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Ansia, Attacchi di Panico e Fobie Stampa

 

Per chi ha paura, tutto scricchiola.

   Sofocle          

  

Finirai per trovarla la Via... se prima avrai il coraggio di perderti

                                                                                         Tiziano Terzani

 

 

Ansia

 

 

                   Ansia: che cos'è

anxietyL'ansia è un particolare stato fisico e mentale che sopravviene nel momento in cui l'individuo viene sollecitato da una situazione, interna od esterna, di pericolo o di incertezza. L'ansia è un'emozione, una risorsa che nel corso dell'evoluzione il cervello ha sviluppato ed affinato nell'intento di proteggere l'individuo dalle minacce che il mondo esterno può sollecitare. E' quindi un sistema difensivo, e la sua funzione principale è di allertare una serie di circuiti che si sono andati perfezionando nei secoli, e di consentirci di reagire in modo appropriato. Il sistema è molto complesso e prevede una reazione che è contemporaneamente fisica (la reazione tipica del gatto che vede il cane e sa di doversi difendere) e psicologica. Recentemente le neuroscienze hanno permesso di "vedere dentro" il cervello e sono stati identificate, anche se ancora in modo impreciso, aree cerebrali, circuiti nervosi e biochimici che sovrintendono a questa delicata funzione. Per situazione esterna si intende una situazione reale percepita dall'individuo come un stimolo ostile, un predatore o altro che possano mettere effettivamente a rischio l'incolumità dell'individuo. Per situazione interna si intende una situazione pericolosa, immaginaria o reale, un pensiero negativo, dialogo interno negativo. ansia_014_copia

L'ansia, la cui etimologia latina richiama concetti quali il sentirsi soffocare, stretti, è connotata da varie sensazioni per lo più spiacevoli fra cui il timore, la paura, l'apprensione, la preoccupazione, la sensazione che le cose possano sfuggire di mano, il bisogno di trovare una soluzione immediata e, nel caso di esposizione prolungata, la frustrazione e la disperazione. Tuttavia l'ansia è un'emozione naturale e universale; è generata da un meccanismo psicologico di risposta allo stress, il quale svolge la funzione di anticipare la percezione di un eventale pericolo prima ancora che quest'ultimo sia chiaramente sopraggiunto, mettendo in moto specifiche risposte fisiologiche che spingono da un lato all'esplorazione per identificare il pericolo ed affrontarlo nella maniera più adeguata e, dall'altro, all'evitamento e alla eventuale fuga. Questa caratteristica di interesse ed evitamento nei confronti di un possibile pericolo si ritrova soltanto negli uomini e negli animali superiori e favorisce la conoscenza del mondo circostante e un migliore adattamento ad esso.

 

 

Ansia e Stress

 

Anche questo termine, come quello di ansia, viene troppo spesso utilizzato male o stravolto nel suo significato originario. La parola deriva dal linguaggio dell'ingegneria, e viene usato per indicare la forza che viene applicata ad un corpo, ma che non lo deforma. Indica quindi una energia, uno sforzo a cui si sa opporre resistenza. E che dalla forza applicata riceve una indicazione di quanto sappia opporsi.
Lo stress è quindi importante, perché consente all'organismo di sviluppare sistemi di resistenza, capacità di adattamento e di opposizione alle energie che la vita ci richiede quotidianamente. Senza stress moriremmo, anche se uno stress troppo forte o applicato troppo a lungo è in grado di determinare effetti disastrosi sia sulla mente che sul corpo. Basti pensare a quanto la medicina psicosomatica, con le nuove branche quali la psiconeuroimmunologia o la neuroendocrinologia hanno svelato dei rapporti esistenti tra eccesso di stress e risposte del corpo.

 

 

stress

 

Lo STRESS (EUSTRESS e DISTRESS) Stress e ansia sono strettamente collegati, tant'è che possiamo considerarli come due facce della stessa medaglia; come abbiamo già accennato precedentemente, il rapporto individuo/ambiente è soggetto a frequenti interazioni di tipo stressorio, le quali possono provocare come conseguenza l'ansia. Gli stressors, ovvero gli elementi ambientali (intesi anche come situazioni, esperienze o persone) che producono una sollecitazione sull'organismo, subiscono sempre un'elaborazione di tipo cognitivo, dalla quale dipende in gran parte la reazione della persona. L'ansia deriva da queste elaborazioni, per esempio nel caso in cui la persona percepisca il pericolo come reale e desideri liberarsene. Lo stress in sostanza è la prima sollecitazione che l'organismo subisce quando vi è un cambiamento nell'equilibrio tra organismo e ambiente. L'ansia è una sua possibile conseguenza. Lo stress può essere di due tipi: eustress (eu: in greco, buono, bello) o distress (dis: cattivo, morboso). L'eustress, o stress buono, è quello indispensabile alla vita, che si manifesta sotto forma di stimolazioni ambientali costruttive ed interessanti. Un esempio può essere una promozione lavorativa, la quale attribuisce maggiori responsabilità ma anche maggiori soddisfazioni. Il distress è invece lo stress cattivo, quello che provoca grossi scompensi emotivi e fisici difficilmente risolvibili. Un esempio può essere un licenziamento inaspettato, oppure un intervento chirurgico. Ognuno di noi risponde agli eventi stressanti in modo diverso, questo perché ogni persona fa esperienze diverse e attiva proprie strategie interpretative e di pensiero diverse. Inoltre un ruolo fondamentale nell'interpretazione degli eventi, sia interni che stress1esterni, spetta all'apprendimento. Noi impariamo a comportarci in un certo modo di fronte a certi stimoli e questi meccanismi di apprendimento agiscono in modo automatico, al di fuori della nostra consapevolezza. Le nostre stesse valutazioni personali degli eventi e delle cose subiscono l'effetto dell'apprendimento e una volta consolidatesi funzionano in modo relativamente autonomo. Gli schemi comportamentali e di pensiero hanno la funzione di farci risparmiare energia sia fisica che mentale, infatti si basano su esperienze pregresse già elaborate, facilmente rievocabili. La risposta allo stress si esplica in tre fasi; nella prima fase, definita fase di allarme, lo stressor suscita nell'organismo un senso di allerta, definito arousal (stato di attivazione psicofisiologica di intensità variabile in risposta ad uno stimolo significativo per l'individuo), con conseguente attivazione dei processi psicofisiologici (aumento del battito cardiaco, iperventilazione ecc.). Dopodiché, nella fase di resistenza, l'organismo tenta di adattarsi alla situazione e gli indici fisiologici tendono a normalizzarsi anche se lo sforzo attuato è molto intenso. Nel caso in cui l'adattamento non sia sufficiente si arriva alla terza fase, la fase dell'esaurimento, in cui l'organismo non riesce più a difendersi e la naturale capacità di adattamento viene a mancare. Quest'ultima fase è la più pericolosa, in quanto l'esposizione prolungata ad una situazione di stress può provocare l'insorgenza di patologie sia fisiche che psichiche. In particolare, lo stress cronico attiva un circuito composto da strutture cerebrali e da una ghiandola endocrina (asse ipotalamo-ipofisi-surrene), il surrene, il quale aumenta la secrezione di cortisolo. Quest'ormone, anche conosciuto come ormone dello stress, se presente in quantità superiori alla norma provoca vari disturbi (stress e malattia). Tra i sintomi più frequenti dello stress ricordiamo: frequente sensazione di stanchezza generale, accelerazione del battito cardiaco, difficoltà di concentrazione, attacchi di panico, crisi di pianto, no-stressdepressione, frustrazione, attacchi di ansia, disturbi del sonno, dolori muscolari, ulcera dello stomaco, diarrea, crampi allo stomaco, colite, malfunzionamento della tiroide, facilità ad ammalarsi, difficoltà ad esprimersi e a trovare un vocabolo conosciuto, sensazione di noia nei confronti di ogni situazione, frequente bisogno di urinare, cambio della voce, iperattività, confusione mentale, irritabilità, abbassamento delle difese immunitarie, diabete, ipertensione, cefalea, ulcera.

E' assolutamente certo che l'essere umano erediti geneticamente gli strumenti che permettono al cervello, durante la vita fetale, di sviluppare in modo molto sofisiticato i sistemi di difesa che costituiscono la base biologica dell'ansia. Naturalmente questi sistemi di difesa non predispongono allo sviluppo dell'ansia patologica, ma esclusivamente alla salvaguardia dell'individuo dagli attacchi del mondo esterno che potrebbero mettere a repentaglio la nostra vita.

Nell'ansia patologica, specie per quanto riguarda il Disturbo da Attacchi di Panico (DAP), come anche il Disturbo Ossessivo Compulsivo (DOC), non si esclude che si possa ereditare la cosiddetta "propensione al disturbo", vale a dire imperfezioni nel corretto funzionamento di alcuni sistemi biologici (specie della serotonina che è un neurotrasmettitore prodotto da ghiandole cerebrali). Ma ciò non significa che si eredita il disturbo: il cervello è un sistema plastico fortemente adattabile, e si possono creare nel corso della vita situazioni educative, ambientali sociali o culturali che attivano, in chi è predisposto, i sintomi dei disturbi d'ansia.

 

Differenza tra stato e tratto

Il cosiddetto "tratto ansioso" è una caratteristica della personalità di alcuni soggetti i quali tendono ad avere il sistema di difesa dell'ansia particolarmente marcato, tanto da vivere la maggior parte delle esperienze in modo preoccupato, agitato, inquieto, ansioso, appunto.

Costoro, in circostanze di maggiore rilievo emotivo, corrono quindi il rischio di rispondere con comportamenti esagerati, dispendiosi e spesso inutili alle sollecitazioni che vengono dall'esterno.

In questo caso si parlerà di "stato di ansia"

 

L'attivazione neurofisiologica dello stato ansioso e dell'ansia libera

ansia3Uno spavento improvviso può scatenare la paura. La paura viene percepita come tale solo se avviene per mezzo della via riflessa o se l'apparato cognitivo può confrontare la situazione attuale con quelle in cui ha esperito come pericolose. L'abilità di imparare a discernere tra una situazione normale e una pericolosa, può significare la vita o la morte di un individuo o di un gruppo. In questo contesto l'ansia è il risultato di una paura rivolta al futuro.

Così se una zebra è scampata ad un attacco quasi mortale nel passato da parte di un leone, è sufficiente sentirne il ruggito un'altra volta sola perché il suo sistema nervoso simpatico si attivi attraverso una via nervosa riflessa (la via limbico-talamica) e perciò immediata. Oppure quella zebra potrebbe attivarsi perché vede altre zebre correre in un modo tale che le sembri che stiano scappando. Questa volta l'animale si attiva grazie alla corteccia cerebrale, cioè quella parte del sistema nervoso centrale che i mammiferi hanno in più rispetto agli altri animali filogeneticamente inferiori. Il risultato è che se l'attivazione comincia con la percezione del pericolo e finisce con la sua cessazione, l'ansia non subentra. Se invece perdura per qualche motivo, come stimoli pericolosi continuativi, allora si parla di ansia.

 

Gli effetti dell'attivazione neurofisiologica nell'ansia, cioè un aumentato livello ematico di adrenalina e corticosteroidi, si evidenziano con un battito cardiaco più accelerato, l'aumento della pressione sanguigna, la vasocostrizione periferica, l'aumento del flusso sanguigno nelle masse muscolari, l'evacuazione dell'intestino, la sospensione delle attività digestive, la sudorazione, sia delle mani che del resto del corpo, la tensione muscolare aumentata, la dilatazione delle pupille, il ritmo respiratorio aumentato. Questi sono i classici segnali dell'ansia. 

L'ansia, quindi, è una risposta sostanzialmente fisiologica ad una sollecitazione interna o esterna che il cervello riceve. La percezione che normalmente si ha dell'ansia è, nel linguaggio comune, di qualcosa di fastidioso, che procura disagio o addirittura sofferenza nell'individuo.

Ogni giorno almeno dieci persone ci rispondono alla fatidica domanda "Come stai?" con una risposta che ci fa capire che sono ansiosi: attacchi_di_panico

 

"Sto correndo per non perdere l'autobus",

"Ho un appuntamento tra dieci minuti",

"Voglio arrivare in tempo per vedere la partita",

"Scusa, ma mi chiudono i negozi", oppure

"Domani ho un esame, chissà...".


Tutti questi nostri amici e noi stessi sappiamo che per realizzare tutte quelle cose abbiamo assolutamente bisogno di una spinta, di una sollecitazione che ci muove e ci fa selezionare gli stimoli con attenzione.

In realtà non potremmo vivere senza ansia: immaginiamoci di attraversare la strada, di aprire una porta in risposta al campanello, di prepararci per un esame. ansia8

Senza l'ansia tutti questi comportamenti non potrebbero prevedere la capacità d'adattamento per rispondere ad uno stimolo che compare, talvolta d'improvviso, a modificare i nostri equilibri, mentre altre volte lo conosciamo in anticipo e dobbiamo solo organizzarci.

Esiste quindi una condizione connaturata con l'individuo, fatta di attese, di preparazione, di sforzo, che fornisce una risposta a ciò che internamente o esternamente ci sollecita.

L'ansia nasce quindi anche dai ricordi o dalle emozioni, dalla elaborazione di quello che ci è successo in passato o che potrà accaderci in futuro.

E poi c'è quella forma di ansia del tutto sconosciuta e maldestra, che proviene dall'inconscio, che non sappiamo razionalizzare e che ci attanaglia perché sfugge ad ogni identificazione. Paradossalmente questa condizione di tensione è quella che corrisponde all'equilibrio. Non potremmo vivere senza questa situazione squilibrata di equilibrio.

Eppure il più delle volte non ce ne rendiamo conto:

ci aspetteremmo che il benessere venga dall'assenza di stimoli, mentre questa condizione ideale corrisponde solo alla "non esistenza".
Il sonno stesso, ritenuto come una condizione di allontanamento dagli stimoli esterni, è invece un immenso crocevia di sollecitazioni inconsce e di elaborazioni necessarie per la vita della nostra esistenza.

 

LE TRE COMPONENTI DELL'ANSIA

 

L'ansia è costituita da tre diverse componenti:

-Componente comportamentale la quale, come visto in precedenza, viene attivata con la finalità di reagire alla situazione e ristabilire le condizioni ottimali di benessere. Le possibilità sono due: affrontare di petto il problema che si è presentato oppure evitarlo. Nel primo caso, se per esempio si manifesta una situazione inaspettata per la quale si è impreparati, si reagisce analizzando il problema e preparando una soluzione adeguata. Nel caso dell'evitamento invece si tende a rimandare il problema, ottenendo un senso di sollievo immediato, per poi lasciare posto ai sensi di colpa e lesioni dell'autostima, aumentando il rischio che questo genere di situazione si ripresenti in futuro come per l'effetto di una abitudine.

-Componente cognitiva rappresentata da una serie di processi mentali volti a valutare se stessi e la situazione in cui ci si trova. Tra questi: il fatto di concentrarsi esclusivamente sugli aspetti percepiti come maggiormente minacciosi; valutare in modo irrealistico e irrazionale la realtà, per esempio considerare il giudizio circa la riuscansiaita o meno di un compito come un giudizio globale sulla persona ("se non riesco a fare questo sono un incapace"); l'autosvalutazione, per esempio pensare di non essere in grado si svolgere un determinato compito, di non essere all'altezza, di non potercela fare; la catastrofizzazione, ovvero sopravvalutare la situazione esterna fino al punto di convincersi che è qualcosa di incontrollabile e sentirsi sopraffatto da essa come di fronte ad un cataclisma; il perfezionismo, ovvero la tendenza a rimandare continuamente la decisione di affrontare un compito, un problema o la valutazione da parte di altri fino a quando non ci si ritiene perfettamente preparati.
-Una base fisiologica che prepara e predispone l'organismo all'azione. Le principali modificazioni fisiologiche sono: l'aumento della tensione muscolare con conseguente potenziamento dell'afflusso sanguigno ai muscoli (per poter reagire prontamente con la fuga o l'attacco in caso di necessità); la tachicardia in cui l'accelerazione dei battiti del cuore risulta percepibile ed è finalizzata a pompare una maggiore quantità di sangue alle parti dell'organismo che vengono attivate. Aumento della pressione sanguigna; l'iperventilazione, cioè l'aumento della frequenza respiratoria al di fuori del controllo della persona, che può portare a provare un senso di vertigine e nei casi più gravi ad un annebbiamento della vista e progressiva diminuzione della capacità di comprensione; l'aumento della sensibilità dell'organismo agli agenti esterni, per esempio maggiore dilatazione delle pupille e sensibilità al dolore.

Bisogna effettuare una sostanziale divisione tra ansia fisiologica o normale e ansia patologica.
L'elemento che li distingue è la percezione che noi riceviamo dal cervello e dal corpo che lo stato di attesa è solo un punto di passaggio, un ponte capace di farci nuovamente reagire, che ci rende pronti ad una sollecitazione che ci stimola.
La differenza fondamentale tra la normalità e la malattia dell'ansia consiste quindi nella percezione di disagio che proviamo quando siamo di fronte alla tensione, alla preoccupazione, al malessere che sentiamo in assenza di stimoli esterni o interni.
È ansia, quindi, il sentirci pronti a reagire anche quando non avremmo motivo o bisogno di essere reattivi, quando siamo pronti a scattare e nulla ci allarma, quando proviamo una serie di segni fisici o psicologici anche se potremmo sentirci tranquilli e rilassati. E quando tutto ciò agisce dolorosamente sia su di noi che su quelli che a noi stanno vicini.
Negli ultimi 30 anni si è potuto verificare come almeno un terzo della popolazione mondiale ha avuto o potrà avere un disturbo d'ansia nella loro vita: si è sempre pensato che i traumi psicologici potessero essere all'origine dei disturbi d'ansia mentre ora sappiamo con certezza che, in alcuni casi, l'origine dell'ansia eccessiva va addebitata sostanzialmente ad un disturbo, ad una malattia del cervello. ansia_cerv

Quest'impostazione non esclude la componente psicologica, né quella ambientale, sociale o educativa, che in molti casi, è la condizione predisponente.

Andiamo incontro ad un'integrazione, in cui dovremo accettare che anche i disturbi psicologici, come quelli fisici, sono il risultato di una integrazione tra corpo e mente.

L'ansia è dunque il crocevia tra come siamo fatti e come il mondo estremo interagisce con noi.

Il risultato è che non potremo mai sperare di vivere senza ansia per quanto le regole impegnative del mondo ci impongono degli adattamenti a cui tentiamo di opporre una resistenza: è proprio il risultato di questo sforzo che caratterizza il rischio di soffrire d'ansia.

 

Ansia e iperventilazione

Per quanto riguarda l'iperventilazione nell'ansia, è interessante vedere come l'organismo può avere mancanza di ossigeno proprio per il fatto di respirare di più, fatto che in un soggetto ansioso è piuttosto frequente. Quando l'ansia prende il sopravvento, se di ansia si parla, la respirazione corta e frequente provoca una aumentata frequenza del respiro, il quale a sua volta fa aumentare anche l'ansia stessa (come il cane che si morde la coda). Questo si traduce, oltre a un aumentato livello di ansia, anche in un'aumentata ossigenazione del sangue.

Sembra un paradosso eppure, per via di quello che viene definito effetto Verigo-Bohr, livelli di ossigeno troppo elevati nel sangue non permettono ai tessuti di recepire l'ossigeno di cui hanno bisogno, mentre al contrario, un livello maggiore di anidride carbonica permetterebbe all'ossigeno di passare nei tessuti. In un circolo vizioso tristemente noto a chi soffre di uno dei più noti disturbi d'ansia, quello degli attacchi di panico, questa mancanza di ossigeno nei tessuti aumenta la richiesta di aria nei polmoni, per cui la respirazione aumenta, il sangue viene ancor di più ossigenato in un circolo vizioso senza tregua finché il sovraccarico neurofisiologico riporta l'organismo, esausto, allo stato di riposo, in una temporanea tregua dall'ansia. anxious_1

 

Ansia buona e ansia cattiva

All'origine di questa attivazione neurofisiologica, priva di ansia, c'era dunque una importante capacità dell'individuo di sopravvivere affrontando la situazione al meglio delle sue capacità fisiche. In certe circostanze questa attivazione immediata significava essere in grado di attaccare o fuggire oppure ancora di restare completamente immobile per sopravvivere in un ambiente ostile.

Questo meccanismo era perciò perfettamente adeguato ad un ambiente relativamente primitivo in cui la prontezza fisica era così importante. Oggi, tranne per quelle persone che svolgono lavori particolari o vivono in ambienti particolarmente stimolanti dal punto di vista fisico, questa risposta di ansia è per lo più inadeguata. Infatti è normale soprassedere su quando ci si spaventa per uno stimolo obiettivamente pericoloso mentre, al cessare di tale esposizione, l'ansia rientra per lasciare il posto ad un normale livello di vigilanza. Ma se il livello di attivazione e di ansia rimangono costantemente elevati e gli stimoli che li aumentano non sono obiettivamente pericolosi (nel senso di generalmente riconosciuti come tali), allora tale livello di attivazione diventa nocivo e si parla di ansia patologica vera e propria.

L'ANSIA CATTIVA - DISFUNZIONALE  Durante un'attivazione prolungata, infatti, vengono immessi nel circolo sanguigno alcuni ormoni (steroidi, detti anche ormoni dello stress), la cui azione, a lungo tansia13ermine, è anche quella di abbassare il livello di funzionamento generale del sistema immunitario, aumentando così la possibilità di prendere malattie. Questa è più nota come correlazione ansia-sistema immunitario. In tal caso, dunque, l'ansia si trasforma da risposta del tutto naturale e adattiva a sproporzionata o irrealistica preoccupazione, ed assume una connotazione di un disturbo psichico, perdendo la funzione di elemento di crescita e maturazione, divenendo piuttosto un elemento di disgregazione della personalità. È così che l'ansia perde la sua funzione adattiva tesa a favorire il rapporto con l'ambiente, provocando al contrario disadattamento e perdita di contatto con l'ambiente stesso. Questa evenienza può presentarsi per diversi motivi, spesso difficilmente identificabili; in generale accade poiché vi è una valutazione errata delle percezioni che riceviamo da parte dei nostri processi cognitivi.Quando ciò accade la persona tende a sviluppare varie tipologie di comportamento, in genere di tipo patologico, al fine di tenere sotto controllo le forti angosce che la attanagliano continuamente. Un esempio è il comportamento di evitamento, attraverso il quale la persona evita volontariamente e ripetutamente il contatto con la fonte d'ansia (per esempio la vicinanza ai cani nel caso di soffre di fobia verso questi animali), alimentando in maniera sempre maggiore la paura verso di essa. Nei casi più gravi può accadere che la persona perda la consapevolezza della fonte della propria ansia, rimuovendola a livello inconscio. Il meccanismo di difesa della rimozione agisce come una sorta di censura della mente, relegando i pensieri e i ricordi spiacevoli e minacciosi ad una parte inconscia della psiche. Questi elementi non vengono più ricordati, tuttavia restano presenti e continuano, di tanto in tanto, a generare angoscia. A questo punto l'ansia diventa generalizzata e non ha apparentemente una causa visibile.Un altro fattore importante da tenere in considerazione è costituito dai vantaggi secondari del comportamento di evitamento. Infatti chi soffre di ansia può in un certo senso "approfittare" della sua situazione per ottenere aiuto dagli altri, magari anche in modo non del tutto consapevole; per esempio, tornando all'esempio del cinofobico (chi soffre di paura dei cani), egli potrebbe evitare di uscire di casa da solo per paura di essere aggredito da un cane e chiedere ad un familiare o ad un amico di accompagnarlo ogniqualvolta deve allontanarsi da casa. O addirittura chiedere ad un'altra persona di svolgere le attività al posto suo. Questo tipo di comportamento non fa altro che tenere la persona a distanza dalla sorgente delle proprie angosce, impedendole di affrontarle e risolverle.

Il continuo afflusso di adrenalina nel sangue porta, come sintomi dell'ansia, problemi cardiaci temporanei, iperventilazione (con la conseguente dispnea paradossale come descritto sopra), sudorazione, dolori muscolari, cefalea, attacchi di panico.

 

I disturbi d'ansia

I disturbi d'ansia sono stati per lungo tempo considerati forme di nevrosi, ovvero un insieme molto vasto di disturbi caratterizzati da ansia non legata a ragioni obiettive e da altri problemi associati. Questi disturbi vennero concettualizzati grazie al lavoro clinico svolto da Sigmund Freud sui suoi pazienti; di conseguenza, la categoria diagnostica delle nevrosi finì per essere inestricabilmente connessa con la teoria psicanalitica. Inizialmente vennero inseriti nel gruppo delle nevrosi disturbi molto diversi fra loro, utilizzando come criterio diagnostico il fatto che alla base di tutti vi fosse un problema di ansia rimossa. Col trascorrere del tempo diversi psicopatologi iniziarono a mettere in discussione l'opportunità di mantenere in vita il concetto di nevrosi, dato che era diventato talmente esteso e onnicomprensivo da svuotarsi di ogni significato quale categoria diagnostica. A partire dalla terza versione del DSM (Manuale Diagnostico e Statistico dei Disturbi Mentali), e specialmente nella quarta (ed ultima, allo stato presente), le vecchie categorie delle nevrosi vengono redistribuite tra nuove e più precise categorie diagnostiche.

Dal punto di vista clinico i disturbi d'ansia possono essere distinti secondo il Disturbo d'Ansia Generalizzata (l'ansia da separazione, l'ansia da prestazione, l'ansia di evitamento, l'ansia situazionale) e i Disturbi d'Ansia a sé stanti (come il disturbo di panico, le fobie, il disturbo ossessivo-compulsivo, il disturbo post-traumatico da stress).

 

Riconoscere, conoscere, calmare, utilizzare l'ansia

ansia1L'ansia non è solo un limite o un disturbo, ma riconosciuta e analizzata può diventare uno strumento di analisi di se stessi ed essere UTILIZZATA come una RISORSA.

Almeno un terzo della popolazione mondiale ha avuto o potrà avere un disturbo d'ansia nel corso della propria vita. Questo perché l'ansia è una condizione FISIOLOGICA, utile in molti momenti della vita. E' UTILE, come abbiamo visto, a proteggerci dai rischi, a mantenere lo stato di allerta, a migliorare le prestazioni. L'ansia BUONA, fisiologica e funzionale rappresenta una sollecitazione che ci muove e ci fa selezionare gli stimoli con maggiore attenzione. Non potremmo vivere senza ansia e senza di essa molte emozioni sarebbero più sbiadite, meno intense e suggestive. Pensiamo ad un incontro con una persona che ci attrae e ci interessa e al corollario di emozioni che accompagna questo evento... L'ansia può essere quindi uno STRUMENTO o un LIMITE a seconda dell'USO che ne facciamo o del modo in cui la viviamo. 

 

I Vari Disturbi d'ansia:

 

 

 

Disturbo da Ansia Generalizzata (GAD

ansia10Il GAD è caratterizzato da un costante, e peraltro ingiustificato, senso di preoccupazione verso qualsiasi evento che raggiunge una tale gravità da causare una sintomatologia che persiste per almeno sei mesi.

I sintomi che possono comparire in questa patologia sono:

 

costante inquietudine: i soggetti temono il peggio e non possono controllare il loro stato d'ansia e di apprensione 

dolori muscolari aumento dello stato di vigilanza

insonnia

difficoltà di concentrazione

sudorazione, tachicardia, vertigini, diarrea, ecc

cefalea

Questo disturbo può compromettere la qualità di vita delle persone che ne sono affette poiché esse vivono in uno stato di tensione continua:
si preoccupano non solo per gli eventi quotidiani della vita, per lo stress a cui sono sottoposti, ma per qualsiasi cosa: i familiari, la salute, la situazione economica, il lavoro, il mondo che li circonda.

Un senso di ansia, a volte vago, altre greve, accompagna immancabilmente questi soggetti.

Sono irrequieti, tesi, hanno difficoltà a concentrarsi, per quanto stanchi non riescono a sedersi, non riescono a riposare. attacchi_di_panico
La naturale conseguenza è un progressivo isolamento, prima dagli amici, poi dal lavoro, riducendo al minimo le proprie attività.
Alcuni sviluppano un episodio di depressione maggiore per cui si rivolgono allo specialista, altri, preoccupati per la loro salute, iniziano iter diagnostici e terapeutici dispendiosi e del tutto inutili. Se non riconosciuto e curato, il Disturbo d'Ansia Generalizzato può protrarsi per molti anni, riacutizzandosi nei momenti di maggiore stress.

 

Un esempio

Un signore di quaranta anni, normalmente tranquillo, capace di seguire il lavoro, la famiglia, il tempo libero, con buoni risultati e grande soddisfazione.
Negli ultimi tempi sono aumentate le preoccupazioni sul lavoro e ha avuto qualche momento di difficoltà anche nel rapporto con gli altri, si sente più nervoso e meno concentrato, la sera fatica a prendere sonno e la mattina appena sveglio pensa con affanno a quello che dovrà fare durante la giornata.

Racconta di avere una sensazione costante di affaticamento muscolare e di tensione psicologica; è sicuro che i piccoli avvenimenti della vita recente non possono essere la causa di questo disagio.
Più cerca di ragionare per capire cosa sia successo e più s'innervosisce. Un circolo vizioso senza fine in cui le soluzioni che si propone complicano di piansia17ù la sua vita. Soprattutto non si fa una ragione di alcuni segni fisici: una stretta alla nuca, l'irrequietezza, l'incapacità di stare fermo, alcuni formicolii, il minore appetito. E' come se fosse sempre pronto a partire per una gara ad una velocità a cui non si è mai iscritto. La diagnosi di Ansia Generalizzata viene dal fatto che non c'è nessuno dei sintomi comuni agli altri disturbi d'ansia. Non deve stupire il fatto che manchi una causa o un elemento scatenante, perché questo disturbo ha, come anche altri, la caratteristica di non poter riconoscere un motivo esterno che lo giustifichi. Ed è questa spesso la causa di maggiore preoccupazione per chi ne è affetto.

 

ALCUNI DISTURBI

 

 

Tachicardia

Disturbi del sonno

Alterazione della pressione  sanguigna

Paura

Crisi lipotimiche

Irrequietezza

Tics

Facile affaticamento

Pallore o rossore

Difficoltà di concentrazione

Sudorazione

Vuoti mentali

Tremore

Senso di tensione muscolare

Acidità di stomaco

Stipsi

Crampi all'addome

Diarrea

Problemi respiratori

Vertigini

Cefalea

 

 

 

 

 

 

 

Disturbo Ossessivo Compulsivo (DOC)

Le ossessioni sono idee fisse, irrazionali che si presentano ripetutamente nella mente di un individuo. Le compulsioni sono, invece, rituali, gesti ripetitivi (stereotipie) che una persona non può fare a meno di non compiere. Lo scopo di questi comportamenti è quello di alleviare uno stato d'ansia o prevenire situazioni temute. Le compulsioni tuttavia producono un sollievo che è solo momentaneo non conferiscono né soddisfazione né realizzazione. ansia111 Oltre il 90% dei pazienti affetti da DOC manifesta sia ossessioni che compulsioni, nonostante qualcuno sia più tormentato dall'uno che dall'altro. Colpisce dal 2 a 3% della popolazione mondiale ed esordisce generalmente durante l'adolescenza. Per questo disturbo, più che per altri, è stata evidenziata l'origine biologica e la predisposizione genetica: sembra esserci, infatti, una alterazione dei gangli della base per cui questi pazienti tendono a diffidare del proprio sapere e della propria conoscenza. Questo dubbio -i francesi chiamano il DOC la malattia del dubbio- li spinge a controllare e/o ripetere le stesse azioni continuamente. Anche la scarsa emissione di serotonina pare coinvolta nel disturbo, aumentando il dubbio e diminuendo la sicurezza in se stessi.

La sintomatologia può essere molto varia. Alcuni presentano dei sintomi così lievi e, sebbene si rendano conto che tali pensieri ed azioni siano irrazionali e senza senso, non se ne fanno in nessun modo turbare. Per altri, invece, il disturbo diventa talmente presente da interferire con il normale svolgimento della vita di tutti i giorni. Purtroppo però questi soggetti sono molto restii a chiedere aiuto. Essi contattano lo specialista quando i sintomi sono ormai strutturati e, di solito, causa di un altro problema, come ansia, depressione, DAP..., ritenuto più grave ed importante.

 

Un esempio

Abbiamo tutti degli amici che stimiamo per la loro capacità di essere sempre puntuali, sempre attenti, a cui non sfugge nulla e che sarebbero in grado di organizzare un viaggio in terre lontane dotandoci di tutti i particolari che potrebbero rassicurarci.
Queste persone non soffrono sicuramente di un disturbo ossessivo ma potrebbero, sotto l'effetto di uno stress, aumentare vertiginosamente il livello di attenzione, di rigore di precisione, di amore per il dettaglio.

Qual'è la differenza esistente tra queste caratteristiansia15che di personalità ed il paziente ossessivo? 

Immaginiamoci allora che una persona precisa e rigorosa rimanga intrappolata all'interno dei suoi pensieri e dei suoi comportamenti, finendo col passare il tempo alla ricerca disperata di vie di uscita dalla propria inutile e disperata ripetitività. Noi tutti cerchiamo di difenderci dalle infezioni, ma non ci laviamo le mani 300 volte al giorno, ci difendiamo dai ladri ma non trascorriamo un'ora a controllare la chiusura della porta, abbiamo dubbi e insicurezze ma non abbiamo bisogno di rifare un gesto anche 100 volte per sentirci sicuri. La persona che soffre di un disturbo ossessivo non riesce a porsi dei limiti, né nel pensiero e né  nel comportamento ed esaspera tutto alla ricerca di un perfezionismo impossibile e soprattutto irrealizzabile.

 

 

 

Ossessioni e Compulsioni

 

LE OSSESSIONI PIU' COMUNI

Preoccupazione eccessiva per sporcizia, germi, urina, feci

Paura intensa delle infezioni

Immagini sessuali perverse

Paura di farsi del male o di far del male ad altri

Paura di provocare un evento negativo

Pensieri persistenti relativi a colori, numeri

Superstizioni

Preoccupazione intensa per quanto concerne moralità. religione, valori

Paura di dire qualcosa di osceno e/o offensivo

Immagini violente

Estrema preoccupazione per ordine, disposizione simmetrica delle cose

 

 

LE COMPULSIONI PIU’ COMUNI

Lavarsi le mani farsi la doccia, in modo ripetitivo e ritualizzato

Pulire oggetti, mobili in modo eccessivamente prolungato

Controllare ripetutamente elettrodomestici, luci, serattature, gas

Scrivere o leggere lo stesso testo più volte

Contare il numero di vocali/sillabe di un paragrafo prima e dopo la lettura

Ripetere certi movimenti, alzarsi in un certo modo, fare le scale ecc

Controllare eventuali danni a persone o cose

Contare un numero indefinito di volte

Necessità di dire o di fare cose per essere rassicurati

 

 

 

Disturbo Post-traumatico da stress (PTSD)

Alla sua origine questo disturbo venne individuato per giustificare strane forme di ansia di cui soffrivano quei soldati americani che, al rientro da guerre lontane, non riuscivano a riadattarsi alla vita di tutti i giorni; ricordiamo a questo proposito il tenente Don di "Forrest Gump", quello che viene salvato, suo malgrado, da Forrest e poi non riesce più a ritrovarsi perché tutte le notti sogna la guerra, è depresso e diventa alcolista? Qualcosa del genere. Ma con il passare degli anni ci si è accorti che anche traumi più frequenti e meno drammatici sono capaci di scatenare reazioni che durano a lungo e sconvolgono la vita di coloro che lo hanno subito. A parte gli eventi atmosferici fuori scala, come terremoti o inondazioni, anche vicende della vita come un incidente automobilistico oppure una rapina o uno stupro o un furto in casa, ma anche una caduta, una frattura che ci costringono a cambiare il nostro ritmo abitudinario, possono fare scattare, nei soggetti predisposti, una gran varietà di sintomi che affliggono il malcapitato per lungo tempo.ansia_panico1 Normalmente compare una grave forma di insonnia, fatta da brevi addormentamenti, magari in una situazione di tranquillità e di benessere, interrotti da risvegli con incubi e ricordi dell'avvenimento traumatico. Il risveglio è doloroso, con abbondante sudorazione e tremori, e si sente la necessità di chiamare chi è vicino per farsi rassicurare. Segue una grave depressione, che viene vissuta costantemente con il dramma che possano ripetersi le condizioni scatenanti, tanto da trasalire per ogni rumore più forte o per una porta che sbatte. Questa situazione non riesce a migliorare e chi ne soffre ha poche possibilità di trovare supporto, se non attraverso dei gruppi terapeutici, cioè delle esperienze di persone che hanno sofferto della stessa malattia e che, attraverso lo scambio delle rispettive emozioni, riesce ad attenuare la sintomatologia.

 

 

 

Fobia Semplice

 

Le fobie specifiche, un tempo chiamate le fobie semplici, costituiscono il Disturbo d'Ansia più comune. Sono paure fuori dall'ordinario, irrazionali, intense e persistenti nei confronti di oggetti o situazioni particolari.

ansia9Nel corso della propria vita il 12.5% dei pazienti sviluppa una paura talmente grande da ricorrere ad estremi rimedi per evitare la situazione ansiogena. E' presente di solito un'ansia anticipatoria che accompagna il soggetto anche solo all'idea di dover affrontare la causa dei propri terrori. I sintomi, di fronte all'oggetto che scatena la paura, sono gli stessi di altri disturbi ansiosi: sudorazione, tachicardia, difficoltà del respiro. Qualora la causa di una fobia specifica possa essere facilmente evitata, questa può non interferire in modo determinante con la vita di chi è affetto da questo disturbo. Se, invece, non è possibile evitare la situazione o l'incontro con l'oggetto ansiogeno, inizialmente sono presenti solo ansia e stress, ma successivamente questi individui si troveranno a limitare la propria vita sociale e lavorativa solo per evitare la situazione temuta.

 

 

 

Fobie specifiche

 

 


PAURA                                                  CONDIZIONE 
 

Api

Melissofobia

Aria

Aereofobia

Buio

Nictofobia

Cadaveri

Necrofobia

Cambiamenti

Cainofobia

Cani

Cinifobia

Capelli

Tricopatofobia

Cose sacre

Ierofobia

Denti

Odontofobia

Sepolti vivi 

Tafofobia

Essere visti, guardati 

Scopofobia

Viaggio in Treno

Siderodromofobia

Fuoco

Pirofobia

Gente

Antropofobia

Idee

Ideofobia

Insetti

Entomofobia

Ferite

Traumatofobia

Luce

Fotofobia

Luoghi alti, altezza 

Acrofobia

Luoghi chiusi

Claustrofobia

Malattia

Nosofobia

Morte

Tanatofobia

Oggetti appuntiti

Aicmofobia

Penne

Pteronofobia

Certi Luoghi 

Topofobia

Pioggia

Ombrofobia

Precipizi

Cremnofobia

Ragno

Aracnofobia

Relazioni sessuali

Coitofobia

Sangue

Emoobia

Serpenti

Ofidiofobia

Soffocare

Pnigerofobia

Spazio aperto

Agarofobia

Sporcizia

Misofobia

Tempo

Cronofobia

Topi

Musofobia

Uccelli

Ornitofobia

Vento

Anemofobia

Vuoto

Chenofobia

 

... e ancora:

 

Acluofobia: intensa ed incontrollata paura del buio.
Acrofobia: paura dell'altezza e dei luoghi alti.
Ailurofobia: paura dei gatti.
Anginofobia: paura di soffocare.
Antropofobia: paura della gente e dei contatti sociali.
Aviofobia: paura di volare in aereo.
Brontofobia: paura dei tuoni.
Cinofobia: paura dei cani.
Criofobia: paura del freddo, del ghiaccio.
Coprofobia: paura delle feci ritenute fonti di contagio (sin. scatofobia).
Demofobia: paura della folla. Vedi anche agorafobia.
Dismorfofobia: preoccupazione ossessiva per un difetto, vero o presunto, nel proprio corpo. Vedi anche disturbi somatoformi.
Ecofobia: paura di rimanere in casa da soli.
Emetofobia: paura di vomitare o di vedere altri farlo. Produce spesso restrizioni alimentari.
Entomofobia: paura degli insetti.
Equinofobia: paura dei cavalli.
Eritrofobia: paura di arrossire in pubblico.
Gerontofobia: intensa ed incontrollata paura di invecchiare.
Glossofobia: paura di parlare in pubblico. Vedi anche fobie sociali.
Idrofobia: intensa ed incontrollata paura dell'acqua. Può manifestarsi sotto forma di ripugnanza verso i liquidi in generale in soggetti affetti dalla rabbia.
Misofobia: paura di rimanere "contaminati" attraverso il contatto con corpi estranei, o attraverso il contatto con altri esseri umani.
Monofobia: paura della solitudine.
Omofobia: paura delle persone omosessuali, di diventare omosessuale o di essere considerato tale.
Patofobia: intensa ed incontrollata paura delle malattie, di ammalarsi.
Rupofobia: paura dello sporco e di ciò che non è igienico, dalla quale spesso deriva l'ossessione a pulire. Vedi disturbo ossessivo-compulsivo.
Sessuofobia: intensa ed incontrollata paura dei contatti sessuali e di tutto ciò che comportano.
Sociofobia: paura dei rapporti sociali.
Tafofobia: intensa ed incontrollata paura di essere sepolto vivo.
Tanatofobia: paura ossessiva della morte.
Tomofobia: paura dei tagli, delle operazioni chirurgiche.
Toxofobia: paura di essere avvelenati.
Xenofobia: intensa ed incontrollata paura di ciò che è estraneo, inteso come persona o cultura. Si usa comunemente per indicare odio fanatico verso tutto ciò che è straniero.
Zoofobia: paura degli animali in genere.
 



Le fobie sono oggi estremamente diffuse e, pur non essendo una patologia grave, rendono la vita difficile a moltissime persone, che vivono in una gabbia da loro stesse costruita senza vedere una possibile via d’uscita. La sofferenza soggettiva, quella indotta nelle persone vicine e il costo sociale delle fobie sono estremamente elevati e in continua crescita.
Si parla in generale di fobie quando si ha un timore sproporzionato rispetto alle circostanze e in assenza di un reale pericolo. Il soggetto ne è consapevole e tuttavia non riesce a reagire, quasi fosse paralizzato.
Sebbene la paura non sia di per sé un’emozione negativa, può divenirlo quando si estremizza, trasformandosi in fobia.
La paura è una vero e proprio meccanismo di difesa. Fin da piccoli ci preserva da situazioni potenzialmente pericolose, ponendoci in uno stato di allerta e spingendoci ad affrontarle con le cautela. Inoltre, la paura può essere utilizzata come spinta all’azione, come tensione positiva verso il risultato.
La paura di fallire, ad esempio, può spingerci ad impegnarci per portare a termine nel migliore dei modi un incarico assegnatoci.
Ma quando la paura si estremizza fino a trasformarsi in fobia paralizza, limita e a volte annulla, privandoci della capacità di prendere decisioni e mettendoci in balia della sorte, degli eventi e soprattutto delle decisioni altrui.
La fobia conduce all’autosabotaggio: si evita una determinata circostanza, un amore, un viaggio, una discussione, per evitare di provare l’emozione ad essa collegata.Evitare le situazioni scatenanti limita certamente il verificarsi delle crisi d’ansia e spesso le annulla, ma è una soluzione peggiore del male, poiché come risultato ci costringiamo a vivere con mille limitazioni, come se fossimo in gabbia.
L’atteggiamento tipico del fobico è la fuga, non solo dalle circostanze, ma anche dalle emozioni. Egli rinuncia quindi a vivere una vita ricca di esperienze ed emozioni, siano esse negative o positive.
Il modo più semplice per superare questa forma estrema di paura è affrontarla. Nel momento in cui lo facciamo, la priviamo del potere che noi stessi le abbiamo conferito.Il primo passo per affrontare la fobia consiste nell’accettarla e riconoscere che essa è soltanto uno stato mentale, una creazione della nostra mente.
Quindi si tratta allora di capire se la situazione che suscita quell’emozione è veramente così drammatica e spaventosa come sembra o se è stata ingigantita dalla nostra immaginazione. La paura annebbia la nostra razionalità e cercare di riflettere con un pò di saggezza aiuta a riprendere il controllo e a spingerci ulteriormente ad agire.

                       

                        Un esempio

attacchi_di_panico1C'è qualcuno che se solo sente parlare di un ragno o di un topo si sente male. Ci sono altri a cui prospettare un tragitto in seggiovia, l'osservazione di un panorama dall'alto di un grattacielo o un percorso in metropolitana preferiscono darsi malati o rinchiudersi per on essere minacciati. Vengono chiamate spesso paure, ma in realtà sono fobie. Anche se questo termine greco significa paura, esiste una differenza sostanziale tra i due termini, perché la paura non è necessariamente una fobia mentre nella fobia si ha sicuramente paura di qualcosa.
Un noto archeologo temeva grandemente i serpenti ed evitava accuratamente, durante le sue ricerche, di venirne a contatto, ma non faceva nulla per evitare riparlarne o addirittura per tentare di diventare competente alla ricerca di un intelligente esorcismo.
Un signore che aveva sempre vissuto in città, al contrario non aveva motivo per temere di entrare in contatto con i serpenti, ma ciò nonostante sbiancava, sentiva il cuore battere forte e quasi sveniva se soltanto sentiva parlare di animali striscianti per terra. Al fobico basta infatti immaginare come pensiero o come fatto di entrare in contatto con ciò che teme per manifestare le reazioni tipiche che potrebbe avere di fronte all'oggetto della propria fobia.

 

 

 

Fobia Sociale

 

 

La Fobia Sociale o Disturbo d'Ansia Sociale consiste nella paura di trovarsi in una situazione, generalmente pubblica, potenzialmente umiliante, in cui si è esposti al giudizio altrui.
Le persone affette da questo disturbo, peraltro piuttosto frequente, circa il 13% della popolazione mondiale, cercano di evitare le situazioni in cui debbono fare qualcosa davanti agli altri, ad es. mangiare, parlare, fare la propria firma.

ansia0Nei casi di ansia da prestazione, che è un tipo di fobia sociale, i soggetti temono, oltre il normale, la prova per cui devono essere giudicati, ad es. cantare, fare un esame, gareggiare ecc. Oltre alla paura e alla tensione, questi individui sviluppano una serie di sintomi fisici: instabilità, rush del volto, tachicardia, tremori, vomito, diarrea.

Le cause possono essere ricercate in traumi infantili, basso livello di autostima, ipersensibilità al rifiuto. Di solito, la maggior parte di questi pazienti sono perfettamente in grado d'individuare la causa che dà origine alla propria ansia. Per costoro trovarsi al centro dell'attenzione diventa un incubo: si sentono impacciati e fortemente imbarazzati. 


            Un esempio

Cerchiamo di ricordare un periodo della nostra vita in cui, più o meno intorno all'adolescenza, arrossivamo facilmente, ci vergognavamo se il giorno dopo era prevista una festa con gli amici, non dormivamo in previsione di un appuntamento dato ad un coetaneo dell'altro sesso.
Ci veniva detto che tutti questi comportamenti erano propri di un timido, e malgrado la scienza del comportamento abbia fatto passi da gigante, è quasi certo che quei comportamenti siano tutt'ora definibili come tipici di una persona timida.

E' però possibile che queste timidezze associate nella età adulta ad una estesa serie di evitamenti delle situazioni sociali, alla paura di esprimere il proprio giudizio in pubblico, al timore di essere o apparire inadeguati, costituiscono il nucleo centrale della cosiddetta fobia sociale.
Un giovane di circa 30 anni impiegato in un ufficio pubblico che percorreva ogni giorno un lungo tratto di strada in automobile raccontava che i due momenti cruciali della sua giornata erano rappresentati dal contatto con l'esattore al casello autostradale. Anni prima in una occasione, aveva causato un ingorgo a causa della mancanza di spiccioli nell'uscire dall'autostrada. Si era improvvisamente reso conto che non avrebbe mai più potuto sostenere il disagio che gli era parso di avere procurato a tutto il mondo ed aveva cominciato a preoccuparsi non solo di avere i contanti per tutte le occasioni in cui doveva pagare qualcosa, ma anche di pensare a lungo e in anticipo a tutto ciò che era utile fare in società per non procurare agli altri un motivo di disagio e a se stesso un'insostenibile condizione di malessere fisico e psicologico.

Evitare, evitare di apparire, evitare di comparire, evitare di essere sottoposti a qualsiasi tipo di giudizio, evitare. Il paziente affetto da fobia sociale organizza tutto il suo tempo e tutte le sue azioni con l'unica prospettiva di sentirsi rassicurato dal non entrare in contatto con il giudizio del prossimo.

 

 

Il Disturbo da Attacchi di Panico (DAP)

Il dap è caratterizzato dall'improvviso verificarsi di un senso di paura senza alcun motivo particolare o apparente, durante il normale svolgimento delle attività quotidiane. attacchipanico02

La maggior parte degli attacchi di panico raggiunge la massima intensità entro 10 minuti ed i sintomi sono caratterizzati da iperventilazione, tremori, movimenti oscillatori, sensazione di caldo o di freddo, sudorazione profusa, nausea, palpitazioni, dolori al petto.
Alcuni presentano il fenomeno della depersonalizzazione ossia hanno la sensazione di trovarsi all'esterno del proprio corpo e di guardarsi dall'alto.
Altri hanno invece la sensazione che il proprio corpo sia irreale, in questo caso si parla di derealizzazione. Ogni attacco può provocare una preoccupazione sempre maggiore, chiamata ansia anticipatoria che può aumentare fino a colmare le ore o le giornate che separano un attacco da un altro. Circa 1/3 dei giovani adulti ha almeno un attacco di panico tra 15 ed i 35 anni e, secondo il DSM IV dall'1.5 al 3.5% della popolazione mondiale sviluppa un disturbo da attacchi di panico nel corso della propria vita.

attacchipanico03Il Dap si sviluppa e si aggrava gradualmente: inizialmente l'attacco o gli attacchi possono verificarsi improvvisamente, successivamente possono invece manifestarsi subito prima o subito dopo l'incontro con una persona, con un oggetto o con una situazione che determina ansia. Con l'accrescersi dell'ansia anticipatoria molte persone preferiscono evitare i luoghi e le situazioni in cui si sono manifestati precedenti attacchi sviluppando agarofobia, nonostante essi non sappiano bene di cosa abbiano paura: l'importante è evitare l'attacco. A questo propositi ritengo che i protocolli strutturati dalla scuola di Terapia Breve Strategica di Nardone e Watzlavick, che utilizzano paradossi, sono un'ottima risorsa per la cura di questo disagio.


                      Un esempio

Inizialmente questi soggetti colpiti dal disturbo possono svolgere normalmente la loro attività quotidiana; se gli attacchi proseguono, tuttavia, si assisterà ad una graduale delimitazione della propria vita di relazione e lavorativa fino alla totale chiusura e inabilità.

Immaginiamo una giovane donna che non ha mai sofferto di ansia in passato che un giorno, d'improvviso, senza nessun segno premonitore, in una situazione di assoluta apparente normalità viva questo episodio. In un momento qualsiasi e in un posto qualsiasi di una giornata qualsiasi ha, d'improvviso la sensazione di essere prossima alla sua morte. Senza ragione viene assalita da giramenti di testa, dolori di stomaco, oppressione del respiro, tremori a tutto il corpo, brividi, nausea: una tempesta neuro vegetativa dalla quale teme che non uscirà mai e che per quanto duri pochi minuti sembra eterna. Questa persona al termine dell'attacco di panico cerca un sollievo da chiunque glielo possa dare: spiegandole cosa è successo, rassicurandola, dandole una pacca sulla spalla, dandole un farmaco o un consiglio che ridimensioni il terrore assoluto provato. La storia, se non si interviene con una terapia adatta, può durare per tempi infiniti.
La prima preoccupazione sarà quella d'individuare se c'è una malattia fisica che sottende il sintomo, se questa ricerca sarà senza risposta, si corre il rischio di diventare ipocondriaci; la seconda sarà quella di mettere, inutilmente tra sé e il panico, una distanza di sicurezza. Per questo si comincerà ad "evitare" cioè a non fare tante piccole o grandi cose della vita quotidiana con la scusa che potrebbero farci stare male. Alla fine di evitante rimarrà solo la segreta aspettativa, mai corrisposta, che starsene chiusi dentro casa per il resto della vita, ci eviterà gli attacchi. La terza preoccupazione è quella di mantenere sempre un elevato livello di ansia anticipatoria, quella condizione fittizia di poter interferire, mantenendo un elevato livello di paura, di avere paura, con il decorso della malattia.

 

Ansia da separazione separazione_genitori

 

Questa situazione, particolarmente presente nei bambini, ma spesso presente anche negli adulti, in cui è più difficilmente isolabile come quadro autonomo, indica quelle situazioni nelle quali il timore di doversi separare da una persona (ma anche da un oggetto o da una situazione, con minore frequenza), determinano delle reazioni fisiche e psicologiche simili ad un episodio di ansia acuta. Anche se si è consapevoli della causa, e si cerca e ottiene la rassicurazione, specie nei bambini, rappresenta un ostacolo molto serio ad abbandonare la compagnia e la vicinanza della persona oggetto dell'ansia.

Tipico caso: il primo giorno di asilo o di scuola dei bambini.

E' un elemento predittore del rischio di sviluppo di un Disturbo da Attacchi di Panico nell' età giovanile, specie dopo una perdita.

 

Ansia da prestazione

Detta anche "ansia da esame" è quella condizione che precede (anche giorni prima) ed accompagna un evento in cui un soggetto ansioso deve effettuare una prestazione di cui teme, più che i risultati, la possibile valutazione o il giudizio altrui. Frequente anche negli uomini in occasione di un rapporto sessuale, evento che viene affrontato con estrema preoccupazione e può sfociare in episodi di impotenza parziale.

Essa si manifesta spesso negli studenti universitari, sotto forma di ansia da esame. Da un punto di vista cognitivo, l'ansia da esame determina sentimenti di fragilità ed inadeguatezza. La vulnerabilità dello studente che soffre di questo tipo di ansia è legata alla prestazione, ovvero alla paura di ricevere un voto basso, di perdere la stima dei propri genitori o del partner, o di vedere compromesso il proprio giudizio sociale. La rigidità di questa posizione subisce continui rinforzi da varie idee irrazionali del tipo: «Devo essere perfetto», «Ho valore solamente se ottengo risultati», «Se non ho successo gli altri mi criticano, mi isolano ed emarginano». Tale visione assolutistica viene inoltre proiettata nel futuro, il quale viene immaginato come desolante e privo di possibilità di miglioramento, generalizzando la situazione dell'esame a tutte le altre situazioni della vita: «Diventerò un buono a nulla», «La mia vita sarà insoddisfacente ed inutile», «Gli altri non mi stimeranno mai». 

 

 

Ansia e Insonnia ansia7

 

L'insonnia è quasi sempre uno dei sintomi cardine delle forme di Disturbo d'Ansia (ed anche della depressione).
E' possibile trovare forme in cui il sonno è disturbato a causa di un ritardo nell'addormentamento, oppure per i frequenti risvegli notturni oppure ancora a causa di risvegli precoci.
In tutti i casi dormire male equivale ad avere problemi di concentrazione, di attenzione ed anche di attività diurna.
Nella maggior parte dei casi vengono inoltre ignorate regole elementari di igiene del sonno che possono causare effetti deleteri, talvolta interrotti dall'assunzione scorretta di farmaci che però, se assunti al di fuori di un corretto contesto terapeutico, rischiano di sortire solo effetti temporanei e negativi.
Ormai la cosiddetta medicina del sonno ha fatto giganteschi passi in avanti, riuscendo ad aiutare coloro che dormono male ad identificare anche eventuali cause organiche, come i disturbi respiratori o alcune patologie endocrine, risolvendo i quali il sintomo insonnia può essere del tutto ridimensionato.
Una delle situazioni più frequenti in cui l'ansia agisce da pessima consigliera per un buon addormentamento notturno, viene dalla cosiddetta "insonnia parafisiologica", vale a dire quella forma in cui non ci si addormenta mai perché si ha troppa paura di non riuscire ad addormentarsi.
E la prova di ciò viene dalle vecchissime ma sempre valide regole utilizzate nella tradizione popolare: contare le pecore, ripassare la propria giornata, sognare le vacanze estive...
Tutte situazioni che hanno in comune la capacità di distrarre chi si sta per addormentare, e fargli superare la paura di non dormire.

 

Ansia e Depressione

ansia18Sono i due sintomi più comuni tra quelli che esprimono una situazione di disagio psicologico, e spesso vengono accostati quasi fossero una cosa unica. In realtà sono profondamente diversi, e differente è anche la loro gravità. Numerosi ipotesi confermano che una situazione di ansia cronica sia in grado di determinare delle variazioni biochimiche nel cervello che riproducono quelle tipiche della depressione.
Dal punto di vista psicologico è invece noto che la difficoltà a lottare contro gli effetti di uno stato di ansia prolungata può portare alla demoralizzazione e quindi ai presupposti di una depressione.
E' infatti depresso chi, per un periodo abbastanza prolungato, almeno quindici giorni, lamenta continuamente senso di stanchezza, mancanza di forze e di energie, assenza di concentrazione, preoccupazione per la propria salute, totale disinteresse verso l'appetito, il lavoro, gli svaghi o la sessualità.
Piange spesso, vorrebbe "morire" e non riesce ad esprimere correttamente altro che la propria profonda incapacità.
In questi casi occorre rapidamente l'intervento dello psichiatra e la cura per i sintomi che è peraltro sovrapponibile a quella della malattia stessa.
Un supporto psicoterapeutico si può rendere utile quando la fase acuta si è stabilizzata e la maggiore minaccia per il paziente depresso, il rischio di suicidio, si è allentato.
Dal punto di vista clinico, peraltro, l'uso dei farmaci antidepressivi anche per la maggior parte dei disturbi d'ansia ha permesso di unificare il trattamento e di ottenere un risultato clinico considerevole in entrambe le situazioni.

 

Ansia e Disturbi Alimentari

 

 

ansia12La società più ricca e la diversa collocazione che il cibo è venuto ad avere sono gli elementi "sociali" capaci di determinare lo sviluppo prepotente dei disturbi alimentari psicogeni.
Ma purtroppo non sono sufficienti modi semplicistici per affrontare una realtà tragica quale quella di gravi malattie come la bulimia e l'anoressia.
Mentre l'anoressia è più tipica della donna adolescente, per quanto si stia affermando in maniera statisticamente rilevante la possibilità che anche l'uomo ne sia affetto, la bulimia ha una distribuzione ampia e una rappresentazione clinica allargata ad entrambi i sessi e a tutte le fasce sociali.
Si sostiene, con ottime motivazioni che l'ansia sia presente anche nei disturbi alimentari: l'ansia di dimagrire (la conformità a modelli rappresentati dalla moda, dai media e dalla televisione), oppure l'ansia che viene dalla profonda insoddisfazione, dalla frustrazione e dal tentativo di auto aggredirsi, come nella bulimia.
L'ansia quindi; nella sua forma di incapacità di controllo degli istinti, è sintomo comune alle due malattie.
Gli studi clinici di tipo biologico hanno peraltro conferalim_copymato come esistano a livello cerebrale alcune anomalie nel funzionamento della serotonina e quindi alcune ipotesi farmacologiche di trattamento, specie per la bulimia, si avvalgono di sostanze appartenenti al gruppo degli antidepressivi.

I Disturbi del Comportamento Alimentare sono connessi alla tematica della percezione dell'immagine corporea, perchè nella nostra società il problema della "silouette perfetta" è sempre più connesso all'insoddisfazione della propria immagine corporea che da il via alla decisione di mettere in atto una dieta ipocalorica. cheIn genere la dieta si connette con una profonda ed indescrivibile insoddisfazione che il soggetto ha della propria immagine corporea che vede lontanissima rispetto ai canoni di bellezza proposti dai media. I mass media ci bombardano di ragazzine sempre più simili ad uno scheletro e sempre più lontane dall'aspetto fisico di una ragazza reale e questo purtroppo, ce lo dicono i media stessi, in molti casi porta alla morte e nella migliore delle ipotesi, ad una cronicizzazione della patologia che rende la vita invivibile e destinata sempre di più all'isolamento dalle relazioni sociali. Anoressia Nervosa e Bulimia, sono anoressiaprincipalmente, disturbi del contatto con l'altro e delle relazioni ed il sintomo anoressico e/o bulimico sono soltanto la spia di un disagio profondamente doloroso ed indescrivibile che il soggetto non riesce a descrivere se non attraverso il sintomo alimentare. Per non parlare poi delle recenti campagne anti-anoressia come quella definita "No-Li-ta", in cui una ragazza francese, gravemente anoressica, veniva fotografata nuda nei cartelloni pubblicitari sparsi per la città, che lungi dall'essere un aiuto per chi vive questo profondo dramma, provoca al contrario, un obiettivo di magrezza da raggiungere per chi il problema lo vive sulla propria pelle. Immaginiamo che impatto possa avere questa foto su una ragazza che lotta ogni giorno contro se stessa per perdere anche solo pochi etti di peso corporeo.

Una caratteristica che abbiamo osservato in moltanoresste persone sovrappeso è un rapporto distorto con lo specchio: spesso si guardano solo dal collo in su, e hanno quindi una percezione ottimistica del loro stato fisico. Perché è così difficile guardarsi, e quanto è importante farlo? Lo sguardo, il guardarsi, può avere a che fare con due funzioni tipicamente umane: la pulsione conoscitiva, che ci spinge a conoscere e a conoscerci, e l’aspetto persecutorio, intrusivo, che riconduce alla minaccia, o quantomeno al giudizio. Il rapporto con lo specchio, così come lo sguardo degli altri, presuppone spesso tentativi di modificare l’immagine corporea, cercando di adattarla a un ideale spesso sconfessato dalla realtà, di cui lo specchio può rappresentare uno degli oggetti. Da qui, si instaurano processi in cui si evita di specchiarsi, o si nega l’evidenza della propria immagine, e questi sono due tipici meccanismi difensivi. Guardare il viso salimentare-aumento-camminare-cane-ciclismo-comportamento-movimento-peso_copyeparandolo dal resto del corpo può spesso corrispondere al bisogno di porsi in relazione con la testa – la parte razionale dell’essere umano – evitando il contatto con le parti del corpo più istintuali
Anche in presenza di disagi e sofferenze molto intensi, alcune persone sovrappeso non riescono mai a cambiare. Perché 'si sceglie' di rendersi infelici anche quando la felicità dipende da noi, anzi, è del tutto sotto il nostro controllo? I disturbi dell’alimentazione sono il risultato di molti fattori: fattori culturali, individuali e familiari contribuiscono, accanto a variabili di tipo genetico, allo sviluppo dei disturbi alimentari, in maniera diversa per individui diversi. I fattori che predispongono, precipitano o mantengono il sovrappeso contribuiscono, ciascuno per la propria parte, a rendere complesso il fenomeno. Per esempio si è riscontrato che i fattori che contribuiscono a restare obesi o sovrappeso possono essere modificati fornendo al soggetto motivazioni appropriate e sottoponendolo a tecniche e trattamenti adeguati: è effettivamente possibile migliorare la qualità di vita alimentare di una persona che ha problemi di peso, anoress34e rendere meno presenti disagi e sofferenze. Si è osservato anche che il tono dell’umore, il peso e le abbuffate sembrano interagire tra loro nel mantenere la sintomatologia del disturbo da alimentazione incontrollata, e rinforzando modalità patologiche di controllo dell’alimentazione, del peso, e del tono dell’umore. Senza un appropriato aiuto tecnico-scientifico, e senza programmi di trattamento adeguati confermati da studi e controlli, difficilmente l’individuo da solo potrà risolvere questo genere di problemi
Il meccanismo che induce a un rapporto vorace con il cibo è lo stesso che favorisce le altre dipendenze come per esempio l'alcolismo e la tossicomania? Ai pazienti che si rifiutano di pensare a un motivo per cambiare perché i loro pensieri e i loro comportamenti sono estremamente gratificanti, è possibile rispondere facendo una analogia con le gratificazioni ricavate da un tossicodipendente che fa uso di sostanze: in alcuni casi, questa analogia può aiutare a sviluppare una motivazione minima. L’analogia con droga e alcool è potenzialmente problematica, perché è stata applicata ai ddisturbi_comportamento_alimentareisturbi dell’alimentazione in modo inadeguato. Cessare l’uso della cocaina, dell’eroina e di altre sostanze stupefacenti che alterano l’umore richiede la rinuncia a un piacere immediato, consapevoli che la droga non permetterà di raggiungere obiettivi più importanti. Anche se non si può dimostrare chiaramente che i sintomi anoressici sono una vera forma di “dipendenza”, la loro capacità di agire come rinforzi positivi può essere erosa quando il paziente riconosce che il piacere immediato e il senso di sicurezza sono incompatibili con scopi più importanti. Come accade con l’utilizzo degli stupefacenti, all’inizio gli effetti dei sintomi anoressici determinano un senso di controllo, autoconfidenza e compentenza, ma con il passare del tempo gli effetti positivi svaniscono, e il paziente finisce per perdere completamente il controllo, e col diventare schiavo dei suoi sintomi.
Se soffrire non basta... come nasce e di cosbilanciaa si nutre la motivazione a cambiare corpo per cambiare vita? Studi e ricerche condotti nel campo dei disturbi della condotta alimentare, hanno mostrato (Miller e Rollnick, 1991) come nel caso della motivazione sia importante, più che presentare come terapeuti argomenti a favore del cambiamento, essere capace di farli nascere nel paziente. Questo metodo, centrato sul cliente, lo aiuta a risolvere l’ambivalenza nei confronti del cambiamento: usare una serie di domande per aiutarlo a arrivare da solo alle conclusioni è il metodo più usato per il trattamento dei casi resistenti. Specialmente nell’obesità, i vantaggi sono molteplici:
• elimina la lotta per il potere, perché il terapeuta non presenta argomenti a cui il paziente si può opporre;
• l’evidenza è più convincente, e le conclusioni sono meglio ricordate quando sono effettuate dal paziente stesso;
• evita che il paziente aderisca in modo acritico a quello che è affermato dal terapeuta.
vomitNel campo dei disturbi alimentari l’errore molto frequente, e suscettibile di gravi sviluppi, è il digiuno o la restrizione alimentare, che come è noto possono condurre a forme patologiche come l’anoressia e la bulimia, ovviamente in concorrenza con altri fattori. Si tratta di stabilire un giusto regime dietetico, nel senso di cosa, quante volte, e in che modo mangiare durante il giorno, compatibilmente soprattutto al proprio BMI (indice di massa corporea) che indica quanto possiamo essere in giusto peso, sottopeso, sovrappeso od obesi. Per recuperare la forma, consiglierei il cosiddetto ‘stile di vita attivo’, fatto di esercizio fisico non esagerato, adeguato all’età, e un regime alimentare sano.
 

 

 

Ansia e Sesso

 

 

Le patologie sessuali, specie quelle legate al mancato raggiungimentoansia_blond del piacere hanno una origine spesso chiara in manifestazioni specifiche dell'ansia. La paura della prestazione, il timore di non piacere, alcune forme di narcisismo patologico sono i tratti comuni che la società, sempre più competitiva, incute nell'individuo. Soprattutto l'uomo ne è affetto, e quando vengono esclusi elementi concomitanti di tipo organico, quali i disturbi vascolari o endocrini, di solito la soluzione dei sintomi ansiosi sembra in grado di fornire un valido supporto per la soluzione dei problemi sessuali. Le problematiche legate al sesso stanno ora trovando suggerimenti terapeutici anche da farmaci attivi sui meccanismi periferici, ma sembra indiscutibile come occorra tenere sempre legati gli aspetti psicologici e quelli psicosomatici alla realizzazione di una prestazione che avvenga grazie a farmaci attivi sulla circolazione periferica. L'esperienza clinica dopo un anno dall'immissione in commercio della magica "pillola blu" (il viagra) conferma infatti che non si sono manifestati i miracoli che qualcuno aveva atteso: se è l'ansia la causa e l'origine della cattiva performance in campo sessuale, dopo avere avuto qualche miglioramento con la pillola miracolosa, è difficile che tale miglioramento si mantenga e soprattutto si stabilizzi. Solo una appropriata strategia psicoterapeutica di controllo dell'ansia saprà sconfiggere definitivamente il problema.

 

Ansia e dolore

 

ansia14La presenza dell'ansia influenza in maniera significativa sia la percezione che la capacità di elaborazione del dolore fisico. Basta pensare a quelle situazioni in cui, troppo spaventati e attenti a scappare, non sentiamo il dolore fisico dopo essere stati spinti da un ladro o se pressati dalla folla per uscire da un luogo in fiamme. Allo stesso modo però la sensazione dolorosa cresce a dismisura, anche per piccole cose immotivate, quando avvengono a seguito di una situazione di forte carica emotiva. L'analgesia, o l'aumento del dolore, sono sicuramente mediate dai percorsi nervosi ed ormonali che accompagnano ansia e dolore, non di sola origine "psicologica".

 

 

Al di là della terapia farmacologica e della psicoterapia, la cui efficacia è stata dimostrata, esistono molti rimedi più semplici che chiunque può praticare a casa propria. Tra questi le tecniche di rilassamento, che richiedono uno sforzo limitato e possono essere utilizzate in qualsiasi momento. Queste tecniche rappresentano una risposta naturale e fisiologica allo stress; possono verificarsi anche quando non si è coscienti di queste reazioni del nostro corpo. Il rilassamento viene definito come uno stato psicofisico nel quale l'individuo si sente sollevato dalla tensione. Raggiungere uno stato di rilassamento significa quindi essere in grado di controllare il livello di attivazione fisiologica, in modo tale da creare i presupposti per liberarsi dalla tensione.Quando lo stress e l'ansia condizionano il normale funzionamento dell'organismo il rilassamento può essere utile al fine di ristabilire l'equilibrio. In oriente le tecniche di rilassamento sono conosciute e seguite da secoli: i maestri di yoga le praticavano come un aspetto fondamentale della loro disciplina; in occidente invece l'interesse per queste tecniche è stato scarso fino agli ultimi decenni, quando si è iniziato a considerare l'organismo come un sistema complesso costituito dall'interazione tra mente e corpo.


 

 

STRESS, PERSONALITÀ E LAVORO

A partire dalla metà del Novecento la psicosomatica si è imposta, come scopo principale, quello di individuare delle caratteristiche psicologiche specifiche che potessero essere considerate come veri e propri fattori di rischio nei confronti delle malattie. Da queste ricerche sono emersi dati molto interessanti su ciò che concerne il rapporto tra la personalità e la tolleranza allo stress; in particolare è stato possibile suddividere i comportamenti umani in due gruppi, definiti Tipo A e Tipo B (Friedman e Rosenman, 1959).
Gli individui appartenenti al Tipo A sono quelli più esposti allo stress, e presentano una maggiore probabilità di soffrire di qualche disturbo sia fisico che psichico dovuto alla pressione di eventi stressanti (leggi anche stress e malattia). Essi sono, per esempio, molto vulnerabili nei confronti delle malattie cardiovascolari (infarto, ictus, ipertensione etc.). Coloro che appartengono al Tipo B invece, manifestano una più elevata capacità di fronteggiare situazioni potenzialmente stressanti, rendendo di conseguenza minore il rischio di ammalarsi. La differenza tra le due tipologie non dipende tuttavia dal fatto di possedere due diverse e ben definite strutture di personalità, quanto al modo in cui viene organizzata la risposta a situazioni stressanti.

 

 

Comportamento di Tipo A

Comportamento di Tipo B

-Competitività spinta e diffusa a tutti gli aspetti della vita. Tendenza alla sfida e alla lotta.

-Aggressività (spesso repressa) presente costantemente in tutte le interazioni personali e sociali.

-Impazienza, insofferenza per i diversi ritmi altrui e per l'insufficienza degli altri.

-Tensione muscolare, discorso "esplosivo", ipervigilanza, difficoltà al rilassamento.

-Tendenza a voler fare e ottenere un illimitato numero di cose in un limitato periodo di tempo.

-Necessità spinta di avere costantemente il controllo totale nelle situazioni.

-Spinta all'acquisizione di cose, oggetti, beni e in generale al consumo.

-Spesso fumo, alcool, attività orali ripetitive.

-Poca attività fisica.

-Pochi interessi alternativi al lavoro.

-Alimentazione irregolare ed eccessiva.

-Competitività selettiva e proporzionata alla reale importanza degli obiettivi da raggiungere.

-Aggressività "fisica" indotta da stimoli adeguatamente frustranti. Aggressività di base ridotta.

-Capacità di adeguarsi e di tollerare la diversità degli altri ed i loro differenti ritmi.

-Rilassamento muscolare, discorso tranquillo, vigilanza "fasica" facilità di rilassamento.

-Tendenza a proporzionare le cose da fare e da ottenere in rapporto al tempo disponibile.

-Ridotta importanza dell'avere costantemente il controllo in tutte le situazioni.

-Relativa indifferenza al consumo e all'acquisizione di cose inutili.

-Fumo e alcool molto limitati.

-Attività fisica.

-Interessi alternativi al lavoro.

-Alimentazione controllata.

 

 

Le persone che posseggono le caratteristiche del Tipo A sono anche quelle che risentono in misura maggiore dello stress lavorativo. Infatti le pressioni lavorative, le scadenze, il sovraccarico, le difficoltà con i colleghi, le richieste lavorative a cui è difficile rispondere possono incidere profondamente sui modi con cui una persona percepisce e considera il proprio lavoro. Sentirsi sotto grave tensione costituisce un esito negativo, mentre sentirsi sfidati e in grado di rispondere a tali sfide rappresenta un risultato positivo. In altre parole, l'impatto degli stressors (vedi pagina precedente) lavorativi e la risposta personale risultano modulati da come la persona stessa percepisce i fattori di stress. Non è semplice giudicare il concreto impatto dello stress nelle situazioni lavorative, tuttavia alcune stime suggeriscono che circa la metà dei giorni lavorativi persi negli Stati Uniti per assenteismo risultano collegati a stati di stress (Elkin e Rosch, 1990). Le caratteristiche del lavoro che sono più facilmente associate con lo stato di stress sono:

Il rumore eccessivo, che rende molto più difficile la concentrazione e la comunicazione con i colleghi.

Il sovraccarico lavorativo.

Un numero di ore lavorative superiore alle 40 ore settimanali.

La mancanza del tempo indispensabile per svolgere un compito. Dover quindi lavorare in fretta e in modo poco preciso.

La scarsa varietà delle attività. Svolgere sempre le stesse mansioni. La monotonia delle attività svolte. Le attività vengono eseguite in modo meccanico e senza partecipazione.

L'insufficienza o la mancanza di un riconoscimento o di una ricompensa per una buona prestazione.

L'assenza di discrezionalità e di controllo. Quando non è possibile controllare in modo diretto i propri compiti e viene a mancare la possibilità di poterli svolgere nella maniera che si desidera.

La presenza di eccessive responsabilità.

L'ambiguità di ruolo. Mancanza di informazioni chiare a proposito delle condotte lavorative da adottare e imprevedibilità delle conseguenze delle proprie attività.

Il conflitto con i colleghi o con i superiori. Mancanza di accordo con i colleghi di lavoro circa le procedure lavorative e interferenze di ruolo.

L'insoddisfazione, la mancanza di realizzazione personale. Quando manca, per esempio, la certezza di un lavoro stabile o la possibilità di avanzamento professionale. Oppure non è possibile esprimere il proprio talento e le proprie capacità.

L'essere oggetto di pregiudizi, minacce, vessazioni. Queste situazioni portano a ciò che viene definito "mobbing".

Il termine mobbing è stato coniato agli inizi degli anni '70 dall'etologo Konrad Lorenz per descrivere un comportamento tipico di alcune specie animali che circondano un proprio simile e lo assalgono rumorosamente in gruppo al fine di allontanarlo dal branco. Il mobbing sul posto di lavoro può essere di due tipi: il mobbing gerarchico e il mobbing ambientale; nel primo caso gli abusi sono perpetrati dai superiori della vittima, la quale viene destinata a mansioni umilianti, nel secondo caso invece sono i colleghi della vittima ad isolarla, a privarla apertamente della ordinaria collaborazione, dell'usuale dialogo e del rispetto.
La pratica del mobbing consiste nel vessare il collega di lavoro subordinato o il dipendente con svariati metodi di coercizione psicologica e fisica. Ad esempio, sottraendo lavoro gratificante per affidarlo ai colleghi; oppure attraverso la dequalificazione delle mansioni stesse che vengono ridotte a compiti banali quali fare caffè o fotocopie, o comunque a compiti molto operativi e con scarsa autonomia decisionale. Altra pratica diffusa è quella dei rimproveri e dei richiami, espressi in privato ed in pubblico, per errori normalmente trascurabili. Ancora, il mobbing si manifesta nel fornire volontariamente attrezzature di lavoro di scarsa qualità, computer e stampanti che si guastano, arredi scomodi, ambienti male illuminati; spesso si rende irreperibile anche l'assistenza tecnica. Se il dipendente resta in malattia, vengono inviate dai capi dell'azienda continue visite fiscali a casa del lavoratore. Quando la vittima ritorna sul posto di lavoro, spesso trova la scrivania sgombra o portata via e il computer scollegato dalla rete aziendale.
Un altro fenomeno che può colpire i lavoratori, in questo caso coloro che esercitano professioni di aiuto quali psicologi, psichiatri, assistenti sociali, infermieri etc, è il burnout.

Il burnout si configura come uno stato di malessere, di disagio, che consegue ad una situazione lavorativa percepita come stressante e che conduce gli operatori a diventare apatici, cinici con i propri "clienti", indifferenti e distaccati dall'ambiente di lavoro. In casi estremi tale sindrome può comportare gravi danni psicopatologici (insonnia, problemi coniugali o familiari, incremento nell'uso di alcol o farmaci) e deteriora la qualità delle cure o del servizio prestato dagli operatori, provocando assenteismo e alto turnover.


Riferimenti bibliografici:
Elkin, A., Rosch, P. (1990). Promoting mental health in the workplace: The prevention side of stress management. "Occupational Medicine: State of the Art Review", 5, pp. 739-754.
Friedman, M., Rosenman, R.H. (1959). Association of a specific overt behavior pattern with increases in blood cholesterol, blood clotting time, incidence of arcus senilis and clinical coronary artery diseases. "Journal of American Medical Association", 2196, pp. 1286-1296.


 

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