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Per tanto tempo Dio è stato concepito come separato dall’uomo, come distante da lui, persino per i cosiddetti santi. Si è cercato Dio nelle chiese, nelle moschee, nel mondo esteriore,... e invece Dio è sempre stato nel profondo del nostro cuore,... perché noi siamo Dio, noi siamo l’universo. Tutti proveniamo da Dio e tutti ritorneremo a Lui. L’inferno eterno non esiste, perché, se esistesse, renderebbe Dio finito e limitato. Noi siamo sempre stati Dio. L’universo è un grande sogno, una grande illusione. L’unica realtà è Dio (Shiva): infinita coscienza di beatitudine (Sat Chit Ananda). Non c’è nulla che non sia Dio. 
                                                             Om Namah Shivaya
 

 

 

 

 

IL TOPO E LA PSICHEtopo  

 

"Una sera era già buio pesto quando lo sentii arrivare alla mia porta. Era venuto a chiedermi qualcosa ma, entrando, vide per terra una ciotola con una mezza mela e si distrasse. «Ah... sì, è per il topo», dissi io, avendo finalmente l'occasione di esporgli un problema per il quale da giorni cercavo una soluzione. Ogni notte compariva in casa un topo che andava a giro e rosicchiava qua e là quel che poteva sciupandomi tutte le mie preziose provviste di frutta, patate e pomodori. Non volevo ammazzarlo e stavo cercando di convincerlo a mangiare quel che gli offrivo nella ciotola senza andare a toccare il resto.

Il Vecchio rise da matto ai miei buoni propositi e raccontò cosa era successo a Lama Govinda quando era suo vicino sul Crinale degli Strambi. Anche a lui un topo entrava continuamente in casa e la gente del posto gli diceva: «Lama-ji, lo devi ammazzare, non c'è altro da fare». Ma a Lama, che era buddhista, ripugnava l'idea di uccidere un essere vivente. Così fece comprare una di quelle gabbiette con la porta a molla che intrappolano il topo, ma lo lasciano vivo. Funzionò benissimo. In pochi giorni Lama acchiappò vari topi. Ognuno venne portato nel bosco e rimesso in libertà. «Ma non capisci? È sempre lo stesso topo», gli diceva la gente. «Lo devi ammazzare. Dovunque tu lo porti, quello torna.»

Lama non poteva crederci. Però, quando un altro topo finì in gabbia, Lama con un pennello della moglie pittrice gli dipinse la coda di verde. Poi, uscendo per una passeggiata, andò molto più lontano del solito a liberarlo. Quando tornò a casa con in mano la gabbia vuota, un topo era già sulla soglia ad aspettarlo. «Aveva la coda verde e mi sorrideva», diceva Lama Govinda quando raccontava quella storia.

con_la_menteSecondo il Vecchio la mia soluzione non violenta poteva funzionare. «In fondo è tutto una questione di psiche», disse. Di psiche? «Sì. La psiche non è dentro di noi, siamo noi dentro alla psiche. La psiche è dappertutto, la psiche è tutto quel che ci circonda. Non è né occidentale né orientale. È universale. La psiche è una: per animali, piante, sassi e uomini. È tutta la stessa psiche. Guarda un rampicante, un piccolo rampicante: trova un posto a cui attaccarsi e poi sale su verso la luce. Guarda le api, tenute tutte assieme da una regina, o le cicogne che ogni anno passano da qui nel loro volo dal lago Manasarovar in Tibet verso il Ra-jasthan. Che cosa rende possibile tutto questo? La psiche! La coscienza che sta sotto tutte le coscienze, la coscienza cosmica che tiene assieme l'intero universo e senza la quale non esisterebbe nulla. Il fine dello yoga è esattamente quello di mettersi in contatto con la coscienza cosmica. Una volta che ci riesci non c'è più tempo, non c'è più morte.» Ma il topo?

«Anche lui è in quella coscienza di cui la mia, la tua, la sua coscienza non sono che un riflesso. » E rise. Poi come per sfidarmi aggiunse: «E queste non sono idee indiane! In Occidente, i vostri rishi hanno detto le stesse cose dei nostri, le stesse cose del Vedanta. Solo che voi i vostri rishi li avete dimenticati, li avete messi nei musei, nei libri dei professori. Per noi invece i rishi sono sempre presenti, sono compagni, maestri di vita. Questa è la differenza».

Rishi occidentali? La lista dei nostri «veggenti» per lui era lunga: da Eraclito a Pitagora a Boezio, da Giordano Bruno a Bergson. Platone era di gran lunga il suo preferito. «Prendilo come guru e vedrai che lui ti accetta come discepolo e ti parla.» Era quello che il Vecchio faceva. Confessò che da un po' di tempo la notte riceveva Platone nella sua bella stanza dinanzi alle montagne e passava ore, in silenzio, a discutere con lui. Secondo il Vecchio, Platone era uno che era andato molto più « al di là » di tanti altri; la sua Repubblica restava per lui una delle più belle e ispiranti visioni della «repubblica interiore», la repubblica del Sé. Il fatto che Platone l'avesse descritta così bene, diceva, doveva essere di grande incoraggiamento perché anche altri la cercassero.yogi

Per il Vecchio c'era un filo comune che legava, attraverso i millenni e i vari continenti, personaggi così diversi come Platone e Gurdjieff, Plotino e Sri Aurobindo, i maestri sufi, Meister Eckhart, Ramana Maharishi e Krishna Prem. «Sono tutti sulla stessa via, alcuni sono più avanti, altri più indietro, alcuni si sono persi, alcuni sono arrivati, ma tutti sono alla ricerca delle nostre radici.

Questo è il senso della domanda: 'Io, chi sono?' Quelli che non se la pongono non possono capire e magari pensano che siamo matti, ma noi dobbiamo continuare. Stiamo tornando a casa... Avanti, vieni anche tu», disse.

Forse gli sembrò d'essere stato troppo personale con quell'invito e tornò sul tema del topo. Voleva raccontarmi «un'altra di quelle storie che la mente non capisce» ma di cui lui, disse, era stato testimone. Io misi dell'altra acqua a bollire per il tè; lui si arrotolò una nuova sigaretta e...

Nell'ashram di Mirtola, Krishna Prem aveva con sé una decina di discepoli. C'era anche un grosso cane tibetano che la notte non veniva mai lasciato fuori perché un leopardo aveva preso l'abitudine di fare il giro dell'ashram e fermarsi a guardare nella grande finestra. Il leopardo ruggiva, il cane abbaiava e tutti dovevano alzarsi dal letto e mettersi a urlare per mandare via il leopardo. Ogni notte la stessa musica, e nessuno riusciva più a dormire.

«Proverò a farci qualcosa», disse Krishna Prem. Andò nel tempio e ci rimase per una decina di minuti. Quella sera il leopardo non si fece vedere. La sera dopo neppure, né quella di poi. Il leopardo era svanito. «Ma cosa hai fatto?» chiese uno dei discepoli al vecchio professore inglese che era diventato sanyasin e aveva fondato quell'ashram dedicandolo a Krishna a cui tutti lì si riferivano chiamandolo semplicemente «Lui»

«Io non ho fatto niente », rispose Krishna Prem. «Ho solo parlato con Lui e gli ho detto: "Il tuo leopardo disturba il tuo cane".»

«Tutto lì», concluse il Vecchio. «La psiche è dovunque, e noi, il leopardo, il cane e il tuo topo siamo tutti dentro alla psiche. Negarlo significa voler essere ciechi, voler restare al buio.» ...

therapymetaphor2[...] così gli raccontai degli 'orfani' che erano comparsi sul Crinale. Erano per lo più stranieri di mezza età che avevano passato anni come discepoli di Osho a Puna e poi di Babaji a Lucknow e che da quando questi loro guru avevano 'lasciato il corpo' erano rimasti al perso. Due di loro mi avevano portato nel loro cubicolo bianco sul Crinale per farmi ascoltare una cassetta in cui Osho parlava della morte come di «un enorme orgasmo con dio». A sentire per l'ennesima volta quella voce, i due erano caduti in deliquio e io ero rimasto colpito dalla dipendenza psicologica di questa gente dai loro guru. Valeva la pena vivere per anni in un ashram, seguire un «maestro» se non era per liberarsi, ma per diventarne schiavi?

Il Vecchio, divertito, mi rispose nel modo che gli piaceva di più. Con una storia. Un uomo si sveglia una mattina in catene e non sa come togliersele. Per anni cerca qualcuno che lo liberi. Poi un giorno passa davanti alla bottega di un fabbro, vede che quello forgia il ferro e gli chiede di aiutarlo. Il fabbro con due colpi rompe le catene. L'uomo gli è gratissimo. Si mette a lavorare per lui, diventa il suo servo, il suo schiavo e per il resto della sua vita rimane... incatenato al fabbro.

«II guru è importante», continuò il Vecchio. «Esprime a parole quel che tu senti come vero dentro di te. Ma una volta che hai fatto l'esperienza diretta di quella Verità non hai tizianoterzanipiù bisogno di lui. Il guru ti indica la luna, ma guai a confondere il suo dito con la luna. Il guru ti fa vedere la strada, ma quella la devi percorrere tu. Da solo.» 

Il Vecchio volle dare peso a quel che aveva detto e mi ricordò le ultime parole di Buddha. Quando era per morire, circondato dal gruppo ristretto dei seguaci in lacrime, Ananda, suo cugino e discepolo, gli chiese:
«E ora, chi ci guiderà?»
«Siate la luce di voi stessi. Rifugiatevi nel Sé», rispose Buddha. Il Sé di cui parlava Buddha era, secondo il Vecchio, lo stesso Sé del Vedanta.  «E senza la conoscenza di quel Sé», concluse, «non c'è conoscenza. Solo informazione.»
 

 

Poi, come fosse arrivato il momento di dirmi una cosa che poteva davvero aiutarmi, aggiunse: «Il vero guru è quello che sta dentro di te, qui», e mi puntò uno dei suoi diti ossuti contro il petto. «Tutto è qui. Non cercare fuori da te. Tutto quello che potrai trovare fuori è per sua natura mutevole, impermanente. Ti puoi illudere di trovare stabilità nella ricchezza, poi quella finisce. Puoi pensare di trovarla nell'amore di una persona, che poi se ne va. O nel potere, che facilmente cambia mano. Puoi affidare la tua vita a un guru e quello muore. No, niente di ciò che è fuori ti appagherà mai. La sola stabilità che può aiutarti davvero è quella interiore. E i guru che si rendono indispensabili servono il proprio Io e non la ricerca dei loro discepoli.»

di Tiziano Terzani

 

 

 

Che cos'è il RILASSAMENTO

 

ohh___relaxOggi viviamo la nostra vita ad un ritmo innaturale e forse neppure più umano, e questo ci produce grandi tensioni nel fisico ma anche molto stress (nella mente). A volte questo ritmo può essere anche stimolante ma col tempo, se prolungato, diventa quasi sempre dannoso per la nostra salute e il nostro benessere. Per questo oggi ci troviamo costretti ad imparare a rilassarci per ritrovare i ritmi naturali da cui la vita ci ha portati lontano, per ritrovare pace e tranquillità. Ma non è facile rallentare in un mondo che va così veloce.

È solo negli ultimi anni che è stato fatto un reale progresso nella comprensione dei processi che regolano il funzionamento del nostro cervello mente. Oggi conosciamo con precisione la sua fisiologia, buona relaxparte delle reazioni chimiche che avvengono in esso (da 100.000 a un milione), ed il fatto che è costituito da circa 10 miliardi di fibre nervose. La mente, che utilizza il cervello, è assai complessa: i suoi meccanismi le permettono di memorizzare immagini, suoni e sensazioni in una quantità inimmaginabile. Studiosi della mente hanno affermato che in ogni secondo noi memorizziamo più di 20 immagini di ciò che ci circonda, comprese tutte le percezioni, ovvero: suoni, figure, sentimenti, decisioni, senso dell'equilibrio, senso del calore, sen070320_orso_pso del gusto, e così via.  

Il cervello è l'organo che permette alla mente di esplicare le sue molteplici funzioni; si presenta assai complesso e rappresenta il punto terminale delle cellule nervose (neuroni) che lo informano delle varie percezioni sensoriali e portano i suoi comandi a tutto l'organismo.

È estremamente importante tener presente che soltanto la corteccia cerebrale è interessata ai processi di analisi e sintesi propri del pensiero umano. La parte restante è invece la sede dei processi automatici di sopravvivenza ed in tale senso è assai simile al cervello degli animali più evoluti. 

La mente può essere vista come un magazzino di immagini corredate di tutte le percezioni. Ogni nostra azione, consapevole o no, si riallaccia ad una serie di queste immagini che le forniscono le informazioni necessarie per il suo svolgimento. Tutte le azioni che compiamo in modo automatico o quasi (camminare, respirare, scfotointernarivere, far di conto, ecc.) seguono dei programmi mentali che sono stati memorizzati in precedenza. A volte una simile memorizzazione necessita molto tempo, ciò al fine di permettere alla ripetizione dell'azione, fatta in modo volontario, di imprimersi nella mente con la forza necessaria per poterla in seguito gestire automaticamente.

Nello stesso modo una emozione (paura, angoscia, ecc.), quando vissuta più volte (anche se guardando la televisione), si imprime nella mente con una intensità tale da instaurare un vero e proprio automatismo. Questo automatismo sarà poi pronto a scattare ogni volta che la situazione attuale tenda ad assomigliare alla circostanze in cui l'emozione stessa è stata registrata. Una buona parte delle paure e delle fobie che apparentemente non hannothumb_a_66 alcuna spiegazione possono essere ricondotte a questo meccanismo. 

Questo automatismo, però, non è soltanto negativo perchè, quando debitamente utilizzato, ci permette di imparare cose assai utili come l'uso di uno strumento musicale o, nel nostro caso, le tecniche di rilassamento fisico e mentale.

Probabilmente non vi siete mai chiesti quale sia il rapporto tra il vostro IO e la vostra mente. Definiamo la nostra mente come uno strumento che il nostro IO ha a sua disposizione e che dovrebbe essere in grado di utilizzare nel modo e nel tempo ritenuti più opportuni. La mancanza di educazione ed addestramento a questo riguardo porta la mente ad essere uno strumento non dovutamente controllato. Questo, purtroppo, fa in modo che gli automatismi mentali prendano il sopravvento portando così una persona a soffrire di ansie, idee fisse, paure, e fobie.

La mente appare costituita da una "materia" assai mutevole, perciò basta un nonnulla per far scattare qualche processo immaginativo, subito seguita da una corrente di pensieri. 

Alcuni stimoli provocatori smezzoraono:

 

un desiderio formulato dal nostro IO,

 

uno stimolo proveniente dai nostri sensi,

 

  • un ricordo che affiora ed aggancia tutto,
  • un ordine di idee.
  • Per questo motivo non appena il nostro livello di autocontrollo scende sotto un certo valore la nostra mente ipranic_meditation1_imgnizia a lavorare per conto suo, rimuginando errori del passato, previsioni del futuro, congetture sul comportamento altrui, sogni, vendette ed altri soggetti a non finire. Risulta evidente che per un rilassamento efficace bisogna essere in grado di controllare la mente nel maggior modo possibile: la sensibilità verso ogni influenza, interna od esterna, deve essere ridotta al minimo affinché non solo il rilassamento, ma tutte le modalità di vita, siano improntate alla pace ed all'armonia.
  •  

  • Questa esigenza si è posta all'uomo fin dai tempi più antichi; si pensi al poema indù "Bhagavad Gita" risalente a qualche millennio fa, dove viene simbolicamente descritta la lotta tra l'uomo ed i suoi processi mentali non dovutamente organizzati.

Il problema del controllo mentale è oggi attuale più che mai perché gli stimoli esterni sono aumentati in modo enorme, questo porta la mente non controllata ad essere sempre più frequentemente con i conseguenti collassi, esaurimenti, ed altri tipi di disturbi psicofisici. Qualcuno ha paragonato l'uomo ad una carrozza dove la vettura rappresenta il corpo, i cavalli le emozioni, il vetturino la mente ed il viaggiatore l'uomo (l'IO). Da questa raffigurazione appare evidente quale percorso potrà seguire una carrozza il cui vetturino non è capace di controllare i cavalli e, ancor peggio, non è subordinato alla volontà del viaggiatore. imagesca7ugxck

 

Quando ci impegniamo in una conversazione, quando eseguiamo dei calcoli, quando ci mettiamo alla guida della nostra auto, ci attiviamo, ovvero aumentiamo il livello di attività e di consumo energetico nel nostro intero organismo. Questo perché per raggiungere un certo livello di prestazione è necessario raggiungere un corrispondente livello di attivazione, o livello di arousal. Tuttavia non è solo importante sapersi attivare, bensì è fondamentale saper anche abbassare il livello di attivazione adeguandolo alle situazioni e ai compiti che stiamo svolgendo. In ultimo, ma al giorno d'oggi da non trascurare, dobbiamo tenere conto dell'importanza del recupero attraverso il rilassamento.

Lo stato di rilassamento non è un'esperienzmirrorbyflaviutzpv7a comune: infatti leggere un bel libro o guardare la televisione, per quanto possano essere attività rigeneranti o ricreative, non corrispondono allo stato di rilassamento, il quale per essere conseguito richiede un piccolo training e un po' di esercizio. 

Rilassarsi significa abbassare il livello di attivazione del corpo e del sistema nervoso, e quindi anche dell'attività mentale. Nello stato di rilassamento profondo si rilascia la tensione muscolare, aumenta l'afflusso di sangue ai tessuti corporei, si modificano le onde cerebrali, la respirazione e altri parametri fisiologici, la mente si libera, svaniscono i pensieri negativi e possono comparire immagini piacevoli.

 

Vediamo allora concretamente che cos'è il rilassamento psicofisico? moofushi_spiaggia_0026

E' uno strumento di lavoro, un mezzo attraverso cui impariamo ad equilibrare i quattro livelli dell'essere umano (fisico, emozionale, mentale e spirituale) per mezzo di tecniche specifiche che comprendono l'utilizzo dell'immaginazione allo scopo di migliorare le nostre condizioni generali di salute, la qualità delle nostre relazioni sociali e più in generale la qualità della nostra vita. 

Come si utilizzano queste tecniche?

Generalmente l'apprendimento e l'applicazione pratica di pic_trainingquesto metodo non è complicata. Si può apprendere a rilassare il proprio corpo utilizzando determinate tecniche di rilassamento psicofisico come il Training Autogeno, le tecniche di rilassamento progressivo della E. Jacobson, il Training Compensato di Ainginger, le tecniche di Ajuriaguerra, ma anche semplici tecniche di respirazione, o lo Yoga, il Qi Gong e il Tai Chi Chuan (che sono tecniche importate dal lontano Oriente). 

Tuttavia a qualsiasi metodo ci si riferisca vi sono alcuni passaggi fondamentali come l'autopercezione, svariate strategie per abbandonare la tensione muscolare, la respirazione diaframmatica l'utilizzo di frasi o immagini mentali positive. Per ottenere i benefici del rilassamento è necessario dapprima apprenderlo gradualmente e successivamente praticarlo con regolarità. L'utilizzo delle tecniche di rilassamento non richiede molto tempo, anche solo quindici minuti al giorno possono nel medio e lungo tenaturarmine dare risultati fisici e psicologici rilevanti.

Il rilassamento viene utilizzato come tecnica in diversi programmi terapeutici ad indirizzo cognitivo comportamentale, ed è una pratica fondamentale per tutti coloro che vogliano incrementare il livello delle proprie prestazioni professionali, artistiche o sportive. È inoltre efficace nella prevenzione e gestione dello stress poiché migliora il benessere psicofisico e riduce l'ansia. 

Portando la nostra attenzione ai vari distretti corporei, le aree cioè che compongono il nostro corpo, (la fronte, le guance, il torace, le braccia etc...) possiamo prima sensibilizzarci, entrare in contatto con eventuali tensioni e poi, utilizzando in modo combinato respirazione e immaginazione, possiamo imparare a lasciare andare queste tensioni. Possiamo imparare come ottenere uno stato di calma e di benessere profondo.

In che modo funzionano queste tecniche?

Quando ci poniamo in una condizione di rilassamento totale si verificano alcuni fenomeni fisiologici oggettivi e facilmente misurabili

 

              • Rallentamento e regolarizzazione del ritmo cardiorespiratorio
              • yin-and-yang-1
              • Riduzione del tono muscolare
              • Vasodilatazione cutanea
              • Senso di rilassamento e galleggiamento generale
              • Miglioramento della memoria
              • Aumento della creatività

Dal punto di vista cerebrale l'elettroencefalogramma rileva un'attività elettrica di tipo alfa (frequenza di 8-12 cicli al secondo con ampiezza di 50 microvolts) sulle regioni occipitali. Normalmente, nello stato di attenzione l'attività elettrica del cervello e' caratterizzata da diversi tipi di tracciato, quando però ci rilassiamo l'attività rallenta e si sincronizza su questo ritmo di frequenza degli 8 Hz. A questo livello l'emisfero destro e quello sinistro si integrano maggiormente e tutto l'organismo evolve verso una condizione di equilibrio, di armonia e di benessere. 

Induciamo cioè una reawellness_hotels_meranerlandzione trofotropica caratterizzata da rilassamento del tono muscolare, da diminuzione del dispendio energetico, rallentamento del ritmo cardiorespiratorio (in soggetti ipertesi è stata verificata una diminuzione della tensione arteriosa del 10% 20%), anche i movimenti dello stomaco si armonizzano.

A livello biochimico è stata verificata una diminuzione del colesterolo, e una tendenza alla normalizzazione della funzione tiroidea.

Questo è l'esatto contrario della reazione ergotropica che caratterizza gli stati di allarme indotti dagli agenti stressanti.

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Il rilassamento è di per sé curativo, se uno impara a rilassarsi poi può mettere in atto anche pratiche che cambiano in profondità la condizione di salute. Ad esempio con l'autoipnosi si può intervenire in profondità su diversi disturbi ansiosi.

L'autoipnosi presuppone che il soggetto sia capace di applicare una qualsiasi delle tante tecniche di rilassamento, perché le induzioni ipnotiche devono essere rappresentate alla mente unicamente dopo che sia stato raggiunto uno stato di totale distensione somatica.

Segui esempio:

Fate roteare i bulbi oculari verso il centro della fronte, ossia verso l'alto e verso l'interno, fissando le sopracciglia o, in alternativa, un punto immaginario a circa 30 centimetri davanti alla fronte (dov'è la sede del terzo occhio). Mentre gli occhi continuano a essere rivolti verso l'alto per qualche istante ancora, chiudete lentamente le palpebre e respirate profondamente. Questi accorgimenti vi faranno sprofondare ancor di più in uno stato di completo rilassamento; vi sentirete come immobilizzati e in un profondo stato di benessere. A questo punto fate apparire agli occhi della mente una frase-chiave o una scena piacevole e rilassante che avete già vissuto e che vorreste rivivere ancora. La frase-chiave potrebbe essere, ad esempio: "E ora mi immergo in me stesso", e la scena relativa a un luogo di vacanza. La frase o la scena scelta dev'essere ripetuta, sempre uguale, ogni qualvolta si cominci un esercizio di autoipnosi, in modo che diventi quasi un riflesso condizionato.

training_aut_newA questo punto dovreste sentire il corpo completamente distaccato da voi, ed è giunto allora il momento di darsi delle induzioni ipnotiche e post-ipnotiche. Ecco un esempio:

"E ora mi vedo come vorrei essere, e come sarò, anche dopo che sarò uscito da questo stato di rilassamento ipnotico. Sono forte, sicuro di me, mi sento a mio agio con le persone che mi circondano e sono contento di me stesso, gli altri mi sorridono e mi vogliono bene".

Questo esempio è particolarmente indicato per chi soffre di fobie sociali. Lo scopo per il quale avete deciso di praticare l'autoipnosi vi dovrebbe consentire a questo punto di scegliere appropriatamente delle visualizzazioni specifiche per fotorisolvere il vostro problema. Praticate queste esercitazione quante più volte possibile nell'arco della giornata e abbiate fiducia non tanto nel metodo, quanto nelle vostre risorse interiori che vengono fortemente risvegliate e sollecitate a difendervi, soprattutto da voi stessi! 

La possibilità di uscire integri da una grave forma di disagio fobico dipende in gran parte dalla capacità individuale di perseverare nella ricerca degli aspetti positivi della vita e nel mettere in atto le risorse psicologiche di cui si dispone, anche se non sempre consciamente. Attraverso le tecniche di rilassamento e di concentrazione proposte si migliora la propria autodeterminazione, che consente di limitare fortemente quegli atteggiamenti di impotenza e disperazione che caratterizzano il disturbo fobico.

E' fondamentale coinvolgersi nelle svariate attività della vita di ogni giorno: barcaavela

  • 1) coltivare interessi e affetti ed essere nella disposizione d'animo di chi è capace di vedere, in ogni evento, un'occasione di crescita e di cambiamento della personalità in modo positivo.

2) I legami personali facilitano di molto il compito. I disagi fisici e psicologici sono sicuramente più facili da sopportare, se si riescono a mantenere saldi legami affettivi, la possibilità di comunicare con gli altri, di potersi raccontare. Il supporto sociale ha infatti molta influenza sulla salute psico-fisiologica dell'individuo e gli consente di fronteggiare con più efficacia ogni situazione di stress.
3) Scrivere. Lo scrivere i propri pensieri e stati d'animo è un sistema alquanto antico, ma ancora molto efficace. Si può scrivere a qualcuno, un amico, un giornale, un personaggio pubblico, oppure solo per se stessi in un diario personale, gli eventi più importanti, la frequenza e lareiki-azzurro durata delle varie sintomatologie fobiche possono essere descritti dettagliatamente, al fine di mantenere un controllo personale sull'evoluzione del disagio.
 

Scrivere consente inoltre di liberarsi dalle oppressioni psicologiche, per vedere poi le cose con maggiore chiarezza.

4) Imparare a incidere sull'ambiente. Proporsi ogni giorno di compiere un atto, anche minimo, che abbia l'effetto di incidere significativamente sulla realtà e sull'ambiente, al fine di renderlo maggiormente favorevole nei nostri confronti. Le scelte personali e i comportamenti dovranno allora essere selezionati in base a questa nuova direttiva. Questo per migliorare, seppure gradualmente, il proprio rapporto con la società. Sappiamo bene che chi soffre di fobie tende in genere a isolarsi, a chiudersi in se stesso. In particolare questo riguarda chi soffre di fobie sociali: se si ha paura degli altri, se si rimane in disparte evitando qualsiasi tipo di contatto, come stupirsi poi se gli altri mantengono le distanze? E bene cominciare ad assumersi qualche responsabilità, invece di dare sempre e comunque la colpa agli altri.

5) Accettarsi per cambiarsi. acquaviva-suite_spa-relax_1_0Ogni cambiamento è possibile, purché cominci con l'accettazione di se stessi. Il solo fatto di accettarsi è altamente terapeutico, perché consente un cambiamento significativo della personalità. La continua lotta contro se stessi è invece sempre controproducente e può avere come conseguenza un coinvolgimento sempre più profondo con il destino che si cerca disperatamente di evitare. La scommessa consiste nel trasformare le proprie paure in una sfida interiore al proprio cambiamento.

6) Non fuggire. Le situazioni minacciose non vanno evitate, ma solo sminuite del loro valore simbolico. Sdrammatizzate, in poche parole. L'esporsi alla situazione difficile consente poi di mettere in atto dei meccanismi automatici di adattamento agli stimoli che essa comporta. E' facile constatare che le persone più tranquille e disinvolte non sono quelle che fuggono dai pericoli e si chiudono in casa, ma quelle che si espongono spesso alle situazioni. Ciò consente all'individuo di addestrarsi efficacemente per controllare qualsiasi situazione di emergenza. La parola d'ordine sarà allora "evitare di evitare".

relax1_copy7) Sorridere. Il prendersi troppo sul serio contribuisce ad aumentare lo stress. Ridere e sorridere di se stessi aiuta a recuperare salute e gioia di vivere. Quando si riesce a mantenersi calmi e rilassati, con il giusto distacco dalle situazioni esterne, ogni esperienza vissuta produce migliori risultati. Contro la paura il riso è l'arma migliore, perche rappresenta l'esatta antitesi della tensione somatica e psichica delle situazioni di allarme. Chi ride o sorride non è certo nelle condizioni di chi si prepara all'attacco o alla fuga! Il consiglio è allora di abbandonarsi a qualche sana risata o, almeno, ad atteggiare più spesso la bocca al sorriso. Il resto verrà da sé.

mainneomadre18) Frequentare dei corsi. Migliorare la propria preparazione culturale è sempre una buona spinta verso il miglioramento di sé. Qualsiasi corso abbiate deciso di fare va benissimo, perché sarà comunque uno stimolo e una possibilità di cambiamento. Che corsi intraprendere per migliorare il disagio fobico? Certamente quelli relativi all'apprendimento di qualche tecnica di autodistensione: Training Autogeno, Rilassamento Progressivo, Yoga, Autoipnosi, Shiatsu, lezioni FeldenkraisΨ,  Lezioni di respirazione, eccetera. Rilevante effetto terapeutico lo hanno anche i corsi di teatro, che somigliano molto in certe circostanze a delle vere e proprie terapie psicologiche che non a caso, per curare alcune sintomatologie nevrotiche, utilizzano lo "psicodramma". Molto importanti anche i corsi di meditazione e di yoga, validi per consentire un atteggiamento più distaccato di fronte agli eventi diflìcili della vita, donando una migliore concentrazione sulle proprie risorse interiori. Distacco, infatti, non significa necessariamente disinteresse e irresponsabilità, ma una nuova capacità di vivere la vita senza lasciarsi troppo coinvolgere dai fatti negativi che a volte essa propone.

salute9) La fede. Anche la fede in Dio, le pratiche religiose, il frequentare i luoghi di culto, il prendersi cura degli altri per motivi religiosi possono contribuire ad attutire la risonanza di certe emozioni a favore di altre, più spirituali e meno legate alle cose concrete della vita. Jung sosteneva che la fede in un Dio e la preghiera possono avere un alto valore terapeutico, l'uomo, infatti, sembra essere "naturalmente religioso", tanto che la sua spiritualità è grande e potente tanto quanto lo sono l'istinto sessuale e l'aggressività. Per questo motivo tra i consigli terapeutici dell'analisi junghiana vi è la ripresa delle pratiche della religione in cui il soggetto crede, al fine di liberarsi più facilmente della propria nevrosi.

 

La vita è un viaggio.

Il suo significato si trova nel viaggio stesso, e non nella destinazione.

A chi non fosse credente non rimane che concentrarsi profondamente su questo concetto.

 

Ψ vedi sito web: http://www.centrofeldenkraiscsm.it/

 

P.S.: Navigando nel Web, a proposito dell'imparare a vivere il "qui e ora", i momenti che rendono significativa la nostra vita, ho trovato interessante il seguente articolo, clicca su http://www.lifegate.it/editoriale/articolo.php?id_articolo=56.


 

tai_ciIl Tai Chi Chuan è un’arte marziale, praticata in Cina da diversi secoli. Essa combina tecniche di respirazione diaframmatica e di rilassamento, con posizioni che fluiscono armoniosamente l’una nell’altra tramite movimenti lenti, garbati ed equilibrati. Il Tai Chi Chuan comprende vari stili: i più praticati sono lo Yang e il Chen; la fluidità e la continuità dei movimenti sono comune denominatore di tutti gli stili. Questo esercizio è riconosciuto per avere effetti benefici sia dal punto di vista psicologico, sia nel favorire il controllo dell’equilibrio, l’agilità e la salute cardiovascolare, soprattutto in pazienti anziani. 

 

 

Il Termine Qi-Gong può essere tradotto come "maestria del Qi". 'Gong' è infatti un carattere che specifica un'abilità acquisita con un lavoro costante nel tempo, un talento coltivato. Qi è uno dei concetti più complessi ed onnipresenti nella cultura tradizionale cinese, secondo la quale l'ambiente esterno e l'ambiente interno (corpo) sono concepibili in termini di flussi, variamente sostanziati. Questi flussi riguardano tanto lo scambio fra l'individuo e l'ambiente (dinamica cielo/terra/persona) sia i flussi materiali, energetici e informativi all'interno del nostro stesso corpo. Qi è un termine collettivo per tutti questi flussi nelle loro varie forme. Nella medicina tradizionale esiste il concetto di EQUILIBRIO DINAMICO: maggiore la fluidità, rapidità, sincronia e cooperazione vincenzoposa2qigongnel movimento del Qi, maggiori l'equilibrio, la forza, la resistenza, la capacità di adattamento all'ambiente. Il Qigong è una tecnica che permette di incrementare questo equilibrio dinamico partendo da un potenziamento ed armonizzazione dei "tre tesori": Jing "essenza" - termine generale per tutti i fluidi vitali-; Qi - in senso più specifico espressione del movimento e di tutte le trasformazioni psico-fisiologiche - Shen - "Spirito" - termine generale per tutte le attività psico-cognitive, consce o inconsce, molari o molecolari. I tre tesori rappresentano il triplice aspetto della nostra unica, preziosissima vita. La tecnica è di conseguenza fondata su una triplice armonizzazione di 'corpo' (sfera Jing), 'respiro' (sfera Qi), 'mente' (sfera Shen). Questo aspetto generale è comune ad altra discipline tradizionali (Taiji, Wushu ecc.) ma nel Qigong esso ha raggiunto la massima specializzazione terapeutica, consentendo di lavorare con esercizi specifici su problemi particolari (es. oftalmici), affrontandoli comunque in un'ottica olistica.

Secondo la Medicina Tradizionale Cinese, oltre ai tre sistemi circolatorio, linfatico e nervoso del corpo umano, ne esisterebbe un quarto attraverso i canali del quale si diffonderebbe nel corpo una presunta "energia vitale" chiamata Qi (pronuncia ci). Tutte le affermazioni di validità scientifica di una tale esistenza sono al momento destituite di ogni fondamento e ciò costituisce l'autentico tallone d'Achille di tutte le discipline svolte nella MTC quali l'agopuntura, il massaggio cinese e appunto il Qi Gong (letterale esercizio dell'energia vitale; pronuncia ci gun). chikung_grande

Si tratta di una tecnica volta dunque non soltanto a facilitare la circolazione della suddetta energia, ma anche a nutrirla, al fine di raggiungere uno stato di benessere psicofisico completo e alla quale si attribuisce grande valore preventivo all'insorgere di ogni male, segnatamente a quelli dovuti a indebolimento del sistema immunitario. Questo anche fino a dichiarare effetti positivi nella prevenzione dell'AIDS e del cancro attraverso un intervento sulla "componente tossica interna" che starebbe alla base di entrambi.

La forma attraverso la quale si applica il Qi Gong è quella di una ginnastica dolce che si svolge su quattro livelli:

  •  Esercizi dinamici, per regolare il corpo;
  •  Tecniche di respirazione;
  •  Concentrazione mentale, per regolare la mente;
  •  Emissione di suoni terapeutici, per regolare le emozioni.

Alla base di tutta la cultura cinese, e quindi anche di questa pratica, sta la teoria di Yin e Yang che, molto sinteticamente potremmo definire come i poli opposti di un sistema energetico, necessari entrambi alla circolazione della relativa energia. Compito del Qi Gong sarebbe di difenderne l'armonia e l'equilibrio complessivi onde evitare aggressioni esterne (virus, agenti atmosferici) e interne (le emozioni). img_qigong

Tutto questo verrebbe coordinato dalla seconda teoria fondamentale cinese che è quella denominata dei Cinque Elementi (acqua, legno, fuoco, terra, metallo). Il rapporto ciclico di questi elementi governerebbe ogni forma vitale e ogni blocco o squilibrio energetico condurrebbe a uno stato di sofferenza fisica o psichica.
Questa pratica si basa infatti sul principio di unità del sistema corpo-mente, al punto da non fare alcuna differenza nella classificazione dei fattori patogeni fra un virus o una "cattiva" emozione. La critica fondamentale che i suoi fautori fanno verso la medicina moderna è proprio quella di curare il corpo "pezzo per pezzo" senza considerarlo dovutamente nella sua complessività.

L'origine storica del20060428-qi-gong-logo Qi Gong sembra fare la sua prima apparizione con il passaggio in Cina del predicatore buddista indiano Bodhi Dharma, avvenuto intorno al IV secolo a. C. 

Da notare come l'ideogramma che definisce la parola Qi Gong sia la rappresentazione di una pentola d'acqua in ebollizione sul fuoco: vi si visualizza l'energia come calore e il suo movimento attraverso l'ascesa del vapore.

 

 

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