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Il Disturbo Borderline di Personalità Stampa

 

Quel che stavo dicendo è che costa molto essere autentica, signora mia, e in questa cosa non si deve essere tirchie, perché una è tanto più autentica quanto più assomiglia all'idea che ha sognato di se stessa. P. Almodovar, da "Tutto su mia madre"

 

 

IL DISTURBO BORDERLINE DI PERSONALITÀ

 

Il Disturbo Borderline di Personalità è una entità bdp1diagnostica controversa. Talvolta non viene neanche riconosciuto come un disturbo specifico, ma come una classificazione in cui inserire tutti quei casi non meglio diagnosticabili in altro modo. La presenza di una sintomatologia variegata e complessa conduce spesso a diagnosi psichiatriche svariate: disturbo depressivo, distimia, disturbo bipolare, disturbi d’ansia, psicosi, disturbo istrionico, ecc. Non è infrequente che queste persone ricevano la giusta diagnosi solo dopo numerose diagnosi psichiatriche errate o parziali. È anche frequente, tuttavia, l’associazione di questo disturbo ad altri disturbi di personalità (disturbo narcisistico di personalità, disturbo antisociale di personalità, disturbo istrionico di personalità, ecc.) o ad altre diagnosi psichiatriche (depressione, distimia, disturbo bipolare, disturbo schizoaffettivo, ecc.).
In realtà il disturbo borderline presenta delle caratteristiche specifiche piuttosto ben riconoscibili anche se il quadro clinico del DBP appare in genere piuttosto confuso e variabile anche da un periodo all’altro della vita.
E' fondamentalmente un disturbo della relazione che impedisce al soggetto di stabilire rapporti di amicizia, affetti o amori stabili nel tempo. Si tratta di persone che trascorrono delle vite in uno stato di estrema confusione ed i cui rapporti sono destinati a fallire o risultano emotivamente distruttivi per gli altri. Le persone affette da questo disturbo  trascinano altri, parenti e partner in un vortice di emotività,  dal quale spesso è difficile uscire, se non con l'aiuto di un esperto. Questi soggetti, infatti, sperimentano emozioni devastanti e le manifestano in modo eclatante, drammatizzano ed esagerano molti aspetti della loro vita o i loro sentimenti, proiettano le loro inadempienze sugli altri, sembrano vittime degli altri quando ne sono spesso i carnefici e si comportano in modo diverso nel giro di qualche minuto o ora (vedere teoria di Bateson del doppio legame che spesso è all'origine di questi disagi psichici).
È più frequente nelle donne, e solitamente compare nell’adolescenza o nella prima età adulta.
Il Disturbo Borderline di Personalità oggi è definito come disturbo caratterizzato da vissuto emozionale eccessivo e variabile, e da instabilità riguardanti l'identità dell'individuo.

bdpUno dei sintomi più tipici di questo disturbo è la paura dell'abbandono. I soggetti con disturbo borderline soffrono di crolli della fiducia in sé stessi e dell'umore, tendono a cadere in comportamenti autodistruttivi e distruttivi delle loro relazioni interpersonali. Alcuni soggetti possono soffrire di momenti depressivi acuti anche estremamente brevi (ad esempio pochissime ore) ed alternare comportamenti normali.
Si osserva talvolta in queste persone la tendenza all'oscillazione del giudizio tra polarità opposte, un pensiero cioè in "bianco o nero", oppure alla "separazione" cognitiva ("sentire" o credere che una cosa o una situazione si debba classificare solo tra possibilità opposte; ad esempio la classificazione "amico" o "nemico", "amore" o "odio", ecc..). Quesborderline_disorderta separazione non è pensata bensì è immediatamente percepita da una struttura di personalità che mantiene e amplifica certi meccanismi primitivi di difesa.
La caratteristica dei pazienti con disturbo borderline è, inoltre, una generale instabilità esistenziale. La loro vita è caratterizzata da relazioni affettive intense e turbolente che terminano bruscamente, e il disturbo ha spesso effetti molto gravi provocando "crolli" nella vita lavorativa e di relazione dell'individuo.
Il disturbo viene descritto sinteticamente come: patologia grave caratterizzata da instabilità pervasiva dell'umore, delle relazioni interpersonali, dell'immagine di sé, dell'identità e del comportamento, e una più generale anomalia nella percezione del senso di sé.
border1Il disturbo compare nell'adolescenza e concettualmente ha aspetti in comune con le comuni crisi di identità e di umore che caratterizzano il passaggio all'età adulta, ma avviene su una scala maggiore, estesa e prolungata determinando un funzionamento che interessa totalmente anche la personalità adulta dell'individuo.

Il disturbo borderline è stato spesso associato a eventi traumatici subiti nell'infanzia, quali abusi sessuali o fisici, ma non è detto che ciò sia sempre vero.
L'aspetto più evidente e preoccupante del disturbo borderline nella sua forma più eclatante è che presenta sintomi potenzialmente dannosi per il soggetto (abbuffate, uso e abuso di sostanze, guida spericolata, sessualità promiscua, condotte antisociali, tentativi di suicidio, ecc.) e si associa a scoppi improvvisi di rabbia intensi.border
La sua incidenza nel corso degli ultimi decenni è apparsa in sensibile aumento. Si calcola che circa il 3% della popolazione è affetta dalla forma clinica completa e una percentuale molto maggiore presenta forme cliniche parziali.
Le persone affette da questo disturbo presentano una sensibilità estremamente spiccata e un’emotività molto vivida. Queste caratteristiche possono essere causa di enormi sofferenze, ma possono anche rappresentare risorse da utilizzare in modo costruttivo.
Purtroppo la diagnosi di disturbo borderline di personalità (DBP) viene frequentemente omessa e queste persone vivono, spesso, un disagio per tutta la vita, senza poter dare ad esso un nome, e senza sapere cbpdpiche avrebbero potuto trarre vantaggio da una terapia appropriata.

Secondo il Manuale Diagnostico e Statistico dei Disturbi Mentali (DSM IV APA, 1994), il disturbo borderline è caratterizzato da:
una modalità pervasiva di instabilità delle relazioni interpersonali, dell'immagine di sé e dell'umore ed una marcata impulsività, comparse nella prima età adulta e presenti in vari contesti, come indicato da cinque (o più) dei seguenti elementi:

1. Sforzi disperati di evitare un reale o immaginario abbandono.
I soggetti borderline si percepiscono intrinsecamente deboli e vulnerabili, e sono convinti di avere bisogno dell’aiuto e del sostegno degli altri.
L’idea di interrompere un legame significativo li getta in uno stato di angoscia profonda. Spesso mettono in atto tentativi disperati tendenti ad evitare l’abbandono; a tale scopo possono implorare o supplicare il/la partner, mettendo in atto delle condotte finalizzate ad ottenere rassicurazione. Purtroppo, spesso, questi comportamenti finiscono col danneggiare ulteriormente la relazione.
Talvolta è sufficiente solo immaginare che una relazione possa essere interrotta per gettare la persona in uno stato di angoscia che spesso esita in vissuti dissociativi. 

2. Un quadro di relazioni interpersonali instabili e intense, caratterizzate dall’alternanza tra gli estremi di iperidealizzazione e svalutazione.
Le persone con DBP tendono a coinvolgersi intensamente nelle relazioni affettive e ad idealizzare eccessivamente il/la partner, ma nello stesso tempo sono estremamente attente ad ogni segnale discordante con l’immagine idealizzata, potendo repentinamente passare ad una valutazione opposta di estrema svalutazione. Si oscilla così tra i due estremi di un continuum, per cui le persone vengono valutate secondo un criterio “tutto o nulla”, ad esempio, o completamente buone o completamente cattive. Ne deriva, pertanto, un comportamento che valutato nel tempo risulta estremamente contraddittorio, la stessa persona viene descritta in un primo momento con determinate caratteristiche, in un secondo momento con caratteristiche opposte. Ad es. una paziente in una fase della terapia parlava del padre come di una persona estremamente disponibile, protettiva e affettuosa; in una fase successiva lo descriveva come insopportabile in quanto incapace di mostrare affetto e di essere un buon genitore. Quando ho fatto notare la contraddizione mi ha risposto che non trovava nulla di strano in questo, semplicemente in un momento pensava una cosa e in un momento successivo ne pensava un’altra. Le due visioni non risultavano assolutamente integrate tra di loro, e l’interlocutore ne ricavava la netta impressione che stesse parlando di due persone diverse.

3. Alterazione dell’identità: immagine di sé e percezione di sé marcatamente e persistentemente instabili.
La messa in atto di comportamenti contraddittori, descritti nel punto precedente, si associa alla presenza di immagini di sé altrettanto contraddittorie e rapidamente oscillanti. In questo modo viene a mancare una visione unitaria e stabile di sé, dando luogo a quella che Kernberg chiama “diffusione dell’identità” e che rappresenta un criterio cardine per l’individuazione dell’organizzazione borderline.
La mancanza di un senso di identità rappresenta una delle caratteristiche principali di questo disturbo. Per compensare tale deficit alcuni soggetti possono affiliarsi a gruppi con caratteristiche fortemente connotate: tossicodipendenti, cultori di sport estremi, gruppi politici estremisti, ecc.; altri, invece, proprio per la mancanza di un senso di identità definito, mostrano una persistente difficoltà nell’effettuare una scelta lavorativa, nello stabilire il proprio orientamento politico o sessuale, o nello stabilire il tipo di amicizie a cui accompagnarsi. Talvolta anche la condotta anoressica, di possibile riscontro tra i soggetti borderline, non appare finalizzata ad ottenere un controllo del peso corporeo, quanto all’assunzione di un’identità, quella dell’anoressica.

4. Impulsività in almeno due aree che sono potenzialmente dannose per il soggetto, quali spendere, sesso, abuso di sostanze, guida spericolata, abbuffate.
La perdita di controllo può riscontrarsi in svariati ambiti. Questi soggetti svolgono una vita caotica, spesso comportandosi in modo pericoloso. Ad esempio, è frequente il riscontro di abuso di sostanze stupefacenti o di alcolici, talvolta conducono una vita sessuale sregolata e promiscua; la condotta alimentare può essere caratterizzata da abbuffate.
Talvolta le condotte disregolate non rappresentano la conseguenza di un discontrollo degli impulsi, quanto un tentativo di acquisire una identità stabile (vedi punto precedente).

5. Ricorrenti minacce, gesti, comportamenti suicidari, o comportamento automutilante, sono frequenti i gesti suicidari e di autolesionismo impulsivo, ma mentre i primi si riscontrano con notevole frequenza anche in altre patologie psichiatriche i secondi sono tipici del DBP.
Le modalità più caratteristiche consistono nel provocarsi tagli superficiali cutanei, o ustioni. Ovviamente l’assenza di questo sintomo non esclude la diagnosi, infatti molti soggetti borderline non mettono in atto questa condotta.

6. Instabilità affettiva dovuta a una marcata reattività dell’umore.
Chi è affetto da DBP è combattuto tra due bisogni ugualmente intensi: il bisogno di dipendere dagli altri e di ricevere aiuto e rassicurazione, e la necessità di difendersi in un mondo percepito come ostile e minaccioso. Il continuo oscillare tra queste due posizioni, senza mai riuscire a fare una scelta, comporta un’estrema instabilità affettiva, con inevitabili ripercussioni sulle relazioni interpersonali. Si tenga presente, inoltre, che la valutazione dicotomica (“tutto-nulla”) dell’altro, con le frequenti oscillazioni tra due poli estremi, comporta inevitabilmente un’intensa oscillazione dell’umore e della tonalità affettiva.
Si verifica più frequentemente che nelle altre persone, una coesistenza di sentimenti ed emozioni tra loro opposti (ad esempio, odio e amore).
L’affettività del borderline è estremamente instabile, in quanto dipendente dalle variazioni dell’ambiente esterno, e sensibile alle dinamiche relazionali. Si dice che il soggetto borderline è stato-dipendente: al variare delle condizioni ambientali segue un rapido adattamento dell’umore.
L’instabilità affettiva è presente in tutti i soggetti con DBP, tanto che la sua assenza consente di escludere la diagnosi di DBP, però essa è presente anche in altri disturbi psichiatrici come il disturbo bipolare o il disturbo istrionico di personalità.

7. Sentimenti cronici di vuoto.
Questo sintomo è molto tipico del disturbo anche se viene spesso taciuto in quanto non è facile trovare le parole per esprimerlo. Per certi aspetti è assimilabile alla noia, anche se si presenta in forma maggiormente angosciante. Non si tratta di semplice disinteresse per attività poco stimolanti, ma è un’angosciosa sensazione derivante dalla mancanza di una strutturazione dell’identità. Talvolta con questo termine piuttosto vago le persone intendono esprimere un vissuto dissociativo di depersonalizzazione o di derealizzazione.
La sensazione di un incolmabile vuoto interno può spingere alcuni soggetti ad abbuffarsi, a tagliarsi o a ricercare emozioni intense, ad es. con la pratica di sport estremi.
La sensazione di vuoto viene talvolta descritta anche dai soggetti depressi, ma questi, a differenza dei pazienti con DBP, non ne hanno una percezione cronica, in essi il senso di vuoto è semplicemente la conseguenza di una perdita di interesse e di stimoli precedentemente sperimentati.

8. Rabbia immotivata e intensa o difficoltà a controllare la rabbia (per es., frequenti accessi di ira o rabbia costante, ricorrenti scontri fisici).
Come per tutte le emozioni, anche la rabbia è intensa e disregolata, però più delle altre emozioni può risultare estremamente evidente e disturbante per le relazioni interpersonali. Rappresenta la molla che spesso è alla base del passaggio all’azione con condotte aggressive disregolate. La rabbia si può manifestare anche come aggressività verbale, sotto forma di critiche sprezzanti o pungenti, sarcasmo, rancore e ostilità.
Le persone che si relazionano con i borderline imparano rapidamente che, così come è possibile destare una brusca reazione rabbiosa alla minima percezione di ingiustizia subita, è anche possibile determinarne una rapida interruzione, al variare delle condizioni esterne: talvolta basta cambiare discorso o rassicurare verbalmente il soggetto.

9. Ideazione paranoide, o gravi sintomi dissociativi transitori, legati allo stress.
La tendenza a valutare gli altri secondo il criterio “tutto-nulla”, o completamente buoni o completamente cattivi, associata all’instabilità affettiva, comporta, in situazioni particolarmente difficili e stressanti, la possibilità di attribuire agli altri intenzioni malevole e persecutorie nei propri confronti.
A differenza dei disturbi psicotici l’ideazione paranoide risulta qui transitoria, cioè della durata di poche ore e strettamente legata agli eventi stressanti. Inoltre, questi soggetti contrariamente agli psicotici, vivono questi episodi in modo disturbante e manifestano l’intenzione di liberarsene.
Tra i sintomi dissociativi più frequenti vi è la depersonalizzazione e la derealizzazione. La prima si riferisce a vissuti di mancata percezione del proprio corpo o di parte di esso, oppure alla sensazione che la propria mente non controlli più il corpo, o ancora alla sensazione di osservare il corpo dall’esterno; la seconda consiste nella sensazione che la realtà esterna sia in qualche modo trasformata o distanziata; alcuni riferiscono la sensazione che tra la propria persona e la realtà esterna ci sia un velo o un foglio trasparente.


Secondo il DSM IV per diagnosticare il Disturbo Borderline di Personalità non è necessario che tutti i criteri riportati vengano soddisfatti ma ne bastano solo cinque. Da ciò consegue che due soggetti con la stessa diagnosi di DBP possono avere in comune solo un criterio diagnostico e quindi differire notevolmente nel quadro clinico.


Secondo la teoria cognitivista classica questi soggetti presentano alcuni schemi mentali che condizionano il proprio mondo emotivo e le relazioni interpersonali. La loro visione del mondo è dominata dall’incertezza, in quanto si sentono estremamente insicuri rispetto ai sentimenti che gli altri nutrono nei loro confronti, al grado di fiducia che possono riporre nel mondo esterno, e alla sua stabilità.
Beck sintetizza gli schemi mentali del DBP in tre punti principali:

- il mondo è pericoloso e cattivo;
- io sono impotente e vulnerabile;
- io sono intrinsecamente inaccettabile.

borderliQuesta triade cognitiva svolgerebbe un ruolo centrale nell’influenzare la percezione della realtà e sarebbe alla base del quadro clinico del disturbo.
Secondo Linehan alla base del disturbo c’è una disfunzione della regolazione emotiva, probabilmente condizionata da una predisposizione biologica, e aggravata dall’interazione con un ambiente familiare invalidante. I soggetti borderline reagiscono agli stimoli con emozioni molto più intense e durature rispetto alle altre persone. Questa modalità di risposta non riguarda solo le emozioni “negative” come la rabbia, la paura e la tristezza, ma anche le emozioni più piacevoli come la gioia, la sorpresa, ecc.

Chi interagisce con un soggetto che ha un disturbo borderline ricava spesso l’impressione di una persona con una forte coloritura emotiva, di una vita “a tinte forti”. Ne deriva spesso un forte coinvolgimento emotivo con possibilità di innesco di circoli interpersonali che possono essere positivi, suscitando una sensazione di rivitalizzazione emotiva e di piacevole coinvolgimento; o negativi come ad es. nel circolo relazionale indotto dalle reazioni rabbiose del soggetto borderline, in cui l’interlocutore si lascia trascinare in una relazione rabbiosa che finisce col confermare gli assunti di base del borderline. “Io sono intrinsecamente inaccettabile” e “il mondo è cattivo e pericoloso”.

Vi sono evidenze che in alcuni soggetti possa essere coinvolta una componente genetica o altri fattori biologici.
Per la maggior parte dei pazienti entrano in gioco fattori psicologici, come per es. aver subito un trauma infantile (maltrattamento, violenza sessuale, abbandono).

Secondo gli psicologi evoluzionisti alla base del disturbo vi sarebbe un tipo particolare di relazione che si instaura nella prima fase della vita tra il bambino e la figura che lo accudisce, in particolare essi parlano di “attaccamento disorganizzato”, intendendo con questo termine l’impossibilità da parte del bambino di farsi un’idea stabile di come funziona la figura accudente e in particolare della modalità di risposta ai segnali di richiesta di accudimento che il bambino istintivamente emette nel momento del bisogbordno (fame, bisogno di essere pulito, dolore, ecc.). Quello che manca nella relazione madre- figlio non è tanto la coerenza della risposta, quanto una sintonia tra il gesto di accudimento e l’emozione ad esso associata, che il bambino percepisce soprattutto attraverso l’espressione del viso materno. Si tratta spesso di madri che pur accudendo normalmente il bambino sul piano materiale, sono turbate a livello emotivo per i motivi più disparati. Secondo la Main l’aspetto centrale alla base di questo tipo di attaccamento sarebbe la presenza di un genitore che, invece di fornire un “base sicura” alla richiesta di cura e accudimento da parte del bambino, diventa fonte di paura, o perché esso stesso “impaurito e bisognoso di accudimento” o addirittura perché apertamente abusante e/o maltrattante; molto spesso si tratta di genitori con vissuti estremamente dolorosi, ad esempio perché hanno avuto un lutto non elaborato, oppure sono stati a loro volta vittime di maltrattamenti o abusi nel corso della loro vita; talvolta si tratta di persone affette da malattie psichiatriche.

Come può evolvere il DBP.

Il decorso del disturbo è variabile e purtroppo spesso prolungato per tutto l’arco della vita. Vengono descritte due modalità di decorso:
- decorso ad andamento fluttuante: si evidenzia una sintomatologia che nel corso della vita presenta fasi di incremento alternate a fasi di parziale attenuazione;
- decorso progressivamente declinante: con l’avanzare dell’età la sintomatologia si attenua progressivamente.

Negli ultimi anni è stata sperimentata con un discreto successo una tecnica di derivazione cognitivo-comportamentale, chiamata “terapia dialettico-comportamentale”, finalizzata a ridurre i comportamenti autolesivi in pazienti borderline di sesso femminile.

 

A proposito di questo disagio psichico si consiglia la lettura di: Borderline il libro di Valentina Colombani, pubblicato da Einaudi nel 2004 (VEDI "Suggerisco" Libri senza tempo -1). Borderline, più che un libro, è soprattutto due cose. La prima: un taglio. Un taglio praticato con esattezza e rigore chirurgico, che apre in un punto e chiude altrove, con mano ferma e senza anestesia. La seconda: una terapia, un flusso di coscienza che punta ad esaurirsi e trovare la propria salvezza.
Un libro, insomma, che dei virtuosismi letterari ha ben poco: mantiene senz'altro una forma scorrevole, ma allo stesso tempo assume l'aspetto sincopato di una seduta psicoanalitica. Valentina racconta la sua verità senza pudore, ma anche (per fortuna) senza alcun compiacimento. Così la storia scorre ferma e controllata. Pur essendo un taglio, non ferisce. Pur essendo un flusso di coscienza, racconta l'inferno ma non scotta mai.

Dice la protagonista di se stessa: "Borderline è il nome della mia malattia. La malattia che mi porta a raccontare balle, a essere autolesionista e promiscua sessualmente. Io sono Borderline. O pazza. O una stronza scandalosamente viziata. La mia malattia è l'impossibilità di essere normale. E questa è la mia storia."

La sua storia. Una storia. La storia di una diciassettenne già stonata da alcol, pasticche, abbuffate bestiali, coca e freebase. La storia di una madre strafatta che va alla deriva sul letto guardando la TV. La storia di un padre ricco e inutilmente affettuoso. La storia di un malessere divorante che prosegue tra dilapidazione di denaro, viaggi all'estero ed esperienze affettive casuali e distruttive.
Alla base del racconto c'è dunque una patologia, il cui elemento dominante è il tragico senso di instabilità: instabilità come incertezza circa la propria identità, instabilità come paura cronica di essere abbandonati, instabilità come incapacità di costruire una vita affettiva normale. Instabilità, infine, come incontrollabile impulso verso l'autodistruzione.
Borderline è un libro onesto, scritto per necessità, vissuto con sincerità e che non potrebbe essere più lontano dalle logiche esibizioniste del mercato, e che per questo possiede una sua autentica personalità.

 

 

[...] Soltanto un pochino di dolore per arrivare fino a sera... [...]

Scriveva coValentina Colombani nel suo "Borderline", in cui racconta gli anni più bui con questo disturbo di personalità mescolato ad anoressia, bulimia e forte dipendenza da droghe e psicofarmaci, il dolore, quella fonte inconfondibile dove il piacere diventa qualcosa di acuto da cui diventare dipendente. Stare male DENTRO. Mostrarne i segni FUORI diventa qualcosa di inconcepibile agli occhi "del mondo"...

 

[...] Cercavo di chiarire la situazione a me stessa: stavo male e nessuno lo sapeva; persino io stentavo a rendermene conto. Così mi ripetevo di continuo: stai male... [...]

 

Scriveva così Susanna Kaysen nel suo libro "La ragazza interrotta" da cui è stato tratto il film con protagonista Winona Ryder.

Borderline. Parola tanto diffusa, ormai tristemente conosciuta. Ha un suono freddo quasi volesse richiamare qualcosa di tecnologico ma invece è una malattia che nasce da dentro... dal cuore, dall'anima, dall'inconscio.

Essere affetti da un disturbo di personalità non significa "essere da manicomio" come invece si tende erroneamente a pensare, significa avere delle questioni interiori irrisolte che sfociano in patologie analoghe.

 Questo disturbo colpisce circa il 3% della popolazione con una percentuale femminile pari al 75%. Esso viene considerato un disturbo di "relazione" poiché esso è implicato nella costruzione di rapporti affettivi con il mondo esterno a sè. Sono molte e varie le caratteristiche del Borderline tra cui la promiscuità sessuale ossia la tendenza ad avere numerosi partner in un breve lasso di tempo. Chi soffre di borderline ha un disperato bisogno di mettere alla prova il suo corpo e tende a seguire comportamenti trasgressivi e fondamentalmente vietati.
Si ha l'impulso a seguire comportamenti atti a provocare danni verso sè stessi e danni verso terze persone come il giudicare gli altri in base alla PROPRIA autostima, guidare in maniera spericolata.

La rabbia è generalmente inappropriata alle situazioni, intensa e talvolta la persona non riesce a controllarla.
Il borderliner fa spesso abuso di droghe, di alcool, ha un comportamento alimentare sbagliato (spesso caratterizzato da abbuffate) ed ha tratti autolesionistici come il graffiare la propria pelle o tagliarsi. Ma cosa succede DENTRO la persona con disturbo borderline?
Si è alla costante ricerca della propria identità e poiché si è incapaci di trovarla o di accettarla, la si cerca nelle persone componenti il nucleo circostante.
E' difficile inoltre accettare i propri insuccessi e le proprie colpe in quanto si ha la tendenza ad attribuire a terze persone la causa dei fallimenti.
Soffrendo di questo disturbo si vive la sensazione di essere costantemente manipolati dagli altri e di dipendere dal loro controllo (e ci ricolleghiamo all'attribuzione delle personali colpe a terze persone).

COSA FARE?
Innanzitutto: avere pazienza.
Quando si hanno questi problemi è difficile accettare il problema davanti agli altri poiché viene vista come una debolezza mentre nel proprio lo si vive in una sorta di bozzolo dove si è protetti dai pericoli.
In casi gravi è meglio rivolgersi ad uno psichiatra in modo da poter affiancare una terapia farmacologia con una terapia psicologica.
Se il soggetto fa uso di stupefacenti è consigliato anche contattare una comunità di recupero breve per poi poter continuare all'esterno.

Su questo argomento è DA VEDERE...

"Ragazze Interrotte" (tratto dal libro di Susanna Kaysen) con Winona Ryder, Angelina Jolie e Whoopi Goldberg

Susanna Kaysen, si comporta come tutte le sue coetanee: confusa, insicura e impegnata a dare un senso al mondo in continua evoluzione che ha intorno. Ma lo psichiatra che la visita per ordine dei genitori, dà a questo comportamento un nome preciso: disturbi della personalità che si manifestano attraverso l'incertezza riguardante la propria immagine, gli obiettivi a lunga scadenza (non ha progetti per il futuro), le amicizie e gli amori da avere (promiscuità). Dopo questa diagnosi, decide di non preoccuparsene più mandando Susanna al Claymoore Hospital. Qui conosce la bionda Lisa, un'affascinante sociopatica, Daisy, una ragazza con la passione per i polli allo spiedo e per i lassativi, Polly, una ragazza con il viso ustionato ma con il cuore incredibilmente privo di cicatrici e Janet, una ragazza anoressica. Alla fine Susanna dovrà decidere fra il mondo di coloro che vivono all'interno dell'istituto e quello al di fuori di esso, sotto la guida di un'infermiera comprensiva come Valerie, Nei suoi due anni trascorsi al Claymoore, Susanna analizza i confini tra l'essere libero e l'essere rinchiuso, tra amicizia e tradimento, tra follia e sanità mentale. Non sapeva cosa le accadeva.. sapeva solo di essere Borderline...

 

Oltre il Bordeline... c'è altro...


Il Borderline è il più comune tra i disturbi di personalità.

Breve viaggio negli altri disturbi.

 

L'animo umano è complesso e ricco di sfumature. Su questo non avevamo dubbi ma... quando queste sfumature si aggrovigliano e formano un qualcosa di indefinito che ci confonde e ci ostacola la vita? Forse c'è uno dei tanti disturbi di personalità ad impedirci di avere relazioni sociali e una vita stabile.

La società moderna che c'impone stili di vita frenetici, modelli irraggiungibili e pone la perfezione mentale come status symbol per un'ottima vita sociale è spesso causa di questi problemi che affliggono un numero sempre maggiore di persone, in maggioranza ragazze in una fascia d'età compresa tra i 16 ed i 35 anni.
I disturbi sono vari e numerosi ma generalmente sono accomunati da sintomi facilmente riconoscibili.

Umore costantemente depresso, allontanamento dalla vita di gruppo, calo di rendimento scolastico, scarsa concentrazione, perdita di autostima, stato d'angoscia, difficoltà di relazione con gli altri sono sintomi clinicamente riconducibili ad una "banale situazione di stress" e possono celare uno dei tanti disturbi di personalità. Schonfeld, in un suo studio, parla di disturbi dell'immagine corporea, che possono determinare l'insorgenza di disturbi del comportamento: diverse ricerche mostrano che l'immagine corporea ha un'influenza positiva o negativa sul concetto di sé, degli altri e sulla propria autostima.

La nostra personalità è formata da:
CARATTERE + VISSUTO

Sono quindi le esperienze che ci portano ad interiorizzare e a creare le basi per il nostro futuro.

Analizziamo ora i principali disturbi:

Personalità Istrionica :
Questo disturbo è caratterizzato dalla continua ricerca di attenzione, protagonismo e da un'eccessiva emotività. Coloro che soffrono di questo disturbo provano una sensazione di rabbia e disagio quando, in un gruppo di persone non sono al centro dell'attenzione. Si preoccupano di essere attraenti e piacevoli prestando quindi un'eccessiva attenzione per l'aspetto fisico, hanno comportamenti atti a sedurre e fondamentalmente provocatori. Anche se le emozioni mostrate sembrano essere recitate e plateali sono espresse e vissute intensamente. Chi soffre di questo problema ha un'inconscia paura di essere abbandonato

Personalità Ossessivo Compulsiva:
Chi ne soffre è molto perfezionista, amante dei dettagli, prestano particolare attenzione alle regole, alle liste e nella maggior parte dei casi non portano a termine i loro obiettivi proprio perché curano troppo i dettagli. Questa personalità rende autocritico e rigido chi ne viene colpito portano a controllare eccessivamente le proprie emozioni.

Personalità Narcisistica:
La caratteristica principale è la "vanità" . Ci si sentire superiori e si fa fatica ad accettare le proprie colpe. La persona appare quindi incapace di accettare le critiche ed ha una forte presunzione nei confronti delle persone che lo circondano. Le relazione interpersonali sono compromesse a causa dell'eccessivo disinteresse per gli altri, dalla necessità di ammirazione e dalle eccessive pretese. I partner diventano sottomessi e deboli. Cosa si cela dietro questo problema? Una grandissima paura di essere abbandonate e una grande insicurezza.

Personalità Evitante:
chi ne soffre tende a evitare in modo assoluto le situazioni sociali per la paura dei giudizi negativi degli altri, presentando quindi una forte timidezza. Fuggire dai rapporti per paura di un coinvolgimento emotivo, la prospettiva del rifiuto e del giudizio sono altre sfumature di questo disturbo.

Personalità Dipendente:
Ha un comportamento dipendente e sottomesso atto a trovare qualcuno che si prenda cura di loro. Lasciano agli altri le decisioni sulla propria vita al fine di evitare le ansie e le paure che ogni scelta comportano. Si ha difficoltà a fare progetti e si pecca di autostima.

Disturbo bipolare:
Chi soffre di questo problema presenta fasi depressive molto intense seguite da fasi maniacali. Le fasi depressive sono caratterizzate da un umore particolarmente instabile e si ha la sensazione di vivere in una condizione irreversibile. Spesso la disperazione e il senso di vuoto sono così intensi che si ha la costante sensazione di dover ricorrere al suicidio.

 

P.S. Il disturbo di Personalità Borderline è il tipico disturbo di relazione nel quale è sempre attiva la dinamica de il_triangolo_drammatico.

 

Dott. Bruno Bonandi - Studio privato in Longiano (FC) V.le Decio Raggi, 35 - Cell. 3397689267 - Tel. 0547665954
Iscrizione all'Albo degli Psicologi-Psicoterapeuti dell'Emilia Romagna n° 3171 - P.I.03735590402

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