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PER DOVERE DI CRONACA

 

 

Perchè il mondo in cui viviamo incide notevolmente su ciò che siamo.

LINK: http://www.youtube.com/watch?v=IC8zH5dkslY&feature=related

 

 

la-lettera-di--botero

 

 

 

ultime per chi vuole cambiar vita:

www.voglioviverecosì.com  

 

 

 

schegge dalle nostre edicole:

 

 news1  

 

 

 

COSE DI CASA NOSTRA!

 

 

WI-FI: LA MORTE INVISIBILE CHE STA DISTRUGGENDO LE NUOVE GENERAZIONI

Un giro economico più che miliardario, legato ai settori in piena crescita della telefonia e della tecnologia wireless in genere, monopolizza infatti l’informazione, impedendo che si sappia a livello di massa un’inquietante verità: l’esposizione alle radiazioni di microonde a basso livello (Wi-Fi) è causa conclamata di irreversibili danni cerebrali, cancro, malformazioni, aborti spontanei, alterazioni della crescita ossea. E la fascia di popolazione più a rischio è rappresentata in assoluto dai bambini e dalle donne.

Gli effetti biologici non solo pericolosi, ma letali di questa tecnologia sono stati abilmente tenuti nascosti al pubblico per preservare i lauti profitti delle aziende  ….

Come ha dimostrato il Professor John Goldsmith, consulente dell’Organizzazione Mondiale della Sanità in Epidemiologia e Scienze della Comunicazione, l’esposizione alle radiazioni di microonde Wi-Fi è diventata ormai la prima causa di aborti spontanei: addirittura nel 47,7% dei casi di esposizione a queste radiazioni, i casi di aborto spontaneo si verificano entro la settima settimana di gravidanza. E il livello di irraggiamento incidente sulle donne in esame partiva da cinque microwatt per centimetro quadrato. Un tale livello potrebbe sembrare privo di senso per un non scienziato, ma diventa però più significativo se diciamo che è al di sotto di quello che la maggior parte delle studentesse riceve in un’aula dotata di trasmettitori Wi-Fi, a partire dall’età di circa cinque anni in su.

Il dato ancora più allarmante è che nei bambini l’assorbimento di microonde può essere dieci volte superiore rispetto agli adulti, semplicemente perché il tessuto celebrale e il midollo osseo di un bambino hanno proprietà di conducibilità elettrica diverse da quelle degli adulti a causa del maggiore contenuto di acqua. L’esposizione a microonde a basso livello permanente può indurre ‘stress’ cronico ossidativo e nitrosativo e quindi danneggiare i mitocondri cellulari (mitocondriopatia). Questo ‘stress’ può causare danni irreversibili al DNA mitocondriale (esso è dieci volte più sensibile allo stress ossidativo e nitrosativo del DNA nel nucleo della cellula). Il DNA mitocondriale non è riparabile a causa del suo basso contenuto di proteine istoniche, pertanto eventuali danni (genetici o altro) si possono trasmettere a tutte le generazioni successive attraverso la linea materna.

L’Organizzazione Mondiale della Sanità ha evidenziato questi rischi in un documento di 350 pagine noto come “International Symposium Research Agreement No. 05-609-04”  (“Effetti biologici e danni alla salute dalle radiazioni a microonde – Effetti biologici, la salute e la mortalità in eccesso da irradiazione artificiale di microonde a radio frequenza”). La sezione 28 tratta in modo specifico i problemi riguardanti la funzione riproduttiva. Questo documento è stato classificato ‘Top Secret’ e i suoi contenuti celati dall’OMS e dall’ICNIRP (International Commission on Non-Ionizing Radiation Protection – Commissione Internazionale per la Protezione dalla Radiazione Non-Ionizzante).

Da un ottimo articolo di Barrie Trower pubblicato dall’edizione italiana della rivista Nexus, apprendiamo quali sono i rischi principali per i bambini esposti all’uso di cellulari e a tecnologie Wi-Fi:

L’irradiazione di microonde a bassi livelli influenza i processi biologici che danneggiano la crescita fetale. Non solo: gli stessi processi biologici sono coinvolti per:

- Barriera Ematoencefalica: si forma in 18 mesi e protegge il cervello dalle tossine. Si sa che viene alterata. – Guaina Mielinica: ci vogliono 22 anni perché si formino i 122 strati di cui è composta. E’ responsabile di tutti i processi cerebrali, organici e muscolari. – Cervello: ci vogliono 20 anni perché si sviluppi (vi assicuro che i cellulari non lo aiutano in questo). – Sistema Immunitario: ci vogliono 18 anni perché si sviluppi. Il midollo osseo e la densità ossea sono notoriamente influenzati dalle microonde a bassi livelli come pure i globuli bianchi del sistema immunitario. – Ossa: ci vogliono 28 anni per lo sviluppo completo. Come menzionato, il grande contenuto di acqua nei bambini rende sia le ‘ossa molli’ che il midollo particolarmente attraenti per l’irradiazione con microonde. Il midollo osseo produce le cellule del sangue.

Chiaramente, quelli che decidono per noi stanno sottovalutando una pandemia di malattie infantili finora sconosciuta nelle nostre 40.000 generazioni di civiltà, che può coinvolgere più di una metà delle mamme/bambini irraggiati al mondo.

Alla luce di questi dati allarmanti e delle previsioni di molti scienziati secondo i quali, se proseguirà con questo ritmo la diffusione incontrollata dei sistemi Wi-Fi, entro il 2020 il cancro e le mutazioni genetiche saranno diffusi in tutto il mondo a livello pandemico, molti paesi stanno fortunatamente correndo ai ripari, varando leggi che limitano per i bambini l’uso dei cellulari e rimuovendo dalle aule scolastiche i dispositivi wireless.

Il Comitato Nazionale Russo per la Protezione dalle Radiazioni NON-Ionizzanti, in un proprio documento di ricerca intitolato “Effetti sulla salute dei bambini e adolescenti” ha evidenziato nei bambini esposti a queste radiazioni:

1) 85% di aumento delle malattie del Sistema Nervoso Centrale; 2) 36% di aumento dell’epilessia; 3) 11% di aumento di ritardo mentale; 4) 82% di aumento di malattie immunitarie e rischio per il feto.

E nel 2002, 36.000 medici e scienziati di tutto il mondo hanno firmato l’ “Appello di Friburgo”. Dopo dieci anni, l’Appello è stato rilanciato e mette in guardia in particolare contro l’uso del Wi-Fi e l’irradiazione di bambini, adolescenti e donne incinte. Quello di Friburgo è un appello di autorevoli medici internazionali che in Italia ha purtroppo trovato scarso ascolto.

E allora che fare? Come proteggere noi stessi, e soprattutto i nostri bambini, da questa letale minaccia

Dieci consigli pratici:

1) Non fare usare i telefoni cellulari ai bambini, se non in caso di emergenza. Tollerati gli SMS, ma è meglio ridurre anche quelli. In Francia, non a caso è stata vietata la pubblicità dei telefoni cellulari rivolta ai minori di 14 anni;

2) Utilizzare sempre gli auricolari con cavo (non quelli wireless). Anche l’uso del vivavoce è consigliabile;

3) In caso di presenza di poca rete o di mancanza di campo, non effettuare chiamate. In questi casi sarà necessaria più potenza radiante, con conseguenti maggiori radiazioni;

4) Usare il cellulare meno possibile in movimento, come ad esempio in treno e in automobile. Il rischio costante di diminuzione del segnale aumenta in questi casi l’emissione di radiazioni;

5) Non tenete il cellulare vicino all’orecchio o vicino alla testa in fase di chiamata, quando le radiazioni sono più forti. Fatelo semmai dopo aver atteso la risposta;

6) Non tenete il cellulare in tasca dei pantaloni, nel taschino della camicia o nella giacca che indossate;

7) Cambiate spesso orecchio durante la conversazione e, soprattutto, riducete la durata delle chiamate;

8) Utilizzate il più possibile, quando potete farlo, la linea fissa non wireless, oppure strumenti di instant messaging come Skype o similari;

9) Non addormentatevi mai con il cellulare vicino alla testa, ad esempio usandolo come sveglia;

10) Scegliete sempre modelli che abbiano un basso valore di SAR (tasso di assorbimento specifico delle radiazioni).

… se proprio dovete utilizzare un cellulare per comunicare con il mondo che vi circonda, evitate di usare gli smartphone. Sono in assoluto i più pericolosi!

ANSA/ SALUTE: STUDIO; LAPTOP WIFI IN GREMBO DANNEGGIA SPERMA
RISCHIO STERILITA’ AUMENTA 25% CON RADIAZIONI WIRELESS (di Alessandra Baldini) (ANSA) – LONDRA, 30 NOV -2013

Lavorare con un laptop in collegamento wi-fi sulle gambe potrebbe mettere a rischio le chance di un uomo di diventare papà: getta l’allarme uno studio condotto in Argentina e negli Stati Uniti che punta i riflettori sulle radizioni emesse dalle reti senza fili. La ricerca, pubblicata sulla rivista Fertility and Sterility, e’ importante perchè va contro precedenti preoccupazioni che avevano collegato casi di sterilità maschile al calore emesso dal laptop usato in equilibrio sulle gambe. Lo studio ha preso in esame lo sperma di 29 uomini tra i 26 e i 45 anni, parte del quale e’ stato esposto per quattro ore a frequenze wireless analoghe a quelle di un portatile tenuto in grembo. Alla fine

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dell’esperimento il 25 per cento dello sperma esposto al wi-fi aveva smesso di muoversi mentre il nove per cento aveva mostrato danni al Dna. In confronto solo il 14 per cento dei campioni tenuti lontani dal wi-fi aveva perso mobilità mentre i danni al Dna avevano riguardato solo il tre per cento dei campioni. Un test separato che ha preso in esame un laptop connesso a internet via cavo ha prodotto danni irrilevanti allo sperma. La connessione wireless è dunque sul banco degli imputati perchè crea radiazioni elettromagnetiche che possono danneggiare il seme, hanno concluso i ricercatori. ”I dati suggeriscono che l’uso di un portatile connesso al wi-fi e posizionato vicino agli organi riproduttivi maschili può diminuire la qualità dello sperma, ha ipotizzato Conrado Avendano, della Nascentis medicina Reproductiva di Cordoba: ”Al momento però non sappiamo se questo effetto e’ provocato da tutti i computer con connessione wireless o quali condizioni di uso ne aumentano le conseguenze”. Una prudenza altamente giustificata secondo altri ricercatori: Allan Pacey, un esperto citato dalla Bbc, ha osservato che lo sperma usato nei campioni di laboratorio ”è diverso da quello nel corpo prima dell’eiaculazione che a sua volta e’ protetto da altre cellule, tessuti e fluidi dell’organismo”. Secondo Pacey ”è troppo presto per stabilire con certezza che dopo quattro ore di wi-fi un uomo rischia di restare sterile”. La scoperta tuttavia ha alimentato preoccupazioni sollevate da altri studi: ricercatori canadesi hanno messo di recente in allarme che le radiazioni prodotte dai telefoni cellulari hanno indebolito lo sperma in test di laboratorio.

Wi-fi nei treni è dannoso …

Esposto del Codacons: l’esposizione alle onde elettromagnetiche supera di molto i limiti fissati dalla legge

ESPOSTO – Il Codacons ha presentato un esposto alle Procure di Roma, Milano, Torino, Bologna e Firenze, ai Ministeri dell’Ambiente e della Salute e all’Arpa, chiedendo di disporre la disattivazione del wi-fi su tutti i treni nelle tratte in cui vengono superati complessivamente i limiti fissati dalla legge, e qualsiasi altro intervento per il rispetto delle soglie massime all’esposizione magnetica ed elettromagnetica. L’associazione ha inviato la perizia anche a Trenitalia e Ntv, per consentire alle due società di presentare osservazioni.

INDAGINE – Le misurazioni, spiega il Codacons, sono state eseguite sul treno 9655 Frecciarossa delle ore 19 in servizio tra Milano e Roma e sul treno Italo 9940 delle ore 13,55 in servizio tra Roma-Ostiense e Milano-Porta Garibaldi. Sul primo le misurazioni avrebbero registrato un superamento del 60,4% dei limiti fissati per legge. Sul secondo i limiti invece sarebbero stati superati del 272%.

Il Codacons conclude che cioè è ancora più gravi se si considerano i limiti previsti dall’Agenzia Internazionale per la Ricerca sul Cancro (IARC): i valori sul treno Frecciarossa farebbero registrare un superamento dei limiti del 588%, mentre per il treno Italo si arriverebbe addirittura a un +6.800%.

Fonte: corriere.it

ho trovato questo:

MISURARE L’ELETTROMAGNETISMO CON UN’APP ?

Ecco come scoprire i campi elettromagnetici con il proprio telefono, scaricando l’app EMF meter  un’app che misura la quantità di campi elettromagnetici misurati  in milliGauss (mg) o microTesla (UT).Il telefono viene fornito con un sensore magnetico built-in in grado di misurare i campi magnetici a tre assi. EMF Meter è  in grado di  leggere tali valori.

http://u.jimdo.com/www60/o/s4430dd533f619910/img/i749e0d47bcad5082/1370879191/std/image.jpg

  • l’applicazione è scaricabile gratuitamente  qui Emf mete.

    Certo non si può sostituire ad un vero tester ma le misurazioni sono abbastanza vicine alla realtà, il consiglio è di provarla per verificare i campi magnetici sopratutto nelle zone dove si passa più tempo, il letto o la scrivania! Si può testare il televisore o il router di “alice”o altri apparecchi elettrici domestici …

 

Barrie Trower:I Danni del Wifi/Phone - Armi Psicotroniche,Scalari -

http://youtu.be/4k7ADMNNoiU

Pubblicato in data 16/dic/2012

Infos: http://lagrandeopera.blogspot.it/
Intervista pubblicata da White Tv., Traduzione Inedita withelioness, SUbs: LaGrandeOpera
 
L'ex agente dell'MI5:
Barrie Trower è un fisico che lavorò per l'Intelligence Britannica.
Lì acquisì conoscenze segrete riguardo all'ingente pericolo dell'elettro smog/radiazioni di onde scalari e di microonde presenti nel nostro telefono cellulare e nella tecnologia Wi-Fi.
Egli rivela che le agenzie di intelligence abusano delle microonde per influenzare i corpi delle persone, persino il cervello.

Essi possono indurre dolore e malattia ovunque nel corpo, persino attacchi di cuore ed ogni forma di cancro. Possono controllare la tua mente leggendo i tuoi pensieri, trasformandoli, spiando la tua memoria, trasformarla o cancellarla. Possono controllare da remoto un essere umano totalmente senza che l'individuo bersagliato ne sia a conoscenza. Le persone possono essere programmate per essere una video camera vivente, una macchina per uccidere o una macchina sessuale. E' facile fare sentire voci alle persone nei loro crani. V2K non è una malattia mentale ma il risultato della moderna tecnologia. Le radiazioni del telefono cellulare e del wireless internet non danneggiano solamente noi, i nostri bambini e la natura ma persino le future generazioni in un modo talmente orribile che in tre generazioni molte donne avranno perso la loro fertilità. 
Il Dottor Barrie Trower è indisposto dal fatto che gli scienziati Britannici abbiano una licenza di uccidere e che la usarono su centinaia di migliaia di cavie innocenti e l'abbiano fatta franca. Egli e l'esperto di Controllo Mentale "il Dottor Henning Witte" hanno i loro sospetti che le segrete armi a microonde influenzarono i risultati Inglesi nelle Olimpiadi di Londra del 2012.
Il Dottor Trower si appella a tutti i Re e Regine, specialmente ai Reali Danesi e Svedesi, per far aiutare i loro popoli organizzando una conferenza stampa, rivelando questa orribile tecnologia microonde.

 

STUDI ANSES: NEL DUBBIO BISOGNA LIMITARE L’ESPOSIZIONE ALLE ONDE WI-FI – Intanto 16 esperti dell’ANSES –Anses – Agence nationale de sécurité sanitaire
de l’alimentation, de l’environnement et du travail – hanno stilato un resocontohttp://www.anses.fr/fr/content/lanses-formule-des-recommandations-pour-limiter-les-expositions-aux-radiofr%C3%A9quences sulla dannosità delle onde elettromagnetiche. In quello che può sembrare un apparente volontà di smorzare i toni, da parte dell’Agenzia francese, in realtà letto tra le righe il documento presenta una sorta di ammissione di pericolosità: è vero che il wi-fi non provoca danni sanitari ma è vero anche che le onde comportano modifiche biologiche. In ogni caso l’ANSES raccomanda di limitare l’uso e l’esposizione alle onde elettromagnetiche. DANNI DA WI-FI – Tutti gli studi condotti in merito, concordano sui danni prodotti dal wi-fi: difficoltà di concentrazione, perdita della memoria,  invecchiamento precoce, comportamento aggressivo, demenza, malattie neurodegenerative in crescita e soprattutto un aumento dei tumori celebrali con un rischio 5 volte maggiore nei bambini.

 

I campi elettromagnetici artificiali sono in grado di interagire negativamente con i processi biologici fondamentali nell’organismo umano. Come sostiene l’esperto di tecnologie militari Barry Trower, un oceano invisibile di onde elettromagnetiche, di onde radio, di frequenze radar e di trasmissioni televisive, di stazioni radiobase, di reti intelligenti e di cavi elettrici aerei sommerge tutto quanto: edifici, elettrodomestici, pioggia, neve, vetro. Le onde elettromagnetiche sono veicolate dal particolato conduttivo deliberatamente disperso nella biosfera da aerei civili e militari…

Le microonde sono particolarmente dannose poiché attraversano la barriera emato-encefalica [Electronics Australia Magazine Feb/00]. Con un decimillesimo di watt, la barriera emato-encefalica si apre e le proteine del sangue all’interno interrompono segnali del cervello ed iniziano ad uccidere le cellule cerebrali. Un telefono cellulare trasmette tipicamente a 2 watt. Dopo soltanto due minuti di impiego d’un telefono cellulare o seduti vicino a un router Wireless oppure ad un notebook collegato in Wireless o ad un telefono senza fili, si altera l’attività elettrica degli ioni calcio nella barriera emato-encefalica. In questo modo le proteine e le tossine del sangue entrano nel cervello. Il Dr. Leif Salford ha trovato un “numero impressionante di cellule neuronali morte”, in conseguenza di una singola chiamata al cellulare.

si determinano difficoltà di concentrazione, perdita di memoria, comportamento aggressivo, invecchiamento accelerato, una ridotta capacità di apprendimento e la demenza, il morbo di Alzheimer ad esordio precoce, il Parkinson, fibromialgia, sclerosi multipla e gliomi (tumori cerebrali).

“Esiste una forte evidenza che le microonde sono associate all’invecchiamento accelerato (morte cellulare e cancro) depressione, suicidio, impeti di collera, violenza, in primo luogo attraverso l’alterazione dell’equilibrio degli ioni di calcio nelle cellule e lo squilibrio della melatonina nonché della serotonina”, scrive il ricercatore neozelandese, Dr. Neil Cherry, esperto in elettrosmog.

“I bambini che sono stati esposti a telefoni cellulari prima e/o dopo la nascita tendevano ad avere una maggiore prevalenza di sintomi emotivi, problemi comportamentali, disattenzione, iperattività e problemi con i coetanei”, spiega il Professor Kjell Mild, svedese, esperto in elettrosmog. I bambini e gli adolescenti hanno cinque volte più probabilità di sviluppare il cancro al cervello (gliomi ed astrocitomi), se usano i telefoni cellulari. 250.000 Svedesi sono oggi invalidi a causa di malattie collegate alle microonde.

Sulla base dall’allarme di Friburgo, il Rapporto di “BioInitiative” denuncia che 165 milioni di Europei soffrono di disturbi cerebrali: il Consiglio europeo ha stabilito che i telefoni cellulari ed i computers con connessione wireless ad Internet rappresentano un serio rischio per la salute umana. Nel maggio 2011, il Consiglio d’Europa ha iniziato a rimuovere tutti i dispositivi Wi-Fi dalle scuole. [Reuters 4 settembre / 11; Telegraph 24 maggio / 11]

In Italia il Professor Angelo Gino Levis, già docente ordinario di Mutagenesi ambientale, presso l’Università di Padova, si sofferma nel suo articolo, intitolato “Psicosi o vere patologie? Malattie da elettrosmog”, sui danni arrecati all’organismo dai campi elettrodinamici irradiati da elettrodomestici, ma soprattutto da elettrodotti, cellulari, telefoni senza filo, ripetitori della telefonia mobile (antenne e stazioni radio-base) e hot spot wireless. Il Professor Levis elenca le principali sintomatologie connesse all’irradiazione di onde elettromagnetiche: sintomi cutanei (prurito, eritemi, allergie); del sistema nervoso (disturbi del sonno, ansia, cefalee, emicranie, sindromi depressive…); del sistema muscolare (crampi, dolori muscolari, astenia); del sistema cardiovascolare (aritmie, disturbi della pressione arteriosa, ictus); del sistema ormonale e di quello immunitario (riduzione della sintesi della melatonina, alterazioni delle popolazioni linfocitarie); del sistema riproduttivo (aborti spontanei); del sistema acustico (tinniti), visivo, olfattivo, digestivo.

Le cose non stanno migliorando. Mentre le nazioni dell’Unione europea cominciano a promulgare delle norme per ridurre l’esposizione alle sorgenti wireless (eccetto l’Italia, n.d.t.) sulla scorta dello studio condotto da “BioInitiative”, il lancio globale del wireless per i contatori intelligenti (l’autore si riferisce all’Energy box, n.d.t.) e le loro reti di supporto a microonde rischiano di spingere i livelli di esposizione di là da ogni sopportazione umana. [Tyee 9 agosto /2011]

L’esposizione a radiazioni a microonde ed onde radio, provenienti da questi contatori, è involontaria e costante. Infatti, a differenza dei telefoni cellulari e di altri apparecchi wireless, non è possibile disattivare i contatori intelligenti. Questi apparati emettono frequenze pericolose quasi ininterrottamente, giorno e notte, sette giorni su sette. Esiste un programma per l’installazione di 603 milioni di contatori intelligenti in tutto il mondo: nel corso dei prossimi cinque anni aumenterà a dismisura l’elettrosmog a causa di miliardi di nuovi trasmettitori, mentre la geoingegneria diventerà ancora più implacabile.

Per gestire tutto il traffico wireless dei contatori intelligenti ed aggiornare costantemente le applicazioni Android di quarta generazione LTE a 4GHz, sono stati elevati i limiti di emissione, mentre, in questo modo, si limitano ulteriormente le nostre capacità di difesa.

Una norma contenuta nel “decreto sviluppo” approvato dal Governo italiano nello scorso ottobre 2012, innalza del 70% i limiti degli impianti di telefonia mobile e del 30% quelli di radio e televisioni. Sarà così possibile navigare in Internet con il proprio smartphone e questo porterà ad una “necessaria invasione” di nuove antenne. Sulla scorta di ciò, verranno installati 15-20.000 nuovi impianti nei prossimi due anni. La bassa frequenza del protocollo 4G LTE vanta ancora più alti “tassi di penetrazione” in edifici e negli organismi viventi, rispetto alle microonde di frequenza più alta. Infine è già prossimo il protocollo 5G.

Il Wi-Fi è utile sia per scopi civili sia per scopi militari. L’implementazione del protocollo di comunicazione 811.G e successivi permette l’impiego di svariate ed innumerevoli tecnologie e tra queste anche l’uso della Smart Dust (polvere intelligente), verso la quale si sono mostrati entusiasti meteorologi, militari ed aziende impegnate nelle tecnologie satellitari ad uso civile e militare.

I campi elettromagnetici disturbano la funzionalità della ghiandola Pineale

La ghiandola pineale è una piccola parte del sistema endocrino del corpo che si trova tra i due emisferi del cervello. Questa particolare ghiandola secerne melatonina, che si crede contribuisca al nostro benessere e felicità e che regola il nostro ciclo di sonno/veglia. Si crede anche che la melatonina combatta i radicali liberi che danneggiano i neuroni.

http://4.bp.blogspot.com/-KfKjQ30azB0/UZqJ9fcZhbI/AAAAAAAAJhY/KVgvL5wE1hQ/s1600/pineal.pngE’ stato documentato che la ghiandola pineale è sensibile a tutti i tipi di campi magnetici, incluso quelli geomagnetici delle tempeste solari (Sun’s solar storms) ed anche estremamente sensibile alla calcificazione dei tessuti, soprattutto se esposta al fluoro (il quale viene anche attratto magneticamente dalla ghiandola pineale), causando una serie di disturbi mentali (mental disorders).

Anche se qualcuno potrebbe non credere che un grande uso di dispositivi come il cellulare, possa causare il cancro e tumori cerebrali, tuttavia va riconosciuta la  prova documentata in cui si evince che i dispositivi elettronici possono perturbare la funzione cerebrale. “La International Agency for Research on Cancer (IARC) , Agenzia Internazionale per la Ricerca sul Cancro, classifica i campi elettromagnetici (EMF) come ‘probabili cancerogeni’ per gli umani; essi possono trasformare le cellule normali in cellule cancerogene.” (fonte)

Tra le ricerche condotte sugli effetti  dell’EMF (campo elettromagnetico) troviamo uno studio condotto da Bary W. Wilson ed altri. Con le loro scoperte pubblicate nel Journal of Pineal ResearchWilson & co. hanno esaminato i possibili effetti negli esseri umani, sulla funzione della ghiandola pineale, a seguito di una esposizione ad un  campo elettromagnetico di 60-Hz. Nello studio, i ricercatori hanno misurato la secrezione urinaria della 6-sulfatossimelatonina,6-OHMS, un metabolite urinario stabile della melatonina, ormone pineale; l’hanno misurata in 42 individui che avevano usato delle coperte elettriche a filo polimero continuo (CPW) e convenzionali, per la durata di 8 settimane.

Cosi riportano i ricercatori:

“I volontari che avevano usato  le coperte elettriche convenzionali, non mostravano variazioni nella secrezione di 6-OHMS, sia come gruppo che come individui  durante il periodo della ricerca. 7 dei 28 Volontari che avevano usato le coperte CPW mostravano cambi significativi nella secrezione  media notturna della 6-OHMS . Le coperte CPW si accendevano e spegnevano circa due volte, quando in uso, producendo campi magnetici che erano di ca il 50% piu’ forti di quelli provenienti dalle coperte convenzionali. Sulla base di queste scoperte, ipotizziamo che  la esposizione periodica alla corrente continua  e alla elettricità di estrema bassa frequenza o a campi magnetici di sufficiente intensità e durata, possano avere, in certi individui, delle conseguenze sulla funzione della ghiandola pineale -Wilson et al. (Journal of Pineal Research)

Un altro studio è stato fatto alla Università di Berna, Svizzera,  sugli effetti dei campi magnetici di 16.7 Hz, sulla secrezione di 6-OHMS. Questo studio si è basato sulla comparazione  dei livelli di  6-OHMS di 108 maschi, ferrovieri, durante i loro periodi di non lavoro e nei giorni dopo l’inizio del servizio sui motori azionati elettricamente o mentre lavoravano  sotto le linee di trasmissione.

Sono stati trovati elementi simili:

“I risultati supportano la ipotesi che  campi magnetici di 16.7 Hz  alterino  la secrezione della 6-OHMS negli umani esposti a campi magnetici”- Pfluger DH et al. (National Center for Biotechnology Information)

Più  recentemente, Malka N. Halgamuge della University of Melbourne in Australia, ha ulteriormente indagato l’effetto sulla ghiandola pineale dei campi elettromagnetici prodotti dall’uomo. Halgamuge afferma nella sua ricerca che la ghiandola pineale  riconosce facilmente i campi elettromagnetici come luce; questo fatto porterebbe ad una riduzione della melatonina.

“…I risultati mostrano quanto sia significativo il disturbo sulla melatonina, causa esposizione a campi elettromagnetici deboli, cosa che a lungo termine puo’ portare a conseguenze sulla salute degli umani.”Malka N. Halgamuge (Oxford Journals)

Riferimenti:

http://efile.mpsc.state.mi.us/efile/docs/13934/0073.pdf

http://brainworldmagazine.com/the-pineal-gland-a-link-to-our-third-eye/

http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/8912234

http://www.newscientist.com/article/dn13769-does-the-earths-magnetic-field-cause-suicides.html

http://rpd.oxfordjournals.org/content/early/2012/10/09/rpd.ncs255.abstract?sid=8937c9cc-2217-4cc5-bf0a-608af5173118

http://www.newscientist.com/article/mg19626344.900-is-the-seat-of-the-soul-in-the-brain.html

Traduzione da http://thelivingspirits.net di Cristina Bassi

Effetti dell’elettricità ambientale sui sistemi viventi

I campi elettrici ambientali da linee ad alta tensione e apparecchiature pulsano a 60 Hz negli U.S.A. e a 50 Hz in Europa. Nessuna delle due è naturale per gli organismi viventi che si sono sviluppati in una varietà di campi elettromagnetici e magnetici. Per questo motivo i ricercatori hanno investigato sia i campi naturali che quelli amplificati.

Dei ricercatori del Pacific Northwest Laboratory hanno trovato che il campo di 60 Hz disturba il ritmo normale della ghiandola pineale nei ratti, misurato con il rilascio della melatonina. I ritmi venivano reintegrati in meno di tre giorni dopo l’esposizione.

Dei ricercatori inglesi hanno trovato che dei campi intensi a 5Hz alterano l’umore e le capacità verbali e di ragionamento, però solo dopo il secondo giorno. l ratti sono in grado di rivelare campi verticali di 60 Hz. Quando dei ratti femmina venivano esposte ai campi prima della gravidanza, la loro prole era meno fertile. I piccoli nati da maiali che erano stati esposti a dei campi di 60 Hz prima del parto mostravano una incidenza di malformazioni maggiore del normale.

LA NOSTRA MADRE TERRA

La Terra in quanto tale, dal punto di vista elettromagnetico è un’armatura negativa di un enorme condensatore il cui polo positivo è il cosmo stesso. L’armatura negativa della Terra si carica e scarica continuamente mediante i temporali che solo circa 2000 al secondo su tutto il pianeta. L’amperaggio di questa armatura è molto basso, circa 1800 ampères. Avendo ciò in mente, che cioè l’uomo e tutti gli esseri viventi formano e vivono in un enorme condensatore di energia, questo è il nostro pianeta, si può già comprendere il potenziale dannoso di apparecchiature divenute potentissime che ne alterano campi elettromagnetici.

Per quanto riguarda le radiazioni provenienti dalla crosta terrestre sappiamo oggi che esistono due tipi diversi di onde: a) le onde di Schumann che sono di fondamentale importanza per l’esistenza armonica degli esseri umani sul pianeta. Sono onde a brevissimo raggio e di elevata intensità da frequenze di 1hz a circa 1000hz e sono prodotte dalla terra come emissione naturale del suo corpo. Tali onde sono indispensabili all’equilibrio del sistema nervoso centrale e soprattutto al sistema periferico. Sappiamo oggi con certezza che l’eliminazione delle onde Schumann crea tutta una serie di sintomi e disturbi quali, cefalee, nausea, stanchezza, disturbi di assorbimento, alterazione dei livelli ormonali, abbassamento del sistema immunitario, minore resistenza ai virus. Le onde Schumann vengono bloccate, ad esempio, dalle enormi estensioni di strade asfaltate delle città e dall’uso indiscriminato del cemento. L’asfalto e il cemento bloccano artificialmente le onde della terra ed hanno un effetto isolante dalla crosta terrestre che non è più in grado di emanare i suoi effetti benefici per gli esseri urbani … Per chi vive in città è necessario quindi poter restare almeno due o tre giorni alla settimana in contatto con la natura, lungo corsi d’acqua o nei boschi per riequilibrarsi mediante le onde Schumann libere, fondamentali al nostro sistema nervoso e alla nostra vitalità. Esistono altri tipi di onde prodotte dalla Terra di cui bisogna conoscere la struttura perché possono avere effetti nocivi. Si tratta delle onde prodotte da acque sotterranee, faglie geologiche che emettono raggi gamma e neutroni, giacimenti sotterranei di carbonio – petrolio – gas naturali i quali modificano il campo radioattivo della terra e i campi magnetici reticolari di Hartmann e Curry. I campi reticolari sono costituiti da fasce di diametro di circa 30 cm. circa che circondano la terra da nord a sud con intervalli regolari di circa due metri uno dall’altro e in senso est ovest a circa 2,5 metri uno dall’altro. Il raggio d’azione di questo reticolo arriva sino alla stratosfera. Gli incroci, i nodi di incrocio delle fasce elettromagnetiche possono essere dannosi. L’effetto negativo viene amplificato se nello stesso spazio abbiamo corsi d’acqua o giacimenti o falde. E’ possibile e importante conoscere la struttura reticolare facendoci aiutare da un rabdomante, da radioestesisti o con apparecchiature capaci di registrare i campi reticolari e misurarne l’intensità per organizzare la propria casa evitando almeno di dormire su un nodo reticolare ad alta intensità. Dal punto di vista medico nessuna malattia può essere curata definitivamente se il soggetto vive in una situazione elettromagnetica negativa.

CAMPI ELETTROMAGNETICI ARTIFICIALI

Oltre alle radiazioni create dalle correnti elettriche il nostro corpo è sottoposto quotidianamente anche a radiazioni da onde ad alte o altissime frequenze, da 10Khz fino a 3x10khz, create da onde radio, onde televisive, onde radar, radiazioni U.V., raggi X e altri usati dalla diagnostica medica, radio amatori, sistemi V.H.F., satelliti, forni a microonde. Tutte queste onde sono state verificate ed hanno una penetrazione nei nostri tessuti da 1 a 4 cm. con interferenza in particolare sui tessuti del midollo spinale, dell’occhio e del sistema nervoso, e particolarmente disturbanti nei tessuti in crescita, nei bambini.

I consigli del medico

Vediamo nel nostro quotidiano come possiamo proteggerci e migliorare le nostre condizioni ambientali. La nostra casa dovrebbe essere lontano da fonti elettromagnetiche potenti (radar, emittenti radio e TV, linee ad alta tensione …). L’impianto elettrico deve avere la messa a terra, antenne, cavi, televisioni telefono debbono stare ad almeno 4,5 metri dal letto. Dobbiamo conoscere ed evitare i nodi reticolari per la posizione del letto. Pochi oggetti metallici, poco cemento, pochi materiali sintetici e isolanti chimici, molto legno. Evitare grosse superfici di specchi nella stanza da letto. Come abitudini individuali il medico suggerisce di camminare il più possibile usando scarpe di cuoio e fibre naturali per i vestiti (cotone, seta), tenere piante in casa e aprire spesso le finestre, utilizzare lampade a spettro totale e non al neon, utilizzare cristalli di quarzo per l’assorbimento di onde elettromagnetiche provenienti da televisioni, telefoni cellulari o computer. Pannelli di sughero possono isolare pareti che stanno a fianco di grosse trasmittenti di cavi ad alta tensione e che potrebbero interferire sui corpi fino a una distanza di 300/400 metri. E’ importante cominciare a responsabilizzarsi sul nostro modo di vivere per essere più in armonia ed evitare o ridurre le implicazioni nocive alla salute, per evitare gli stress geopatici ed elettrici.

Fonte http://www.medicinaecologica.it/Notizie-%20Campi%20Elettromagnetici.html

LA FREGATURA DELLE LAMPADINE A BASSO CONSUMO

La retorica della lampadina fluorescente continua. Da più di un decennio continuiamo ad attribuirle un ruolo salvifico nella lotta ai cambiamenti climatici, senza renderci conto delle innumerevoli problematiche sotto il profilo della salute e dello stesso ambiente.

Ma a quale costo?

Le lampadine fluorescenti compatte -CFL-(note come lampadine a basso consumo energetico) possono infatti provocare invece ulteriori gravi danni a fasce di popolazione affette da patologie quali il Lupus, forme di dermatite o eczema, elettrosensitività, autismo, epilessia, emicrania, alcuni tipi di porfiria, e molte altre ancora che possono soffrire gravi e  dolorose reazioni all’illuminazione a basso consumo.

Queste beneamate lampadine, distribuite a destra e manca da associazioni ambientaliste e da fornitori di energia elettrica (già questo dovrebbe far pensare), presentano purtroppo tre principali problemi: le radiazioni elettromagnetiche, il mercurio e le radiazioni UV.  Riportiamo uno stralcio dell’articolo pubblicato su Il consapevole e la rivista Icaro.

Radiazioni Elettromagnetiche

Misurazioni eseguite dimostrano che le LFC generano potenti campi elettromagnetici a poca distanza dalla sorgente, fino ad un metro di distanza (1). Il centro indipendente di ricerche francese CRIIREM (Centre de recherche et d´information sur les rayonnements e’lectromagne’tiques) sconsiglia pertanto di utilizzare lampadine a basso consumo energetico a brevi distanze, come ad esempio per illuminare i comodini delle camere da letto o le scrivanie (2). La messa al bando delle lampadine ad incandescenza porterà quindi ad un aumento delle persone sottoposte ad alti livelli di radiazioni elettromagnetiche.

Esistono, inoltre, indicazioni che il campo elettromagnetico generato dalle LFC può viaggiare all’interno dei cavi elettrici esponendo le persone alla così detta “elettricità sporca” in tutta l’abitazione. Uno studio pubblicato nel giugno del 2008 dall’American Journal of Industrial Medicine segnalava che questa elettricità sporca aumenta di 5 volte il rischio di contrarre il cancro (3). L’effetto dannoso dell’elettricità sporca è stato evidenziato anche dalle ricerche condotte dalla ricercatrice canadese Marta Havas (4).

Le lampade alogene a basso voltaggio (12V) possono anch’esse essere dannose a causa del campo elettromagnetico generato dal trasformatore. Ciò succede in particolare con le radiazioni emesse dai “trasformatori elettronici” che possono contaminare anche le condutture generando elettricità sporca.

Le lampade alogene a 220 V non hanno invece questo effetto.

Mercurio

Le LFC contengono da 3 a 5 mg di mercurio, una sostanza estremamente tossica per il cervello, il sistema nervoso, i reni ed il fegato. Sebbene si dica che le LFC hanno un basso contenuto di mercurio, questo quantitativo è più che sufficiente a causare seri danni alla salute. In modo particolare sono a rischio le donne in stato di gravidanza ed i bambini piccoli, poichil mercurio influisce sullo sviluppo del cervello e del sistema nervoso del feto e del neonato.

Valutazioni eseguite dimostrano che quando una lampadina a basso consumo si rompe i vapori di mercurio si diffondono e le emissioni superano di gran lunga i livelli di sicurezza per svariate settimane dalla rottura (5). Le lampadine che non vengano smaltite correttamente potrebbero rompersi nei camion della spazzatura, diffondendo i vapori di mercurio sulla città, o finire nelle discariche dove il mercurio può contaminare aria, acqua e suolo. Di conseguenza, la messa al bando delle lampadine ad incandescenza ed il conseguente aumento dell’utilizzo delle LFC porterà centinaia di chilogrammi di mercurio direttamente nelle nostre case e nelle nostre strade.

Radiazioni-UV

Le LFC senza il doppio guscio protettivo (ed anche alcuni tipi di lampade alogene) emettono radiazioni UV-B e tracce di UV-C. E’ ben noto che questo tipo di radiazioni sono dannose per la pelle (i.e. tumore della pelle) e per gli occhi (i.e. cataratta). Diversi studi, infatti, dimostrano che le lampade fluorescenti aumentano il rischio di contrarre tumori della pelle (6).


La British Association of Dermatologists sostiene che le persone che soffrono di alcune malattie della pelle o che sono sensibili alla luce accusano un aggravamento dei loro sintomi in conseguenza dell’uso di lampadine a basso consumo energetico (7). Perfino individui senza problemi cutanei preesistenti possono sviluppare sul viso sintomi allergici e/o lesioni simili alle ustioni da sole (8).
La protezione supplementare del doppio guscio sulle LFC può circoscrivere il problema delle radiazioni UV, ma fintantoché saranno vendute LFC senza doppia protezione, le razioni UV continueranno ad essere un alto fattore di rischio.

Ulteriori problemi

Altri problemi correlati all’uso delle LFC comprendono il tremolio della luce — che può provocare mal di testa, affaticamento della vista e problemi di concentrazione (9) — e l’alta percentuale della componente blu della luce che, come e’ risaputo, diminuisce la produzione di melatonina, che a sua volta può causare disturbi del sonno, tumori, attacchi di cuore.

Fonte: http://www.aamterranuova.it

E I LED ??

I diodi ad emissione luminosa meglio noti come luci LED sono oggi ampiamente usati per gli schermi delle TV dei computer, laptop, tablets e per tutti gli apparecchi di simile uso e funzione (cellulari ed altri), e comporteranno un futuro aumento pro capite del consumo di luce.

Le luci bianche LED sono caratterizzate da una notevole presenza della componenti cromatiche blu, cosa che fa la differenza. Le cellule gangliari della retina infatti sono molto sensibili alla luce ad onda corta (blu e blu-verde): di conseguenza l’esposizione notturna alla luce LED è di fatto più deleteria per il ritmo circadiano, la secrezione di melatonina e il sonno di quanto non lo siano le lampadine  ad incandescenza.

Ma le luci LED potrebbero anche apportare alcune soluzioni. Una lampada a luce bianca LED  può comprendere anche luci LED colorate, così che diventa facile controllare non solo l’intensità della luce, ma anche la composizione cromatica. Gli effetti negativi della luce durante la notte sul sonno e sul ritmo circadiano potrebbero essere ridotti sostituendo le tonalità luminose blu-verdi con quelle che virano verso il rosso o l’arancio dopo il tramonto. Sfortunatamente, l’uso corrente di questo nuove possibilità del controllo delle tonalità luminose è spesso impiegato a fini sbagliati: alcune compagnie aeree per esempio durante la notte creano l’effetto “luce soffusa” nelle cabine con luce blu monocromatica, il colore “migliore” per sopprimere il rilascio di melatonina e per alterare il sonno.

onte http://www.nature.com

Riferimenti

  1. Luckhaupt, S. E. Morb. Mort. Wkly Rep. 61, 281–285 (2012).
  2. Matricciani, L., Olds, T. & Petkov, J. Sleep Med. Rev. 16, 203–211 (2012).
  3. Colten, H. R & Altevogt, B. M. (eds) Sleep Disorders and Sleep Deprivation: An Unmet Public Health Problem (National Academies Press, 2006).
  4. National Research Council. Assessment of Advanced Solid State Lighting (National Academies Press, Washington, DC, 2013).

di Luciano Benvenuti

 

 

 

Neuro-mania. Il cervello non spiega chi siamo
Posted on 28 Marzo 2009 by Luigi D'Elia

 

Fonte: Recensione tratta da Il Sole-24 Ore sezione: SCIENZA E FILOSOFIA data: 2009-03-15 - pag: 32

 

Attenti ai neuromaniaci!

 

Arte, economia, etica, medicina: tutto sembra dover passare per una definizione biologistica. Ma la vita non è riducibile a geni e sinapsi

di Paolo Legrenzi e Carlo Umiltà

 

Nel 1861 un neurologo francese Paul Broca, descrisse un paziente che, in seguito a una lesione cerebrale, riusciva a dire solo «tan». Dopo la morte del paziente, l’esame autoptico rivelò una lesione in una porzione limitata del lobo frontale di sinistra.

L’osservazione di Broca fu considerata la prima chiara dimostrazione di due principi sui quali si sarebbero poi basate, più di 100 anni dopo, le neuroimmagini: il cervello (la corteccia cerebrale, per essere precisi) è scomponibile in tante porzioni (aree) che svolgono funzioni diverse e queste funzioni sono indipendenti le une dalle altre, sono isolabili. Nel caso del paziente che sapeva dire solo «tan», la funzione era la produzione della parola ed era stata isolata, in negativo, dalla lesione.

Le funzioni mentali sono l’oggetto di studio degli psicologi, non degli economisti e neppure dei neuroscienziati. Il termine «neuroeconomia» sottintende, più o meno esplicitamente, l’esclusione degli psicologi. In assenza degli psicologi, è legittimo chiedersi chi mai, nelle ricerche di neuroeconomia, indicherà quali siano le funzioni mentali rilevanti per l’economia le cui basi nervose si dovrebbero indagare.

Se i neuroscienziati e/o gli economisti intendono sostituirsi agli psicologi nell’indagare le funzioni mentali, senza possedere la competenza specifica necessaria, la neuroeconomia non andrà molto lontano. Già Gall aveva cercato di inventarsi una psicologia e aveva prodotto la frenologia. Questa osservazione vale, ovviamente, anche per la neuroestetica, la neuropedagogia, la neuroteologia… La contrapposizione che abbiamo oggi tra «nuda vita», la vita biologica comune a tutti gli esseri viventi (in greco: zoé), e la forma di vita di una specifica persona ( bios) non era mai emersa prima in modo così drammatico. Ma compare anche in contesti meno tragici. Dov’è il confine, per uno sportivo, tra una droga e una medicina? Possiamo cercare di incrementare il nostro fascino cambiando il corpo (ad esempio con la chirurgia plastica e altro) grazie a tecnologie mediche? Quando «diventiamo» altro da noi, quando abbiamo cambiato troppo la nostra identità corporea? Possiamo incrementare tramite farmaci o droghe le nostre esperienze e le nostre capacità mentali. Ma dov’è il confine tra «curato » e «drogato»?

Di fronte a tali quesiti, nuovi e difficili, la tentazione di tornare all’antico è forte. L’antico in questo caso è la coppia mente-corpo, con il corpo come sistema di riferimento privilegiato. Lo schema tradizionale consiste nell’affidarsi alle condizioni biologiche del corpo per fondare una regola di intervento e, se dobbiamo derogarvi, nel ricorrere a circostanze specifiche (attenuando l’applicazione del criterio per ragioni manitarie).

Adottare questo schema nelle condizioni tecnologiche odierne può essere assai pericoloso e fuorviante. Sembra ovvio ricorrere alle scoperte della genetica per definire il passaggio da feto a persona, ed è in termini biologici che si può fissare il momento in cui un vecchio torna a essere solo corpo e non più persona. Nel fare così, tuttavia, non ci accorgiamo delle conseguenze devastanti di quello che decidiamo di «dare per scontato» (il default). Nulla ci impedirebbe di fare un’operazione contraria. Dare per scontato che il metro di misura sia il benessere di una persona, benessere non solo corporale ma anche psichico, e utilizzare poi questo criterio per definire il benessere nel suo complesso. Non è una differenza da poco. In questo secondo caso il benessere è la figura, mentre le condizioni del corpo costituiscono lo sfondo. Ad esempio, se voi vi concentrate sul benessere, potete dare per scontato che, dopo la sua morte, qualsiasi persona sia un donatore di organi. Al contrario, se vi concentrate sul corpo, avete bisogno di un assenso concesso preventivamente in circostanze diverse (quando il morto era vivo).

Le conseguenze pratiche di quello che diamo per scontato, a parità di credenze e di culture, sono drammatiche. Basta vedere quello che succede in Austria, dove è stato adottato il primo criterio, e in Germania, dove è stato adottato il secondo (la differenza percentuale di donatori di organi, all’insaputa dei donatori stessi, è dell’ordine del 90%, solo in conseguenza dell’adozione di un diverso default). Adottare le condizioni del corpo, nella difesa dei confini di una persona, si rivela talvolta controproducente, e può sfociare in esiti paradossali. Il caso delle scelte della chiesa cattolica è forse quello più macroscopico e noto ai più. In ossequio ai tempi, affascinata dagli sviluppi tecnologici, la chiesa tende inconsapevolmente ad abbandonare la saggezza antica, fatta di carità e solidarietà. Ovviamente non si tratta di una scelta deliberata. Al contrario è inconsapevole, come in tutti i casi in cui entra in azione il meccanismo di default.

1 L’articolo qui pubblicato esprime le tesi di fondo sviluppate da Paolo Legrenzi e Carlo Umiltà nel loro pamphlet «Neuro-mania. Il cervello non spiega chi siamo», in libreria in questi giorni per le edizioni de il Mulino (Bologna, pagg. 126, € 9,00). 

 

Embarassed

 

 

Da: La Repubblica delle Donne 20 gennaio 2009

 

La ragione batte sempre più spesso il sentimento. Provoca furori. Innesca violenze. L'analfabetismo del cuore ci rende stupidi e insensibili? È ora di ridare potere alle emozioni  

di Daniela Condorelli 

Tu chiamale, se vuoi, emozioni. Chiamale passioni, sentimenti, affettività, stati d'animo, turbamenti della mente. Ma chiamale. Dà loro un nome. Non celarle. O allora sì, ti scoppieranno in mano e ne sarai sopraffatto. La storia della scissione tra ragione e sentimento ha radici millenarie e non ce ne siamo ancora liberati. A partire dalle prime leggi, il Codice di Hammurabi, i Dieci Comandamenti, l'uomo ha tentato di addomesticare la vita emozionale e sottometterla a quella razionale. La stessa definizione della nostra specie, homo sapiens, è fuorviante. L'uomo è prima di tutto homo sentiens, homo patiens. Abbiamo due menti: una che pensa e l'altra che sente, che variano lungo un gradiente continuo. Eppure le emozioni vengono considerate con fastidio e vergogna: debolezze inutili, impulsi da reprimere, residui di un passato animale. "Per l'uomo contemporaneo, le emozioni sono sinonimo di incapacità di controllare la realtà, sottometterla al proprio volere", spiega il sociologo Bernardo Cattarinussi, docente all'Università di Udine, autore, per Franco Angeli, di Sentimenti, passioni, emozioni. Di quest'individuo post-moderno incapace di relazione e privo di emotività fa un'analisi puntuale Elena Pulcini, docente di filosofia politica all'Università di Firenze, nel saggio L'individuo senza passioni (Bollati Boringhieri) evidenziando come alle passioni si sia oggi sostituita l'apatia, l'indifferenza. Cresciamo succubi di quelle che i sociologi chiamano feeling rules, le norme di espressione che indicano il consenso sociale che prescrive quali sentimenti possano essere espressi e come. Una norma di espressione fondamentale consiste nel minimizzare l'esibizione dei sentimenti: la buona educazione tiene a bada le emozioni. Si avverte l'emozione, ma ci si allena a contenerla, a mascherarla perché non traspaia. È il cartesiano cogito ergo sum, il substrato di quest'impostazione culturale. "Il pensiero è autosufficiente, trova in se stesso la sua validità ed è proprio il controllo razionale della componente emotiva a definire l'essere umano", sottolinea Cattarinussi. Così, impregnati di questo principio, siamo emotivamente ignoranti. Incapaci di riconoscere i sentimenti altrui, incapaci di empatia. Incapaci di sintonizzare il cuore con il pensiero e il pensiero con i gesti. Due terzi degli italiani sono convinti che sia meglio fidarsi di un ragionamento piuttosto che di un sentimento e il 96 per cento sostiene che l'irrazionalità delle passioni non deve entrare nelle decisioni, dicono le ricerche sociologiche più recenti. Ma il costo sociale della sordità emozionale è elevato. L'emozione trattenuta crea pericolose riserve di tristezza e rabbia inespresse. Ecco allora la depressione crescente e la violenza che rasenta estremi di follia. Come quelle esplosioni di odio che armano le mani degli adolescenti. Con lucida preveggenza, forte dell'esperienza statunitense, Daniel Goleman, nella prefazione all'edizione italiana del suo Intelligenza emotiva (Bur Saggi) caldeggia una maggior attenzione alla competenza emozionale, sprona i genitori a occuparsi delle abilità del cuore proprie e dei figli. Sì perché, è convinto Goleman, le cronache quotidiane sulla disintegrazione della civiltà e il venir meno della sicurezza non fanno che ritrarre, amplificandola, l'incapacità emotiva che regna nelle nostre famiglie. Educare all'emozione. Sono gli insegnamenti emozionali che riceviamo da bambini a plasmare i nostri circuiti emozionali. "L'infanzia e l'adolescenza offrono opportunità fondamentali per stabilire le inclinazioni emozionali che governeranno la nostra vita", sottolinea Goleman. Tanto che negli States esistono programmi di alfabetizzazione emozionale che insegnano le capacità interpersonali essenziali, le ragioni del cuore. Al Nueva Learning Center di San Francisco si tengono lezioni di Scienza del Sé. L'argomento sono i sentimenti, propri e altrui. All'appello del mattino, invece di rispondere presente, gli allievi dicono come si sentono: eccitati, giù di corda, nervosi, pieni di energia, arrabbiati. Se i giovani non sanno provare emozioni (il ricordo della lucidità con cui la quindicenne matricida Erika ha sostenuto decine di colloqui senza alcun cedimento emotivo è ancora vivido), se non sanno gestire le emozioni e quando le incontrano ne vengono sopraffatti, è perché noi non abbiamo insegnato loro a riconoscerle, a convivere con i turbamenti dell'anima, a dar loro il giusto peso. Quante volte, forti delle più moderne teorie di psicopedagogia, abbiamo spiegato ad un bambino il motivo di un divieto, dato un nome e una risposta ai suoi perché, etichettato, catalogato, razionalizzato i suoi dubbi. Quante volte, invece, abbiamo interpretato i suoi sentimenti? "Se riesci a tradurre in parole ciò che senti, ti appartiene", scrive Henry Roth in Chiamalo sonno. Daniel Stern, psichiatra statunitense che ha videoregistrato per ore le modalità di relazione tramadri e figli parla di sintonizzazione, come di uno strumento con cui l'adulto comunica al bambino di percepire i suoi sentimenti, rispecchiandoli. Ma come diventare validi educatori emozionali se noi stessi non coltiviamo la nostra intelligenza emotiva? Un padre desintonizzato dalla propria tristezza come può aiutare il figlio a comprendere la differenza tra il dolore per una perdita, la malinconia di un film strappalacrime, la frustrazione di un fallimento, la scossa emotiva di fronte a una tragedia di cronaca. Un'assenza prolungata di sintonizzazione ha costi emozionali enormi: il bambino evita di mostrare emozioni e forse anche di provarle. E così cresce con gravi mancanze: non sa cosa siano l'empatia, l'autocontrollo, la capacità di gestire la rabbia. È alla mercé dell'impulso, cioè dello strumento dell'emozione, di ciò che preme per sfociare nell'azione, nel gesto incontrollato. Si arriva così a quell'"abisso dei ragazzi perbene" descritto da Umberto Galimberti su Repubblica all'indomani dell'omicidio di Novi Ligure. C'è qualcosa che stona. Perché questi episodi scoppiano in habitat borghesi? Perché in una villetta della riviera e non in un casermone alla periferia di una metropoli, là dove la violenza efferata non fa più notizia? Paradossalmente, dove il disagio è maggiore non si hanno remore a sfogare le emozioni: il contatto con il dolore, la rabbia, l'aggressività, è quotidiano. I sentimenti non sono contenuti, ma gridati; tutto manca fuorché l'ipercontrollo. Nelle famiglie "perbene", invece, dove i problemi si affrontano a bassa voce, dove non si ride e non si piange perché "non sta bene", dove esprimere i sentimenti non è politically correct, il rancore cova. All'inizio è calma piatta, tutto sembra andare per il verso giusto e dietro la maschera delle buone maniere è difficile leggere il disagio. Poi, però, accade l'imprevedibile: il cuore si infiamma, diventando ingovernabile e allora "tutto esplode", scrive Galimberti, "la razionalità mai diluita nell'emozione, la difesa delle buone maniere che fanno tutt'uno con l'insincerità, la noia che, come un macigno, comprime la vita emotiva". C'è un'ampia letteratura che ci insegna come trasformare quest'improvvisa esplosione di passioni in energia vitale. Dal best-seller Donne che non hanno paura del fuoco (Frassinelli) in cui Mary Valentis e Anne Devane spiegano come rendere positiva la rabbia femminile, al recentissimo saggio del rabbino Nilton Bonder La teoria della felicità emotiva (Sperling and Kupfer) che ci conduce al nocciolo delle emozioni negative per trasformarle in strumenti di felicità. L'importante è prendere atto della nostra ignoranza emotiva, essere consapevoli delle feeling rules che abbiamo assorbito dalla società. Le citano Erika Chopich e Margareth Paul, nel loro Cura il tuo bambino interiore (Lyra). "Non percepire e non parlare delle tue emozioni" e poi "non provocare rotture nel sistema, crescendo o cambiando" e ancora "mostra sempre un'espressione positiva, comunque tu ti senta". In altre parole, secondo le autrici, coltiva solo la parte adulta, dimenticando il bambino che è in te e proteggendoti dalla possibilità di provare emozioni. Non importa se così ti perdi l'essenziale. Perché, ci insegna Saint Exupéry nel suo illuminante Piccolo Principe: "Non si vede bene che col cuore. L'essenziale è invisibile agli occhi".
Lascia uscire la rabbia È paradossale. Più diventiamo sordi alle emozioni, incapaci di esprimerle e contenerle, più si moltiplicano gli studi che tentano di spiegare l'irrazionale. Oggi, delle emozioni, sappiamo moltissimo: per esempio che ve ne sono alcune, innate, da cui derivano tutte le altre. A seconda degli autori, le emozioni primarie sono gioia, rabbia, tristezza, disgusto, interesse, paura; tra le secondarie, si annoverano vergogna, senso di colpa, orgoglio, simpatia, rimpianto, delusione, spavento, sottomissione, gelosia, speranza, sollievo. Ma si arriva a contarne oltre trecento. Conosciamo persino l'anatomia delle emozioni. Grazie a Joseph LeDoux, neurobiologo al Center for Neural Science della New York University (Baldini & Castoldi ha pubblicato il suo Il cervello emotivo), sappiamo che la sede delle passioni è l'amigdala, un gruppo di strutture a forma di mandorla che fa parte del sistema limbico. Prova a toglierla e sarai incapace di valutare il significato emozionale degli eventi. Gli animali a cui è stata rimossa non provano rabbia o paura. Senza amigdala vi è una sorta di cecità emotiva. È lei, infatti, a coordinare il cervello in risposta alle emozioni. Un esempio: quando abbiamo paura l'amigdala invia segnali di emergenza a tutte le aree del cervello stimolando la secrezione di ormoni che innescano le reazioni di fuga o lotta, mobilitando i centri del movimento, i sistemi cardiovascolare e respiratorio. Anche le lacrime, tra i più possenti segnali emozionali, esclusive dell'uomo, sono stimolate dall'amigdala. La diagnostica per immagini rivela che quando qualcuno ci consola, l'attività dell'amigdala si placa. 

Kiss
 

Nell'amicizia la scoperta di sé 


 
Epicuro annovera l'amicizia tra i piaceri puri perché, a differenza dell'amore, è scevra dal dolore   
 
Risponde Umberto Galimberti 


 
È con rispetto e gratitudine che la ringrazio per quelle "invocazioni" all'amicizia ritmate sull'invocazione a quello Spirito di cui l'amicizia s'impregna e irradia, quando oltrepassa la nostra miseria e si fa "nella fatica, riposo, nella calura riparo, nel pianto conforto".
È dell'amico, infatti, questa capacità di scuoterti, di farti rinsavire, di farti "rientrare" in te stesso, di metterti in contatto con la parte migliore di te. Perché il suo sguardo è lo sguardo dell'altro che indaga il tuo cuore e lo scruta, perché se è sincero non può non dirti ciò che per te è bene. E, allo stesso modo, ciò che per te è male.
La mancanza di tempo è un alibi, e quanto poco ne avevamo quando passavamo le ore a parlare con gli amici! Perché era un bisogno, un'esigenza così forte da anteporle il sonno e lo studio, la famiglia e il dovere! È questo bisogno che mi ha fatto riagganciare con le unghie e coi denti amicizie che si erano perse nel tempo e nella fretta. E posso annoverare il tempo speso con loro tra il più ricco della mia vita. E mi danno gioia e serenità le certezze di quel che sono per loro, di ciò che loro sono per me.


Rita Guerzoni, Finale Emilia (Modena) Indirizzo e-mail protetto dal bots spam , deve abilitare Javascript per vederlo

 

Il nostro tempo è caratterizzato o da solitudini di massa, ciascuno davanti al suo computer, vittime di bulimia informatica per non perdere neppure un frammento di mondo, o adunate di massa in occasione di concerti, o davanti a maxischermi per le partite di calcio, o in piazza San Pietro ad applaudire parole di fede o di speranza, ma non più l'amicizia, che è quel rapporto duale che evita alla solitudine di impazzire e alla gran massa di affogarci. Oggi "amicizia" è diventata una parola che cataloga amori che non si vogliono svelare, rapporti coniugali resi esangui dalla quotidianità, conoscenze utili a scambi di favori, relazioni ipocrite che un giorno possono rivelarsi vantaggiose. Nulla di più, nulla di autentico, ma soprattutto nulla che possa dare espressione a quel bisogno di narrazione, di racconto, di immaginazione, di allusione, di cui si nutre la nostra anima quando nei fatti vuol trovare dei significati, nel dolore un argine, nella gioia una comunicazione, nella monotonia della ripetizione un lampo di novità.
Tutto ciò non è possibile nella solitudine dove il dolore dilaga e la gioia resta inespressa, e neppure nella gran massa che concede espressione solo all'applauso o allo slogan, ma unicamente nell'amicizia, dove la parola si fa affabulatoria, immaginifica, confidenziale, segreta e soprattutto fuoriesce dalla "concretezza", oggi da tutti invocata ed eretta a valore, che altro non è se non un limitarsi del linguaggio, un controllo delle parole, uno stare ai fatti, come richiede il "sano realismo" degli uomini di poche parole, a cui non verrebbe mai in mente di chiedere alla luna "che ci fa in cielo" o a se stessi "che ci fanno qui sulla terra".
In solitudine queste domande restano inespresse o soffocate. In mezzo alla gente che quotidianamente frequentiamo possono generare qualche sospetto, perché sono domande troppo cariche di senso per poterle esplorare in solitudine, e troppo fuori dall'usuale per poter essere accolte in pubblico come domande "serie". Eppure queste sono le domande di cui si nutre l'anima, domande poco realistiche ma cariche di simbolismo, per dare spazio alle quali gli antichi Greci, accanto al singolare e al plurale, avevano inventato il "duale", che è lo spazio dell'amicizia, dove ogni parola che rinvia a un'eccedenza di senso non rischia di apparire parola folle, perché l'ascolto dell'amico non è solo un ascolto razionale, ma aperto a tutti gli sconfinamenti di senso, che è prerogativa del cuore.
Ma dove trovare il tempo? Si giustificano i più. Non a caso l'amicizia è diffusa tra i giovani che hanno a disposizione tanto tempo, e riprende in età senile quando non si ha null'altro a disposizione che il tempo. Ma che dire di una cultura che concepisce l'amicizia come una "perdita di tempo"? Non inganniamoci. Non è il tempo che ci manca, è la capacità di stare l'uno con l'altro in quella forma intermedia che non è la fusione dell'amore e neppure l'anonimato dei rapporti impersonali perché solo funzionali, è la capacità di muoverci in quella zona di confine tra le prescrizioni della ragione e quegli sprazzi di follia che di continuo attraversano la nostra anima e che solo l'amicizia sa accogliere. Perché proibirci questo spazio? Quale spietata tirannide ci impone di stare ai fatti e a nient'altro che ai fatti?
Tra l'anonimato del pubblico e la solitudine del privato vogliamo conservare quello spazio intermedio, propiziato dall'amicizia, che ricuce quella dissociazione a cui la nostra cultura ci costringe quando ci obbliga a non essere mai in pubblico quel che veramente siamo, e a vergognarci un po' in privato delle nostre pubbliche performance. Tuteliamo l'amicizia. Forse è l'unico spazio che ci rimane per un residuo di sincerità, una sorta di riunificazione con noi stessi dalla dissociazione che ci è imposta, una forma di autoriconoscimento secondo quel modulo che Platone ci indica là dove dice: "Se uno, con la parte migliore del suo occhio guarda la parte migliore dell'occhio dell'amico, vede se stesso".
A meno che ciascuno non sia diventato per se stesso il maggior ingombro da evitare, qualcuno con cui non si sa che rapporti avere, qualcuno da evitare, quando non da affogare con le cose da fare, per non trovarci mai a tu per tu con questo sconosciuto che lo sguardo accogliente dell'amico potrebbe incominciare a raccontare, a delinearne i contorni, a propiziarci l'incontro. È infatti la scoperta di noi quello che l'amicizia favorisce e propizia.
 

 

 

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Il Corriere della Sera


Amos Oz: Perché bene e male non esistono più 
Tratto da “Corriere della Sera”, 3 settembre 2005  


Proprio com’è immensamente difficile definire la verità, ma abbastanza facile subodorare una menzogna, può talvolta essere arduo definire il bene; il male invece ha un odore inconfondibile: ogni bambino sa che cos’è il dolore. Per questo, tutte le volte che volontariamente infliggiamo un dolore a un altro, sappiamo quel che stiamo facendo. Stiamo facendo del male. Ma l’epoca moderna ha cambiato le cose. Ha reso vaga la distinzione netta che l’umanità aveva fatto fin dalla sua prima infanzia, fin dal Giardino dell’Eden. A un certo punto del diciannovesimo secolo, non molto tempo dopo la morte di Goethe, è penetrato nella cultura occidentale un nuovo pensiero, che ha accantonato il male, che ne ha negato di fatto la stessa esistenza. Quell’innovazione intellettuale venne chiamata Scienze sociali. Per i nuovi professionisti della psicologia, della sociologia, dell’antropologia e dell’economia - sicuri di sé, squisitamente razionali, ottimisti, completamente scientifici - il male non era un argomento all’ordine del giorno. A ben pensarci, non lo era nemmeno il bene. A tutt’oggi, ci sono esponenti delle Scienze sociali che di bene e di male non parlano. Per loro, gli impulsi e le azioni umane derivano tutti da circostanze che sono spesso al di là del nostro personale controllo. “I demoni”, ha detto Freud, “non esistono più di quanto esistano gli dei, essendo meri prodotti dell’attività psichica dell’uomo”. Siamo controllati dal nostro background sociale. Da almeno cent’anni vanno dicendoci che siamo motivati esclusivamente dall’interesse economico personale, che siamo soltanto prodotti delle nostre culture etniche, che non siamo altro che marionette del nostro subconscio. In altre parole, le moderne Scienze sociali sono state il primo tentativo di espellere sia il bene sia il male dalla scena umana. Per la prima volta nella loro lunga storia, bene e male venivano entrambi surclassati dall’idea che le circostanze siano sempre responsabili delle decisioni umane, delle azioni umane e soprattutto delle sofferenze umane. Va incolpata la società. Va incolpata l’infanzia dolorosa. Va incolpata la politica. Il colonialismo. L’imperialismo. Il sionismo. La globalizzazione. Così è cominciato il grande campionato mondiale del vittimismo. Per la prima volta dal Libro di Giobbe, il diavolo si trovava a dover pazientare. Non poteva più giocare la sua antica partita con le menti umane.
Satana era stato congedato. Era l’età moderna. Ma i tempi possono cambiare di nuovo. Satana sarà anche stato licenziato, ma non è rimasto disoccupato. Il ventesimo secolo è stato il peggior teatro di male premeditato nella storia dell’umanità. Le Scienze sociali non hanno saputo prevedere, affrontare e neppure cogliere questo male moderno, altamente tecnologizzato. Questo male del ventesimo secolo si è molto spesso camuffato da riformatore del mondo, da idealismo, da chi rieduca le masse o “apre loro gli occhi”. Il totalitarismo è stato presentato come una redenzione laica per alcuni, a spese di milioni di vite. Oggi, emersi dal male del dominio totalitario, abbiamo enorme rispetto per le culture. Per le diversità. Per il pluralismo. So che c’è chi è disposto a uccidere chiunque non sia pluralista. Satana è stato riassunto dal post modernismo; questa volta, però, la sua mansione rasenta il kitsch: un piccolo gruppo chiuso di “forze oscure” è sempre colpevole di tutto, dalla povertà, la discriminazione, la guerra e l’effetto serra fino all’11 settembre e allo tsunami. La gente comune è sempre innocente. Le minoranze non vanno mai accusate. Le vittime sono, per definizione, moralmente pure. Avete notato che oggi il diavolo non sembra mai invadere una persona singola? Non abbiamo più Faust. Secondo un discorso oggi in voga, il male è un conglomerato. I sistemi sono il male. I governi sono cattivi. Istituzioni senza volto gestiscono il mondo a proprio sinistro vantaggio. Satana non si annida più nei dettagli. I singoli non possono essere “cattivi” nel senso antico del Libro di Giobbe, di Macbeth, di Jago o di Faust. Voi e io siamo sempre persone molto per bene. Il diavolo è sempre l’establishment. Questo, a mio giudizio, è kitsch etico. Goethe non era un orientalista né un multiculturalista. A tentarlo non era l’estremo e immaginario esotismo dell’Oriente, ma la sostanza forte e nuova che le culture orientali, la poesia e l’arte orientali possono dare alle verità e ai sentimenti umani universali. Il bene, e quindi Dio, sono universali: “Di Dio è l’Oriente! / Di Dio è l’Occidente! / Contrade nordiche e meridionali / Posano nella pace delle sue mani”. E ancor di più, è universale l’amore, che sia per Gretchen o per Zuleika. Così un poeta tedesco può ben scrivere un poema d’amore per una donna persiana immaginaria. O per una donna persiana autentica. E dire la verità. Ma in modo anche più commovente, è universale il dolore. Goethe non recluta l’Oriente per dimostrare alcunché. Prende gli esseri umani, tutti gli esseri umani, seriamente. Oriente od Occidente, i buoni piangono. Nel mondo ci sono i buoni. Nel mondo ci sono i cattivi. Il male non sempre può essere respinto con la magia, con le dimostrazioni, con l’analisi sociale o con la psicoanalisi. A volte, come ultima risorsa, va affrontato con la forza. A mio giudizio, il male estremo nel mondo non è la guerra stessa, ma l’aggressione. L’aggressione è “la madre di tutte le guerre”. E a volte l’aggressione va respinta con la forza delle armi prima che la pace possa prevalere.
 

 

La Repubblica


PERCHE' CI CONVIENE ESSERE ALTRUISTI

di
MATTHIEU RICARD
01-04-2008

Pur impegnandoci al meglio delle nostre capacità  per pronosticare l'esito del nostro agire, abbiamo scarso controllo sul dispiegarsi degli avvenimenti esterni. Tuttavia, possiamo sempre scegliere di adottare una motivazione altruistica per cercare di contribuire maggiormente a un esito positivo. E' dunque necessario controllare e ricontrollare le nostre motivazioni, come spiega il Dalai Lama: «Siamo di larghe vedute o siamo miopi? Stiamo prendendo in considerazione la situazione nel suo insieme o ne stiamo considerando soltanto gli aspetti marginali? La nostra ottica è a lungo termine o soltanto sul breve periodo? La nostra motivazione è genuinamente compassionevole? La nostra compassione si limita soltanto alle nostre famiglie, ai nostri amici e a coloro con i quali ci identifichiamo più da vicino? Dobbiamo pensare, pensare e ancora pensare». Un essere umano dotato di amorevole gentilezza, compassione e saggezza agirà  naturalmente in modo etico, perché è "buono di cuore". Nel buddismo, un'azione è considerata fondamentalmente non etica allorché è sua finalità  procurare sofferenza, mentre è etica se è mirata ad arrecare un autentico benessere al prossimo. E' la motivazione, altruistica o malevola, a qualificare l'azione come "buona" o "cattiva", proprio come un cristallo assume il colore del tessuto sul quale lo si poggia. L'etica influisce altresì sul nostro stesso benessere: far soffrire gli altri arreca sofferenza a noi stessi, o immediatamente o a lungo termine, mentre arrecare gioia al prossimo è una situazione vantaggiosa per tutti, in quanto in definitiva è il modo migliore per assicurarsi la propria felicità. Come hanno scritto lo scienziato e il filosofo Luca e Francesco Cavalli-Sforza, «L'etica nasce come scienza della felicità. Per essere felici, è meglio prendersi cura degli altri o pensare esclusivamente a se stessi?». Dobbiamo essere consapevoli che una "felicità  egoistica" non condurrà  mai a un benessere genuino, in quanto è una contraddizione in termini. Una delle cause che determinano la sofferenza è l'egoismo e non saremo mai davvero felici se scegliamo di dissociarci dalla felicità del nostro prossimo. Se cerchiamo di perseguire la felicità  pensando e agendo egoisticamente a spese del benessere altrui creiamo una situazione in cui ci rimettono tutti. Romain Rolland ha scritto: «Quando l´unico obiettivo della propria vita è la felicità  egoistica, la vita è del tutto vana». Il nostro stesso benessere è anch´esso influenzato dalla nostra percezione etica: far soffrire il prossimo farà  soffrire noi, o immediatamente o nel lungo periodo. D'altro canto, invece, il miglior modo per assicurarci la felicità, è assicurare quella altrui, mentre reciprocamente essere altruisti è una situazione che comporta benessere per tutti. La gentilezza amorevole e la compassione sono tra le sensazioni più positive e appaganti che l'uomo possa provare, sono emozioni che aiutano inoltre il prossimo poiché ci inducono ad agire in modo da arrecare beneficio a chi ci circonda. Gli studi condotti su centinaia di soggetti hanno rivelato che vi è un'innegabile correlazione tra altruismo e felicità: le persone più altruiste sono in assoluto quelle che appaiono più felici. Naturalmente, sussiste un interrogativo di fondo: quali criteri determinano che cosa significano felicità e sofferenza per gli altri? Forse che offriamo una bottiglia all'ubriaco perché essa lo rende "felice"? O cerchiamo piuttosto di non dargliela e di evitare che egli si accorci la vita? Qui entrano in gioco i concetti di saggezza e di motivazione altruistica: pertanto è estremamente importante distinguere il benessere dal piacere e dalle altre forme di simulata felicità. E' la saggezza a consentirci di distinguere i pensieri e le azioni che contribuiscono all´autentica felicità  da quelli che viceversa la distruggono. Aristotele disse che il fine dei fini è la felicità. Ricchezza, piacere, prestigio o potere sono tutti bramati in nome della felicità, ma nel momento stesso in cui ci adoperiamo per conseguirli, dimentichiamo talora il nostro obiettivo, sprechiamo il nostro tempo perseguendo i mezzi come fine a se stessi. In sintesi, manchiamo il nostro obiettivo e ne restiamo profondamente insoddisfatti. Spesso scegliamo mezzi sbagliati per conseguire la felicità, mezzi che procurano frustrazione e sofferenze. Cerchiamo di determinare le condizioni esterne che supponiamo possano assicurarci la felicità e quando le cose vanno male trascorriamo la maggior parte del nostro tempo a cercare di rimediare a queste condizioni esterne. Quantunque le circostanze esterne possano considerevolmente influire sul nostro benessere, è il nostro animo a tradurle in felicità o viceversa in sofferenza. Di fatto, il nostro stato d´animo può passare sopra alle contingenze esterne: possiamo sentirci profondamente infelici "anche se abbiamo tutto" e, viceversa, possiamo rimanere forti e sereni di fronte alle avversità. Gli studi sociali hanno dimostrato che benché le società occidentali stiano diventando sempre più opulente, le loro popolazioni non diventano più felici. Quando la sofferenza provocata da chi omette di agire è superiore a quella provocata dall´azione, occorre risolutamente passare all´azione. Omettere di agire, infatti, equivarrebbe a trascurare la finalità  stessa per la quale esiste la regola, ovvero proteggere gli esseri umani dalla sofferenza. Quando ci troviamo di fronte a un dilemma etico, un approccio compassionevole utile impone una lucida analisi della situazione e una motivazione genuinamente altruistica. E' per questo motivo che dobbiamo superare i forti conflitti emotivi che sorgono quando una decisione comporta un sacrificio doloroso o una perdita personale. Alcune recenti ricerche neuroscientifiche dimostrano che le regioni cerebrali associate al ragionamento e al controllo cognitivo sono coinvolte nella risoluzione dei dubbi morali nei quali i valori utilitari richiedono complesse decisioni emotive. La ricerca condotta dal filosofo neuroscienziato Joshua Greene, oggi all´università  di Harvard, ha rivelato che considerare simili decisioni comporta una maggiore attività  nelle aree cerebrali associate al controllo cognitivo. Queste aree sono in competizione con altre aree cerebrali deputate alle risposte emotive. Greene ipotizza che le reazioni sociali ed emotive che abbiamo ereditato dai nostri antenati primati siano alla base dei divieti assoluti che sono fondamentali per le opinioni dogmatiche come quelle di Immanuel Kant, secondo le quali alcuni limiti morali non andrebbero mai valicati indipendentemente dal bene superiore che si conseguirebbe valicandole. In contrasto, la valutazione imparziale che definisce l'utilitarismo altruistico è resa possibile dalle strutture dei lobi frontali del cervello che si sono sviluppati in tempi più recenti e che favoriscono un controllo cognitivo di livello superiore. Greene osserva: «Se tale ipotesi dovesse dimostrarsi esatta, la paradossale implicazione sarebbe che l´approccio "razionalista" kantiano alla filosofia morale è, psicologicamente parlando, basato non su principi di pura ragione pratica, bensì, su una serie di risposte emotive razionalizzate in seguito». Ciò, in pratica, confermerebbe che una scelta etica altruistica, che consideri in profondità  il modo migliore di alleviare le sofferenze altrui, non dovrebbe essere oscurata dalle sofferenze emotive e da pregiudizi personali. Una simile scelta utilitaria non deriva da un calcolo a sangue freddo, ma soltanto da una compassione autentica, avvalorata e rafforzata dalla saggezza. Traduzione di Anna Bissanti.

 

 

 

La Repubblica 

02/10/2008

dalla prima pagina e pp.38-39

 

 

"La fuga dal lettino di Freud. In America le pillole sostituiscono il divano dello psicanalista"

 di Simonetta Fiori

 

 

Per i "mali dell´anima" si prescrivono sempre più farmaci Soprattutto negli Stati Uniti, dove diminuisce il ricorso alle terapie psicologiche: in dieci anni sono scese dal 44 al 29% Ma in Italia, per ora, l´analisi ha ancora la meglio
Nel nostro paese gli specialisti sono molti. A mancare sono le strutture adatte
Anche ai bambini iperattivi vengono prescritti farmaci per il deficit di attenzione
Molti interrompono non perché stanno meglio, ma perché non hanno i soldi

In America la pillola spodesta la parola. Più facile ricorrere al farmaco che alla psicoterapia. Agli effetti immediati della pasticca, piuttosto che a defatiganti colloqui sul divanetto, s´affidano sempre più gli psichiatri che operano negli Stati Uniti. La tendenza è stata documentata dalla autorevole rivista Archives of General Psychiatry, che ha fornito cifre significative: le cure medico-psicologiche oggi in corso in America soltanto per il 29% si basano sulla terapia della parola, mentre dieci anni fa la percentuale era intorno al 44%. Sempre più numerosi - dice ancora lo studio di Ramin Mojtabai e Mark Olfson - sono gli psichiatri specializzati in terapie farmacologiche e sempre meno quelli attrezzati per la psicoterapia.

In America la pillola spodesta la parola. Più facile ricorrere al farmaco che alla psicoterapia. Agli effetti immediati della pasticca, piuttosto che a defatiganti colloqui sul divanetto, s´affidano sempre più gli psichiatri che operano negli Stati Uniti. La tendenza è stata documentata dalla autorevole rivista Archives of General Psychiatry, che ha fornito cifre significative: le cure medico-psicologiche oggi in corso in America soltanto per il 29% si basano sulla terapia della parola, mentre dieci anni fa la percentuale era intorno al 44%. Sempre più numerosi - dice ancora lo studio di Ramin Mojtabai e Mark Olfson - sono gli psichiatri specializzati in terapie farmacologiche e sempre meno quelli attrezzati per la psicoterapia. Non ammette equivoci il grafico che copre l´intero arco di tempo tra il 1996 e il 2005, analizzato sulla base del funzionamento degli ambulatori medici: se prima il 19% degli psichiatri sceglieva per tutti i pazienti la psicoterapia, ora il numero precipita al 10,8 per cento, quasi la metà. Freud ricacciato in soffitta, come sintetizzano i giornali americani? In realtà le medicine minacciano di liquidare non solo l´analisi più ortodossa, ma oltre le quattrocento varietà di psicoterapia oggi praticate negli Stati Uniti.
A cercare le cause di questa nuova tendenza, ci si imbatte in molte ragioni, alcune d´ordine banalmente materiale. I soldi, innanzitutto. Massimo Ammaniti, professore alla Sapienza di Psicopatologia dello sviluppo, ci fa notare come siano cambiate le norme delle assicurazioni americane, che prima rimborsavano le psicoterapie e oggi prevalentemente gli psicofarmaci. La questione dei costi è influente. Non è un caso che la dittatura della pillola dilaghi ovunque tranne che a New York.
«Se sei ricco e abiti a Manhattan», ha dichiarato il dottor Mojtabai, «è più facile risolvere i traumi infantili presso lo studio di qualche psicoanalista». Più difficile per un navajo in Arizona. Con buona pace di Woody Allen, che non dovrà rinunciare a un fortunato filone cinematografico.
Il denaro spiega molto, ma non tutto. La consuetudine con la pillola è anche il frutto d´una mentalità diffusa. Dall´infanzia alla senescenza, il farmaco è percepito dagli americani come rimedio risolutivo. «Capita spesso», dice Ammaniti, «che le maestre elementari chiamino i genitori a scuola per suggerire indicazioni farmacologiche destinate ai bambini iperattivi. Oggi la sindrome più denunciata è quella da deficit di attenzione, l´Attencion Deficit Hyperactivity Disorder. L´uso della categoria diagnostica mi pare fin troppo disinvolto: gli italiani sono molto più cauti nel fare diagnosi in campo infantile. E soprattutto nel somministrare ricette».
Il nostro paese appare ancora distante dalla pratica americana, pur con qualche avvisaglia di omologazione. «Il rischio è di andare in quella direzione», lamenta Simona Argentieri, psicoterapeuta di formazione freudiana. «Da noi troppo spesso prevale un uso improprio della pillola per tamponare le difficoltà del vivere. Quella tra disturbo e psicofarmaco rischia di diventare una correlazione meccanica, una scorciatoia meno impegnativa della psicoterapia, che richiede tempi più lunghi, soprattutto umiltà e intelligenza del cuore». Il farmaco, secondo la studiosa, accontenterebbe un po´ tutti. I pazienti, alleggeriti dal´incubo di doversi mettere in discussione. E i medici, talvolta costretti a incontri frettolosi in strutture pubbliche inadeguate. «Anche da noi ha attecchito la filosofia sintetizzata nel Diagnostic Statistical Manual, il manuale più diffuso al mondo con il nome di Dsm. Hai tali sintomi? Allora prenditi questa pillola. L´emozione è ridotta pura reazione neurochimica. Per il paziente non c´è più ascolto, solo una ricetta medica».
A favore della pasticca giocano le industrie farmaceutiche, ma anche una letteratura medica internazionale che sempre più incoraggia l´integrazione tra le diverse terapie. «Tra psicoterapia e farmaco non c´è più contrapposizione assoluta, come poteva accadere un tempo», interviene Nino Dazzi, ordinario di Psicologia, oggi alla guida della commissione ministeriale che regola gli accessi alla professione. «In alcuni casi, l´associazione tra pillola e parola può essere quella che funziona meglio. Ma il problema si pone se a spingere a favore del farmaco non è la sindrome del paziente, ma i servizi pubblici insufficienti. L´impressione è che non sia possibile praticare la psicoterapia come invece sarebbe richiesto, e che dunque la soluzione farmacologica risulti il rimedio quasi obbligato».
Difettano i servizi pubblici, non certo gli psicoterapeuti. In Italia operano nutrite leve di professionisti molto attrezzati, selezionati da una legge tra le più rigorose in Europa. Si accede alla professione o specializzandosi in Psichiatria con una formazione medica o dopo la laurea in Psicologia con un diploma di specializzazione conseguito presso una delle Scuole abilitate alla formazione. «La gran parte di queste Scuole è privata», spiega Dazzi, «ma la nostra commissione dà o nega l´autorizzazione sulla base di alcuni requisiti rigidamente fissati». Qui è forse la specificità italiana, la presenza di una vasta area di operatori che interviene nel campo della salute mentale senza ricorrere alla pasticca. «Mentre in America gli psicologi possono somministrare farmaci», spiega Ammaniti, «da noi questa facoltà è interdetta ai terapeuti sprovvisti di laurea in Medicina».
Per l´Italia vale anche un diverso clima culturale, segnato da alcune riforme fondamentali. Quella di Franco Basaglia, esattamente trent´anni fa, è considerata l´architrave d´una rivoluzione di tipo copernicano. «Potrà essere criticata o giudicata insufficiente», interviene Luigi Onnis, ordinario di Psichiatria e direttore dei servizi di psicoterapia al Policlinico Umberto I di Roma, «ma quella riforma ha avuto l´effetto di mutare radicalmente l´approccio alla malattia mentale. Il paziente non viene più trattato soltanto farmacologicamente e non soltanto dentro le istituzioni. Questo implica il riconoscimento che i problemi alla base della malattia mentale non sono soltanto biologici ma anche di natura psicologica ed esistenziale. Da questa acquisizione non si può tornare indietro». Una sensibilità registrata perfino dai bugiardini di alcuni psicofarmaci. «Nelle edizioni italiane di molti farmaci si legge che la somministrazione funziona solo se è accompagnata da una psicoterapia adeguata. Un buon segnale, no?».
Se quella italiana è una storia più complessa, che dovrebbe preservarci dall´indigestione di psicopillole, rimane il fatto che oggi la psicoanalisi in senso classico - tre sedute alla settimana, per un numero infinito di anni - è un bene di lusso riservato a un´élite. «Gli stessi psicoanalisti stanno rivedendo le modalità per allargare il campo», dice Onnis. «In questi anni è entrato in crisi l´indirizzo più ortodosso, che richiede molto tempo e molti soldi. Tendono nettamente a prevalere trattamenti più brevi, che possono dare risultati altrettanto soddisfacenti». Anche Simona Argentieri riconosce l´efficacia di queste cure meno onerose: «Talvolta bastano un colloquio o degli incontri episodici, o una volta alla settimana per un breve periodo: l´importante è permettere al paziente di proseguire in piena autonomia». Ma in un paese impoverito come il nostro, perfino la terapia più breve rischia di essere incompatibile con la rata del mutuo da pagare. «Moltissimi miei amici psicoterapeuti», interviene Dazzi, «mi raccontano di pazienti che concludono la terapia non perché soddisfatti o placati, ma perché non se la possono più permettere». Scavare nell´interiorità rischia di diventare pratica da ricchi, senza peraltro avere le caratteristiche del passatempo miliardario. La pasticca come rifugio alternativo? «A parte che non è economica», avverte Onnis, «non è mai risolutiva e provoca cronicità». Nella sfida con la pillola, in Italia, la parola resiste ancora.

 

 

 

 

 

La tesi di una ricerca di docenti americani


Ma nel futuro tornerà la cura della parola

di Bendict Carey “La Repubblica”

p. 39 giovedì 2 ottobre 2008.

 


Le teorie psicoanalitiche, che nell’attuale era dei farmaci appaiono in crisi, hanno però, dietro l’angolo, la possibilità di una rivincita. Anzi, secondo alcuni esperti, il futuro del lettino è comunque assicurato, perché la “terapia della parola” conferma la sua efficacia contro alcune malattie mentali. Lo sostengono gli autori di uno studio pubblicato sul Journal of the American Medical Association. L’articolo è il primo a parlare in questi termini della psicoanalisi e ad essere pubblicato su una delle più importanti riviste scientifiche: l’aspetto interessante è che gli studi sui quali esso si basa non erano noti ai medici. Questo settore ha resistito all’indagine scientifica per molti anni, in considerazione del fatto che il processo della terapia è molto individualizzato e di conseguenza non si presta di per sé ad un simile studio. La premessa fondamentale è l’idea di Freud che i sintomi affrontino le loro radici in conflitti psicologici latenti, spesso presenti da lungo tempo, che possono essere portati alla luce in parte tramite un esame approfondito durante il rapporto terapeuta-paziente. Gli esperti nondimeno mettono in guardia dal rischio di dare un peso eccessivo alle conclusioni illustrate nell’articolo, ancora insufficienti a loro parere per affermare la superiorità della terapia psicoanalitica rispetto ad altre, quali la terapia cognitiva comportamentale o un approccio a più breve termine. Secondo loro, infatti, gli studi sui quali si basa la ricerca non sono sufficienti. «Questo studio però contraddice di sicuro il concetto che la terapia cognitiva o qualche altro trattamento a breve termine siano migliori» ha detto Bruce E. Wanpold, presidente del dipartimento di consulenza psicologica dell’Università del Wisconsin. « Quando è ben praticata, la terapia psicodinamica per alcuni pazienti si dimostra valida come qualsiasi altra e questo mi sembra determinante per una terapia intensiva simile».
Gli autori della ricerca – il Dottor Falk Leichsenring dell’Università di Giessen e Sven Rabung dell’University Medical Center Hamburg-Eppendorf entrambi in Germania – hanno analizzato i casi nei quali la terapia predeva incontri frequenti (più di una seduta alla settimana) e durasse da almeno un anno o che durasse da almeno 50 sedute. I ricercatori hanno quindi analizzato studi che avevano seguito pazienti affetti da una molteplicità di problemi mentali tra i quali la depressione grave, l’anoressia nervosa, i disturbi della personalità borderline, caratterizzata dalla paura dell’abbandono e da cupi eccessi di grida di disperazione  e disagio. La terapia psicodinamica – ha spiegato Leichsenring in un messaggio di posta elettronica – “ha dato esiti significativi, considerevoli e stabili, che sono oltretutto significativamente aumentati tra la fine delle sedute vere e proprie e gli incontri di controllo successivi”. Dall’analisi della ricerca non è emersa una correlazione diretta tra i miglioramenti dei pazienti e la durata del trattamento, ma il miglioramento è stato in ogni caso accertato e gli psichiatri hanno detto che era chiaro che pazienti con problemi emotivi gravi e cronici avessero tratto vantaggio dall’attenzione costante e frequente dedicata loro dallo psicoterapeuta.
“Se a grandi linee definiamo personalità borderline quella che preclude di regolare le proprie emozioni, questa caratterizza moltissime persone che si presentano negli ambulatori medici, anche se la loro diagnosi è di depressione, di bipolarismo in età pediatrica o di abuso di sostanze stupefacenti”, ha detto il Dottor Andrew J. Gerber, psichiatra della Columbia University. “Per alcuni di questi pazienti» ha proseguito Gerber, «dall’articolo si evince che si vuol far sì che i miglioramenti durino nel tempo, occorre impegnarsi in una terapia a lungo termine”. Barbara L. Milroad, professoressa di psichiatria al Weill Cornell Medical College, che pratica come Gerber la terapia psicodinamica, ritiene di importanza fondamentale procedere ad ulteriori studi per garantire la sopravvivenza di una terpia così valida. «Cerchiamo di essere concreti» ha detto Milroad, «molti grandi centri medici hanno chiuso i programmi di tirocinio in terapia psicodinamica, perché non c’erano adeguati riscontri sulla sua efficacia».

C 2008 New York Times News Service Trad. di Anna Bissanti. 

 


 

 

 

 


 

 

 

COSE DELL'ALTRO MONDO

 

 

 

 

   

Addio a James Hillman
il poeta dell'anima

La sua opera 'Il codice dell'anima' è un best seller internazionale. Il filosofo si è spento a 85 anni nella sua casa di Thompson, nel Connecticut dopo una lunga malattia

Da "La Repubblica.it"

NEW YORK - Lo psicoanalista e filosofo statunitense James Hillman, fondatore della psicologia archetipica e carismatico terapista e autore di bestseller che gli hanno fatto guadagnare il titolo di "poeta dell'anima", è morto ieri nella sua casa di Thompson, nel Connecticut (Usa), all'età di 85 anni. L'annuncio della scomparsa è stato dato dalla moglie Margot McLean-Hillman al "New York Times", precisando che il marito era malato da tempo di un tumore alle ossa.
Allievo di Carl Gustav Jung e a lungo direttore dell'istituto di Zurigo intitolato al grande psicoanalista, dalla pubblicazione di "Il codice dell'anima" (1996) è partito il successo di massa di Hillman. Quel libro è diventato un best-seller negli Stati Uniti e in Italia (pubblicato da Adelphi nel 1997), e a due anni dall'uscita, aveva venduto 40 mila copie e tirato otto edizioni.
Tra i suoi libri pubblicati in italiano da Adelphi figurano: "Anima", "Fuochi blu", "Il mito dell'analisi", "La vana fuga dagli dei", "La forza del carattere", "Saggio su Pan", "Pur aeternus", "Il suicidio e l'anima", "Un terribile amore per la guerra", "Il sogno e il mondo infero", "L'anima del mondo". L'editore Raffaello Cortina ha pubblicato "Cento anni di psicoterapia e il mondo va sempre peggio".
Nato ad Atlantic City il 12 aprile 1926, James Hillman nel 1949 conseguì il master all'Università di Zurigo, facendo il training psicoanalitico al Carl Gustav Jung Institute. Dal 1952 al 1953 visse in India, poi a Zurigo, divenendo allievo di Jung. La sua attività pubblica ha abbracciato un periodo di trentacinque anni, dal 1960 al 1995.
Subito dopo la laurea al Trinity College di Dublino, Hillman iniziò a portare avanti terapie di impronta junghiana già nel 1959, quando fu nominato 'Director of Studies' del C. G. Jung Institute, dove rimase fino al 1969, quando abbandonò per una profonda crisi che gli fece rivedere interamente il modo di fare terapia.
Nel frattempo nel 1960 aveva pubblicato a Londra il suo primo best-seller scientifico "Emotion: a comprehensive phenomenology of Theories and Their Meanings for Therapy". Nel 1970, rientrato negli Usa e diventato direttore delle Spring Pubblications, Hillman lanciò una nuova scuola di indirizzo junghiano sulla cultura e l'immaginazione, applicando le conclusioni tratte dalle analisi individuali a processi di senso collettivo.
Il movimento fondato da Hillman, la psicologia archetipa, ottenne fin da quasi subito un successo enorme, innovando profondamente la tradizione junghiana, tanto da fare di lui una sorta di "guru dell'anima". Nel 1978 trasportò la sua cultura Mitteleuropea, il suo culto degli dei e della tradizione greca (riletta con gli occhi del filosofo Plotino) nella texana Dallas, avanguardia della più sintomatica modernità.
Qui fondò il Dallas Institute of Humanities and Culture. Nel 1984 si trasferì a Thompson (Connecticut), alternando l'insegnamento alla stesura dei saggi. Nel 1992 l'Università di Notre Dame, in Indiana, gli dedicò un Festival of Archetypal Psychology, che durò 6 giorni, con 500 partecipanti. Successivamente ha insegnato nelle Università di Yale, Syracuse, Chicago e Dallas, e, seguendo il filo delle proprie riflessioni, si è dedicato anche ad una intensa attività di animazione culturale, rivolta ai più vari aggregati sociali: architetti, educatori, operatori sociali, artisti.

 

 

 

 

 

http://www.youtube.com/watch?v=TakY4iOCWWU

  

 

 

E' morto Steve Jobs, il rivoluzionario dell'hi-tech

 

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    Steve Jobs, il 'visionario della Silicon Valley' è morto a 56 anni. Lo scorso 25 agosto aveva annunciato le sue dimissioni irrevocabili da amministratore delegato dell'azienda che ha fondato e che dall'orlo della bancarotta ha portato nell'Olimpo delle grandi. Quarantun giorni dopo è arrivata la tanto temuta quanto attesa notizia. A finirlo è stato quel male che per anni lo ha tormentato e lentamente consumato. Ma che non gli ha impedito di continuare a esercitare la sua straordinaria leadership e genialità. Caratteristiche che lo hanno portato, con le sue invenzioni, a rivoluzionare la vita di milioni di persone.
    L'annuncio arriva con uno stringatissimo comunicato del gruppo californiano. Ma in contemporanea sul sito appare una foto in bianco e nero di Jobs con la data di nascita e quella della morte. A seguire un messaggio: «Apple perde un genio creativo e visionario, e il mondo ha perso un formidabile essere umano».«Quelli di noi che hanno avuto la fortuna di conoscerlo abbastanza e di lavorare con lui - si legge - hanno perso un caro amico e un mentore ispiratore. Steve lascia una società che solo lui avrebbe potuto costruire e il suo spirito sarà sempre il fondamento di Applè». A prendere in mano le redini dell'azienda è stato già da tempo Tim Cook. Ma Jobs lascia un vuoto incolmabile tra i suoi collaboratori, come tra i milioni di fan. Ora tutti, soprattutto i più giovani, lo conoscono come l'inventore della 'tavoletta magica'. Con l'iPad e l'iPhone ha infatti rivoluzionato il mondo della tecnologia e delle comunicazioni. Con l'iPod quello della musica. Ma fu lui che nel 1977 - dopo aver creato la Apple insieme all'amico Steve Wozniak - lanciò il primo personal computer della storia. La marcia era appena cominciata. Lasciò la Apple nel 1985, in polemica con l'amministratore delegato da lui stesso nominato. Quando fu richiamato nel 1996 l'azienda di Cupertino era in profonda crisi, e Jobs in quindici anni l'ha trasformata nella società più ricca del pianeta. Nel 2007 la rivista Fortune lo ha indicato come l'uomo d'affari più potente del mondo: il suo rivale di sempre, il fondatore di Microsoft Bill Gates, finì solo sesto. Nel 2010 - quando già la malattia lo aveva allontanato da ogni ruolo operativo in Apple - il Financial Times ha eletto Jobs uomo dell'anno, riconoscendo la sua capacità di riportare in vetta un'azienda raccolta sull'orlo del fallimento. Con l'iPhone e l'iPad ha realizzato il suo sogno del 'piccolo schermò, di un mondo al di là del computer e senza Windows. Non a caso il sorpasso sulla rivale Microsoft per valore di mercato è oramai da tempo compiuto. Sempre il Financial Times lo definì «la prima rock star dell'industria high-tech» per la sua abitudine - oramai copiata da tutti - di presentare ai suoi fan tutte le novità della casa dal palco di un teatro. Ma anche per aver portato Apple in Borsa a soli 25 anni: prima di quanto non abbia fatto Mark Zuckerberg con Facebook. Qualcuno lo ha descritto come un tiranno nei confronti dei suoi collaboratori e dipendenti. Ma la verità - spiega la maggior parte degli osservatori - è che in un momento di grande crisi economica e occupazionale in America, Jobs, a differenza di tutti gli altri Ceo, ha continuato a creare posti di lavoro. E probabilmente la Apple ne continuerà a creare ancora malgrado la morte del suo 'geniò, grazie alla sue ultime creature: l'ultimo modello di iPhone, presentato appena ieri, e la terza terza generazione dell'iPad che dovrebbe vedere la luce all'inizio del prossimo anno.

    da L'UNITA' 6 ottobre 2011

     

     

     

     

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    Se gli Stati Uniti avessero invaso il Messico, se la Francia avesse occupato l'Algeria, se l'Australia avesse dichiarato guerra alla Papua Nuova Guinea , se il Giappone avesse annesso la Manciuria, se l'Italia tornasse di nuovo in Libia con le cannoniere, se tutto questo fosse successo nell'anno delle Olimpiadi negli Stati Uniti, in Francia, in Australia, in Giappone, in Italia, le Olimpiadi si sarebbero tenute lo stesso in questi Paesi? In nome di cosa? Del WTO? Della globalizzazione? Del consumismo?
    Il Governo italiano ha calato i pantaloni alla marinara di D'Alema (nessuno pensava che avrebbe fatto diversamente).
    L'umanità ha un debito enorme nei confronti del Tibet, della sua cultura, dei suoi abitanti. Lo ha lasciato solo per quasi sessant'anni in nome della realpolitik. Un comportamento semplice da capire. Se sei grosso puoi invadere, distruggere, sterminare. Se sei piccolo e hai il petrolio, allora sono c...i tuoi. Cecenia docet. Iraq ridocet.

     

     

     

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    Un nero  può diventare presidente degli USA!

    A differenza nostra, l'America sa cambiare. 


    barakBarack Obama è il 44esimo presidente degli Stati Uniti. Con 360 grandi elettori il candidato democartico ha superato di larga misura lo sfidante John McCain. Ora per il nuovo presidente parte la sfida più difficile: quella per il rilancio dell'economia americana. Le prime reazioni dei mercati, a partire dal +4% dell'S&P500 ieri (quando già le prime proiezioni davano Obama largamente vincente) si rivelano positive. Nella notte poi subito dopo l'annuncio ufficiale della vittoria anche i future sugli indici statunitensi hanno svoltato verso l'alto, così come ha fatto il dollaro, apprezzatosi nei confronti delle principali valute.
    Si scommette dunque su un'uscita dalla crisi più veloce e su una ripresa dell'economia in tempi rapidi dopo la fine dell'incertezza sul nome del nuovo inquilino della Casa Bianca, ma anche su una ascesa della fiducia popolare nei confronti del Presidente. Al predecessore George W. Bush restano comunque ancora 77 giorni "per fare danni" come ha scritto il New York Times. L'insediamento di Obama avverrà infatti solo il 20 gennaio prossimo.
    Ulteriore elemento a favore della stabilità e di un rapido intervento anche nell'economia è l'ampia maggioranza di cui i democratici godranno anche al Congresso, circostanza che ha in sè le potenzialità per rendere più agevole il passaggio di provvedimenti di legge. Obama dovrà infatti fronteggiare sfide impegnative in settori che con la crisi stanno già vivendo uno dei periodi più neri della storia, dall'industria dell'auto, alla finanza, fino al manifatturiero in genere, penalizzato dalla caduta dei consumi.
    I democratici sono usualmente considerati più sensibili al tema della presenza dello Stato nell'economia e a quello della redistribuzione del reddito tra le classi sociali. Ma il compito di Obama, pare certo, sarà quello di scrivere una sorta di nuovo New Deal, il "nuovo corso" varato dal presidente Franklin D. Roosevelt nel 1933 e che conteneva una serie di interventi per risollevare il Paese dalla Grande depressione iniziata nel 1929. Obiettivo: creare nuovi posti di lavoro, riformare le regole dei mercati finanziari e rimettere mano al sistema di welfare.
    Tra i progetti di Barack Obama c'è quello di una moratoria di 90 giorni sui pignoramenti di case che eviterebbe l'azione di quegli istituti finanziari sostenuti dal governo nei confronti di chi ha problemi nel pagare le rate del mutuo. La ricetta di Obama per la creazione di nuovi posti di lavoro passa invece dall'investimento di 25 miliardi nella manutenzione di opere pubbliche, all'avvio di progetti per aumentare l'efficienza energetica, fino al raddoppio (fino a 50 miliardi) delle garanzie sui prestiti per i produttori di auto. In tema di politica fiscale la risposta alla crisi delineata da Obama prevede una riduzione delle tasse ai lavoratori con un reddito inferiore ai 250mila dollari e l'eliminazione dell'imposta sui capital gain per gli investimenti in piccole aziende e start-up.

    Candidato del Partito Democratico alla Presidenza degli Stati Uniti, nelle elezioni del 4 novembre ha ottenuto un numero di “grandi elettori” tale da permettergli di insediarsi in qualità di 44° Presidente il 20 gennaio 2009. Ha ricevuto anche le congratulazioni del suo avversario John McCain.
    È stato senatore junior per l’Illinois ed è attualmente l’unico senatore non bianco. Per l’esattezza è nato negli Stati Uniti da padre nero del Kenya e da madre bianca del Kansas. Negli Stati Uniti d’America molti lo considerano, usando un’accezione estensiva del termine (poichè solo uno dei due genitori è di colore), afroamericano.

    La prima circostanza che gli ha accordato vasta notorietà nazionale è stata la convention democratica del 2004, della quale ha pronunciato il discorso introduttivo. Il 10 febbraio 2007 ha annunciato ufficialmente la sua candidatura per le elezioni presidenziali del 2008.
    Dopo un lungo testa a testa(fonte Wikipedia) ha battuto a sorpresa l’ex first lady e senatrice dello stato di New York Hillary Clinton (ritenuta dai sondaggi la grande favorita della vigilia) alle elezioni primarie del Partito Democratico. Il 3 giugno 2008 Obama ha ottenuto il quorum necessario per la nomination democratica, diventando così il primo nero a correre per la Casa Bianca per uno dei due maggiori partiti. Ha ottenuto l’investitura ufficiale durante la convention del partito che si è tenuta a Denver tra il 25 e il 28 agosto 2008.
     
    Domenico Salvatore

    Ora son (quasi) tutti pronti a salire sul carro del vincitore. Ad indossare le penne del pavone; ad osannare; a millantare pronostici azzeccatissimi…che ti dicevo? Te l’avevo detto che vinceva Barack Obama. Era troppo vecchio John McCain. C’era il precedente del segretario di Stato Condoleeza Rice. Da anni si parlava di un nero alla Casa Bianca. Un’ipotesi improponibile sino a qualche anno fa. Poi sussurrata, quindi mormorata ed infine proiettata. Anche i leader politici non solo di casa nostra, che tifavano sfacciatamente per il canuto Mc Cain, hanno esercitato il voltagabbana, Secondo uno stile tipico del cerchiobottista, doppiogiochista, cipollista, banderuola e canna al vento. Ma i giornali, non li abbiamo ancora buttati. Ci sono tutte le loro interviste. I loro pronostici. Una faccia di bronzo da far paura. E dov’è la sorpresa? Ci sembra però opportuno l’intervento del Capo dello Stato, come tantissimi Capi di Stato di tutto il mondo, Giorgio Napoletano che ha evidenziato i valori della pace e della libertà. Valori che il nuovo presidente USA Barack Obama, può benissimo rappresentare e difendere. Anche il presidente del Consiglio dei Ministro, Silvio Berlusconi che nei prossimi giorni incontrerà Obama al meeeting coi Paesi più industrializzati, sulla crisi finanziaria mondiale, ha formulato le congratulation:”Ho lavorato bene con diversi presidenti americani, da Bill Clinton a George Bush. I rapporti dell’Italia con l’America, continueranno a crescere”.

    Un’apoteosi, quella di Obama. Un successo così strepitoso da lasciare tutti col fiato sospeso. Stanotte eravamo davanti alla televisione che informava in tempo reale, i nottambuli sugli sviluppi dello spoglio. Si capiva, senza ombra di dubbio, che avrebbe vinto il “nero” sul bianco. Lo Iowa è stato decisivo. A Grant Park, davanti ad oltre 125mila persone che lo acclamavano, Obama ha parlato per la prima volta da vincitore: “Siamo e saremo gli Stati Uniti d’America - ha detto Obama,
    citando Abramo Lincoln per respingere l’idea di un Paese diviso - e abbiamo dimostrato al mondo intero che non siamo semplicemente una collezione di individui di tutti i tipi”. Non ho vinto io - dice Obama alla folla - questa vittoria è vostra”. “Anche se questa notte facciamo festa, gli ostacoli che dobbiamo superare sono i piu’ grandi delle nostre vite - ha detto Obama - Due guerre, un pianeta in pericolo, la peggiore crisi finanziaria in un secolo. Noi facciamo festa, ma ci sono Americani che si stanno svegliano nel deserto dell’Iraq o sulle montagne dell’Afghanistan e rischiano la vita per noi. Ci sono madri e padri che non riescono a dormire perche’ hanno paura di non riuscire a pagare il mutuo o il dottore. Ci sono nuove energie da sfruttare, nuovi posti lavoro da creare, nuove scuole da costruire, minacce da affrontare, alleanze da ricucire”. Se c’è ancora qualcuno che dubita che l’America sia un luogo dove tutto è possibile, se c’è qualcuno che non crede il sogno dei nostri padri fondatori sia ancora vivo, se c’è qualcuno che sospetta della nostra democrazia, questa notte ha avuto la risposta”. Questo è il momento dei commenti. A gennaio Barack Obama entrerà nella stanza ovale della Casa Bianca. E comincerà a…pelare le sue gatte. Domenico Salvatore

    Ecco in sintesi i punti più importanti del programma economico del nuovo presidente degli Stati Uniti, Barack Obama, preoccupato soprattutto di far ripartire i consumi e l'attività delle aziende nel Paese.

    Il rilancio dell'economia partendo dall'industria dell'auto
    Il programma di Obama prevede sgravi per le aziende che assumono con crediti d'imposta fino a 3000 euro nei prossimi due anni. E poi riduzione delle tasse sul capital gain, e crediti d'imposta sulle assicurazioni sanitarie dei dipendenti fino alla metà del premio. Previste anche misure di incentivo ai consumi come quella che consente ai lavoratori di prelevare fino al 15% e non oltre 10mila dollari dai propri fondi pensione senza alcuna penalità. Per l'ex senatore dell'Illinois infine, bisogna tenere aperta ogni opzione per il sostegno all'industria dell'auto.

    Investimenti nelle infrastrutture
    La nuova amministrazione americana punta su un massiccio piano di investimenti nelle infrastrutture che punta sulla creazione di un'istituto di credito statale ad hoc. La National Infrastructure Reinvestment Bank, questo il nome della nuova banca, riceverà 60 miliardi di dollari nei prossimi dieci anni. Secondo le stime, questo piano creerà, direttamente e indirettamente, due milioni di posti di lavoro.

    Sgravi fiscali per la classe media
    Il piano di Obama prevede una riduzione di 1118 dollari per i contribuenti con redditi tra 37600 e 66400 dollari l'anno e l'aumento delle imposte dal 15 e il 20% per le famiglie con redditi superiori a 250mila dollari. I sussidi di disoccupazione poi saranno detassati.

    Emergenza casa
    Per salvare le abitazioni dai pignoramenti si prevede che le banche che hanno avuto accesso al piano di salvataggio del governo diano 90 giorni di tempo ai debitori insolventi per ristrutturare il proprio mutuo. Il programma prevede poi sanzioni più severe per brocker e istituti finanziari poco trasparenti

    Un fondo da 50 miliardi per le finanze locali
    Il programma di Obama prevede la creazione di due fondi da 25 miliardi di dollari ciascuno, per venire incontro alle necessità di cassa degli Stati e degli enti pubblici locali. Uno servirà ad evitare che i tagli, a livello locale, per scuole, sanità e case non comportino maggiori tasse per i cittadini. L'altro servirà a garantire gli investimenti infrastrutturali.

    Energia
    Il programma democratico prevede, entro il 2050, di ridurre le emissioni di gas serra dell'80% rispetto ai livelli del 1990. Per realizzare questo obiettivo sono previste tasse sugli extra profitti delle compagnie petrolifere e un piano da 150 miliardi di dollari di sussidi per biocarburanti ed etanolo. Sul nucleare Obama è contrario alla costruzioni di nuove centrali senza che prima non sia risolto il problema dello stoccaggio delle scorie.

    Commercio
    Obama farà pressioni sul Wto perché inasprisca le sanzioni contro chi non rispetta le regole e impone dazi doganali e sussidi alle esportazioni. Il candidato democratico vorrebbe poi emendare il Nafta, l'accordo di libero scambio con Messico e Canada, giudicato troppo gravoso per l'economia americana. Il programma prevede poi incentivi fiscali per le aziende che mantengono la produzione negli Stati Uniti.

    Rating per le carte di credito
    Il nuovo presidente ha proposto una Carta dei diritti per le carte di credito per porre fine alle pratiche scorrette dei gestori. Tra le altre cose si prevede di introdurre un sistema di rating (a cinque stelle come per gli hotel), per valutare l'affidabilità dei gestori.

     

    Obama: fra "cambiamento" e "non-cambiamento"
     
       
      2009-01-21 15:19:47 cri     Author: cri 
      A mezzogiorno del 20 gennaio, ora locale, Barack Obama ha ufficialmente giurato al Campidoglio come 44° presidente degli Stati Uniti d'America, pronunciando poi il discorso di insediamento. Nei 9 chilometri quadrati della zona centrale della città, fra l'ovest del Capitol Building e il Lincoln Memorial, si sono radunate nonostante il gelo circa 2 milioni di persone provenienti da diversi luoghi dell'America, per assistere alla cerimonia di insediamento di Obama. Le relative attività celebrative sono continuate fino a mezzanotte.

    Il forte entusiasmo del pubblico americano nei confronti di Obama è attribuito in grande misura allo slogan "cambiamento" portato avanti da Obama nel corso delle elezioni generali. Attualmente, l'America si trova di fronte a tante crisi, la gente aspira al cambiamento e spera in generale che Obama possa guidare il paese ad uscire da una situazione difficile. Tuttavia, nel suo discorso di insediamento, Obama non ha giocato la "carta del cambiamento" così frequentemente come durante le elezioni, e ciò preannuncia l'orientamento generale della nuova amministrazione americana.

    Dal discorso di insediamento di Obama emerge che la nuova amministrazione promuoverà la riforma in vari settori degli affari interni. Attualmente, la sfida maggiore degli Stati Uniti è la devastante crisi finanziaria. In proposito, Obama ha ribadito che "la congiuntura economica richiede che noi applichiamo delle azioni forti e rapide." Il presidente americano ha affermato che aumenterà gli investimenti nelle infrasttrutture per trainare la crescita economica, mentre ha sottolineato che i capitali saranno destinati non solo alla costruzione di strade e ponti, ma anche al sistema scolastico e sanitario e allo sfruttamento delle nuove risorse energetiche, differenziandosi evidentemente dall'amministrazione Bush.

    Anche nella futura politica estera sono evidenti i cambiamenti dell'amministrazione Obama. Rispetto all'unilateralismo di Bush, Obama ha posto l'accento sulla ricerca di nuove forme di sviluppo delle relazioni con i paesi islamici, sulla base del rispetto reciproco e del mutuo vantaggio, e aumenterà l'assistenza ai paesi poveri. Accusando fortemente l'amministrazione Bush per l' "errore considerevole" della guerra in Iraq, nel suo discorso Obama ha detto che vi porrà fine in futuro, e anche questo è un tema particolarmente seguito.

    Da un altro punto di vista, nonostante il costante accento posto da Obama sul "cambiamento" durante le elezioni, dopo l'insediamento, questa idea guida sarà gradualmente ridotta. Gli analisti osservano che in considerazione della richiesta degli interessi concreti del paese, il "cambiamento" di Obama avrà dei limiti, e in alcuni aspetti l'amministrazione Obama sarà uguale a quella di Bush, sebbene con un approccio diverso. Dal suo discorso di insediamento questo punto è evidente. All'interno del paese, Obama ha detto che ripristinerà la fiducia del pubblico verso il mercato, eguagliando in questo il precedente atteggiamento di Bush. Entrambe le amministrazioni hanno posto come importante compito attuale l'applicazione delle misure per resistere all'impatto della crisi finanziaria, e i metodi adottati sia da Obama che da Bush sono l'investimento di enormi capitali per il salvataggio del mercato, l'incremento della liquidità del mercato finanziario e il rafforzamento del margine di costruzione delle infrastrutture per promuovere il fabbisogno interno. Quanto alla politica estera, Obama dà grande importanza alla lotta al terrorismo e ha affermato che aumenterà gli stanziamenti in Afghanistan per colpire l'organizzazione di Al-Qaida e le forze armate dei Talebani, in linea con la politica dell'ultimo periodo del mandato Bush. Anche se ha affermato che l'America vuole procedere al dialogo con i paesi ostili, Obama ha detto che "stringerà loro la mano" se "apriranno il pugno", anche qui senza grandi differenze in realtà con la posizione dell'amministrazione Bush.

    Certamente, sebbene dal discorso di insediamento di Obama si possano intravedere alcuni orientamenti della politica del futuro governo, solo quando inizierà gradualmente ad amministrare l'America, il paese più potente al mondo, il presidente si dedicherà ad applicare veramente le sue idee. La politca e addirittura le idee di Obama potranno essere ulteriormente revisionate secondo la situazione concreta. Gli analisti osservano che la popolazione non potrà vedere immediatamente il vero cambiamento dell'America. Probabilmente è per questo che Obama ha sottolineato nel suo discorso la speranza, il coraggio e la solidarietà, a cui si unisce il sentimento del pubblico, cercando di ottenere ampio sostegno. 

     

     

     

     

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