Roma 1982, traduzione di Licia Mingione da The betrayal of the body, MacMillan, New York 1967;
In quest'opera Lowen descrive e analizza, attraverso le storie di alcuni drammatici casi, il modo in cui nascono i problemi emozionali che conducono l'individuo ad abbandonare la realtà, perdendo il contatto con le necessità e le sensazioni del proprio corpo. Il conflitto tra l'io e il corpo provoca una scissione nella personalità che influenza ogni aspetto della vita e del comportamento. L'io dissociato dal corpo è debole e vulnerabile, così come un sapere privo di sentimenti è vuoto e senza significato. Questi principi, secondo l'autore, vanno applicati nell'educazione e nella terapia psichica, eliminando all'origine i sensi di colpa, di pudore o vergogna che stanno alla base delle dissociazioni schizoidi. Il piacere fisico è una fonte vitale di benessere emotivo. Molte persone, tuttavia, negano al proprio corpo la capacità di godere e la possibilità di essere felice. Questo libro suggerisce una nuova via verso il soddisfacimento emotivo, attraverso la consapevolezza del proprio corpo e un gratificante rapporto tra corpo e mente. La Bio-energetica è un valido aiuto per risolvere alcuni casi di squilibrio emotivo, dando il giusto impulso alle necessità del corpo e al suo desiderio di felicità e amore. Atraverso terapie mentali e fisiche è possibile vincere complessi, problemi psicologici radicati che sono tra le cause della schizofrenia, e combatterla in modo positivo.
- Il piacere. Un approccio creativo alla vita, Astrolabio, Roma 1978, da Pleasure. A creative approach to life, Penguin Books, New York 1970;
Una vita più creativa attraverso il piacere è la promessa di questo libro rivoluzionario. Definendo il piacere come una "esperienza del corpo", Lowen afferma che il piacere mentale puro non esiste e osserva inoltre che la capacità di provare piacere è anche capacità di autoespressione creativa.
- La depressione e il corpo. La base biologica della fede e della realtà, Astrolabio, Roma 1980, traduzione di G. Ottavio Rosati da Depression and the body, Penguin Books, New York 1972;
Il fondatore dell'analisi bioenergetica propone in questo libro un nuovo approccio a una delle più controverse malattie mentali: la depressione. La teoria e la pratica di un trattamento teso allo scioglimento dell'aggressività e dei conflitti irrisolti che bloccano la salute e la capacità di espansione del paziente depresso.
- Bioenergetica, Feltrinelli, Milano 1983-1994, traduzione di Lucia Cornalba e supervisione di Luigi De Marchi da Bioenergetics, Coward, McCann & Geoghegan, New York 1975;
"La bioenergetica è una tecnica terapeutica che si propone di aiutare l'individuo a tornare ad essere con il proprio corpo e a goderne la vita con quanta pienezza possibile. Questo risalto dato al corpo comprende la sessualità, che ne è una delle funzioni fondamentali. Ma comprende anche funzioni ancor più basilari come quelle di respirare, muoversi, sentire ed esprimere se stessi. Una persona che non respira a fondo riduce la vita del corpo. Se non si muove liberamente, limita la vita del corpo. Se non sente pienamente, restringe la vita del corpo. E se reprime la propria autoespressione, limita la vita del corpo." Con queste parole Alexander Lowen definisce l'orizzonte del libro in cui fissa i criteri e gli scopi della sua disciplina terapeutica, dispiegandone i metodi e le pratiche corporee. Così, se il processo di crescita dell'individuo per qualche verso si blocca, la bioenergetica può diventare "l'avventura della scoperta di se stessi" che permette di appropriarsi del proprio corpo e di risolvere quei sintomi psicosomatici che potrebbero affliggere l'esistenza.
Con una nota introduttiva all'edizione italiana di Luigi de Marchi.
- Paura di vivere, Astrolabio, Roma 1982, traduzione di Cristina Spinoglio da Fear of life, MacMillan., New York 1980;
Vogliamo amare, ma abbiamo paura di renderci vulnerabili. Vogliamo aprirci, ma abbiamo paura del rifiuto. Vogliamo sentimenti profondi, ma abbiamo paura di farci schiacciare dalle emozioni. Condizionati a cercare il successo in termini sociali invece che umani, ci diamo a un'attività frenetica. Da questo conflitto nasce una tremenda disperazione, perché il dolore è costantemente presente sotto la superficie della nostra vita convulsa.
- Il narcisimo. L’identità rinnegata. Feltrinelli, Milano 1985-97, traduzione di Stefano Magagnoli da Narcisism. Denial of the True Self, MacMillan, New York 1983;
Il narcisismo è da alcuni anni uno dei temi privilegiati delle discipline psicologiche. Inoltre, il "narcisismo" è diventato una delle parole chiave in vari tentativi - si pensi anzitutto ai lavori di Christopher Lasch - di comprendere non solo la psicologia individuale, ma anche la cultura delle società in cui viviamo. Con questa ricerca Alexander Lowen, lo psicoanalista che ha proseguito con più precisione e autorevolezza il cammino aperto da Wilhelm Reich, dà un contibuto originale e illuminante alla comprensione di quello che sta diventando, a giudizio di molti, il male più diffuso e allarmante dell'uomo contemporaneo. Attraverso una serie di "storie di casi", di esempi che permettono una comprensione agevole anche al non specialista, l'autore mette a fuoco la figura del narcisista e mostra come le terapie bioenergetiche - che arricchiscono la pratica analitica tradizionale con tecniche terapeutiche tese all'autoespressione e al recupero di una vita corporea piena - si applichino con efficacia ai disturbi narcisistici. Vittima e al tempo stesso capace di infliggere terribili sofferenze, il narcisista è, nell'analisi di Lowen, innanzitutto caratterizzato da un'ostinata negazione dei sentimenti che lo condanna a desolanti rapporti manipolatori e inautentici. Di particolare interesse è l'attenta ricognizione di quel "linguaggio del corpo" che nel narcisista anticipa e trascende l'espressione verbale.
- Amore sesso e cuore, Astrolabio, Roma 1989, traduzione di Laura Tommasi da Love, sex and your heart, MacMillan, New York 1988;
Il legame tra sesso e cuore è soltanto simbolico, un portato della nostra cultura, oppure è reale e concreto? Ecco un nuovo libro di Lowen che intende approfondire questo dilemma analizzando la misura in cui la vita fisica è legata a quella affettiva e in cui la salute del corpo è condizionata dal benessere emotivo.
- La spiritualità del corpo. L’armonia del corpo e della mente con la bioenergetica, Astrolabio, Roma 1991, traduzione di Augusto Menzio da The spirituality of the body. Bioenergetics for grace and harmony, MacMillan, New York 1990;
Lowen estende il rapporto mente-corpo ampliandolo fino ad abbracciare la spiritualità, intesa però non nel convenzionale senso religioso bensì come la ricerca di un'armonia tra corpo, mente ed emozioni, cioè di una condizione che Lowen chiama lo stato di grazia.
- Arrendersi al corpo. Il processo dell’analisi bioenergetica, Astrolabio, Roma 1994, traduzione di Luciana Baldaccini da Joy: the surrender to the body, MacMillan, New York 1994;
Dopo 48 anni di pratica clinica, il padre dell'analisi bioenergetica descrive i principi del suo approccio e ne illustra l'applicazione narrando i casi clinici dei suoi clienti. La bioenergetica, basata sull'identità funzionale dei processi fisici e psicologici, mira ad aiutare l'individuo a riscoprire e liberare il proprio animo. Questo obiettivo si articola in tre fasi: la consapevolezza di sé e del proprio corpo; la piena espressione dei sentimenti spesso frustrati nell'infanzia, come la rabbia e la paura, e infine il possesso di sé, ovvero la libertà di essere se stessi, di accettare e riconoscere le proprie sensazioni senza più sensi di colpa e vergogna.
- Lowen Alexander e Lowen Leslie, Espansione e integrazione del corpo in Bioenergetica, Manuale di esercizi pratici, Astrolabio, Roma 1979, traduzione di Ottavio Rosati da The way to vibrant health, Harper & Row, New York 1977.
Il primo manuale di esercizi bioenergetici ideato da Lowen, combinando il lavoro sul corpo con quello sulla mente. Come lavorare alla comprensione e alla trasformazione della personalità attraverso la respirazione, il metabolismo e la scarica di energia del movimento.

Inoltre, sempre in italiano:
- Stress e malattia, Istituto di Psicologia Somatica, Milano-Roma 2001, traduzione di Cina Miniutti da Stress and illness, a bioenergetic view, IIBA, 1998;
- Volontà di vivere e voglia di morire, Milano 2004, traduzione a cura del centro di documentazione W. Reich di Milano, da Will to live and wish to die, IIBA 1998
fonte:
www.alessandracallegari.it

 

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